Psicocardiologia S. Anna Hospital (CZ)




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27/01/12 - 19:03 - Alessandro 
Non sono un paziente del Sant’Anna Hospital di Catanzaro, purtroppo. Non dirò la Struttura nella quale ho dovuto subire un intervento d’urgeza e non sono abituato a parlare male degli assenti. Parlerò brevemente della mia esperienza perché ritengo giusto dare il mio contributo in questo splendido sito, e perché mi ritrovo quasi interamente nei commenti che ho letto. Improvvisamente ache io, come tanti, mi sono trovato al di fuori della scena del mondo, in un luogo estraneo, solo. Nessuno psicologo, solo medici e infermieri interessati esclusivamente alla mia ferita, ai miei parametri vitali. Se paragono il calore dei commenti che ho letto in questo sito alla mia esperienza, la differenza mi appare abissale. Dopo una breve convalescenza e un successivo periodo di riabilitazione mi sono ripreso. Oggi sto fisicamente bene e sono consapevole che l’intervento mi ha salvato la vita, ma di qualcosa mi ha derubato: di quella serenità che dal risveglio in poi non ho mai del tutto recuperato. E’ proprio quando ti svegli e inizi a realizzare che sei vivo, che ti assale l’ansia; è ad esempio quando metti i piedi per terra per muovere il primo passo dopo l’intervento, che hai paura di non farcela; è quando aspetti con ansia di rivedere un figlio, che non ti vorresti far vedere in uno stato di vulnerabilità. Per innumerevoli motivi che non sto ad elencare, avrei avuto tanto bisogno di un professionista esperto come Lei Professore. Mi complimento per il Suo operato e per il Servizio di Cardiopsicologia che dimostra il successo straordinario che merita.
23/01/12 - 16:14 - Un paziente 
Caro Dottore, Le esprimo tutta la mia stima e la riconoscenza per un lavoro brillante realizzato insieme, in una Struttura d’eccellenza come il Sant’Anna Hospital di Catanzaro. Nel leggere tutte queste validissime testimonianze mi sono riconosciuto e non ho potuto evitare la commozione perché mi sono identificato in chi si è d’improvviso trovato senza forze, risucchiato da una malattia che pone numerosi limiti. Grazie a Lei ho riscoperto però l’altra faccia della malattia: l’opportunità che mi veniva offerta dal destno per cambiare e divenire una persona migliore.
18/01/12 - 09:06 - Nicola Gatti  
Non ho mai visto tanta umanità, tanta predisposizione e tanta attitudine nello svolgere la propria professione. La facilità con la quale maneggia il materiale psichico che ha a disposizione è indice di un istinto d’eccezione, che sovente sconfina nell’intuizione geniale accompagnata da passione, dedizione, preparazione e desiderio di cura; in una sola parola: vocazione. Complimenti dott. Ruga il Suo è un esempio da seguire, contro l’inettitudine e l’indifferenza che a volte contamina una professione d’aiuto nobile come la Sua.
11/01/12 - 11:33 - Un paziente 
Credo che non ci sia esperienza più devastante, più prossima alla morte, più incerta e angosciante di un infarto seguito da un intervento d’urgenza. Senza il minimo preavviso, da uomo attivo mi sono trovato immobile, azzerato, spento; da homo faber a homo instabilis il passo è stato brevissimo, ridotto in un istante da soggetto a oggetto, e non per volere di qualcuno, semplicemente tutto questo stava accadendo a me. L’orrore osceno della morte d’improvviso mi si era presentato accanto pretendendo da me sincerità, giustizia, rettitudine: un vero e proprio esame di coscienza al quale mi era impossibile sottrarmi. Ero risucchiato da questa inquietante realtà, alla ricerca disperata di un’immagine alla quale appigliarmi prima di cedere definitivamente ai fantasmi del passato pronti a prendere il sopravvento, quando, di punto in bianco tra i rimpianti e i rimorsi affiorò il ricordo di una scena rassicurante – quella di una carezza materna – l’unica immagine capace di risvegliare in me la speranza di un lontano sollievo, che contrastasse quella spettrale presenza. In quel momento, mentre mi sforzavo di ricordare la sensazione di essere sorretto, mi sentii dire: “E’ in buone mani e presto si rimetterà, complimenti.”. Queste che oggi sembrerebbero semplici parole rassicuranti, allora furono per me come una linfa vitale. Improvvisamente avvertii il mio respiro guadagnare spazio e l’aria dilatarmi il petto. E’ un po’ come quando il primo raggio di sole dona colore e fa rivivere ciò che sembrava amorfo e inesistente. Non so cosa sarebbe accaduto di me se non avessi ascoltato quelle parole e non lo voglio neanche sapere, però posso dire che la mia vita oggi ha un sapore che prima non aveva. La ringrazio Dr. Ruga e mi complimento sinceramente per il lavoro che ha svolto con me.
09/01/12 - 17:41 - Un "cuore" rinato 
Carissimo Dottore Ruga, vorrei omaggiarLa come merita, per il Suo impegno trasfuso nel mio caso. Per farlo parlerò di me, di com’ero, di come mi sono riconosciuta essere stata: un muro. Un muro invalicabile, arroccata, compatta, chiusa ad ogni forma di ascolto, con indosso un burka invisibile, che solo gli altri potevano avvertire. Mi difendevo da ogni possibile incontro, forse per i ripetuti traumi subiti in gioventù, quando il mio rifiuto di cibo era in realtà un appello disperato, e allo stesso tempo un modo di punire qualcuno. Non ho mai parlato in questi termini e se ora uso questo linguaggio così esplicito e aperto è solo merito Suo Dottore, che ha saputo ascoltare, partecipando attivamente ad una traduzione e ad una riedizione della mia storia. So di averLe già scritto il più bel complimento che uno psicologo possa aspettarsi. La saluto con tutta la gratitudine possibile. Una paziente
05/01/12 - 16:15 - Uno dei tanti pazienti del S.Anna 
Caro Dr. Ruga, sento innanzitutto di doverle delle scuse per il mio atteggiamento molto critico e riprovevole nutrito nei confronti dei medici della clinica e quindi, di riflesso, anche nei Suoi. Me ne scuso, anche se in forma anonima (ma suppongo che Lei non farà fatica ad identificarmi) perché con il senno del poi tutto cambia e ogni cosa viene riconsiderata sotto una luce più realistica e meno viziata dalle contingenze. Non immagina quanto le Sue parole mi abbiano aiutato a comprendere meglio me stesso, liberandomi da una prigione che neanche ero in grado di vedere. Lei mi ha aperto gli occhi senza operare forzature, senza violenze, in un modo che è stato opposto al mio. In clinica credevo di manifestare potentemente le mie ragioni, invece ero solo arrogante, pieno di me stesso, inutilmente chiuso nel mio egocentrismo. L’operazione al cuore mi ha dato il primo ridimensionamento, al quale però ho reagito con rabbia e aggressività. Poi ho dovuto fare i conti con le regole della clinica e con i rifiuti che giustamente mi venivano imposti. Ho messo in difficoltà anche i miei familiari, finché Lei mi ha spiegato la mia tendenza rovinosa, il mio istinto distruttivo, la mia naturale propensione all’insuccesso nelle relazioni sociali, il mio perverso piacere nel mettere gli altri sotto scacco. Non posso dire di essere guarito del tutto, ma perlomeno oggi so di essere stato profondamente malato. Non so come ringraziarla Dr. Ruga, ma ad un occhio raffinato come il Suo, di certo non sfuggirà che l’obiettivo principale di questa mia confessione è quello di renderle omaggio e di elogiare anche l'operato dei medici del S.Anna. Le auguro ogni bene.
03/01/12 - 18:00 - Daniele Pagano 
Parole ispirate, che mettono in fila concetti destinati ad essere centrali per la comprensione del disagio attuale della nostra Civiltà. Sono parole che guidano e sostengono la vita degli uomini, incarnandosi nel potere carismatico e suggestivo del leader che Lei ben rappresenta, un leader rassicurante che sa rispondere sulla verità delle cose, che offre garanzie. Il Suo, caro dottor Ruga è un discorso fondativi, anti-narcisistico, che sveglia le masse dall’indifferenza e dall’ipnosi collettiva, è un discorso anti-individuale e perciò altruista, oblativo, salvifico. Contro lo svuotamento nichilistico del senso della vita, in opposizione al sentimento diffuso d’inesistenza, di vuoto, di apatia, di indifferenza, Lei propone la sacralità dell’incontro con l’Altro, il solo capace di sanare le ferite dell’anima e persino quelle reali. Chi legge questi commenti è indotto a sua volta a commentare per una semplice ragione: essere coprotagonista di una svolta, di un’impresa, di una creazione in corso d’opera. Mi piacciono molto dottor Ruga le Sue non-risposte, quel Suo sorridente ascolto – di cui alcuni pazienti hanno accennato – che è saper guardare, ascoltare e comprendere insieme e che non offre mai facili e precostituite soluzioni, ma stimoli ad una personale ricerca. Lei riesce a far nascere nell’altro il desiderio della ricerca, custodendo nel rapporto che si viene a creare con l’interlocutore un vuoto esistenziale che molti sarebbero pronti ad occupare abusivamente con dattami e leggi normative. Invece, Lei fa della testimonianza del paziente un’opera degna della massima attenzione perché espressione di un irriducibile fattore individuale, portatore di un valore inestimabile. Inestimabile come il Suo intervento, che si oppone ad ogni retorica pedagogica, ad ogni pensiero valoriale in senso morale, e che mira invece a generare nel paziente uno spazio propizio alla testimonianza come incarnazione singolare di una soluzione possibile dell’enigma esistenziale di come si debba vivere.
02/01/12 - 18:08 - Andrea Marchetti 
In un’epoca come la nostra, che vive il contrasto generato dal consumismo sfrenato e maniacalizzante dovuto alla soppressione d’ogni limite e la tendenza a precipitare verso un sentimento depressivo d’estraneità, d’inesistenza, di indifferenza e di fatica di esistere; in un’epoca nella quale assistiamo alla caduta degli Ideali insieme alla loro funzione orientativa, valoriale, educativa e persino religiosa, che alimenta un senso di precarietà e di insoddisfazione, la lettura di queste splendide testimonianze mi fa tornare il sorriso, perché sono la prova che nonostante tutto c’è qualcuno che si sforza di trovare un senso all’angoscia, cercando di raccontarla, in un movimento di costante apertura verso l’Altro. Non posso che elogiare Lei dottor Ruga per la straordinaria opportunità che offre a tutti noi: quella di un’approfondita riflessione necessara ad un cammino eticamente responsabile, che possa concretarsi in sano progetto di vita. Complimenti.
29/12/11 - 16:33 - F. Romano 
Complimenti per il sito superlativo sotto tutti i punti di vista, da quello didattico a quello formativo, da quello esperenziale a quello informatico. Tutto è curato nei minimi dettagli, i video in particolare rappresentano un efficace compromesso tra sintesi e approfondimento: il massimo che si possa ideare per diffondere cultura vera in un linguaggio ipermoderno e incalzante, raffinato ma essenziale, specialistico quanto esaustivo. Gli ultimi video sono dotati di un’efficacia comunicativa verbale e paraverbale inedita, se ne resta incantati e non ci si può sottrarre al fascino seduttivo dagli argomenti – tutti attuali -, affrontati sempre in una logica psicologica che spadroneggia, illuminando ogni piega del discorso in modo originale, ma partendo da un sapere “accademico” rivisitato e rielaborato con grande professionalità. Sempre acuto, intuitivo, sconfinato e vasto, pertinente ed esaustivo, irriverente fino ad essere geniale nelle interpretazioni continuamente offerte. Detto questo, mi preme rilevare l’utilità del Servizio di Cardiopsicologia di cui il Sant’Anna Hospital di Catanzaro può vantarsi, insieme alla certezza di essere una Struttura di prim’ordine nel panorama nazionale.
28/12/11 - 10:13 - Operazione riuscita! 
Sono stato un padre caparbio e risoluto, sono sopravvissuto a tanti ostacoli, alle prese con figli ribelli che non mi hanno mai ascoltato. Sono sempre stato esigente e intollerante. Il mio primogenito mi ha ripudiato già da ragazzo e a malapena è venuto a trovarmi al S. Anna, solo dopo l’intervento; ostico, chiuso e a disagio, ma fiero di non aver bisogno di nulla da me. C’era nella stanza anche Lei dottor Ruga, che osservava silenzioso lasciando lo spazio ai parenti di interagire con noi malati. Un’ora dopo tornò a farmi visita e durante la conversazione mi chiese se ci fosse un oggetto a cui ero legato in modo particolare e che avevo ereditato da mio padre. Pensandoci, mi venne in mente un vecchio rasoio, rudimentale nel suo aspetto ma ancora perfettamente funzionante, che di recente avevo visto in un cassetto. Mi ricordai di come mio padre un tempo lo ripose solennemente nelle mie mani, così come suo padre fece con lui. Era una sorta di cimelio familiare, un oggetto sacro che aveva l’aura di un reperto archeologico perché rappresentava una discendenza. Lei dottor Ruga mi disse che forse avevamo trovato un modo per operare una riconciliazione con un figlio che continuava ad odiarmi. Mi spiegò dettagliatamente ciò che avrei dovuto fare una volta tornato a casa. Eseguii alla lettera senza pormi domande e ottenni la straordinaria reazione che Lei aveva immaginato. Il tempo dell’autoritarismo era finito e la differenza generazionale era stata colmata, il conflitto si era risolto e il famoso “è così perché è così!” non poteva essere più una giustificazione, ormai non aveva più nulla di ragionevole: doveva essere pertanto abbandonato. Mi stavo rendendo conto di aver recuperato mio figlio, e lui un padre. Quando ciò fu chiaro ad entrambi, il silenzio divenne prezioso; quel rasoio, racchiuso nel suo astuccio di pelle che dalle mani di un padre veniva consegnato nelle mani di un figlio, parlava per noi, anzi aveva assorbito l’odio e lo aveva trasformato in perdono, addirittura in gratitudine. Sentivo mio figlio e lo accoglievo come mai prima di allora, fragile ma forte …finchè, rottosi il silenzio, mi disse: “Non ti dimenticherò”. Dottore, io La saluto con immensa riconoscenza e la consapevolezza che non dimenticherò mai le preziose conversazioni al S. Anna Hospital di Catanzaro, un luogo dove mi sono riscoperto diverso da come ero abituato a considerarmi. Grazie.
22/12/11 - 18:49 - Edoardo 
Avrei volentieri fatto a meno di tutto quanto, di tutto questo periodo triste, macabro, debordante di sogni di morte, e di eventi di morte. Avrei fatto a meno di quel corridoio che dalla saletta conduce il paziente nella sala operatoria; già, la “Sala Operatoria”, solo il nome fa venire la pelle d’oca! Mi sarei volentieri risparmiato la sofferenza di essere punto più volte, di vedere il mio corpo deturpato, la mia faccia sconvolta, il mio fisico violato, le mie speranze infrante come cristallo sul cemento, le espressioni dei miei cari deformate pur di sostenere un filo di speranza, per poi vedere quello stesso filo spezzarsi inesorabilmente. Ne avrei volentieri fatto a meno. Non ho potuto farlo e non sono stato io a decidere di operarmi, ma avrei tanto voluto operarmi in Italia dove sono nato, e magari al S. Anna Hospital; almeno avrei avuto uno psicologo italiano, che mi avrebbe parlato in italiano, nella mia lingua madre. Niente, non è stato possibile. Ce l’ho fatta lo stesso, ma a quale prezzo? Il mio spirito ne è uscito a brandelli ed è rimasto tale, la mia mente si è perduta e insieme ad essa la mia dignità; irriconoscibile a me stesso, estraneo, mostruoso, grottesco, aberrante, alieno: non riuscivo neanche a pensare a quello che mi stava accadendo. Sono pieno di rabbia, lo so, colmo di risentimento verso me stesso perché ho sempre preferito la stabilità di una fulgida carriera al calore di una fedele famiglia. Un errore immane, lo so, l’ho capito esaminando molti dei Suoi superbi video; l’ho capito leggendo i sottostanti toccanti commenti. Ormai l’ho capito. Ormai però è tardi. Io Le faccio tantissimi complimenti dott. Ruga e sottoscrivo tutte le interminabili lodi già conferiteLe dai protagonisti di questa esperienza limite. Auguri di Buone Feste
21/12/11 - 12:07 - Una paziente 
E’ un onore per me poter lasciare il mio commento tra queste straordinarie testimonianze. Vorrei iniziare con l’elogiare tutto lo Staff del Sant’Anna Hospital per la professionalità e la dedizione riservata ad ogni paziente, dall’inizio alla fine del suo percorso. Ma non voglio fare una lista di complimenti alla già rinomata Clinica, voglio invece mettere a fuoco ciò che si è rivelato per me essere l’elemento cruciale della mia esperienza di malata. Questo elemento centrale è la fede. Aggiungo, una fede riscoperta. La notte prima del mio intervento sognai la Madonna accanto al mio letto, che amorevolmente mi rimboccava le coperte e poneva sul mio comodino un rosaio fatto di carta lavorata a mano e accuratamente intrecciata; su alcuni lembi erano ricamate delle parole in una lingua a me sconosciuta. Dopo l’intervento mi risvegliai in terapia intensiva, poi arrivai finalmente in reparto dove conobbi Lei, che gentilmente mi si avvicinò per farmi alcune domande, appuntando qualcosa su un foglio, che poi pose sul mio comodino. Fu allora che mi ricordai del sogno e delle parole incomprensibili. Incuriosita Le chiesi cosa avesse scrtto di me, allora Lei mi consegnò la scheda. Leggendola fui presa da profonda commozione nello scoprire con gran meraviglia tutte le cose positive che in poco tempo era riuscito a trarre dal nostro colloquio: “responsabile, coscienziosa, religiosa, pacifica, riflessiva, generosa, altruista” …e molto altro ancora. Mai nessuno mi aveva descritto così. Le chiesi come fosse arrivato a queste conclusioni da quel poco che Le avevo detto di me. Mi sorrise e mi spiegò che il Suo mestiere consiste proprio nel dire agli altri ciò che ancora non sanno di sapere. Ero troppo emozionata per parlare, fortunatamente parlò Lei, suggerendomi di mangiare anche se non avevo appetito, di respirare in maniera più corretta e di impegnarmi con la riabilitazione. Nell’incontro successivo volli raccontarle il sogno. Mi rispose – stupendomi - che gliene avevo già parlato in precedenza. Non sono mai riuscita a ricordare di averlo fatto e questo episodio è rimasto per me un mistero. Oggi, quando penso a quella figura di donna accanto a me, che con cura mi rimbocca le coperte, mi accarezza e mi augura un buon riposo, mi vengono in mente le Sue parole Dottore, scritte su quella scheda che ho avuto l’onore di leggere. La saluto con tutto l’affetto possibile.
20/12/11 - 17:30 - Fabrizio Gentile 
Lavorare con i sentimenti di vuoto, l’ansia dovuta all’esito incerto dell’intervento, la paura della morte che diventa palpabile in chi è costretto ad affrontare un intervento di cardiochirurgia, non è affatto semplice. Lei ci riesce egregiamente risvegliando nel paziente la voglia di vivere, di lottare, di tornare ad “essere”. Quando la vita ti passa davanti in pochi secondi è difficile poi riagguantarla: a volte la si perde per sempre pur restando tecnicamente “vivi”. In taluni casi lo psicologo è essenziale. I Suoi video costituiscono un manuale utilissimo per chi lavora nel settore, offrendo validissimi spunti di riflessione, tecniche di intervento, tattiche terapeutiche e strategie operative nate sul campo e rielaborate personalmente. L’eloquenza delle testimonianze lasciate dai pazienti non ha bisogno di commenti, ma solo di una lettura empatica e attenta. Complimenti a Lei e alla Struttura di prim’ordine in cui lavora.
19/12/11 - 17:47 - Un paziente 
Egregio Dottore, Le scrivo con piacere per dirLe quanto le Sue parole si siano dimostrate profetiche. Durante uno degli ultimi colloqui mi disse che mi sarei ristabilito perfettamnete, tornando ad essere in perfetta forma “meglio di prima” e una persona migliore. Infatti così è stato. Ci tengo a ringraziarLa per l’attenzione e la cordialità che ha manifestato verso di me e verso la mia famiglia, dimostrando di essere un Signore ancor prima che un professionista, una persona squisita, dai modi sempre eleganti e dotata di una gentilezza che va oltre l’ordinaria disponibilità. Devo dire che al Sant’Anna Hospital di Catanzaro mi sono sentito al sicuro, affidato a medici di elevato profilo professionale e umano, ma è solo grazie a Lei Dr. Ruga che ho riscoperto quell’umano che era sepolto in me sotto uno spesso strato di arrivismo, di altezzosità, di vanità e di superbia. Le ha demolite parola dopo parola, incontro dopo incontro, fino a trasformare quel dio denaro che veneravo in un insulto alla ma intelligenza. Eppure, non saprei dire come sia riuscito a fare tutto ciò. Sento soltanto di doverLe il mio più sincero grazie. La saluto augurandoLe di mantenersi a lungo così com’è, una persona straordinaria, che mette tutta la passione possibile in ciò che fa, in grado di cogliere con un semplice sguardo ciò che la persona stessa non riesce a dire, non ha il coraggio di ammettere o non sa. Grazie ancora.
13/12/11 - 18:03 - A. Maccaferri (Bo) 
Egregio Dr. Ruga complimenti per la professionalità, l’accuratezza e l’originalità con le quali svolge il Suo pionieristico lavoro presso il Sant’Anna Hospital di Catanzaro. Lei ha il dono di scatenare nei pazienti reazioni positive attraverso parole rivelatrici, un modo di porsi gentile, uno stile terapeutico personale e una profonda sensibilità umana, che unite alla capacità di influenzare gli altri e ad un fulmineo intuito, Le consentono di arrivare al bersaglio all’istante. Lei fa qualcosa di unico, con naturalezza, scioltezza e soprattutto con piacere.
09/12/11 - 16:42 - Il ricordo di una paziente 
Del mio incontro con Lei Dr. Ruga non riuscrei a dire molto, se non che è stato un ascoltatore sensibile e attento nell’individuare in me il sorgere di quella singolarità che è la posizione soggettiva di ogni malato. Lei è stato per me un partner particolare. La sensazione che durante i nostri incontri avevo forte è stata quella di parlare con una persona familiare, che da sempre faceva parte di me, parte di un’interiorità nascosta, inaccessibile, ma riconosciuta come mia. A volte mi sentivo serrata dalle domande, sondata, manovrata, misurata, fino a riscoprirmi ascoltata, accolta, compresa. Una volta Le chiesi come si potesse accedere da profana alla psicoanalisi e Lei rispose: “attraverso la pratica del lettino”. Risi fino a sentire pungere la ferita. Era riuscito a farmi ridere di cuore. Le Sue parole Dottore avevano un peso su di me e riuscivano a farmi stare meglio. Non saprei aggiungere altro di un’esperienza impareggiabile, che ha dato una svolta alla mia limitata comprensione del mondo. Grazie.
28/11/11 - 16:48 - Don Duilio 
Carissimo Dottore Ruga, mi piace ogni tanto scriverLe per sottolineare la valenza del Suo prezioso lavoro, che emerge non solo nei risultati palpabili attraverso la lettura dei numerosissimi commenti che riceve, ma anche dal ritratto umano che di Lei fanno i pazienti. Le loro descrizioni così accurate, così attinenti al mondo dei sentimenti, così introspettive, fanno dei loro stessi racconti la bandiera, il simbolo di un trionfo: quello della Bontà, della Fede, dei Valori, della Responsabilità personale. E potrei facilmente continuare la lista. Anche quando la situazione non è facile – e forse non lo è mai – alla lunga, con pazienza e impegno, Lei riesce a tirar fuori il meglio dall’altro. Questa è una caratteristica dei grandi uomini. Non lo dico per incensare, per adulare o glorificare nessuno, ma solo per esprimere tutta la mia commozione quando leggo di qualcuno che inizialmente rifiuta un aiuto psicologico, chiudendosi nel suo egocentrismo, fino al momento in cui Lei riesce ad prire una breccia nel suo cuore. Il momento in cui accade questo ha secondo me una valenza religiosa elevatissima. Auguri di ogni bene.
21/11/11 - 16:56 - Don Alberto 
Caro Dottor Ruga, La seguo sempre in tutte le Sue pubblicazioni video, con molta curiosità e stima. I racconti dei Suoi pazienti sono sempre commoventi e mettono in risalto ciò che veramente li ha aiutati a superare le difficoltà, che sempre si incontrano prima e dopo un grosso intervento: la presenza di qualcuno accanto a loro che li sappia ascoltare. Naturalmente Lei è presente con tutto il Suo bagaglio di conoscenze tecniche, ma a mio modesto avviso ciò che rende tale presenza straordinaria è la disposizione interna con la quale Lei si accosta al malato. La scorsa domenica si è chiuso l’anno liturgico all’insegna della solennità di Cristo Re. Nella prima lettura, il salmo responsoriale ha annunciato lo stile del pastore fatto di accoglienza, di carità e di opere concrete, che non sono gesti eccezionali, ma raccontano una quotidianità fatta di un bicchiere d’acqua, di un vestito, di un pezzo di pane, di una visita: cose che ognuno può fare. La riflessione finale è che se viviamo con fede tutti questi gesti nella nostra vita, potremo sentire le dolci parole: “ogni volta… l’avete fatto a me”. Credo che questo sia il cuore dell’insegnamento cristiano e credo che questo sia anche il fondamento e l’ispirazione del Suo operato dall’intrinseco spessore religioso, che travalica la tecnica stessa, per sconfinare nell’essenza del rapporto di fratellanza tra uomini. Le faccio i miei più sentiti complimenti.
16/11/11 - 09:20 - Padre Sergio 
Davvero interessante, utile, istruttivo, illuminante. Commenti che fanno riflettere e arrivano a tocare corde interne, che vibrando ci fanno sentire l’emozione fino alla commozione. Un assalto alla vita, ecco cosa sento quando leggo e ascolto in questo sito. Vedo pazienti che lottano, avvinghiati alla vita nonostante le difficoltà. E vedo uno psicologo che rassicura, sostiene, incita, provoca, ma soprattutto ha fede nella ripresa del paziente. Una fede cieca, smodata, contagiosa, mai vacillante, palpabile, assoluta. Se non è questo un atteggiamento religioso, quale lo è? Grazie Dr. Ruga, siamo con Lei.
08/11/11 - 17:07 - Roberto Ruga 
Nel ringraziarvi come sempre per tutti i calorosi apprezzamenti sul lavoro che svolgo presso il Servizio di CardioPsicologia, attivato dal Sant’Anna Hospital di Catanzaro, vorrei portare alla vostra gentile attenzione la sintesi di alcuni articoli usciti di recente sui quotidiani nazionali, che mettono in evidenza la relazione tra benessere fisico e mentale. Uno studio americano su donne con cancro al seno, ad esempio, ha evidenziato un legame fra terapia di gruppo e sopravvivenza. Luigi Grassi, psiconcologo ordinario di psichiatria all’Università di Ferrara così si esprime: “La depressione può indebolire non solo la psiche ma anche l’organismo”. Nel campo delle malattie cardiache come l’infarto del miocardio, l’influenza della depressione sui pazienti si manifesta come un rischio di recidive e di mortalità almeno triplo rispetto a chi, pur infartuato, non soffre di un disturbo dell’umore. Dunque, i malati possono vivere di più e meglio se si interviene curando la depressione con la psicoterapia. Non solo, ma la mente gioca un ruolo da ‘antitumorale’ piuttosto efficace. E vari studi si vanno indirizzando da tempo su questa traccia. Esistono dati – scrive Serena Zoli - che indicano come gli effetti biologici della depressione si esprimano con un indebolimento delle difese immunitarie, come si sa da tempo, ma anche con alterazioni di diversi sistemi di regolazione ormonale. Sono questi, fenomeni oggi acquisiti. La ricerca cui mi riferisco è stata condotta da un gruppo di psicologi e psichiatri delle Università di Stanford e di Alberta, rispettivamente statunitense e canadese, guidato da David Spiegel, uno dei pionieri della psiconcologia. Spiegel ha impiegato una psicoterapia contro la depressione. Quale? In sintesi, due sono i punti specifici: nel corso delle sedute viene incentivato il supporto reciproco tra i partecipanti così da creare una condizione di coesione di gruppo; viene inoltre incentivata l’espressione delle proprie emozioni, poiché controllare o mascherare i sentimenti è ‘tossico’. Avviene quindi una sorta di disintossicazione emotiva in un contesto guidato dal terapeuta, cosa ben diversa da uno sregolato lasciarsi andare. Il nome di questo modello di intervento è psicoterapia di gruppo supportiva-espressiva, che si dimostra efficace sui sintomi di disagio psicologico, favorendo una migliore qualità della vita. Come il Professor Grassi mette in evidenza: “i fenomeni depressivi giocano un ruolo estremamente negativo non solo sulla qualità della vita, e, come indicato dagli studi di Spiegel e molti altri autori, sulla sopravvivenza, ma anche sui percorsi di riabilitazione che la depressione rende più lunghi, più faticosi e meno efficaci”. Pertanto, valutare, diagnosticare e curare la depressione o un qualsiasi altro disturbo psicologico è una necessità e un diritto di tutti i pazienti (ricoverati in una Struttura pubblica o privata), in particolare di quelli che hanno subito un intervento “a cuore aperto””. Vorrei concludere questo mio post dicendo due parole su cosa sia la psiconcologia. In estrema sintesi è l’applicazione delle scienze della salute mentale all’oncologia. Esiste già dagli anni ’50 del secolo scorso e si è progressivamente sviluppata e diffusa alla fine degli anni ’70 e ‘80. In Italia la Società Italiana di Psico-Oncologia (Sipo) esiste dal 1985. Dal 2006 si è poi istituita la federazione delle società di diversi paesi, inclusa l’Italia, che conta 4-5.000 professionisti del settore, in particolare psicologi e psichiatri. Sia da documenti della Comunità europea dopo il giugno 2007 a Bruxelles sia da atti del nostro Ministero della salute sono venute sollecitazioni a formare specialisti in pisconcologia. E’ un riconoscere che – scrive Serena Zoli - anche questo tipo di cure sono un diritto del malato. Purtroppo, le cure psichiatriche sono sempre oggetto di un pregiudizio, che tende a negare la reale importanza della depressione e di altri disturbi della mente. Tutto ciò che ha prefisso “psi-” rimanda allo stigma, come se sempre si avesse a che fare con la follia. Dati questi marcati pregiudizi, uno degli obiettivi della Sipo è di diffondere programmi di educazione a diversi livelli, incluse le scuole, parlando dell’importanza di un sostegno globale alla salute e sottolineando come questo sia un diritto fondamentale di ciascuno. Nel salutarvi, auguro a tutti voi una vita lungimirante, illuminata, saggia, poiché codeste virtù, anche se non ci risparmiano né il dolore fisico, né la sofferenza psicologica, di sicuro rendono la vita migliore, poiché la dotano di senso e di significato. Roberto Ruga
07/11/11 - 15:26 - Dario Trevisan 
Complimenti per il Servizio di cardiopsicologia. Ho visto che nel Suo sito c’è molto materiale interessante, sia sul piano teorico che clinico. Anche le numerose testimonianze fanno comprendere l’efficacia e la necessità di un intervento che non sia solo di sostegno al malato, ma che si occupi anche del contesto (familiare, amicale, lavorativo, sociale) come luogo nel quale sono sorti i problemi della persona. Mi complimento per la professionalità con la quale dirige il Servizio.
04/11/11 - 18:39 - Una paziente e la sua delusione sentimentale 
Buongiorno Dottor Ruga, Le sue parole sono diventate per me una guida, un punto di riferimento come le stelle per i marinai. Racconto brevemente la mia storia, ma ometterò moltissimo. Ci siamo conosciuti al Sant’Anna Hospital di Catanzaro dove sono stata ricoverata per un duplice by pass. Prima di parlare direttamente con lei, avevo consultato il suo sito e perciò la conoscevo già, indirettamente, attraverso i bellissimi video da lei fatti, che avevo apprezzato e meditato tanto. Ma la musica cambia un po’ quando ti trovi su di un letto, con una ferita che ti ricorda ogni minuto che sei poca cosa. Ero silenziosa, assorta, triste, con lo sguardo assente e la mente persa nei miei pensieri, quando lei entrò nella stanza. Mi dette un’occhiata e iniziò il colloquio con la mia compagna di stanza. Ad un certo punto iniziò a parlare di abbandono, di rapporti che si possono incrinare, fino a spezzarsi, della complessità delle relazioni, della problematicità dei sentimenti. Ma la cosa curiosa era che mentre lo faceva, in certi momenti guardava me, come se l’argomento mi riguardasse. Mi sentivo chiamata in causa, finchè, ad un certo punto mi disse, quasi scherzando e con un fare simpatico: “dimenticalo!”. Mi stupii. Ovviamente lei non sapeva nulla di me, così pensai che erano parole casuali, che stavano bene nel discorso complessivo che comunque riguardava la mia compagna di stanza, più che me. Poi iniziò a parlare con me, chiedendomi se ricordassi gli ultimi sogni fatti. Dopo averne ascoltato uno, che aveva come tema un luogo sacro, mi disse che era ora che cambiassi modo di fare con le persone, con gli uomini in particolare, e mi spiegò il perché. Restai sbalordita, poiché nonostante stesse parlando a grandi linee e in generale, ciò che diceva sembrava si riferisse proprio alla mia vita: ai miei errori, alla mia ostinata cocciutaggine e ai miei proverbiali fraintendimenti con gli uomini. Aveva colto nel segno. E aveva anche lasciato il segno. Quella notte riflettei sui suoi consigli e dormii profondamente. L’indomani la rividi e parlammo più dettagliatamente della mia travagliata esperienza sentimentale che mi aveva lasciata distrutta. La faccio breve Dottore, e concludo dicendo che oggi mi sento un’altra, mi sento rinata sia fisicamente che psicologicamente. Devo ringraziare tutto lo staff del Sant’Anna Hospital di Catanzaro per la professionalità e la serietà con le quali mi hanno curata, ridandomi un cuore nuovo e perfettamente funzionante, che oggi può battere forte ed emozionarsi come quando era giovane, e aggiungerei, provando emozioni meno illusorie di prima e più concrete e realistiche. Ma di questo secondo aspetto, devo ringraziare lei, Dottor Ruga. Grazie di cuore.
28/10/11 - 18:12 - Una Paziente 
Prima dell’intervento avevo un’inquietudine mai avvertita prima, sentivo che andavo incontro a qualcosa di sconosciuto, oscuro, pauroso. Ho dei vuoti di memoria riguardo al lasso temporale tra il prima e il dopo dell’evento, faccio un po’ di confusione a collocare nel giusto ordine temporale i ricordi. Il non poter parlare, al risveglio, è un’altra condizione paralizzante e angosciosa, ma presto si supera. Poi si viene portati in reparto, dove l’atmosfera cambia carattere e diviene più familiare, meno grave. Finalmente si riacquista la voce e si possono avanzare richieste. Io ne ho avanzate tante e a volte mi è stato detto di no, col senno di poi, a ragione, ma nel momento in cui quel “no” veniva pronunciato la mia reazione è stata di rabbia aggressiva e così me la prendevo con tutti, mi sembrava legittimo. Mi sbagliavo, naturalmente. Iniziai a comprenderlo soltanto parlando con Lei, anche perché Lei era l’unico che si prestava ad ascoltare le mie lamentele senza subito controbattere qualcosa. Inizialmente questa Sua accogliente comprensione mi sembrava insolita, quasi irreale, poiché non sapevo ancora che Lei fosse lo psicologo della clinica, finchè non me lo disse. In seguito mi sentii sciocca ad aver voluto l’impossibile, mi sentii ingrata, ma Lei mi rassicurò di nuovo. Ormai ero uscita dal momento critico e mi stavo riprendendo velocemente, sostenuta dai Suoi costanti incitamenti, che erano costituiti prevalentemente da congratulazioni sui miei progressi, che mi facevano sentire fortunata ed efficiente. Le raccontai di me e del mio passato e ricordo un Suo commento che mi è rimasto impresso perché nel momento in cui me lo disse provai una forte commozione: “la Sua è una bella storia”. Non avevo mai pensato alla storia della mia vita in questi termini, come bella da raccontare. Mi convinsi che era proprio così. Oggi mi sento una donna fortunata e sono consapevole di esserlo stata veramente, sia per aver avuto la possibilità di curarmi presso una Struttura di altissimo livello, dalla quale sono uscita con le mie gambe, e sia per aver incontrato Lei Dr. Ruga che mi ha insegnato a volermi bene. Grazie Dottore.
27/10/11 - 17:00 - Renata Lenzi 
Quanti commenti semplicemente fantastici! Io resto estasiata dalla lettura di queste storie narrate con una tale efficacia, con sensibilità psicologica e profondità di concetti, che mi verrebbe voglia di attraversare l'Italia per conoscerLa di persona. La verità è che oggi abbiamo bisogno di cose vere, di fatti concreti, di uomini in gamba come Lei caro Dr. Ruga, che ci mostra costantemente la strada da percorrere: quella del rapporto sincero, profondo, ricercato e coltivato, superato nelle sue congenite difficoltà, vissuto in tutto il suo spessore psicologico e umano. Ogni volta che rileggo alcuni di questi commenti non posso fare ameno di provare un’emozione forte, un senso di gioia per il riscatto concretamente maturato, di queste persone che si mostrano a noi con la loro intima e lacerante sofferenza fisica e psichica, ma nonostante tutto emergono vittoriosi dall’esperienza difficile. Ogni volta ringraziandola appassionatamente. C’è qualcosa che lega tutte le testimonianze, qualcosa che si ripete sempre uguale: la forza straordinaria dell’incontro tra due esseri umani entrambi impegnati a cercare di migliorare una condizione di difficoltà. E ogni volta il miglioramento accade, puntuale, senza dubbi, evidente come il sole, a volte abbagliante nella sua fiera grandiosità. Infatti, tutto questo è qualcosa di grande, non vi è dubbio: grande è l’impegno delle persone coinvolte (paziente e professionista) grande è l’idea (offrire sostegno psicologico) grande è la complessità dell’intervento, grandi sono le forze in gioco (desiderio di sopravvivenza e paura della morte). Tutto contribuisce a creare quella condizione di fertilità emotiva, grazie alla quale attraverso l’uso di accurate parole Lei riesce a penetrare il mistero di un’anima, offrendole l’imperdibile occasione del cambiamento interiore. Sono d’accordo con chi definisce questo evento qualcosa di artistico, infatti sono commossa e trovo che sia inevitabile esserlo. Io La invito Dr. Ruga a continuare su questa strada, a non perdere la freschezza e l’entusiasmo che traspare fortemente da quello che fa con i pazienti, dall’impegno che riversa nel sito, da tutti i video così intensi e comunicativi. Il mio è un invito retorico, perché so già che continuerà sulla Sua strada, tracciando un solco che fungerà da guida per coloro che La seguiranno. Mi sarebbe tanto piaciuto avere un Maestro così durante i miei anni giovanili! Auguri.
26/10/11 - 12:27 - Una paziente 
Caro Dottore, sono orgogliosa di essere stata una Sua paziente e vorrei raccontare a grandi linee la mia esperienza al S.Anna Hospital. Sono stata operata d’urgenza, senza che mi rendessi conto di quello che stava succedendo. I medici mi hanno letteralmente riportata in vita, informandomi e assistendomi soprattutto quando ne avevo più bisogno. Accanto a me ho avuto la mia famiglia che mi ha accompagnato sempre, aiutandomi con la sua costante presenza; ma nei momenti bui, quando lo scoramento per i piccoli imprevisti mi costringeva a delle vere e proprie battute d’arresto, in quei pochi ma intensi momenti è stato Lei Dr. Ruga a fornire le parole giuste, su misura per me. Le sarò per sempre grata, per il Suo aiuto oltre ogni mia aspettativa, oltre ogni Sua diligente prestazione professionale, oltre ogni coscienzioso espletamento del dovere di dottore, oltre ogni più rosea previsione da me solo immaginata. La parola che più di altre mi viene in mente per caratterizzare il risultato finale del nostro incontro-confronto, in qualità di paziente prima e di persona poi, è “oltre”. Ho visitato attentamente il Suo sito e posso dire che rispecchia perfettamente la Sua dedizione, da tanti messa in evidenza, verso il Suo lavoro. Ribadisco che per me Lei è andato oltre la tecnica, oltre la professionalità, sconfinando - mi verrebbe da dire - in una dimensione spirituale, nella quale mi ha fatto entrare, facendomi sentire uno straordinario incitamento verso la vita, che mi era sfuggita di mano già una volta e che ho potuto riafferrare saldamente grazie alla magia dei nostri incontri. Grazie.
25/10/11 - 19:15 - Cinzia Fornari 
Ho trovato in questo sito più risposte di quante non ne abbia avute leggendo tanti libri. Risposte toccanti, pregne di emotività vera, intensa, palpabile. Ho letto con trasporto, cercando di assimilare le lezioni di vita che le testimonianze instancabilmente offrono. Ho sentito dentro di me il dolore e l’emozione nel racconto appassionato e sofferto dei tanti, tantissimi pazienti. Sno entusiasta anche io, di come nonostante tutto qualcosa in Italia funzioni davvero, senza “forse” e senza “ma”, senza compromessi e senza tentennamenti. Funziona e basta! E mi sono chiesta perché una cosa funziona. La risposta è stata secca: perché quella cosa viene fatta con dedizione, con passione, con un granitico senso della propria missione. La professionalità, certo, è scontata, ma non basta da sola a giustificare l’eccellenza del risultato. Mi hanno sorpreso queste testimonianze, perché in esse pulsa forte la fede nel prossimo, la voglia di riscatto, il desiderio di farcela di questi pazienti che lottano e ascoltano aprendosi al dialogo, in molti casi per la prima volta. E questo è commovente. Poi, il “cuore” si sa, è un termine dai mille rimandi e un intervento di cardiochirurgia non è un intervento qualunque: è il cuore ad essere in gioco, con tutto il suo carico di affettività, che dapprima sedato, riemerge con forza dopo l’intervento, dopo l’attraversamento di questa esperienza iniziatica. In tutto ciò Lei Dr. Ruga assume le vesti di un traghettatore, che con mano ferma conduce il paziente da una sponda all’altra, dalle tenebre di uno stato inconsapevole e incosciente, direi larvatico e magmatico, ad uno stato differenziato, cosciente, finalmente responsabile. Non sono una che esagera, ma per me questo ha del miracoloso, nel senso di evento raro, rarissimo, poiché perché esso accada sono necessarie numerose condizioni e tutte statisticamente improbabili. Non voglio scadere nell’elencare le Sue mirabili doti, scivolando in una sorta di culto della Sua persona – e, mi creda, è difficile non farlo – ma voglio piuttosto fare la mia piccola confessione: anche io, che abito a centinaia di chilometri dal Sant’Anna Hospital di Catanzaro, mi sento partecipe del miracolo di cambiamento e di crescita spirituale che si rinnova puntuale ad ogni commento, ispirato, patito, eroicamente formulato, che si imprime indelebile negli animi sensibili. Dottor Ruga, Le auguro sinceramente di preservare a lungo questo Suo stato di grazia, che si traduce in risultati che hanno profonde affinità con le grandi opere d’Arte, poiché in esse traspare la risposta che un Artista è in grado di offrire all’umana sofferenza. In bocca al lupo Dottore!
24/10/11 - 16:34 - "Confessioni" 
Salve Dr. Ruga, mi fa molto piacere lasciare qui, tra le tante, la mia testimonianza, perché la ritengo d’aiuto ai Suoi futuri pazienti, nel Sant’Anna Hospital di Catanzaro. Io non sono un tipo con cui fare discorsi di psicologia e sono poco disposto al dialogo. Infatti, come abbiamo avuto modo di chiarire nelle nostre conversazioni in Clinica, sono un uomo di poche parole e di molti fatti; sono uno concreto e pretendo il massimo dagli altri. Eppure, l’intervento al cuore mi ha cambiato un po’ il carattere – come disse Lei: “in meglio” – mentre ascoltava le mie insoddisfazioni riguardo la vita. Ma non si trattò solo di questo, durante i nostri colloqui ebbi modo di capire che il semplice fatto di “confessare” qualcosa a chi abbiamo di fronte, ci fa star meglio. Lo compresi a poco a poco, e fu così che progressivamente Le rivelai tutte le mie malefatte. Proprio così, io che avevo sempre preteso tutto dagli altri, avevo più di uno scheletro nell’armadio e, cosa ancor più sorprendente per me stesso, ero in procinto di tirarli fuori tutti. Lei, Dr. Ruga ha una grande dote: quella dell’ascolto, senza giudizio alcuno. Fu proprio questo che mi incoraggiò a svelarle tutte le marachelle commesse in anni ormai lontani, ma anche più recenti. Fu una liberazione. Per me il Sant’Anna Hospital è stato un luogo di rinascita, sia per il cuore “nuovo” impreziosito da qualche “ricamo” - come scherzosamente mi disse il Prof. Cassese - e sia per la mia mente, ripulita da una confessione profonda e catartica, che l’ha prima messa a nudo e poi l’ha ricostruita. Ricordo perfettamente il Suo atteggiamento di benevola accoglienza mentre Le elencavo prepotenze, soprusi, dispetti, tradimenti e mancanze d’ogni genere. Lei mi ascoltava serafico e composto, ma comprensivo e indulgente. Non ho mai avuto questo tipo di indulgenza nella mia vita affannata e arrivista; i miei genitori mi hanno sempre rimproverato, pensando certo di fare il mio bene, ma costruendo sin da piccolo il mio atteggiamento da furbo e da profittatore. Raccontare tutto questo ad una persona competente, aperta, non giudicante, mi ha fatto bene. Sono molto soddisfatto di tutto ciò che il Sant’Anna Hospital mi ha dato. Grazie e buon lavoro.
26/09/11 - 13:14 - Giandomenico Mesto
Basta poco per poter veramente vivere rispettando le esigenze del proprio corpo, ma il fascino della trasgressione induce la maggior parte delle persone, senza che nessuno rifletta sull'errore, ad entrare nel vortice delle tentazioni. Per soddisfare sia la mente che l'anima. a me è bastato l'inconrto con Lei, Dott. Ruga!!! grazie
23/09/11 - 18:31 - Francesca Carbone 
E’ una gioia del cuore vedere giovani professionisti come Lei Dr. Ruga che, con irriducibile entusiasmo diffondono il proprio sapere senza nessuna gelosia, consapevoli di dare un prezioso contributo a colleghi, pazienti e gente comune. E’ un’iniziativa lodevole degna di elogio.
23/09/11 - 17:41 - Rolando Bianchi
Credo che la cardiopsicologia sia il futuro delle neuroscienze, non conosco la struttura presso cui lei lavora ma si tratta sicuramente di un centro di eccellenza. Il suo è un impegno pioneristico, il mondo dela sanità ha bisogno di gente come Lei!
21/09/11 - 16:49 - Roberto Baggio
Complimenti Dottore!!
15/09/11 - 18:14 - Roberto Ruga 
Vorrei ancora una volta ringraziare tutti voi per le continue manifestazioni di gratitudine, di stima e di affetto che costantemente inviate al sito. Ogni parola che scrivete è per me un incentivo a proseguire con entusiasmo, impegno e professionalità una professione che implica e richiede una costante sperimentazione sul piano clinico. Ritengo che solo l’esperienza diretta con il paziente può completare e sviluppare la nuova ed emergente identità professionale del cardiopsicologo, la cui imprescindibile competenza rimane quella relazionale, sempre affiancata ad un sapere specialistico, che le più recenti ricerche mettono in evidenza. Ho letto con partecipata attenzione ogni vostro commento, immedesimandomi, emozionandomi, rallegrandomi insieme a voi, consapevole che ogni testimonianza offerta favorisce la circolarità dell’informazione e dunque le occasioni di confronto, di scambio, di crescita. Un abbraccio a tutti. Roberto Ruga
14/09/11 - 08:42 - Padre Maurizio 
Caro Dr. Ruga, Le scrivo sempre con immenso piacere per offrirLe il mio riscontro e le mie personali riflessioni sul Suo eccellente operato, reso palese dagli innumerevoli commenti che riceve. Ma questi non sono solo commenti e testimonianze di stima e di affetto, questi sono soprattutto ovazioni, inni, acclamazioni, lodi, esaltazioni che vanno ben oltre un riconoscimento sul piano lavorativo, essendo esse dirette alla persona. Ho letto con profonda partecipazione tutti i toccanti racconti, alcuni dei quali veramente commoventi. L’ultimo, in particolare ha un fascino senza precedenti poiché manifesta un efficacissimo lavoro terapeutico fatto in punta di piedi, senza il frastuono dei grandi discorsi, ma grazie a poche accuratissime parole, che stimolano la persona permettendole di trovare da sé la strada verso l’auto consapevolezza critica e quindi la trasformazione interiore. Straordinario Dr. Ruga, Lei è certamente ispirato e compenetrato nella sofferenza altrui, tanto da saperla capire e cogliere perfettamente. Per ogni paziente sembra avere il metodo giusto, quello che gli permette di assaporare il gusto del riscatto personale. Queste sono doti rare, messe al servizio degli altri con disincanto e semplicità, umiltà e sapienza, pazienza e sensibilità. Sono sempre rincuorato quando vedo giovani dotati di talento e di un naturale atteggiamento cristiano, che il Lei appare evidente. Complimenti vivissimi. Padre Maurizio
13/09/11 - 18:13 - Al mio psicologo 
Insufficienza cardiaca e altro ancora, la diagnosi non lasciava scampo, mio caro dr. Ruga. Pertanto mi rassegnai ad essere operato. Non subito, mi hanno dato il tempo di fare testamento, di incontrare quasi tutti gli amici, almeno quelli più cari, calato ormai nel mio ruolo di “morente”, di chi va al patibolo. Poche le speranze, e poca la voglia di continuare una vita di alti e bassi, ma che verso il finale aveva riservato solo spiacevoli sorprese. Affranto da situazioni irrecuperabili e da uno spirito combattivo ormai sbiadito, stanco di tutto e di tutti entravo al S. Anna Hospital, in una città estranea e in una Clinica mai vista prima. Il momento fatidico arrivò in poco tempo e mi trovai disteso, pronto a quell’evento che non sapevo ancora essere così cruciale nella mia vita. L’ascensore scendeva inesorabile, accorciando la distanza tra il mio cuore, stufo anche lui e la sala operatoria che immaginavo pronta, in attesa di me. Fu allora che mi accorsi di Lei dr. Ruga. E fu quella la prima volta che non credetti alle Sue parole: “ha visto che è andato tutto bene?”. Ma come, che cosa è andato bene? che sta dicendo costui? L’ascensore giunse al piano e Lei sparì rapidamente. Non ricordavo più neanche dove fossi e ogni sorta di preoccupazione sembrava essersi dileguata come la nebbia. In quel momento avvertii il battito del mio cuore distintamente e mi accorsi che la mano accarezzava un lungo cerotto che mi attraversava il petto. Fui assalito dai primi dubbi: forse, pensai, mi avevano già operato! Da quel momento in poi non ricordo nulla e, stranamente, l’immagine successiva è quella della terapia intensiva, nella quale trascorsi pochi interminabili giorni, finché nuovamente in ascensore, ci incontrammo. Questa volta salivamo, quando Lei mi chiese con naturalezza: “ci ha ripensato?”. Ero frastornato e non credevo alle mie orecchie: ripensare a cosa? L’ascensore arrivò velocemente e in breve mi trovai nella mia nuova stanza. Lei era ancora una volta sparito, ma quella domanda frullava senza sosta nella mia mente, pretendendo risposte precise. A cosa avrei dovuto ripensare? Forse si trattava della mia voglia di lottare? o, riguardava il rapporto con mia moglie, che avevo fin troppo maltrattato, dando ad intendere che non avevo motivazione a vivere, un colpo durissimo per lei. Mi venne in mente anche mia figlia, che non avevo avuto il tempo e il modo di salutare, e visto che mi ero messo in testa di dover “salutare” tutti, non potevo non salutare lei, nonostante il nostro rapporto si fosse incrinato da anni a causa di scelte non condivise. E mi vennero in mente tutte le questioni irrisolte, rapporti sospesi, perdoni mai accordati, buone parole mai spese… insomma, cosa mi stava accadendo? stavo diventando un debole? una femminuccia piagnucolante? Non mi riconoscevo più, non ero io. Ero immerso nei dubbi, col cuore sotto un sasso, confuso e in preda alle contraddizioni, quando ancora una volta Lei apparve come un’ombra al mio fianco. Non mi rendevo conto se stavo sognando o se ero nella realtà, ma ricordo distintamente le Sue parole: “il peggior nemico che abbiamo siamo noi stessi”. Poi, mi spiegò che è proprio quando ci accorgiamo di ciò e accettiamo questa ineluttabile verità, che iniziamo a divenire forti, non deboli come potremmo supporre, come io, soprattutto, pensavo di essere. Tutto iniziava a divenire chiaro, riuscivo a prendere le distanze da me stesso e dalla persona che ero stato fino a quel momento: cupo, cattivo, burbero, egoista, ancorato al mio personale tornaconto, chiuso nella mia fredda razionalità, distaccato dagli affetti e perciò arido, senza cuore. In una parola: stronzo. Lei continuava a fissarmi. Praticamente non aveva detto altro, solo quelle poche frasi in tutto, ma adesso a differenza delle altre volte, il Suo sguardo non era “severo”, piuttosto accondiscendente, direi permissivo, quasi solare ed era supportato da un gesto che conservo nella memoria come la cosa più bella che mi sia accaduta nella Clinica S. Anna: Lei mi stava annuendo, mentre io focalizzavo di essere uno stronzo. Rabbia e pianto, disperazione e speranza si mescolavano dentro di me, ma ne ero immobilizzato, reso incapace di fare alcunché. Lei abbozzò un sorriso, un cenno del capo, come a volersi complimentare e si dileguò. Non la rividi più se non di sfuggita, mentre parlava con altri pazienti, con i quali spendeva molte parole, spiegazioni che io non avevo avuto, perlomeno non attraverso quelli che sembravano lunghi discorsi. Per un attimo incrociammo gli sguardi e mentre Lei elargiva consigli a qualcuno, mi regalò una ennesima, criptica quanto rivelatoria frase, che ricordo così: “non tutti sono bravi come Lei”. Per la prima volta mi resi conto di riuscire a sentire l’emozione che mi stava attraversando, avvertivo distintamente il patire degli altri insieme al mio, mi potevo commuovere davanti ad una altrui difficoltà, forse perché fino ad un attimo prima essa mi apparteneva. Qualcosa mi aveva cambiato. Forse ciò era da attribuirsi ad un susseguirsi di coincidenze, favorite dalla situazione limite che avevo vissuto, dal contesto che aveva abbassato le mie difese e dall’incontro con Lei, dottore, che aveva ottimizzato e direzionato il tutto. Ne era scaturita una magica alchimia. Di questo ero ormai consapevole. Il Suo pollice eretto in segno di vittoria è l’ultima immagine che mi piace conservare dell’interno della Clinica. Ma farei un grande torto se non menzionassi tutti i validissimi medici e gli infermieri che mi hanno mirabilmente assistito, con disponibilità e affetto. Un grande abbraccio lo devo a tutti. Infine, uno speciale ringraziamento a Lei, dr. Ruga senza il quale la mia vita sarebbe oggi grigia.
09/09/11 - 19:11 - Deo concedente! 
Lieta di rivederLa caro Dr. Ruga, poterLe scrivere mi è di grande aiuto e lasciare la mia testimonianza nel Suo sito lo ritengo un privilegio. Subire un intervento a cuore aperto è stato per me come attraversare le sabbie mobili. Ma ce l’ho fatta, grazie ai bravissimi Medici del Sant’Anna Hospital di Catanzaro, che mi hanno fatto quello che scherzosamente hanno definito “un ricamino”, e grazie al Suo supporto psicologico che mi ha permesso di reagire positivamente alla malattia, cambiando – come amava ripetermi - il corso della mia storia personale, “…influendo sul cambiamento di tutti quelli che ti stanno vicino perché tu dai loro un esempio, non con le parole, ma con i fatti”. Disse più o meno così. Ciò voleva dire che una mia vittoria diveniva una loro e una nostra vittoria. Un discorso corale, per il quale “si vince insieme”. Ogni azione riecheggia per l’eternità. Sapere questo, esserne convinti, ci rende partecipi e appassionatamente coinvolti in quello che ci accade. Una bella lezione, che non si impara ascoltandola da un altro, ma solo vivendo l’esperienza di persona. Così è successo a me. Che altro dire, ho letto la valanga di apprezzamenti che puntualmente Lei riceve dai Suoi ex-pazienti e sottoscrivo tutto. Ogni cosa. Ma per me, caro dottore, Lei ha fatto di più. Da sempre, io non sono stata molto credente e ritenevo la religione una sorta di consolazione, un palliativo alla paura della morte. Così, ferma in questa mia convinzione quando Lei – nel parlare bene dei Medici - usò al termine del discorso l’espressione “Deo concedente”, io mi affrettai a precisare che Dio non esiste. Lei mi sorrise e candidamente aggiunse che ciò non si poteva dimostrare e che però, se noi guardiamo intensamente negli occhi qualcuno, potremmo avere una prova della sua esistenza. Mi si avvicinò e con un sorriso bonario, quasi scherzoso, un po’ caricaturale, amabile ma al tempo stesso penetrante, aggiunse: “lo vede adesso?”. Mi vennero i brividi e il respiro mi si arrestò. Prontamente Lei aggiunse: “respiri Signora, così le viene il buonumore!”. E così fu. Caro dottore, da allora è come se un peso mi si fosse sollevato dal petto. Credo che ciò dipenda dal fatto che la mia mente non si dimena più nell’indecidibile domanda se Dio esista oppure no, forse perché, ho avuto la sensazione di intravederlo. Questa è la mia testimonianza. Questa è la mia Fede. Grazie. Una paziente
31/08/11 - 09:57 - Una paziente 
Chiusa in me stessa, passiva e non collaborativa. Mi trovavo in questo stato quando Lei varcò la soglia della mia stanza al secondo piano della rinomata Clinica Sant’Anna di Catanzaro, una Struttura che avevo già avuto modo di conoscere per quel gioioso evento che era stata la nascita dei miei figli, tra le forti mani di un giovane ginecologo – il Professore Frontiera – del quale conservo un ottimo ricordo. Cosa mi stava succedendo? Non mi riconoscevo più, la mia identità si stava scollando da quella persona forte e determinata che tutti conoscevano. Ero assorta in questi pensieri e nella preghiera che, come spesso accade, diviene l’ultima ancora di salvezza, nei momenti bui dell’esistenza. Questa volta però, tutto dipendeva da me: i medici erano stati esemplari nella loro professionalità, tutti senza distinzione, dagli infermieri al personale di ogni tipo, si erano distinti per gentilezza e disponibilità. Ma il punto era che io volevo mollare tutto… ero senza motivazione, senza ormai nessun appiglio alla vita. Mi sentivo sola, nonostante fossi circondata dai miei cari, i miei figli, la mia famiglia; tutti a fare il tifo per me. Ma io mi sentivo assente, quasi morta. E per giunta non mi interessava neanche comprendere questo mio nuovo e insolito stato. Ero pronta a mollare tutto e andarmene definitivamente. Tuttavia, come si conviene in certe occasioni, volevo salutare i miei cari, anche se non riuscivo ancora a trovare il coraggio. Quello mi mancava decisamente. Poi, successe qualcosa che non riesco a definire con le categorie della sola razionalità, quando Lei, caro Dottore, entrò silenziosamente nella mia stanza, mi si avvicinò e senza dire nulla sollevò il dito indice e iniziò lentamente a farlo oscillare di qua e di là indicando un semplicissimo “NO!”. Cosa? Pensai… ma chi è costui? E cosa mi sta dicendo? Forse è un infermiere che ha qualcosa da dire sulla mia postura, che era presumibilmente errata. Ma presto mi resi conto che non si trattava di quello. Quel “no” iniziava a scavare, pretendeva di voler entrare dentro di me fino alle profondità dei miei pensieri. Di più, fino alle mie emozioni. Già! Le mie emozioni! Erano lì: permeate da un atteggiamento di sfida verso quell’intruso che senza dire parola pretendeva qualcosa da me! Pretendeva un cambiamento radicale. Come osava, chi gli aveva dato il permesso? Io volevo morire e lui non era forse d’accordo? A quel punto una serie di parole “irriferibili” affollarono la mia mente, pronta ad esplodere di rabbia contro quel dito puntato su di me. Ormai i miei occhi non vedevano altro, ogni cosa era sullo sfondo, nel buio. Accecata dall’ira ero sul punto di deflagrare ma Lei mi anticipò di un soffio con un semplice “…Sch….”. Che? Pretendeva forse che io me ne stessi zitta? Dopo tutto ciò che stavo subendo dovevo zittirmi? Per ascoltare cosa? A quel punto fu una sua frase che mi spiazzò completamente: “Ha ragione, Signora, lo so, ha proprio ragione.”. Avevo sentito bene? Lei mi stava dando ragione? Ancora non capivo cosa stava succedendo. Eppure stava succedendo qualcosa che avrei ricordato per il resto dei miei giorni. Con profonda umiltà, tatto, competenza, intuizione e non so quanto altro ancora Lei mi aveva “presa”, inutile negarlo, mi aveva conquistata. Con piacere abbandonai progressivamente quei miei infantili pensieri suicidari e abbracciai la Sua entusiasmante visione delle cose. Il momento critico era sfumato, quando un sorriso illuminò il Suo sguardo. Mi venne in mente mio padre e il modo in cui lui usava guardarmi compiacendosi persino delle mie marachelle di bimba irrequieta. Stavo già piangendo senza rendermene conto ormai da un po’, quando una Sua frase mi svegliò da quella sorta di trance ipnotica nella quale ero piacevolmente scivolata: “qui ho finito… tornerò più tardi. Complimenti Signora, Lei è in gamba!”. Incredibile! Pensai, ma questo chi è un santo? Il cuore mi batteva forte e le lacrime stavano bagnando la medicazione sulla mia ferita. Mi precipitai tempestivamente nell’asciugarne i dintorni e in quel preciso istante mi resi conto che desideravo ardentemente e come mai prima di allora, VIVERE! Che bello! Ero tornata quella di sempre, la persona combattiva che tutti conoscevano. Tutto il resto è adesso solo un dettaglio. Ecco, Dottore, caro Dottore, mi fermo e spero di offrire a tutti i futuri pazienti della Clinica Sant’Anna la possibilità di una ulteriore speranza, attraverso il racconto della mia personale esperienza. So che ogni grazie è riduttivo, ma è l’unica parola che in questo momento sgorga dal mio cuore. Dal mio nuovo e rinnovato cuore. Ancora oggi, a distanza da circa un anno dalle nostre illuminanti chiacchierate, mi commuovo quando penso a ciò di cui ho avuto la fortuna di fare esperienza. Solo un grande, grandissimo, smisurato grazie, Dr. Ruga.
26/08/11 - 18:44 - A. Daminelli (Bergamo) 
Sono rimasto pienamente soddisfatto dal sito e mi complimento per la serietà e l’accuratezza dell’informazione data. L’elevato numero dei video proposti genera inizialmente un senso di disorientamento, che si trasforma presto in entusiasmo per l’approfondimento dei temi proposti. Complimenti per il lavoro svolto.
22/08/11 - 19:07 - Michela V. (Cremona) 
Video molto curato e istruttivo, che iforma e rassicura allo stesso tempo, lasciando nel visitatore una sensazione di calma insieme ad una rinnovata forza d'animo. Le Sue doti psicologiche si apprezzano immediatamente. Devo infine complimentarmi per la completezza e l'utilità di questo Servizio oggi imprescindibile.
10/08/11 - 09:25 - M. Guzzetti (Varese) 
Ho attraversato un'esperienza non facile e questo sito con le sue straordinarie lezioni e i suoi saggi consigli mi hanno aiutata ad affrontare al meglio il decorso post operatorio di un intervento cardiochirurgico. Le sue parole, dottore, mi hanno commossa e hanno fatto rinascere in me la voglia di vivere appieno la mia vita. Un immenso grazie.
01/06/11 - 09:14 - Carmela 
Davvero bello! E’ uno dei miei video preferiti, anche se non il più disinvolto, né il più ricco di informazioni; lo preferisco forse perché è il primo della lista, nel senso che inaugura e dà inizio a qualcosa di straordinario: essere d’aiuto a molti. Lei lo fa con modestia e animo gentile. La ringrazio immensamente e Le faccio i miei più sentiti complimenti.
16/03/11 - 17:58 - Un paziente 
Carissimo Dr. Ruga è stato un piacere e una fortuna poterla conoscere di persona e aver goduto del suo supporto psicologico al Sant'Anna Hospital di Catanzaro. Voglio ricordare le "tre cose" fondamentali che lei ogni volta ci ricordava: "mangiare, dormire e muoversi!". Ho sempre seguito i suoi consigli, anche quelli un pò più complessi e di ordine psicologico oltre che pratico. Mi sono trovato benissimo. Mi piace ricordare che in un momento di tristezza lei riuscì a sollevarmi spostando la mia attenzione sui miei familiari, chiedendomi: chi la aspetta a casa?". Quella semplice domanda mi tirò su, consentendomi di ascoltare più attentamente le sue parole. Non sapevo ancora che dall'alto dei miei anni potessi ricevere una lezione di vita da un "ragazzo". La ringrazio infinitamente. Con stima. Un paziente.
12/02/11 - 11:11 - G. Tugnoli (Bologna) 
Complimenti per la linearità del discorso che evidenzia perfettamente l'importanza dell'approccio psicologico ad una tipologia di malati in continuo aumento. Il Suo sito Dr. Ruga fornisce risposte concrete a moltissime problematiche psicologiche, con chiarezza e professionalità encomiabili, dando una speranza a chi non ha neanche quella. A Lei va tutta la mia stima e la mia ammirazione non solo su di un piano strettamente professionale, ma in particolare su quello umano, nel quale ambito Lei dimostra un carisma unico.
02/02/11 - 10:56 - M. Giraudo (Cuneo) 
Sito molto interessante e colmo di informazioni, riflessioni e lezioni di vita che provengono direttamente dai pazienti che hanno affrontato un momento intenso della loro esistenza e sono riusciti a condividerlo in questo spazio prezioso, offerto a tutti noi. La pubblicazione dei video e dei commenti annessi ci regala la possibilità di una comprensione più accurata e profonda della persona esposta ad interventi ad alto rischio e necessari. Quando constato che c’è chi lavora con passione e vocazione mi entusiasmo.
25/01/11 - 11:21 - A. Papalia (Reggio Calabria) 
Non finiremo mai di ringraziarla per tutto ciò che mette a nostra disposizione.
09/01/11 - 18:14 - R. Dolce (Roma) 
Non ho parole per ringraziarLa. Continui a pubblicare video, sono incantevoli.
07/01/11 - 10:47 - A. Crippa (MI) 
In un mondo duro, aspro, spesso sordo alle richieste del prossimo, c'è di tanto in tanto qualcuno che ci sorprende per la sua naturale propensione ad aiutarci, semplicemente facendo egregiamente il suo lavoro. Complimenti Dottor Ruga Lei è... Lei E'. Punto!
13/12/10 - 18:12 - M. Colombo 
Lo studio e la cura degli aspetti psicologici associati alle cardiopatie costituiscono una sfida di particolare interesse che Lei affronta con vigore ed entusiasmo, professionalità e innovazione. Come attestato dalle linee guida internazionali sulla riabilitazione cardiaca, il mondo scientifico ha riconosciuto l’importanza dei modelli assistenziali multidisciplinari integrati, che Lei illustra sapientemente all’interno di un approccio bio-socio-psicologico alla malattia, giustamente dando un ruolo di primo piano alla comprensione del legame tra la patologia cardiaca e gli aspetti psicologici, sui quali il Suo sito è superbamente illuminante. Non posso che complimentarmi per l’eccellente e pionieristico lavoro supportato dalle innumerevoli testimonianze dirette. Congratulazioni e auguri.
01/12/10 - 10:28 - Donatella Bolla (Asti) 
Un Servizio d’eccellenza rispondente al posizionamento scientifico ed epistemologico della Psicologia nel panorama contemporaneo, che si riconosce in un corpus scientifico e applicativo ben più ampio delle sole applicazioni clinico-mediche. Da ormai diversi decenni, infatti, la Psicologia professionale ed accademica si è affermata in settori diversi da tale tradizionale ambito. Il corpus di conoscenze della Psicologia Integrata che con superbia espositiva Lei offre al fortunato visitatore, contribuisce allo sviluppo di settori applicativi in ambito economico, aziendale, giuridico, del marketing, del management, delle organizzazioni sociali, e, naturalmente, del miglioramento del funzionamento individuale (in ambito personale e professionale). L'American Psychological Association, organismo di riferimento internazionale, mantiene al proprio interno sezioni specificamente dedicate alle applicazioni medico-cliniche della Psicologia (tra cui la cardiopsicologia) includendo la Medicina fra le scienze con cui la Psicologia interagisce. Del resto, l'evoluzione internazionale della Psicologia - in linea con le Sue pregevolissime lezioni - tende all'ampliamento dei settori applicativi dei quali la cardiopsicologia è espressione ultima. L’accurata e generosa presentazione del Servizio presso il S. Anna Hospital offre la possibilità al visitatore di farsi un’idea chiara ed esaustiva sui principi e le tecniche della moderna psicologia applicata al cardiopatico. Concludo aggiungendo volentieri una nota personale: il Suo, dottor Ruga è un modo di porsi affabile, accattivante, caloroso, molto comunicativo, cortese, franco e garbato. Si ha la sensazione di ascoltare un amico al quale ci si affida senza riserve. Complimenti ancora e auguri.
25/11/10 - 19:00 - Maria 
Sono entrata nel rinomato S.Anna Hospital di Catanzaro con tante speranze, ma nonostante la consapevolezza di poter fare affidamento su prestigiosi medici e le più avanzate tecniche, avevo in me anche tanti timori e tanta incertezza sul mio futuro. Un intervento “a cuore aperto” ha a che fare con la sacralità del corpo, nel mio caso ancora “inviolato” dal bisturi. Quando ci siamo visti per la prima volta, Dottore, intuendo perfettamente il mio stato d’animo, mi ha detto che mi trovavo nel posto giusto, poiché, ha aggiunto: “noi siamo certi di poterla aiutare”. Mi sono subito rilassata e commossa, piangendo lacrime di sollievo. Io credo che Lei, Dr. Ruga abbia una indiscussa abilità, quella di far sentire speciale la persona che ha davanti. Nelle nostre pregevoli conversazioni mi sono sentita ascoltata, compresa e valorizzata anche quando esprimevo aspetti di me poco edificanti. Lei mi ha dedicato quello che ho percepito come uno spazio esclusivo, in cui poter elaborare le mie ansie e le mie paure, e lo ha fatto con infinita delicatezza, nel rispetto dei miei tempi e del mio modo di essere. Lei ha un dono meraviglioso: sa comunicare con lo sguardo oltre che con il tono della voce. E’ stato un privilegio poter contare sul Suo aiuto. Le auguro una luminosa carriera. Con affetto, Maria.
15/11/10 - 20:31 - Maria Dastoli 
Caro Dr. Ruga, ci tengo a ringraziarLa ancora dello straordinario sostegno che Lei mi ha fornito durante il periodo della mia riabilitazione presso il S. Anna Hospital di Catanzaro, dove ho avuto due ablazioni eseguite magistralmente dal Dr. Iacopino. Il Suo sito Dr. Ruga è bellissimo, non immaginavo avesse tanti “fans” tra cui me; tutto quello che vi si legge è commovente e vero. Leggendo i numerosissimi commenti mi sono riconosciuta nei vissuti di molti pazienti. Colgo l’occasione per estendere i miei più sinceri ringraziamenti al Prof. Cassese al quale mi sono affidata ciecamente, alla bravissima Dr.ssa Montesanti e a tutti i ragazzi che mi hanno sostenuta facendomi sentire il più possibile a mio agio. Di Lei Dr. Ruga conservo un ricordo particolare per la gentilezza, la disponibilità, la professionalità e l’efficacia delle Sue illuminanti parole senza le quali sarebbe stato tutto più difficile e scoraggiante. Con profonda riconoscenza, Maria Dastoli
10/11/10 - 17:41 - Giuseppe  Di Vico
Dr. Ruga Grazie e complimenti per l'eccellente lavoro che Lei svolge con passione e professionalità. Aspettavo con ansia la Sua visita mentre ero ricoverato al S. Anna per conoscerLa di persona e stringerLe la mano; perchè prima del ricovero avevo visionato il Suo sito ed ero rimasto veramente entusiasta del Suo operato. L'incontro è stato salutare per me. Quello che mi ha colpito è stato come Lei è riuscito ad infondere dentro di me una pace ed una serenità indescrivibile mentre dialogavamo. Quando mi è stata fatta la diagnosi dal Dr. Agnino (difetto interatriale con forame ovale pervio) e che era necessario un intervento cardiochirurgico per me è stato un duro colpo. All'inizio un po’ di depressione… poi mi sono messo nelle mani di Dio! Ho deciso di non andare da nessun’altra parte, come fanno molti calabresi che si rivolgono al Nord. Ho creduto nel Dr. Agnino e mi sono affidato al S. Anna Hospital di Catanzaro e, ringraziando Dio e tutto lo staff del S. Anna, è andato tutto bene. Colgo l'occasione di ringraziare tutto lo staff del S. Anna Hospital di Catanzaro e spero tanto che il Governatore della Calabria Scoppelliti valorizzerà e non penalizzerà questa realtà che abbiamo in Calabria, dove si fanno interventi di cardiochirurgia ad altissimi livelli; niente da invidiare alle migliori cardiochirurgie del nord Italia! Giuseppe Di Vico, Rossano (Cs).
05/11/10 - 15:57 - "Chi non parla è dimenticato" 
Caro dottore vengo subito al punto. Quando Lei entrò nella stanza esordì dicendo questa criptica quanto lapidaria frase: “Chi non parla è dimenticato”. Beh, per chi è stato un insegnante di lettere come me, quella frase condensava un concetto su cui meditare non solo intellettualmente, ma anche emotivamente. Ne fui sorpreso e iniziai a chiedermi quanto quelle parole mi riguardassero personalmente. La risposta che emerse dalla conversazione che di lì a poco avrebbe preso corpo, fu: moltissimo. Lei mi fece una lunga lezione sul potere delle parole, dicendomi che reagendo positivamente alla malattia, avrei cambiato il corso della mia storia personale, e che questo avrebbe influito sul tipo di rapporto intrattenuto con tutti quelli che mi stavano vicino, perché avrei dato loro un esempio, non con le parole, ma con i fatti. Così, la mia vittoria sarebbe diventata per loro una imperitura lezione di vita. Poi disse: “ogni nostra azione riecheggia per l’eternità, e il fatto di esserne convinti, ci rende partecipi e appassionatamente coinvolti in quello che ci accade”. Il bello è che un’ora prima, caro dottore ero intenzionato a mollare tutto e a lasciarmi andare; avevo deciso di non assumere più nessuna medicina. Lei deve aver capito questo mio stato perché ad un certo punto citò una frase del film “Schindler list”, in cui ad una deportata che era sul punto di suicidarsi, l’amica disse: “se lo fai non saprai mai quello che ti è capitato”. Insomma, mi toccava vivere. Parola dopo parola, Lei stava entrando nei miei pensieri e nei miei ricordi più affettivamente importanti. Iniziò poi ad accennare al rapporto che al rientro dalla clinica avrei potuto intrattenere con i miei nipoti, e fu allora che mi venne in mente mio nonno, una persona laboriosa, che non si dava mai per vinto. Era un ricordo che avevo dimenticato, insieme a tante cose riguardanti la mia famiglia d’origine. Durante gli incontri successivi ricucimmo insieme alcuni spezzoni d’immagini lontane, per dare un senso progettuale al presente. In pochi giorni uscii dalla clinica per dedicarmi alla riabilitazione, e col tempo tornai in buona forma. Recentemente, nei sogni ho rivisto mio nonno scavare e riesumare un corpo dalla terra scura, nella penombra, al chiaro di luna. Ho la sensibilità sufficiente per capire da solo che sarei stato io quel cadavere e che mi sono salvato perché l’ho ascoltata, caro dottore. Di più; riprendendo le Sue parole, mi sono chiesto a cosa serva una lingua se è morta. La risposta non è tardata a venire: è sempre possibile trovare parole giuste, che uniscono e riconciliano. Lascio questa testimonianza per dare coraggio a quanti, come me, si sentono tentati a lasciarsi andare. Oggi posso dire con gioia che vale sempre la pena sapere cos’altro ancora la vita ci può riservare, ma soprattutto che bisogna parlare col cuore ai propri cari per non essere dimenticati, ma anzi ricordati con affetto. Ne vale veramente la pena. Le lascio un immenso grazie e un abbraccio da parte di tutta la mia famiglia. Ci tengo anche a dire che al S. Anna Hospital di Catanzaro mi sono sentito accolto, curato e seguito con professionalità e serietà assoluta in tutte le fasi del mio personale percorso.
26/10/10 - 10:25 - Dino Fabbro 
Complimenti Dr. Ruga. Il filmato e i commenti rendono molto bene l’idea di cosa sia la cardiopsicologia e di quanti benefici si possano avere da un qualificato intervento psicologico. Il Suo sito è viva espressione della multimedialità, declinata come impegno intellettuale prioritario. Il fatto che Lei metta a disposizione di tutti e gratuitamente la Sua esperienza, nonché la Sua conoscenza, è una diretta funzione della passione che dovrebbe animare la professione di psicologo, che Lei interpreta con tanto ingegno e dedizione. Nel mondo attuale, così debordante di futili notizie è raro trovare chi, come Lei si dedica all’essenziale. Complimenti davvero.
20/10/10 - 09:05 - Un paziente 
E’ sempre una grande gioia rivederLa Dr. Ruga. Le faccio i miei complimenti per il sito e lascio con piacere il mio commento. Delle nostre illuminanti conversazioni tenute nella camera 206 parecchi mesi or sono, al S.Anna Hospital di Catanzaro, ho dei piacevolissimi ricordi. Fu una frase che mi disse, dopo le prime consuete battute, a stimolare la mia mente. Cercai poi, su Suo suggerimento, di applicarla al mio modo di essere e alle mie esperienze. La frase in questione suona così: “Più lontano Lei va, meno conosce”. Sulle prime non capii, eppure quella frase mi incuriosiva perché intuivo avesse un significato profondo che dovevo comprendere. Del resto, io Le stavo spiegando che a me non succedeva mai niente, non capitava mai niente di straordinario, la mia vita era piatta e i miei rapporti un po’ stanchi, conseguenza forse dei miei continui viaggi d’affari. Lei annuì come se sapesse bene di cosa stessi parlando e poi disse che ciò dipende da dove stiamo rivolgendo il nostro sguardo… o, in altri termini un po’ più sofisticati, in quale prigione abbiamo rinchiuso la nostra anima. Alla fine mi chiese quali eventi mi stessero accecando. Aggiunse che il male più grande che potrebbe capitarci, il destino più infame è proprio quello di perdere il “Senso”, cioè quella visione un po’ allargata sulla nostra vita: un “grandangolo”, disse. Quindi, mi invitò a ragionare in grande, nell’esaminare la soluzione di quel problema che Le avevo accennato, perché forse la scappatoia che avevo trovato era soltanto la via più comoda, quella più a portata di mano, ma non quella richiesta. Io Le chiesi da dove dovesse arrivare l’evento rivoluzionario che avrebbe dovuto dare la scossa alla mia vita togliendomi dallo stato di grigia estraneità nel quale mi trovavo. Sicuro di sè Lei rispose: “Da nessuna parte, l’evento è già dentro di noi. Tutto nella vita è provocato da noi. Era come dire che non esistono scuse: se è andata (o non è andata) in un certo modo, dipende solo da me, dalla mia capacità di allargare gli orizzonti. Sapevamo entrambi, dottore, a cosa Lei si stesse riferendo e quale questione in sospeso mi stesse invitando ad affrontare. Oggi lo posso dire, qualcosa nella mia vita è radicalmente cambiato. Nel salutarLa, mi sembra doveroso ringraziare tutto il personale medico e paramedico del S.Anna Hospital, che mi ha sostenuto e incoraggiato nei momenti difficili e Lei, dr. Ruga, che ha fatto di quel momento buio un’occasione preziosa di comprensione e allargamento dei miei punti di vista.
15/10/10 - 09:59 - A. Battisti (Mantova) 
Innanzitutto complimenti per l’esemplarità del servizio d’eccellenza offerto, che come si legge dalle numerose testimonianze, rispetta e innalza la dignità del malato. Quello che mi appresto a descrivere, potrebbe capitare o è già capitato ad ognuno di noi: l'esperienza di un ricovero in ospedale, luogo di sofferenza, di speranza e di servizio, dove il degente con la sua presenza compie l'atto di fiducia di porre la sua vita nelle mani degli altri. Quando un uomo, da sano diviene malato e viene ricoverato in una struttura sanitaria pubblica o convenzionata, fa un'esperienza che va ben oltre il patire una semplice malattia, accorgendosi subito che, con la cessazione delle abitudini quotidiane, egli non è più quello di prima, a causa del suo stato di dipendenza sia dai medici che dal personale paramedico, i quali eserciteranno su di lui un potere che ha spesso varie valenze, positive ma anche negative (specie se non ha ben riposto la sua fiducia in chi lo dovrà curare, o per la struttura che all'occasione si ritrova). E’ così che la persona proveniente da un universo che gli dava la sensazione di essere un'entità inserita in un insieme nel quale poteva dire e fare la sua parte, si trova a dover accettare di essere divenuto, inspiegabilmente, un «oggetto». Questa affermazione può sembrare retorica, se non si chiarisce una volta per tutte e bene, che cosa è veramente lo «stato di malattia» e quindi il conseguente «diritto alla salute» sancito dalla nostra Costituzione, che all'art. 32 recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», e poi più definito dall'art. 1 della Legge Istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale che precisa: «La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana». Entro questa concezione, la malattia e la sua cura – che è affidata al medico – non possono essere comprese senza un riferimento a tutto l’uomo, colto non solo nella sua origine, ma anche e in particolare nel suo destino. La dignità del malato e della sua sofferenza non è apprezzabile come “dignità umana” se il suo corpo viene indagato e trattato semplicemente come il “corpo di un uomo” e non, invece, come un “corpo umano”. Quando il medico è indotto ad agire per curare il corpo come se dovesse mettere tra parentesi la totalità dell’uomo, la tentazione di non rispettarlo pienamente secondo quella dignità che gli è propria si fa più forte e pervasiva. La promozione della salute del corpo senza la collaborazione alla salvezza dell’uomo è una strada in discesa, che porta sempre più lontano dal profondo rispetto che è dovuto ad ogni uomo e a tutto l’uomo, dal suo concepimento fino alla morte. Una medicina del corpo separato dall’anima è destinata a diventare una medicina senz’anima, il cui rispetto verso la dignità dell’uomo è condizionato da un calcolo utilitaristico della qualità della vita e non da una accoglienza e da un servizio alla vita di tutti e di ciascuno dei sofferenti. Senza rispetto incondizionato verso la dignità del malato non vi può essere dignità del medico. Concludo facendo i miei più calorosi complimenti a Lei illustre collega per le illuminanti parole espresse nel video e gli accurati contributi scritti, che costituiscono un’occasione unica di riflessione e di comprensione del mondo interno del paziente cardiopatico.
07/10/10 - 09:07 - Una paziente 
Dottore caro, per me l’intervento al cuore, in un primo momento è stato un ostacolo insormontabile. Gonfiori, stanchezza, depressione, non sto qui ad elencare tutti i mali che ogni giorno mi tormentavano. Lei, con molta pazienza veniva a trovarmi nella mia stanza e mi dava coraggio, ma io sapevo che dovevo fare affidamento su me stessa e non vi riuscivo ancora. Un giorno parlavamo della mia passione giovanile: il giardinaggio e Lei, interrompendomi mi disse che quando una pianta crescendo incontra un ostacolo, cambia semplicemente direzione, e scegliendone un’altra continua a cercare sempre la luce. Parlammo di come nei campi, in profondità, sotto la terra, il seme della pianta inizia la sua gestazione, nel buio più assoluto. Allora capivo e non capivo cosa volesse dire, ma sentivo che quel discorso mi faceva stare bene. Lei parlava di un raccogliersi in sé prima di ripartire, lasciando andare il superfluo, come i rimorsi e i rimpianti, abbandonando insomma le vecchie cose. Sembrava parlasse di me come se mi conoscesse perfettamente. Oggi Dottore mi è tutto chiaro. Ho ripreso a dedicarmi alle mie piccole piante, alcune delle quali mi sono state regalate da persone care, e ogni volta che ognuna di esse supera un periodo grigio, mi sento stringere il petto dall’emozione. Ci tengo a ringraziare l’intero staff del S.Anna Hospital di Catanzaro che si è prodigato per donarmi la possibilità di vivere serenamente gli anni a venire, e Lei Dottor Ruga, per aver innestato “nuovi germogli” in una vita che sembrava avesse perso l’entusiasmo. Grazie ancora e buon lavoro.
05/10/10 - 11:09 - Una paziente 
Complimenti. Perdoni l’emozione Dottore, non riesco ad aggiungere nulla. Solo grazie.
30/09/10 - 18:28 - Padre Giacinto 
Per ogni mentalità autoritaria la psicologia è qualcosa di pericoloso, perché sconvolge l’ordine, alimenta lo spirito di insubordinazione e quindi la rivolta. Ecco perché a volte non viene accettata e promossa, ma Lei Professore, riesce a proporsi veramente con stile e disincanto, toccando con estrema disinvoltura tutti i grandi temi di questa singolare disciplina: Dio e l’anima, il mondo interiore e la coscienza, l’etica e il senso della vita; ci invita a un esercizio di pensiero che è un modo di articolare la nostra libertà, attraverso un sapere che rappresenta la suprema ricchezza dell’uomo. Al di là del rigore intellettuale presente in ogni video, in particolare in questi straordinari commenti si respira un’aria di spiritualità e di umanità di fronte alle altrui coinvolgenti esperienze, che arricchisce e innalza chi si compenetra e partecipa del dolore narrato. Complimenti.
27/09/10 - 16:25 - Angela Pellegrini 
Con singolare maestria, frugando negli interstizi della psiche questi brevi filmati così ricchi di idee modellano una figura di abilissimo professionista e straordinario divulgatore. Essi vibrano di suggestive risonanze andando a toccare in profondità i problemi fondamentali dell'esistenza, sensibilizzando la coscienza dell'uomo moderno; un'opera questa di inestimabile valore etico. Complimenti vivissimi e buon lavoro Dottor Ruga.
24/09/10 - 08:14 - Paolo Di Cesare 
Caro Dr. Ruga, con le Sue lucide lezioni e le Sue generose gesta, ci fa essere degli uomini migliori. Purtroppo l’uomo del nostro tempo ha perduto ogni considerazione del prossimo, dimenticando la solidarietà e la religione che lo trattengono dalla violenza. Quasi sempre è egoista, crudele, a distanza di tanti secoli è rimasto uguale a se stesso: primitivo, ferino, bestiale, istintivo, irriflessivo, selvaggio, spietato, al pari di quando per uccidere si serviva di strumenti approssimativi. Il progresso della civiltà non è servito a farne un uomo migliore. Perdoni il pessimismo. Tanti, tanti complimenti e auguri.
19/09/10 - 17:18 - Martina 
E' un piacere iscriversi al suo canale Dottor Ruga; la ringrazio per i video davvero ben fatti. I contenuti sono comprensibili anche per chi, come me, coltiva una forte passione per la Psicoanalisi senza aver conseguito la laurea in psicologia. La ringrazio anche per la scelta di mettere a disposizione, in formula gratuita sul canale, il suo sapere e la sua grande professionalità. Con stima, Martina.
14/09/10 - 09:23 - Mario Zurlo 
Complimenti per il video, presenta un insieme di concetti difficilmente reperibili su di un singolo testo.
08/09/10 - 09:34 - un paziente 
Caro Dr. Ruga, La ringrazio delle utilissime parole di supporto che mi ha offerto. Lei mi ha insegnato a non conservare memoria del male subito, per poi rinfacciarlo alla prima occasione a colui che l’ha compiuto, come era mia abitudine fare. Ricordo bene quando un giorno mi disse: “…ma Lei ha la mania di litigare con tutti!”. Mi spiegò poi, che la comprensione verso l’altro non é debolezza, né sentimentalismo, non sorvola sull’ingiustizia, ma é attirata dalla verità, la quale pretende di essere compiuta: la si deve ubbidire, essa va anzitutto attuata e messa in pratica. Mi chiedevo allora cosa volessero dire quelle parole per me, poi, a fatica e lentamente ho compreso e ho agito di conseguenza, riscoprendo il perdono. Lei mi disse una volta che avrei dovuto sfruttare la mia accresciuta emotività dopo l’intervento, come un punto di forza per capire gli altri. Quando l’ho fatto, mi sono accorto con stupore che erano gli altri a capire me. Un grazie di cuore e buon lavoro Dottore.
06/09/10 - 16:45 - Una paziente 
Carissimo dottor Ruga, Le scrivo per esprimerLe tutta la mia stima e la mia riconoscenza per aver reso più sopportabile un momento severo della mia vita e per avermi convinto che anche le imprese più improbabili vanno tentate, con impegno e convincimento. Colgo l’occasione per estendere i miei apprezzamenti all’intera Struttura del Sant’Anna Hospital di Catanzaro, per l’efficienza e la professionalità di tutti i medici.
31/08/10 - 09:37 - Don Francesco 
Il libero arbitrio è il concetto secondo il quale ogni persona è libera di fare le sue scelte, non essendovi una realtà predeterminata. In campo religioso il libero arbitrio implica che la divinità, per quanto onnipotente, scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui. Nell’etica questo concetto è alla base della responsabilità di un individuo per le sue azioni e se viene accompagnato da un forte spirito cristiano, innalza l’essere umano. Io ho trovato in Lei, dott. Ruga, un fulgido esempio di questa straordinaria qualità. Lei è una persona veramente sensibile, magnanima, disponibile, umanitaria, altruista, clemente, comprensiva, nobile, tollerante, di buon cuore, squisita e disinteressata come poche. Se dovessi scegliere un solo termine per esprimere queste qualità, userei certamente quello di carità. Un uomo senza carità è ben poca cosa. La carità é paziente, benigna, non invidia, non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si inasprisce, non sospetta il male, non gode della ingiustizia, ma gioisce con la verità. Essa è l’apice dell’insegnamento religioso e rappresenta l’essenza stessa del Cristianesimo. Nelle Sue azioni, caro Dottore, io vedo ciò che raramente si riesce a scorgere nel cuore degli uomini: la libertà dal proprio egoismo, e un genuino sentimento di fratellanza, di amore, di comprensione, di tolleranza, di solidarietà verso coloro che ci sono vicini. Parlo di un atteggiamento, una disponibilità, un modo di essere in cui il fattore determinante non é altro che l’amore verso il prossimo, non quello esibito, ma l’amore vero, puro, sincero, disinteressato, umile, quello che non chiede nulla, ma si offre completamente e senza riserve, come dimostrano tutti questi straordinari, giustificati e meritati commenti.
26/08/10 - 17:29 - Una Paziente 
Caro Dr. Ruga, il Suo sito è talmente bello che non ci si può esimere dal lasciare una traccia, un commento, anche solo un pensiero. La mia è stata un’esperienza intensa, con le sue conseguenze irreversibili, ma anche sperate. Il dolore fisico che ho provato è stato indicibile, ma lo si sopporta sapendo, come Lei sottolineava spesso, che è transitorio e lascia presto spazio ad una sensazione di benessere che solo nei mesi successivi all’intervento diviene concreta e duratura. Se non fosse stato per i miei figli, non avrei affrontato tutto questo, ma, come Lei puntualizzò: “per fortuna che ci sono loro!”. Sembrava una frase quasi casuale, messa lì per riempire il silenzio, invece, da quando Lei uscì dalla mia stanza, mi resi conto di quanto fossi legata alla mia famiglia. Sono i nostri cari che ci tengono in vita nei momenti difficili. Spesso Lei ritornava sull’argomento, ricordandomi che stavo lottando per il mio benessere ma anche per quello dei miei figli che desideravano una madre presente e in salute. A volte basta poco, Dottore, per lasciarsi andare, seppur consapevoli di un gesto egoistico e poco edificante. Non so se ce l’avrei fatta da sola, senza le Sue parole. Ricordo bene quando mi disse che nessuno è mai veramente solo e che non bisogna vergognarsi di desiderare la fine di tutto; la fine del dolore. Mi sono sentita compresa e giustificata. Avevo avuto un pensiero terribile e Lei era pronto a condividerlo, come se fossi legittimata ad averlo. E’ bastato questo per farmi commuovere e per tirar fuori tutta la mia voglia di riscossa. Grazie per avermi trattenuta qui. Ho fatto tesoro del Suo insegnamento e questo mi permette di godere in modo nuovo delle piccole gioie quotidiane. Grazie a Lei e a tutto lo staff del S. Anna Hospital di Catanzaro.
24/08/10 - 11:23 - P. Petrone (Matera) 
Indubbiamente uno dei siti più belli che mi sia capitato di visitare. Questi commenti lasciano il segno e riescono a toccare il cuore del lettore, raggiungendo anche momenti poetici, nel raccontare di come un semplice gesto – nato certamente dall’esperienza professionale mista a doti umane straordinarie - riesca a migliorare nettamente la situazione del paziente. Non si tratta di una sequenza di impressioni e di commenti fini a se stessi, perché, pur essendo presente l’aspetto introspettivo, essi costituiscono anche un messaggio educativo di richiamo ai valori fondamentali, che rifugge da ogni falsa retorica poiché attinge dall’esperienza stessa di chi lascia il proprio commento. Di fronte agli evidenti successi terapeutici si prova un senso di gioia e allo stesso tempo di sgomento, nel guardare alla sofferenza di questi pazienti, che raccontano il loro dolore e il vuoto che prende anima e corpo, fino al riscatto conclusivo. E’ una lettura che fa soffrire e gioire fino a quando ti rendi conto con piacere di aver fatto il tifo per dei perfetti sconosciuti. Complimenti.
23/08/10 - 16:06 - Corrado Nelli (Viterbo) 
Un gran bel sito dove veramente ci si può fare una cultura, sia nozionistica che "spirituale". Complimenti.
17/08/10 - 11:35 - Davide (Siena) 
Coinvolgente ed emozionante la lettura di queste pagine, porta a conoscere l’anima del paziente sofferente, per il quale un gesto terapeutico mirato e sapiente diviene occasione di crescita interiore e di maturazione. Originali e brillanti i suggerimenti terapeutici si muovono tra le mille difficoltà di contesto, contingenza e sofferenza, accompagnando coraggiosamente il lettore a comprendere quanto l’amore in senso lato possa diventare una forza in grado di rivelare l’uomo a se stesso, tanto da divenire un’ancora di salvataggio per l’esistenza. E’ così che il lettore scopre quanto sia importante il processo di ricerca interiore, favorito da un ascolto attento, paziente ma pronto ad innescare nell’altro sorprendenti moti evolutivi. Ci auguriamo che questi commenti sanciscano la nascita e la messa a fuoco di un nuovo approccio psicologico al paziente, teso ad ottenere il massimo beneficio nel minor tempo possibile, contrapposto alle interminabili terapie classiche.
13/08/10 - 17:02 - Daniele Tosini (Brescia) 
Veramente interessante e sbalorditivo. Sono rimasto imbambolato nel leggere tutti questi straordinari commenti e nell'apprendere che esistono anche persone serie, migliori di altre, che ti indicano un giusto modo di essere e di comportarti. Ascoltare le sue lezioni è un vero piacere. Complimenti!
04/08/10 - 18:42 - A. Lauri (Perugia) 
Complimenti
23/07/10 - 08:23 - Don Gaetano 
Illustrissimo Dottore le scrivo per complimentarmi innanzitutto della sua palese bravura sul piano professionale, ma in particolare per la sua disposizione umana verso l’altro, considerato sempre al centro di un interesse genuino e sincero. Non è facile trovare persone disposte, come lei, a spiegare a tutti il proprio operato senza nessuna gelosia riguardo al proprio sapere, donato con gioia e coscienziosità. Il suo sito è veramente uno spettacolo culturale da non perdere se si vuole comprendere la psicologia e se si sente l’esigenza di migliorarsi. Sono sicuro che non perderà l’entusiasmo che contraddistingue le sue azioni e la passione per un lavoro in cui l’essenziale è dare senza riserve. Con stima. Don Gaetano
22/07/10 - 15:57 - M. Attisani (Sondrio) 
Complimenti, veramente bravo.
15/07/10 - 18:52 - Una paziente 
Carissimo Dr. Ruga, sono contenta di averla ritrovata attraverso internet. Il suo sito rispecchia perfettamente il suo modo di essere come professionista: attento, generoso, disponibile, gentile, efficace, signorile. Un magnifico esempio di medico, non soltanto dotato di professionalità e cultura, ma prima di tutto umano. Devo dire di essermi trovata molto bene nella rinomata clinica Sant’Anna dove, circa un anno fa mi sono operata. Oggi sto benone e come lei mi disse a suo tempo, molta sofferenza l’ho riposta in un angolino della mia mente, lontana dal mio naturale ottimismo che lei tirò fuori anche nei momenti più tristi e difficili della mia non facile esperienza. Colgo qui l’occasione per omaggiarla del mio più sentito grazie.
12/07/10 - 19:12 - M. Vinciarelli (Grosseto) 
L'esposizione di questo programma riabilitativo è molto curata e offre molteplici spunti di riflessione, evidenziando problematiche specifiche del paziente cardiopatico, da non sottovalutare. Video e commenti costituiscono un confronto imprescindibile per chi volesse accostarsi alla cardio-psicologia. Complimenti.
09/07/10 - 08:24 - Grazie a tutti 
Sono arrivata al Sant’Anna di Catanzaro in condizioni disperate. L’ultima cosa che ricordo prima del risveglio è lo sgomento e la confusione nel viso di mia figlia, qualcuno gridava e qualcuno piangeva. Dopo, il buio nel vero senso della parola. Mi sono riavuta parecchio tempo dopo, ma mentre il corpo aveva accusato il passare dei giorni, la mente era ancora dissociata: ero insomma fra le nuvole. Ci restai un bel po’, finché mi trasferirono – e lo dico col senno di poi – in reparto, dove conobbi Lei Dr. Ruga. Fino a quel momento avevo parlato a monosillabi, piuttosto a gesti. Lei, con un fare naturale, come se si stesse rivolgendo ad una persona in perfetta salute, mi chiese qualcosa di me. Pensai che stessi bene e in un attimo mi buttai alle spalle una sensazione di blocco che mi aveva paralizzata mentalmente, facendomi credere di essere in pericolo di vita. Lei mi guardava e mi sorrideva, poi si complimentò con me per qualcosa che non ricordo… ma ricordo che piansi perché mi resi conto di essere fuori pericolo. Lei tornò a congratularsi e mi disse che presto sarei stata meglio, sicuramente meglio di prima. Sentivo la speranza salire in me e divenire certezza. Poi mi disse: “presto tornerà a casa…”. Fu allora che acquistai una maggiore lucidità, e la consapevolezza di essere importante per qualcuno mi diede una ulteriore spinta alla ripresa. Caro dottore, vorrei lasciare tra questi tanti e bellissimi commenti, questa mia riflessione: sapere di essere nei pensieri di qualcuno è qualcosa che aiuta moltissimo. La ringrazio di cuore per essere stato al mio fianco quando più ne avevo bisogno e ringrazio i medici del Sant’Anna per avermi salvato la vita.
07/07/10 - 12:26 - una paziente emotiva 
Caro Dottore, la ringrazio tanto per aver reso più serena la mia degenza presso la Clinica S.Anna di Catanzaro. Già prima di essere operata io ero caduta in una grande crisi e mi sentivo inutile. Durante il colloquio Lei mi chiese di raccontare un episodio insolito, qualcosa di inconsueto, ma io risposi dicendo che stavo male già da tempo, poi stranamente mi venne in mente un fatto curioso che commentammo insieme. Lei mi spiegò che è proprio nei momenti “bui” che la mente trova nuove forze per ripartire di slancio, come accade in natura che certi germogli nascono nel buio della terra. I Suoi incoraggiamenti mi hanno fatto molto bene. Di quel periodo passato in Clinica ricordo la grande disponibilità di tutto il personale e la forte emozione provata al risveglio dopo l’intervento. Oggi Dottore, dopo un periodo di attesa è germogliata la piantina che con cura, tornata a casa avevo piantato sul mio terrazzo. Nel guardarla l’emozione mi ha assalito e ho pianto di gioia. Grazie.
06/07/10 - 10:14 - Daniela Ferrari 
Questo è il sito che cercavo, ricco di stimoli intellettuali, di preziose testimonianze che aprono al confronto con gli altri; un sito che ospita voci plurime, dà spazio all’interiorità, offre risposte, dona cultura. E’ un sito che cura l’anima dando alle persone la possibilità di sentirsi accolte e ospitate, quindi valorizzate e fortificate. Vi si può leggere di sé, rispecchiandosi nei felici casi clinici esposti, si possono approfondire problematiche psicologiche ascoltando i chiarificanti video e si può esprimere il proprio punto di vista lasciando un personale commento. Tutto questo è entusiasmante perché ci fa sentite uniti insieme, in questa particolare avventura che è la vita! E’ un antidoto alla naturale condizione dell’uomo: la solitudine. La naturalezza con la quale Lei aiuta le persone in difficoltà è disarmante, essa scardina le difese più invalicabili, dall’orgoglio al ripiegamento narcisistico, dalla paura alla diffidenza, rendendo il momento di condivisione un’occasione unica di approfondimento. Grazie Dottore. Complimenti davvero.
05/07/10 - 17:36 - Luisa (FI) 
Questi racconti mi hanno toccato il cuore dottore permettendomi di toccare con mano le emozioni più autentiche delle persone. Lei è molto abile a riaccendere l’entusiasmo: sotto il Suo sguardo ogni gesto diventa speciale e riesce a utilizzarlo per il bene dei pazienti, molti dei quali lasciano intendere di essere delusi dalla vita. E’ commovente vedere come in poco tempo e con grande acume Lei riesca a dare fiducia e a far ripartire un motore che sembrava da rottamare. E invece, anche se inizialmente paralizzato nello spazio ristretto della sua mente, senza apparente via d’uscita… il paziente rinasce!
02/07/10 - 09:23 - Giorgia (Ravenna) 
Caro Dottore, da quando frequento il Suo sito la mia vita ha subito dei sostanziali cambiamenti e io mi sento diversa, più aperta alle novità e meno ostinata sui miei soliti problemi. Ho ritrovato un benessere profondo che mi fa essere in sintonia con il corpo, facendomi sentire leggera e nuova. Anche la mia parte razionale si è “saziata” di cultura psicologica, quella che ti cambia e ti fa maturare perché amplia la tua visione dei problemi. Recentemente sono diventata mamma dopo lunghi anni di attesa e di speranza. Adesso siamo una bella famiglia e non cambierei nulla di ciò che ho. Senza nemmeno conoscerla sento di avere avuto da Lei tanto aiuto psicologico. Le siamo infinitamente grati.
30/06/10 - 09:49 - Silvana 
Caro Professore, i Suoi insegnamenti dispensati continuamente con grande generosità mi hanno aiutato a superare un momento molto triste della mia esistenza. Le Sue parole mi hanno nutrita e sorretta dal profondo, favorendo il contatto con la mia interiorità e generando in me un senso di fiducia verso il futuro, che prima mi appariva oscuro. I Suoi video sono come raggi di sole che scacciano il malumore e i malanni. Così è stato per me e Le sono molto grata.
29/06/10 - 11:01 - L. Pardini (Lucca) 
I miei complimenti per il video: un valido strumento che aiuta a capire quali siano gli elementi base dell’intervento psicologico in ambito sanitario. Penso che il Suo lavoro sia indispensabile, di capitale importanza e determinante per la completa riuscita di un intervento complesso, che va a ledere spesso la percezione soggettiva del senso di identità della persona, la quale si trova a dover subire una realtà imposta, percepita a volte con estrema violenza intrusiva e pervasiva. Le Sue parole diventano vincolanti ed assurgono ad elementi chiave, che permettono al paziente di virare atteggiamento e affrontare con fiducia e positività il futuro.
28/06/10 - 18:31 - Dal Cuore... 
Con questa raccolta di miei pensieri, scritti su Suo invito, come forma di terapia quotidiana, vorrei trasmettere le emozioni che mi hanno attraversata durante la permanenza al Sant’Anna Hospital, augurandomi che possano aiutare altri pazienti come me, ad affrontare il delicato momento che una operazione al cuore comporta. Lascio una preghiera e un messaggio per le persone che hanno sofferto nella malattia e in solitudine. La vita è meravigliosa, è unica, è gioia, è serenità, è amore, pianto, dolore e conforto. La vita è nostra e si rispecchia nella nostra anima, nel modo in cui la coltiviamo e la riempiamo di tutto ciò che incontriamo e di quello che abbiamo. La vita è un dono e bisogna proteggerla. Alcune volte ho una tale rabbia in me che non posso nemmeno sfogare, allora mi viene solo da piangere. Ma ora non so fare nemmeno quello... Vorrei essere libera da tutto e tutti, da qualsiasi cosa che mi ostacola, vorrei aprire le braccia e guardare al cielo sorridendo con un animo felice. Vorrei danzare nel vento, come quando l’amore ti passa davanti e tu non puoi reagire perchè il cuore ti sta per scoppiare. Mi domando sempre quando potrò essere felice pure io, quando potrò aprire il mio cuore a tutti quelli che amo, quando potrò provare quella sensazione che ti fa battere il cuore follemente, che ti fa vedere le cose più belle di quanto sembrino; quando potrò avere un dolce risveglio con qualcuno che ti tiene per mano e ti sorride, ti parla, ti consola e, guardandolo, ricambia quello stesso sguardo e tu vorresti che venisse solo da te senza fermarsi, senza voltarsi, dimenticandosi di tutto e di tutti, di ogni suo dovere e dei suoi problemi, solo per starti vicino. E penso: ti prego vieni da me e non abbandonarmi anche tu, affronta le mie paure, le mie speranze, affronta la vita insieme a me. Ogni volta che guardi dalla finestra, vedi che li fuori c'è un altro mondo, con lo sguardo cerchi di afferrare tutto e vorresti stare da quella parte. Il fatto è che le persone che ami ti abbandonano sempre e resti da solo con il tuo dolore che non importa a nessuno, perché ormai ti hanno dimenticata... perfino il tuo compleanno viene dimenticato. E' triste tutto questo, ti fa tanto male e resti spesso nel silenzio, aspettando che arrivi qualcuno, ma ogni volta che ti giri non c'è nessuno. Hai molte cose da raccontare ma non c'è nessuno ad ascoltarti e dopo tutto questo, stai lì appeso ad un filo per vedere se reggerà ancora o se si spezzerà. Cerchi di mantenerti serena e preghi Dio ogni giorno per ogni istante della tua vita, per te e per i tuoi cari. Preghi per tutto ciò che la vita ti ha dato, per ogni dolcezza, per ogni carezza, per tutto ciò che può esistere e farti felice, per ogni tuo desiderio, per ogni battito del tuo cuore. Alcune volte pensi che non fai parte di questo mondo, che è tutto cosi diverso, così sconosciuto. Non esistono le parole per descrivere la sofferenza che c'è in te. Una volta un’amica mi ha scritto una frase di Brandon Lee che diceva: "Non può piovere per sempre". Quindi puoi sperare che un giorno uscirà anche il sole e forse ti colpirà con il suo raggio. Bisogna ricordarsi spesso ciò che siamo e quello che vagliamo, perché non c’ è alcun prezzo più caro di noi stessi e delle nostre vite. Non dimenticate che ogni uno di noi ha il diritto di vivere e decidere per se stesso, per il proprio destino. Io credo nel destino e credo che lo possiamo scegliere da soli. La fortuna un giorno arriverà anche da noi, il dolore e la sofferenza si trasformano in serenità. Non mi resta che ringraziare veramente tutti dell’assistenza, della professionalità, della pazienza e del supporto psicologico ricevuto.
23/06/10 - 12:24 - Una paziente... 
Eccomi qua, pronta per raccontare la mia storia, la mia avventurosa ed inattesa esperienza presso il Sant’Anna Hospital di Catanzaro, dove ho realizzato - come Lei soleva dire - la mia impresa e ho voltato pagina. Nel raccontarla e nel raccontarmi salto la parte del ricovero e vado dritto al punto: l’intervento. Quando arriva il momento, anche dopo una fase di preparazione, sostenuta dalle persone più care, non si è mai sufficientemente pronti. Soprattutto al risveglio, quando per brevi interminabili istanti, non sai se sei viva, se ciò che vedi è reale e nemmeno se i tuoi ricordi lo sono. Fortunatamente qualcuno ti sorride e tu riprendi fiato, non solo metaforicamente, ma realmente. Ti senti dire che devi stare ferma e che non ti puoi muovere, non puoi bere, non puoi parlare, non puoi nulla, devi solo aspettare e devi avere pazienza. Molta pazienza. Alla fine, come Lei mi disse durante un colloquio, se si ha pazienza si viene premiati e ricambiati del sacrificio fatto. Avrei voluto avere subito tutte le risposte alle tante domande che volteggiavano nella mia mente, ma Lei mi ha mostrato la via della pazienza, della tolleranza, della sopportazione e dell’accettazione, coltivando in me un atteggiamento fiducioso verso il futuro. Eccola la risposta: il mio atteggiamento. Troppo presa dai tanti problemi contingenti avevo perso di vista l’essenziale. Fortuna che accanto a me qualcuno aveva capito il problema e mi stava indicando la giusta strada. Grazie a tutti e grazie a Lei Dottore, è stato un piacere conoscerla e riportare qui la mia esperienza.
22/06/10 - 09:32 - Federica 
Si, questo è il sito che fa per me, in esso mi rispecchio, mi rivedo, mi riconosco e mi entusiasmo. Mi lascio contagiare dalla sua voglia di fare ricerca e di scrutare orizzonti interiori. Sono solo una ragazza di 17 anni e voglio crescere, voglio accettare le mie perdite, i miei dispiaceri, senza la paura e la vergogna. Voglio imparare a scacciare via la notte, voglio ritrovarmi dopo essermi persa. Questo è il sito che fa per me. La prego, continui, vada ancora avanti.
21/06/10 - 16:35 - Nicola (CS) 
Preciso e professionale nell’esposizione, compunto e dallo stile impeccabile, puntuale ed essenziale nei contenuti. Sono calabrese e conosco l’ottima reputazione di cui gode il Sant’Anna Hospital di Catanzaro. Quando vedo che le persone serie esistono, mi si apre il cuore. Auguri.
17/06/10 - 14:46 - Simona (Firenze) 
Quelli come Lei mi fanno credere che la vita è bella. Le sue parole dottore, mi hanno dato fiducia. Ho letto i commenti lasciati dai suoi pazienti e mi sono commossa fino a piangere: sentivo l’emozione salire e non mi sono opposta a ciò che avevo dentro da tempo. Sentivo proprio il bisogno di liberarmi e di condividere l’emozione con chi mi può capire, con Lei dottore, che è un grande ascoltatore. Grazie.
14/06/10 - 16:13 - C. De Angelis (Roma) 
Complimenti per questo eccellente Servizio, ideato e realizzato con particolare capacità ed efficacia, adeguato alle esigenze di un’utenza in costante crescita e sempre più esigente. So per esperienza quanto, in certi casi, una parola può risultare determinante.
11/06/10 - 11:00 - R. Poletto (Sondrio) 
Sono ampiamente soddisfatto della scoperta di questo sito e per ricambiare la disponibilità e la generosità con cui mette a disposizione di tutti il Suo sapere, Le offro le mie considerazioni ed i miei elogi. A mio modesto avviso, il Suo successo professionale è frutto di un originale modo di combinare i processi cognitivi deputati alla raccolta delle informazioni dall’ambiente nel quale si trova. Tali informazioni vengono immagazzinate, analizzate, valutate, trasformate, per poi essere riutilizzate in un’azione concreta sul mondo interno del paziente che Lei si trova davanti. Tutto parte dalla percezione, attraverso la quale Lei acquisisce informazioni circa lo stato e i mutamenti dei Suoi pazienti, selezionando il materiale rilevante attraverso un’attenzione selettiva e mirata alla problematicità nascosta; subentra poi una ristrutturazione del problema emerso, che tramite una fervida attività immaginativa viene ribaltato e rivisitato criticamente, alla luce di soluzioni inedite che fanno capo sempre alle risorse proprie del paziente stesso. Naturalmente il tutto avviene sotto il vaglio della ragione e del pensiero, che costruiscono e verificano ipotesi di lavoro elaborate attraverso il linguaggio il quale permette all’altro di essere cosciente di ciò che succede dentro di sé, nominandolo. In breve tempo lo stato di tensione nel quale si trova il paziente viene risolto in vista di più essenziali esigenze di auto-realizzazione. Un fattore fondamentale dell’intero processo curativo è costituito dal rapporto, che quasi istantaneamente e con irrisoria facilità Lei riesce a stabilire in maniera alquanto profonda, creando così una forte motivazione al cambiamento e sostenendo l’altro nel difficile processo di messa in crisi delle vecchie modalità di soluzione dei problemi, insieme alle erronee convinzioni che hanno alimentato gli stessi. Spero Lei possa gradire il mio tentativo di analisi e Le auguro un giorno di creare un metodo di lavoro standardizzabile e riproducibile su vasta scala, anche se, come sappiamo, dietro ogni successo terapeutico c’è sempre una componente soggettiva imponderabile ascrivibile alla sensibilità del terapeuta. Complimenti e auguri.
09/06/10 - 09:31 - Le tre pazienti 
Carissimo Dr. Ruga, ricordo molto bene quel periodo trascorso al S.Anna Hospital di Catanzaro, seguita scrupolosamente da medici responsabili e seri, circondata da personale esperto e sempre disponibile. Ma di quella esperienza a tratti gravosa e sfibrante seppure necessaria, imbevuta di altalenanti emozioni: dall’euforia per aver superato l’intervento ed essermi “risvegliata”, ad una passeggera fase depressiva che ti taglia le gambe; mi è rimasta impressa la scena di un gioco che Lei ci propose e che mi sembra si chiamasse “psicodramma”. Ci invitò – a me e alle altre due signore della stanza – a mettere in scena i nostri problemi, come se fossero personaggi di una rappresentazione teatrale. Avevo già visto una volta qualcosa di simile in TV. In breve emersero in noi molti ricordi legati ad eventi angosciosi e carichi di sentimenti “indegni”. Lei ci sosteneva e ci aiutava ad accettare ciò che emergeva dal profondo di noi stessi, commentando e dirigendo il tutto come un regista. Ben presto si scatenò un vivo confronto tra di noi: eravamo passate da una fase di noia e di passiva attesa, ad una fase di attivazione convinta e di fertile confronto. A quel punto Lei si defilò molto soddisfatto di aver avviato un fervido scambio di idee. Di tanto in tanto si riaffacciava nella stanza come per controllare che tutto procedesse per il verso giusto. Ormai eravamo diventate amiche e quando la signora più anziana raccontò quella sua triste disavventura accadutale poco prima dei problemi cardiaci, fummo molto solidali con lei riuscendo a farla sentire meglio. Lei Dr. Ruga ci disse che ormai eravamo diventati un gruppo coeso e ben assortito. In pochi giorni Dottore, in quella Clinica, ho capito cose che in una vita intera la mia mente non avrebbe potuto afferrare. Forse ciò è accaduto perché l’intervento al cuore mi ha reso più emotiva e vulnerabile, oppure, come sostiene Lei, mi ha reso migliore. Un grandissimo grazie per le rassicurazioni, il sostegno e il coraggio che ha saputo darci. Dimenticavo di dirle che noi siamo rimaste buone amiche.
08/06/10 - 09:10 - U. Gaggero (Savona) 
Inventiva geniale e straordinaria capacità di adattamento alle situazioni complesse. Le Sue parole sono come i raggi del sole: capaci di trasformare i semi in frutti maturi; Lei cambia le persone e questo è un piccolo miracolo. Le storie raccontate dai Suoi pazienti si presentano come mini-romanzi ma sono molto di più: per goderne appieno ci vuole un animo poetico e nobile; solo allora la lezione di vita che se ne trae è totale. Grazie.
06/06/10 - 23:00 - C. Murgia (Nuoro) 
Sconcerto e ammirazione. Complimenti per lo stile terapeutico: una gemma di originalità ed efficacia.
05/06/10 - 10:43 - V. Pucciarelli (Massa) 
Appassionanti terstimonianze di drammatiche storie, nelle quali vi è sempre un incantevole e commovente finale. Complimenti per la qualità del servizio.
03/06/10 - 17:48 - Federico (Na) 
Un professionista di razza, padrone della psicologia, profondo conoscitore della tecnica televisiva del “sound-bite”, la classica brevitas in versione super-tecnologica. Lei ha il potere di raccogliere consensi e un saper fare lo psicologo che definirei: “saper essere”. Ha un vizio irrinunciabile che la spinge ad imporre la sua autenticità attraverso l’arte dello scrutare furtivo, capace di cogliere in breve l’essenza dell’altro, anche quando la realtà appare sbiadita e senza senso. La sua è una psicologia “sensitiva” che forte di una indubbia conoscenza, penetra la verità comprendendone i segni. La sua capacità di dialogo si fonda sulla altrettanto rara capacità di sopportare le delusioni procurate da una comunicazione scadente. Le testimonianze derivate dai suoi incontri sono “pure” come le sue intuizioni. Auguri.
01/06/10 - 10:01 - Una paziente 
Caro Dottore, sono onorata di essere stata una Sua paziente e di aver trascorso insieme a Lei dei piacevoli momenti al S.Anna Hospital. Un giorno, durante il nostro colloquio e dopo averle raccontato parte della mia storia, Lei mi disse che “al cuore non si comanda” e che perciò bisogna ascoltarlo, senza pretendere invece che sia lui ad abituarsi ai nostri ritmi. Le Sue parole mi colpirono molto perché ero proprio diventata sorda ai segnali del mio cuore. Mi chiese poi se mi fidassi del mio istinto, dicendomi che quella era la voce del cuore. La semplice verità è che ero diventata inflessibile, ma rifiutavo di prenderne atto. Con molto tatto e una gentilezza fuori dal comune Lei mi stava parlando della donna orribile che ero diventata. Nessuno si era mai permesso tanto, ma da Lei potevo accettarlo perché era molto educato, anche se le parole che diceva pesavano dentro di me come macigni. Concluse che la mia rigidità mi proteggeva dal rischio e dalla paura di soffrire alleata a sua volta di un’educazione tradizionalista e antiquata. Dovevo cambiare e smetterla di soffocare le emozioni concedendomi quel pizzico di sana follia che avrebbe “ripulito” la mia mente dalle scorie di una diffidenza per il nuovo che attanagliava non solo le mie coronarie, ma la mia stessa anima. Era una dura verità questa, da riconoscere. Infatti non è stato facile e non è avvenuto subito, mi ci sono voluti mesi, ma dopo aver letto i libri che mi aveva consigliato e dopo essermi entusiasmata al caso clinico che io stessa rappresentavo, sono venuta a capo del mio dilemma, che come abilmente Lei aveva compreso, si poteva riassumere nella paura di un atto sincero e dovuto verso me stessa e del successivo senso di colpa. Non avevo più la mia maschera dietro la quale fingere, però in cambio stavo ritrovando la mia naturalezza. Caro dottore, non ho affatto finito di ricercarla, quella naturalezza, ma la gioia che mi dà questo progetto è grande ed è tutta mia. Un affettuoso saluto.
31/05/10 - 16:44 - F. Spaziani 
Nel 1889 quando uscì “L’interpretazione dei sogni”, le idee di Freud vennero osteggiate dagli accademici del tempo, e nei decenni successivi non vennero mai del tutto accolte. Ancora oggi qualcuno continua ad attaccare il suo poderoso impianto teorico andando alla ricerca di crepe e limiti, ma non perché la psicoanalisi sia poco convincente, solo perché i suoi risultati stentano e non sono standardizzabili né riproducibili su vasta scala. E’ una questione di numeri, ma l’essere umano non è riducibile a mere statistiche e anche se una parola detta può stravolgere migliorando la vita di una persona, quella parola è legittima e benedetta. Lei, caro collega ha ampiamente dimostrato la forza del discorso psicologico e onestamente non si può pretendere di più, poiché fare della psiche il proprio oggetto di conoscenza è impresa amletica e irta di difficoltà. A volte Lei riesce a farsi beffa persino della più svantaggiosa delle situazioni, quando conquista ad esempio il più ostile dei pazienti con un atteggiamento quasi religioso. Da una complessità ostica e problematica, apparentemente senza fatica, passando sempre attraverso un rapporto aperto e funzionale, riesce a condurre l’altro verso la meta. Ne conseguono piccoli capolavori, purtroppo difficilmente riproducibili “in laboratorio”, ma così ricchi di umanità da assurgere ad atti artistici, che si elevano al di sopra di ogni eventuale critica. I miei complimenti sono scontati, ma desidero estenderli anche a chi ha avuto fiducia nelle potenzialità della figura che Lei rappresenta con successo.
31/05/10 - 10:05 - U. Molin (Venezia) 
I miei migliori complimenti Dottor Ruga per la Sua inusuale generosità e disponibilità a mettere a disposizione di tutti il Suo accurato sapere, spesso fonte di sollievo per tante persone. Lei è un Signore.
29/05/10 - 09:34 - C. Rauso (Campobasso) 
Complimenti per il sito mi ha aiutato molto a capire tante cose. Grazie e buon lavoro.
28/05/10 - 10:21 - T. Cattaneo 
Tutto questo dimostra che nonostante la sua tragica condizione, fatta di finitezza e di precarietà, l’uomo desidera vivere. Credo che queste toccanti testimonianze lasciate dai Suoi pazienti abbiano la funzione di esteriorizzare ed espellere il vissuto di angoscia provato durante un periodo travagliato e doloroso. Mediante la scrittura essi esorcizzano l'angoscia depotenziandola, familiarizzano con la malinconia, la solitudine, la paura. Si avverte in queste storie un desiderio di liberazione poiché c’è in esse un tentativo – ben riuscito – di svuotare se stessi per “leggere” la propria interiorità, estrinsecando il vissuto e le ferite psicologiche in pensieri oggettivati. Il commento lasciato produce sollievo al soggetto perché è un’azione di auto-comprensione del proprio tormento interiore che l’intervento chirurgico ha portato alla luce. Ecco che lasciare un commento diviene utile poiché esso nasce da una necessità, qualcosa di inevitabile. Al di là dell’insofferenza che si percepisce, tra le righe dei racconti aleggia la voglia di riscatto sull’esistenza stessa, tratto peculiare del Suo approccio psicoterapeutico di tipo propulsivo, per il quale ogni accadimento non è mai vano e all'uomo resta sempre una chance di libertà anche nella più bruciante delle sconfitte, quando tutto è ormai irrimediabilmente perso e non vi è possibilità di scampo. Molti dei Suoi pazienti raccontano, seppure indirettamente, di questa tremenda fase attraversata. E non è un caso che lo facciano per la prima volta con Lei e di nuovo qui, davanti a Lei: la loro esperienza limite con la correlata piccolissima possibilità di morire si trasforma in apertura vertiginosa, intrisa di speranza e di riabilitazione alla vita stessa. Dietro ad ogni Suo raffinato gesto terapeutico è possibile leggere una convinzione che si radica presto nel paziente: che vale sempre la pena. E questo è già un pensiero di vittoria e di libertà. In ognuno dei racconti vi è un punto critico che potremmo chiamare “il culmine della disperazione” a cui fa inevitabilmente seguito un atto di auto-sopravvivenza promosso – e non è cosa da poco – da una parola curatrice e salvifica, che risolve la crisi e proietta la persona verso la sua personale rivincita, restituendole la fede nella vita e nel mondo. Complimenti.
27/05/10 - 16:59 - M. Fabris (Vicenza) 
Sito di grande interesse culturale. Apprezzabili i numerosi commenti dei pazienti che lasciano una personale traccia del loro vissuto psichico e delle loro avvincenti battaglie esistenziali, portate avanti con spirito combattivo. A Lei Dr. Ruga la definirei un validissimo condottiero che traghetta le anime “perse” nel luogo della speranza e del riscatto, poiché esse hanno ancora molto da dare su questa terra. La Sua è una psicologia della liberazione, che emancipa la persona dalla sua stessa pochezza, dalla sua stessa chiusura e dalla sua stessa ottusità. E’ un nobile e ammirevole lavoro.
25/05/10 - 11:39 - A. Girometti 
Posso dire per esperienza diretta che la condizione vissuta dal paziente cardiopatico è tra le più alienanti. L’unico modo che abbiamo per affrontare questo problema esistenziale è attraverso una cura che apparentemente solo la solidarietà umana è in grado di produrre. Quando l’uomo scopre la sua inconsistenza e l’assurdità del dolore, intuendo che solo attraverso la presa di coscienza di questo stato di cose gli si aprono nuovi orizzonti, il passo più difficile resta comunque quello di entrarci. Far fare questo impegnativo passo al paziente a Lei risulta estremamente naturale. Nella nostra professione ci troviamo spesso a dover affrontare l’unica questione essenziale che il paziente ci porta in analisi: quella del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, significa rispondere al quesito fondamentale dell’uomo. L’assurdità della sofferenza è sempre qualcosa di penoso e la sua presa di coscienza frustra e macera, ma, come il Suo operato intrinsecamente dimostra, la soluzione nella solidarietà umana sembra ben rappresentare lo stesso superamento del senso tragico dell’esistenza umana. Tuttavia l’altruismo non basta e per risolvere il problema alla radice si rende necessario un approccio psicologico con le sue strategie e le sue tecniche, delle quali Lei è un abilissimo e geniale interprete. Evitare i fallimenti, come è stato già rimarcato è cosa impossibile, ma trarne insegnamento è un fatto che eleva lo spirito. Le faccio i miei più aperti complimenti per l’originalità e la predisposizione con le quali offre aiuto ai Suoi pazienti.
24/05/10 - 19:22 - Mattia (Bo) 
Esimio Dr. Ruga, la mia impressione riguardo al Suo sito è molto favorevole e la lettura dei commenti risulta essere incisivamente istruttiva perché spinge a importanti riflessioni sul senso della vita e della sofferenza. La risposta che i Suoi pazienti non tardano a manifestarle è universalistica e solidaristica, poiché alla finitudine di un “io” di fronte al mondo, all’inutilità, alla precarietà, al fallimento, all’assurdità della sofferenza e in ultima analisi dell’esistere, essi contrappongono la rinascita della vita, sia concretamente che spiritualmente, rifiutando - illuminati da una folgorante azione psicologica - il buio del nichilismo in onore di una lotta indefessa al non-senso del dolore. Qui, la loro rivolta assurge a obiettivo terapeutico, laddove la riscoperta di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato, poiché perpetualmente suscitato e signoreggiato dall’intelligenza. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri. Questa, a mio giudizio è l’essenza della Sua pregevolissima azione psicologica. Il filosofo Gabriel Marcel pose l’accento sul fatto che l’esistenza non è un problema, bensì un mistero. Un problema è infatti un qualcosa che si pone davanti a noi come un ostacolo nel senso di “stare contro” e di cui noi possiamo perlomeno delimitarne la portata e quindi comprenderlo in via di massima. L’esistenza non si pone di fronte a noi, è anche in noi stessi, ci penetra, e dunque noi siamo sia soggetti che oggetti della domanda “che cos’è l’essere?”. La Sua delicatissima ed eroica battaglia psicologica, illustre Dottore, poiché si pone a codesto livello ontologico, fa del rinnovato benessere del paziente una questione e una vittoria di ordine esistenziale, che dunque non riguarda solo lui, ma riguarda tutti noi. Nel concludere La esorto a non lasciarsi intimorire dai fallimenti, poiché essi sono sempre di natura transitoria. Complimenti e buon lavoro.
24/05/10 - 18:20 - Padre Arduino 
Ill.mo Dottore, le Sue lezioni, i Suoi insegnamenti, la Sua preparazione e soprattutto la Sua filosofia di vita, coadiuvata da innate doti come la pazienza, la calma e l’accoglienza, aiutano quotidianamente molte persone a superare momenti difficili e favoriscono un loro generale miglioramento. Da una attenta ed approfondita lettura delle numerose testimonianze, emerge a nostro avviso la certezza che queste persone fuoriescano dalla loro difficile esperienza rinnovate nello spirito. A Lei il nostro più sincero augurio di un luminoso avvenire.
24/05/10 - 10:27 - F. Bonora (Ferrara) 
La ringraziamo per le gradevolissime lezioni che ci arricchiscono di un sapere psicologico sempre più indispensabile nel mondo di oggi e di domani. I Suoi modi aggraziati propongono contenuti elaborati e complessi, proposti con sapiente equilibrio tra sintesi e approfondimento.
21/05/10 - 09:13 - una paziente e la sua angoscia 
Buongiorno dr. Ruga, molto probabilmente se le dicessi il mio nome non lo ricorderebbe e forse se ci incontrassimo non mi riconoscerebbe, eppure lei ha fatto tanto per me, pur dicendomi soltanto poche parole. Nella clinica sant’Anna sono stata pochi giorni e ho incrociato poche volte il suo sguardo e una sola volta lei si è avvicinato a me ponendomi la semplice domanda: “come va?”. Risposi che stavo bene e che sarei uscita quel giorno stesso. Ma lei mi pose una seconda domanda in contraddizione con la mia risposta: “cosa c’è che non va?”. Non riuscii più a trattenere tutta l’ansia e la preoccupazione che avevo dentro: in poche parole sapevo che niente e nessuno di gradevole mi aspettava a casa, anzi la casa era il luogo dal quale ero fuggita. I documenti per l’uscita erano ormai pronti e con quel carico di angoscia mi sarei avviata proprio verso casa, quando lei disse semplicemente questo: “ma adesso che ha un cuore nuovo ed è più forte, non sarà mica lo stesso di prima, vedrà che sarà tutto diverso”. Mi sono ripetuta spesso quelle parole rendendomi conto che qualcosa dentro di me era realmente cambiato. Non posso dire che tutto si sia sistemato, ma posso affermare che io ce la metto tutta, con convinzione e forza, proprio come mi aveva incoraggiato a fare. Un grande saluto e tanti complimenti a lei e a tutti i validi professionisti che si sono occupati di me.
20/05/10 - 16:26 - Una paziente 
Una sola cosa ci tengo a dire perché mi sembra il punto cardine su cui ruota tutto il discorso psicologico che Lei porta avanti con tanta professionalità. Se dovessi dire cosa mi sono portata a casa dei nostri colloqui al S.Anna Hospital, direi la possibilità – che Lei ha abilmente trasformato in voglia - di mettermi in discussione, superando la diffidenza verso il nuovo. Lei, Dottore, mi ha fatto comprendere come il mio desiderio di controllo fosse legato in realtà alla paura. In quella stanza, apparentemente immobilizzata nel fisico, limitata nei movimenti, sofferente per un intervento inaspettato, Lei mi ha fatto sentire “leggera”. Per me le scelte della vita sono sempre state nette e definitive, appunto controllate, misurate e ponderate. Lei si è accorto che dietro questa apparente sicurezza si nascondeva una volontà vacillante e conflittuale. Ho dovuto aprire gli occhi su una nuova me stessa e ne sono felice. Oggi mi sento diversa, mi sento meglio, sono anche diventata più emotiva e ringrazio tutto il dolore che ho dovuto sopportare perché senza di esso sarei rimasta come ero. Grazie.
20/05/10 - 15:40 - Orlando 
Lei ci ricorda la nostra piccolezza in un modo che ci fa sentire grandi. Complimenti.
19/05/10 - 09:40 - Crescenzo 
Ammiro la Sua capacità di cambiare il pensiero degli altri e il fatto che mette a disposizione le Sue conoscenze. Ho un grande rispetto per questo.
17/05/10 - 18:52 - F. Dutto 
Commoventi e altamente istruttivi i commenti. I filmati risultano tutti gradevoli e molto curati. Complimenti.
14/05/10 - 08:19 - Vittoria  
Molto commovente. Tutto molto commovente, dai messaggi alla terapia proposta, dalle storie raccontate ai successi professionali. Storie tristi di persone che si perdono e si ritrovano grazie a un breve e intenso rapporto.
10/05/10 - 18:27 - Rosa (Firenze) 
I commenti dei Suoi pazienti mi hanno stravolta e mi hanno fatto scoppiare in un pianto liberatorio. Eppure, sono allenata a leggere poesie, a vedere film sentimentali o a frequentare ospedali, senza emozionarmi intensamente fino al punto di non controllarmi. Mi sono chiesta da cosa ciò sia dipeso e sono arrivata alla conclusione che l’elemento emozionante possa essere costituito dal fatto che alla fine del dramma raccontato, la persona percepisca una liberazione da qualcosa che giudicava sovrastante: da un dolore dominante, sovrano, quasi sovrumano che, nel punto di svolta del racconto si estingue, lasciando il posto alla “salvezza”. Quando l’impossibile accade, siamo testimoni di una sorta di piccolo miracolo derivato dal nostro rinnovato atteggiamento interiore. E’ questo ciò che Lei fa con grande maestria e naturalezza: cambia l’idea di potere che il paziente ha sul proprio dolore, convincendolo che egli “può”. Da logoranti e sterili fraseggi, in poco tempo e con uno scatto di reni, il paziente si solleva e da dominato diviene dominatore rispetto alla propria condizione. E’ questo che mi ha così tanto emozionato. Il passaggio da una condizione all’altra è repentino, e fa seguito ad una Sua frase o anche solo una parola che Lei abilmente sceglie: da quel momento in poi la persona va da sola verso la meta. Auguri e congratulazioni.
10/05/10 - 16:44 - Umberto Perin 
Questi commenti non hanno confine, si leggono d’un fiato e si rileggono perché c’è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa di imponderabile che costituisce la cifra stessa della loro grandezza; sono belli perché scaldano il cuore e insegnano ad affrontare le difficoltà della vita con fede nelle infinite possibilità dell’essere umano. In questa vera e propria inondazione di complimenti, aggiungo la mia personale e sentita ammirazione per la Sua straordinaria capacità di mettersi in contatto con la sofferenza dell’altro, attivando, grazie ad un ascolto autentico, a volte accogliente e silenzioso, altre volte attivo e stimolante, la voglia di rimettersi in piedi nonostante tutto. In tutta la storia dell’Uomo mai come nell’epoca attuale le parole hanno avuto una così elevata importanza, che vede la Psicologia come frutto di un ulteriore salto quantico nell'evoluzione.
10/05/10 - 14:40 - L. Masson 
Giudizi unanimi, compatti e assoluti, sui quali vige una generale e condivisa concordia. Sembrerebbe troppo bello per essere vero eppure è innegabile, evidente soprattutto dalle perentorie testimonianze che fluiscono copiose, ricche di trasporto, pregne sempre di una smisurata gratitudine, intrise di un impellente bisogno comunicativo accompagnato da un contenuto emotivo che spesso sfiora vette poetiche, laddove la confessione del dolore diventa occasione suprema di comprensione. Una grandezza questa, da ascriversi alla coppia terapeuta-paziente che esprime ogni volta un perfetto incastro. Lei ci fa sognare in un mondo migliore, governato da quegli stessi sentimenti che la lettura di queste pagine prepotentemente suscita, sensibilizzando anche il più arido dei cuori. Complimenti ancora.
07/05/10 - 09:27 - Nunzio (Roma) 
Qualcosa che funziona in questa Italia pasticciona e arruffona.
05/05/10 - 10:48 - Una paziente 
L'impresa più grande che possiamo compiere è quello che facciamo per gli altri senza vantaggi e senza tornaconto. Sono poche le persone in grado di poterlo dire di se stesse e Lei è senza dubbio una di quelle. Continui a fare con passione il Suo lavoro, dottore, come lo ha fatto a suo tempo con me.
03/05/10 - 16:31 - Padre Amilcare 
Grazie a questi video e anche ai numerosi commenti noi profani abbiamo una visione di cosa sia la psicologia e di come funzioni. La mia impressione è molto positiva. Devo dire che il Suo curatissimo sito sfata il luogo comune che vede lo psicologo come medico dei “matti” investendo di grande valore l’operato di questa figura spesso sottovalutata. Nessuno in rete si prodiga tanto per offrire agli utenti il proprio sapere e la propria cultura e non ho mai visto tanti complimenti per una sola persona. Buon lavoro Professore e grazie.
03/05/10 - 12:15 - Walter Bessegato (Pisa) 
La ringrazio dottore per la Sua disponibilità e generosità, con la quale aiuta tante persone direttamente e indirettamente. Buon lavoro
02/05/10 - 16:34 - C. Zannini (Venezia) 
Nel cuore pulsante della psiche!
30/04/10 - 10:19 - Dario Fabris ( Vicenza ) 
Sono tornato più volte ad ascoltare questo video e a rileggere alcuni commenti che mostrano concetti che hanno una grande importanza nella clinica psicologica. Lei ha l’indiscusso merito di esplorare aree nascoste ed insondabili dell’animo umano con invidiabile naturalezza e innata predisposizione. L’abbondanza di commenti è conseguenza di una evidente reciproca generosità tra paziente e terapeuta, protagonisti insieme di un affascinante e documentato percorso condiviso, che muta l’atteggiamento del primo verso un’apertura all’altro e alla vita stessa. D.F.
28/04/10 - 19:05 - F. Masini (FI) 
Dottore, devo farLe i miei più sentiti complimenti per l’abilità e la professionalità con cui tratta una materia nuova e complessa, ma che spiegata da Lei sembra semplice, chiara. Lei ha la capacità di andare diritto al punto, al nodo problematico di ogni paziente, proponendo sempre ciò che funziona in quel determinato caso, con naturalezza e affidabilità. La sensazione che si ha ascoltando il video è quella di una profonda serenità che viene certamente dalla padronanza sia della materia che del Suo stato d’animo, sempre equilibrato e accogliente verso il paziente. Sono tante le testimonianze che mettono in luce le Sue straordinarie qualità come professionista e come uomo e sarà d’accordo con me nel sottolineare il gran cuore che hanno questi pazienti nel trovare le parole per esprimere sentimenti profondi e gravidi di riconoscenza e nel raccontare le loro esperienze. Le auguro di mantenere sempre viva la sensibilità per sentire tutta la bellezza di queste emozionanti storie.
27/04/10 - 10:03 - E. Manicardi ( Reggio Emilia ) 
Questi commenti si leggono come un romanzo e sono dotati di riflessioni, sensazioni e stati d’animo che offrono una possibilità di crescita e rendono umano l’essere umano, di una umanità consapevole. Dalla lettura si traggono preziosi e pratici suggerimenti su come ottenere i migliori risultati dal colloquio di aiuto.
26/04/10 - 10:28 - L. T. (Brescia) 
Gentile Dottore Le voglio raccontare la mia tragedia. Un anno fa per una grave cardiopatia mi hanno operata anche se non volevo. Mi hanno costretta nonostante avessi un’età avanzata. Ho sofferto tanto nella mente e nel corpo. Nessuno se ne accorgeva, o lo sapevano ma facevano finta di niente. Mio marito fingeva di essere contento, mentre io non sopportavo nessuno, mi facevano tutti pena: litigavano fra loro e poi facevano finta di essere amici. Mio Dio che situazione penosa! Spesso mi chiedo: perchè sono viva? Io non posso resistere ancora per molto, sono stufa di tutto e non mi interessa più niente. La vita non ha più nessuna attrattiva per me. Se sono ancora qui è solo colpa loro. Ecco fatto dottore, volevo dire questo, che non tutto è come sembra, non sempre le cose vanno come dovrebbero andare e Lei lo deve sapere. Purtroppo nel mio caso il miracolo non c’è stato e nessuno poteva fare nulla. E’ la prima persona a cui dico queste cose e lo faccio perché Lei mi ha ispirato molta fiducia. Non ho bisogno di conoscerla personalmente perché so che Lei è una brava persona, ma sono convinta che la morte si sconti vivendo. Grazie per l’ascolto e complimenti per come svolge il Suo lavoro.
23/04/10 - 12:42 - Luca Romano 
Una sorta di apoteosi della psicoterapia: nessun fallimento, fortunatissimi interventi frutto di sapienti intuizioni e studiate mosse strategiche tese a sostenere persone bisognose. E’ un piacere vedere qualcosa che funziona perfettamente in un incastro riuscito tra domanda e offerta. Indelebili lezioni di vita donate a - e dai - pazienti, che rendono ciò che di incommensurabile hanno ricevuto: la promessa di un futuro migliore e di una vita piena perché consapevole. Difficile non commuoversi di fronte al travaglio interiore che parte da una sofferenza per niente sterile, che nel dialogo diviene preziosa occasione maturativa.
22/04/10 - 18:20 - un paziente (cs) 
Caro dottore, la mia esperienza al Sant’Anna Hospital è stata tra le più dure e necessarie della mia vita. Non avrei mai pensato di trovarmi nella situazione di paziente, io che sono sempre stato lontano dagli ospedali e con una salute di ferro. Eppure le cose accadono e quando ti colpiscono ti ritrovi impotente su di un lettino d’ospedale, sveglio ma non ancora del tutto, rintronato come una campana e stonato, consapevole che qualcosa di grosso ti è accaduto. Dei tanti volti intorno a me, tutti estremamente impegnati a svolgere il loro compito, ho un vago ricordo. Mi è molto rimasto impresso il momento in cui ho conosciuto Lei dottor Ruga, perché appena è entrato nella mia stanza ho avuto la sensazione che a guardarmi e a sorridermi fosse stato un familiare, nel modo in cui lo ha fatto c’era molta naturalezza, come se ci conoscessimo da una vita. Parlare con Lei mi ha aiutato ad affrontare la dura realtà che non volevo inizialmente accettare perché credevo di essere indistruttibile. Sono uscito dal Sant’Anna soddisfatto sia del trattamento medico che della mia risposta alla prova più faticosa della mia vita. A questo proposito Lei mi disse che potevo a ragione essere fiero di me stesso. La ringrazio tantissimo per la Sua disponibilità continua e per aver saputo trovare le parole giuste per me.
20/04/10 - 09:31 - Una paziente 
Del Sant’Anna Hospital, per forza di cose non posso certo dire di sentire nostalgia eppure, restando pur sempre un ospedale, va detto che ha qualcosa in più: la capacità che ha chi, con grande responsabilità e professionalità ci lavora, di strapparti alla morte, anche quando questa sembra averti già divorato. A volte si vive sulla propria pelle qualcosa che ha del miracoloso, pur non credendo ai miracoli. In tutto questo, una cosa che mi mancherà saranno le nostre chiacchierate, illuminanti, folgoranti, brillanti, originali, acute; e la Sua capacità di ascoltare, praticando un silenzio che comunica la certezza di essere compresi appieno, insieme ad una parola che anima la mente di nuovi ed arditi progetti, mai facili, ma sempre resi verosimili. Con le Sue parole anche l’improbabile diventava plausibile. Era questo che mi piaceva così tanto delle nostre fascinose chiacchierate.
19/04/10 - 16:31 - Lorenzo (Bari) 
Favoloso! Lei è un grande. Avveniristico sito, soprattutto “vivo” e animato da calorosi commenti, stracolmi di accorate dichiarazioni d’affetto. Un fenomeno questo, che va compreso alla luce dell’esigenza impellente da parte del malato di sentirsi considerato, valorizzato, curato come persona. Dai resoconti dei pazienti emerge forte il contrasto della loro condizione esistenziale: da un lato essi sono messi in ginocchio, piegati e schiacciati da una malattia che spesso li ha sorpresi, imponendo loro una sottomissione totale; e dall’altro essi riescono, nonostante tutto a liberare un grido di speranza, insieme alla promessa di una ripresa sia fisica che psicologica, resa concreta dal Suo felicissimo intervento terapeutico, a volte ago della bilancia tra baratro e vita. Una volta attraversate le testimonianze, non si resta indifferenti, anzi se ne esce accresciuti, direi più buoni. La lettura stessa diviene uno strumento terapeutico, a patto che ci si accosti ai brani con semplicità e apertura emotiva. Ad immedesimazione avvenuta, ci si emoziona. Anche per i più “insensibili” il colpo di scena è sempre incombente e la magia possibile. Tanti complimenti.
15/04/10 - 16:24 - F. Ferrero (To) 
Sorprendente e originale. Mi sono chiesto cosa ci sia alla base della Sua arguzia e la risposta che mi sono dato è: un effetto sorpresa. Le Sue osservazioni spesso sorprendono chi ascolta perché sono inaspettate, a volte contro ogni logica causa-effetto, altre volte paradossali. Mi presento, sono un Suo collega, nonché grande estimatore e trovo che nel Suo modo di fare psicoterapia ci sia una elevata dose di “pensiero laterale” (per essere chiaro a tutti, è il pensiero che esce dagli schemi della prevedibilità). Dietro a questa Sua originalità e “leggerezza” (intesa come nonchalance del gesto terapeutico) vi è comunque una grande serietà intrisa di umanità e altruismo. Ne viene fuori una psicologia che funziona veramente. Del resto, sono gli stessi pazienti a dirlo e questo spazio che Lei ha messo a loro disposizione, potenzia gli effetti catartici di una terapia breve e intensa che definirei “fotografica” ovvero dell’attimo presente, che è l’unica terapia possibile nelle condizioni difficili in cui opera.
14/04/10 - 18:53 - Valentina (Napoli) 
Ho visto diversi video, alcuni li trovo un po’ incomprensibili altri più abbordabili. Ciò che mi ha impressionato è quello che lei riesce a fare con i pazienti e la riconoscenza che le dimostrano. Non credevo che la psicologia potesse raggiungere questi risultati. Ho sempre pensato che la psicologia si rivolgesse ai cosiddetti “matti” dei quali ho paura, ma leggendo i commenti ho capito che lei ha a che fare con gente normale che ha un qualche disagio psicologico e che proprio per questo ha da insegnarci qualcosa.
14/04/10 - 14:44 - Ornella (Bo) 
Salve Dr. Ruga, sono ormai una Sua fan e conosco tutti i video, tutti i commenti e ho letto il Suo interessantissimo e sconvolgente libro su Aldo Carotenuto, che ho potuto conoscere attraverso i suoi interventi televisivi e i suoi libri. Le rivelazioni che Lei fa sono scioccanti, ma sono anche argomentate con pacatezza ed equilibrio, acume, sagacia, perspicacia e intuizione, a dispetto dei contenuti “incendiari” che troneggiano e attraversano tutto il testo, appassionando il lettore in una lettura mozzafiato che spazia su argomenti disparati, da quelli prettamente tecnici a quelli personali, la lettura dei quali mi ha commossa per l’affinità di esperienze vissute. Le Sue lezioni sono molto concentrate e ricchissime di informazioni. Come in tanti hanno notato, i commenti dei Suoi pazienti sono pieni di sincero affetto e di pathos. Credo si senta molto soddisfatto e realizzato. La ammiro tantissimo per la cultura e per la generosità che ha nel mettere a disposizione di tutti il Suo sconfinato sapere. La saluto augurandole di conservare il Suo stato di grazia. Ornella
13/04/10 - 10:04 - Stefania Russo 
Un sito come pochi dove la cultura regna sovrana insieme a coinvolgenti e toccanti commenti dalla cui lettura si impara sia a livello umano sia a livello psicologico. Un prezioso vademecum per professionisti del settore, che giornalmente si cimentano con il difficile compito di aiutare gli altri a star bene. Le continue e dettagliate testimonianze non lasciano dubbi sull’efficacia di un approccio psicologico portato con estrema padronanza, bravura, esperienza, umanità, sensibilità e compassione. Molto coraggioso da parte Sua la pubblicazione di video e commenti che aprono una finestra su di un mondo notoriamente sommerso, intimo, delicato, ma ricco di infinite risorse. Con estremo piacere Le faccio i miei più sentiti complimenti. Buon lavoro.
12/04/10 - 18:10 - Antonio Privitera 
Caro Dr. Ruga, ho letto con piacere tutti i commenti presenti e comprendo la ricchezza di sentimenti che si trova in essi. Io credo che ogni lettore possa riconoscersi in emozioni così profonde e universali. Da queste pagine emerge una condizione umana sofferta ma combattiva, per la quale anche una sola una parola può essere determinante nel suscitare fiducia nella ripresa. Riprendersi, anche quando si tocca il fondo, non è mai impossibile e Lei lo dimostra quotidianamente ai Suoi pazienti.
12/04/10 - 10:55 - Fabio Tezza 
Veramente un bel sito. Complimenti.
08/04/10 - 16:24 - Una paziente e la sua miniera d'oro 
La ringrazio per i suggerimenti e le intuizioni che mi ha dato. Mi sento più sicura e affronto la convalescenza con consapevolezza e responsabilità. Io so di avere un brutto carattere, spesso rabbioso ed irritabile ma non sapevo perdonarmi. Non è mai troppo tardi per imparare. Ho notato, Dottore, che anche la mia allergia è migliorata. Lei mi ha detto che dentro di me c’è una miniera d’oro e che io l’avrei trovata. E’ stato un grande aiuto per me. Grazie.
06/04/10 - 12:28 - Una paziente 
Grazie dottore, Lei mi ha insegnato passo dopo passo a volermi bene. Oggi, quando mi guardo allo specchio finalmente mi piaccio. Insieme abbiamo affrontato ciò che da tempo mi inquietava e Lei mi ha fatto capire che anche gli eventi negativi possono essere utili. Ha cambiato il mio modo di guardare ai drammi della mia esistenza, risvegliando un insospettato lato di me stessa, affinché prendessi la vita meno seriamente, senza avere la solita tendenza all’ipercontrollo. Grazie a Lei ho capito come liberare la mia fantasia. Grazie.
06/04/10 - 10:46 - Alberto Basello 
Complimenti per il sito e la straordinaria sensibilità con la quale conduce i colloqui, stabilendo rapporti profondi in brevissimo tempo.
01/04/10 - 18:46 - Luisa  Baraldi
Salve dottore, grazie a Lei ho capito tante cose su me stessa. Soffro di attacchi di panico e quando ne sono assalita mi sento persa e ho paura che il mio cuore possa spaccarsi in due. Ho letto molto in materia e mi piace il Suo approccio. Volevo ringraziarla per quello che fa. Io personalmente ho tratto beneficio dai Suoi esercizi di rilassamento e dall’aver approfondito alcuni argomenti dei quali parla nei video, dando illuminanti spiegazioni. Il fatto che Lei condivida il Suo sapere è molto nobile e altruistico da parte Sua. E’ molto difficile che in una sola persona ci siano bravura e generosità in grandi quantità. Con gratitudine, Luisa.
01/04/10 - 16:29 - una paziente 
Caro Dr. Ruga, le Sue parole mi sono state di grande aiuto per superare i momenti difficili dopo l’intervento. Ho pensato molto a quello che mi ha detto e ai consigli che mi ha dato. Cose molto vere e giuste. Sono contenta dottore perché mi sono ripresa bene e ho capito quanto sono importante per i miei cari. Ci vuole poco a smarrirsi e ci vuole molto a riprendersi, ma il momento arriva e come Lei diceva, bisogna essere pronti. Ho ancora tanto da fare, seguirò i Suoi consigli dottore. Le auguro una felice e serena Pasqua.
01/04/10 - 10:02 - Roberto Ruga 
Ringrazio tutti voi per l’entusiasmo col quale scrivete le vostre considerazioni colme di gratitudine, di riconoscenza e di affetto. I commenti che lasciate mi arricchiscono continuamente sul piano professionale, umano e spirituale. A tutti, il mio più sincero grazie.
31/03/10 - 18:51 - Giovanni 
Salve Dottore, sono stato operato qualche tempo fa per una coronaropatia subendo un by-pass arterioso a cuore battente presso il San Raffaele di Milano e nel cercare di saperne di più mi sono imbattuto nel Suo sito. Devo farle i miei complimenti per la serietà e la professionalità che ampiamente dimostra, per la cura del sito e la disponibilità che offre. Nel leggere i commenti dei Suoi pazienti non ho potuto trattenere l’emozione e ho rivissuto alcune fasi psicologiche successive all’intervento: il disorientamento, la paura, la sensazione di essere fuori dal corpo. Il fatto che la psicologia si stia occupando di capire cosa succede prima, durante e dopo un intervento “a cuore aperto” è straordinario e desta una grande fiducia nel futuro. Dottore, ci sono momenti terribili che non si possono raccontare e che neanche noi che ci siamo passati riusciamo a mettere a fuoco, poiché il ricordo diviene spesso confuso se non del tutto assente. La reazione che ebbi quando appresi la notizia che mi sarei dovuto operare, fu quella di pensare che non me lo meritavo. Presi molto male la cosa e arrivai in ospedale con il cuore sotto una pietra. Cercavo di nasconderlo ai figli, ma sentivo di avere in viso una maschera che simulava il sorriso, invece era solo una smorfia di dolore. Un dolore non tanto fisico, causato da una estrema incertezza sul mio futuro. Mi sarebbe piaciuto avere uno psicologo come Lei in quel momento, nulla togliendo ai Suoi validi colleghi. Le auguro di fare una straordinaria carriera e di far star meglio tantissime persone bisognose.
30/03/10 - 11:26 - Padre Simone 
Ill.mo Prof. Ruga, vogliamo ancora una volta complimentarci con Lei per il continuo e instancabile impegno pieno di gioia onesta, pieno di santa pazienza, pieno di amorevole rispetto verso gli altri e colmo di appassionato ardore verso la Sua professione. Nelle Sue azioni c’è sempre una incrollabile fiducia, che sostiene l’altro nel suo delicato compito e lo influenza sempre positivamente, con la naturalezza tipica del concertista virtuoso, che esegue difficilissimi passaggi in sicurezza e scioltezza. Le auguriamo ogni bene. Padre Simone
29/03/10 - 17:27 - Francesco Arena 
Salve Dr. Ruga, Le scrivo per dirle che ho trovato il Suo sito particolarmente congeniale alla mia inclinazione caratteriale di persona schiva, riservata e votata ad una pensierosa solitudine come prerogativa di fervida disposizione agli altri, ma in modo selettivo e non concreto. L’ingresso nel Suo sito è per me un viaggio esistenziale che si muove instancabile tra i vasti spazi culturali dei Suoi istruttivi video e dei toccanti commenti annessi, nei quali sento una vita piena pulsare, fuori dall’immediato contingente, unicamente in quella disposizione sacra che nobilita cose e situazioni e le proietta in una dimensione più profonda. I Suoi interventi terapeuti rendono grandi i momenti presenti e contingenti, resi assoluti e dotati di significati curativi. Ogni gesto scaturito all’interno di un rapporto, nel quale trova un giusto e originale significato, diviene emblema di sostegno morale civile e religioso. Ogni parola muove e smuove l’altro al di fuori di un tempo dato, proiettandolo altrove, oltre la sofferenza, alla stessa stregua di un’opera d’arte. Pertanto, ogni intervento risulta specifico e irriproducibile nella sua unicità. Ad uno sguardo superficiale diviene facile fraintendere la fondatezza di un simile modus operandi, laddove invece si trasforma in azione propizia ad uno sguardo consapevole e critico. Lei riesce a trattare con estrema eleganza il dolore di queste persone e a trasformare la loro intrinseca solitudine in nobiltà e riscatto. Il Suo sito rappresenta una trionfale vittoria contro l’incultura psicologica dei tempi passati, ormai andati. Complimenti davvero.
27/03/10 - 08:35 - La paziente dagli occhi spenti 
Caro Dottore, mi piace scriverle e so, come mi ha insegnato Lei stesso che mi fa bene. Esternare ciò che abbiamo dentro è il primo passo verso la guarigione. Io ho avuto un grande peso in fondo al cuore. Non avrei voluto operarmi ma semplicemente lasciarmi andare, far fare alla natura il suo corso. Fortunatamente i miei figli mi hanno obbligata e mi sono ritrovata in un lettino d’ospedale, dove ci siamo conosciuti. La prima cosa che mi chiese fu il motivo del mio sguardo spento. Non so come, ma arrivammo a parlare del suicidio e di come esso rappresentasse per me la via più facile per risolvere il dolore e la rabbia che covavo dentro da anni. Lei disse che lasciarsi morire come avrei desiderato fare, senza operare la giusta scelta, sarebbe stato un gesto di arroganza, poiché il nostro corpo lo abbiamo in prestito. A piccoli passi mi ha fatto confrontare con la mia rabbia, fino a comprenderla, accettarla e anche giustificarla. Un giorno disse “tempo scaduto, niente più rabbia!”. Da quel momento ho cominciato a riguadagnare il rispetto di me stessa, che avevo ormai perso. Ho ripreso a correre dietro alla mia vita, con coraggio. Una cosa che mi è sempre mancata. Grazie a Lei e grazie tutti.
26/03/10 - 09:34 - P. Nanni (BO) 
Sito molto esteso con un’ampia gamma di itinerari culturali, ricchi di nozioni ma anche di consigli pratici. Propone una psicologia fresca, moderna e soprattutto utile, spiegata con professionalità e rigore. Non stupisce l’elevato numero di consensi sempre accompagnati da una genuina e sincera gratitudine, in particolare da parte di chi ha avuto la fortuna di conoscerla personalmente.
25/03/10 - 09:31 - F. Marsilii 
La cardiopsicologia rappresenta senza dubbio un progresso fondamentale per una comprensione olistica dei fenomeni psicopatologici. Come Lei distintamente dimostra, la modalità di ascolto di noi terapeuti e l’utilizzo di ciò che ascoltiamo devono essere le questioni fondamentali alle quali qualsiasi approccio tecnico deve rispondere. Con ineguagliabile acume Lei riesce ad illuminare il travaglio interiore della persona cardiopatica, restituendo dignità e spessore al suo vissuto, per aprirla al cambiamento. Complimenti per i risultati conseguiti.
24/03/10 - 18:29 - C. Colombo 
L’insieme di questi ottantotto video costituisce un Video-Manuale di psicologia su cui formarsi, spiegato con rara chiarezza e lucida razionalità. Affronta in modo sintetico ma approfondito il complesso universo psicologico, dandone una lettura critica e funzionale nel suo insieme. I commenti descrivono in poche e brillanti righe un fare psicoterapico ispirato, profondo e originale che dà vita e si trasforma in avvincente racconto. Vanno fatti i complimenti a questi pazienti per come hanno saputo raccontarsi e commuoverci, regalando indimenticabili storie.
24/03/10 - 16:24 - L. Mosticoni (Mi) 
Sito per un pubblico colto. I casi clinici esemplificati sono ricchi di insight psicologici e ingegnose intuizioni la cui caratteristica è quella di andare alla "radice", intesa nel suo significato di luogo attraverso cui viene raccolto e affluisce il nutrimento, come insieme diffuso di direttrici di significato che portano nuovi aggregati di senso alla teoria e alla prassi clinica. I video sono un utile vademecum per psicologi, psicoanalisti, psicoterapeuti, studenti universitari. I complimenti sono d'obbligo.
24/03/10 - 10:51 - Una paziente "rinnovata" 
Con una cartella sotto il braccio, occhiali da intellettuale, sguardo intenso ma benevolo, modi signorili, espressione garbata, voce gentile, Lei è entrato nella mia stanza e si è posto in ascolto. E’ bastato questo per farmi stare subito meglio. Il seguito non posso raccontare, poiché l’interiorità è cosa privata e deve restare tale. Ma gli elogi vanno sempre fatti, soprattutto se meritati e sacrosanti come nel Suo caso. In poche ore di colloqui non è stato certo possibile approfondire tutto, ma credo che tutto l’essenziale, nel mio caso, Lei sia riuscito a fare. Quando sono uscita dal S. Anna di Catanzaro, mi sono portata a casa tante cose per niente scontate come: la fiducia nella sanità calabrese ed in particolare la stima verso i medici del S. Anna; la dignità di paziente rispettata e accolta a tutti i livelli; una riscoperta simpatia verso la psicologia e l’aver iniziato ad imparare come volermi bene, come ascoltare gli altri, come rendere migliore la mia vita, come rinnovarmi e aprire la mente guardando il mondo con occhi diversi, più accondiscendenti e comprensivi. Non mi sembra poco, anzi è inaspettatamente tanto. Grazie a Lei ho imparato a stare con me stessa, a guardarmi dentro, ad accettarmi, a fermare le critiche e, come diceva Lei, a “coltivare la mia interiorità e il mio mito”. Cito solo una Sua frase emblematica di questo nuovo modo d’essere: “per cambiare la nostra vita dobbiamo imparare a liberare le staminali dell’anima”. Io credo sia proprio così Dottore, e il fatto di crederci opera in me un radicale cambiamento. E’ questa una delle più belle rivoluzioni accadute nella mia vita.
23/03/10 - 08:23 - Un paziente che va... 
Caro dottore, ho letto i commenti e mi sono emozionato. E’ difficile per me raccontare la quantità di emozioni che mi hanno visitato durante la mia permanenza in clinica. Tanti stati d’animo, da quello ansioso prima dell’intervento, a quello confuso e angosciato dopo, fino al sopraggiungere di uno stato d’animo più fiducioso e sereno, quando sono uscito dalla clinica. In tutto questo percorso, specie nella parte finale, Lei è stato un punto di riferimento incrollabile e molto valido. Le parole buone, si sa, tirano su il morale, ma solo le parole giuste ti spingono ad agire per il meglio e a mantenere quella corretta direzione. Per questo la ringrazio dal profondo del cuore. Se devo raccontare un momento particolarmente intenso, mi viene in mente quando mi sono risvegliato dopo l’intervento e non capivo ancora di essere già stato operato. Poi me lo hanno detto e mi sono sentito sollevato. Ma il tragitto fino all’uscita dalla clinica è fatto di continue cadute, di momenti di sconforto, di apatia, di debolezza, di depressione. Le Sue parole mi hanno aiutato moltissimo a capire come dovevo e potevo fare, e la Sua costante presenza mi ha incoraggiato a seguire la strada indicata. Quella strada è diventata un’autostrada e io vado… Grazie dottore. Infine mi sento in dovere di ringraziare l’intero staff medico e paramedico, che si sono presi cura di me in modo esemplare, rendendo affrontabile e superabile un momento non facile della mia esistenza.
22/03/10 - 16:55 - Simona (Bo) 
Il sito offre un’ampia scelta di video, tutti realizzati con un inconfondibile stile che cattura il visitatore, portandolo gradualmente a scoprire il mondo della psicologia, che viene ulteriormente impreziosito da stupendi commenti, traboccanti di fervide emozioni. Ideato per appagare ogni curiosità in materia psicologica, il sito attrae e trascina, impartisce lezioni di vita, affascina per l’imponenza culturale che veicola con chiarezza, eleganza e sobrietà. Un meraviglioso omaggio al Sapere, che viene reso spettacolare con equilibrio, professionalità e grande comunicativa. Complimenti!
19/03/10 - 10:41 - S. Poletto - Sondrio 
Eccellente lavoro. Rara chiarezza didattica, eccelsa capacità di sintesi, perfetta esposizione, pregevoli contenuti. Complimenti.
19/03/10 - 09:49 - Un paziente col mal di schiena 
Illustre e caro dottor Ruga, Le scrivo per raccontare alcuni passaggi salienti della mia breve permanenza al Sant’Anna Hospital. Già prima dell’intervento soffrivo di mal di schiena, si figuri Lei dopo tre giorni di letto e sempre nella stessa posizione. Quando mi vide mi trovò pertanto dolorante. C’era ben poco da fare, avevo l’impressione che la mia schiena rischiasse di spezzarsi. Lei mi chiese subito come mi fosse venuta in mente una tale idea e che cosa avrebbe potuto causarne la rottura. Scavando nei miei ricordi infantili, mi fece venire in mente le parole di mio padre che spesso mi minacciava dicendomi: “Se ti prendo ti spezzo la schiena!”. I miei dicevano che da piccolo ero ribelle. Lei osservò una cosa molto interessante, cioè che alla minaccia esplicita di volermi spezzare la schiena, corrispondeva il significato più generale di spezzare lo spirito della mia esuberanza. A questa azione io avevo reagito opponendo resistenza e irrigidendo appunto la schiena, come per dire: “Non mi puoi spezzare”. Di lì, mi spiegò che una volta che la rigidità era diventata cronica, si era innestata la paura irrazionale di una rottura, poiché tutto ciò che è rigido, sotto pressione rischia di rompersi e in più provoca dolore. Mi chiese se fossi un tipo ostinato, testardo, risparmiatore, perfezionista, scrupoloso e inflessibile sul piano etico e morale. Dovetti rispondere di si. Disse che la paura di rompermi la schiena, rappresentava la paura più generale di crollare, di fallire, di arrendermi e di cedere. Mai e poi mai avrei voluto farlo. Dopo questa spiegazione mi fece fare un gioco sulle associazioni delle parole e saltarono fuori delle vicende personali che non sto a raccontare. Alla fine della chiacchierata il mio dolore si era notevolmente attenuato. Il giorno dopo mi alzai dal letto e non passò molto che fui dimesso. Col tempo la paura di danneggiare la schiena è scomparsa e credo di essere diventato un po’ più “flessibile” anche come carattere. I Suoi ragionamenti mi hanno aiutato a risolvere un annoso problema fisico. Ottime cose dottore!
18/03/10 - 16:35 - La paziente delle 16:30 
Carissimo Dottore, apro il mio commento a questo video molto accurato, con una frase che concluse il nostro propulsivo rapporto presso la clinica S.Anna di Catanzaro: “non si smette mai di crescere”. Non pensavo che dopo essere entrata da tempo nella settantina, avrei conosciuto ulteriori evoluzioni interiori e di carattere. Il nostro colloquio partì dal tema dell’impazienza. Ero insofferente e piena di nostalgia di casa quando iniziò a spiegarmi che una pianta non ha fretta e non cessa mai di crescere, anche nella vecchiaia. Perché mai io sarei dovuta essere diversa? Una pianta sa quello che deve fare e non conosce l’impazienza. Mi disse che allo stesso modo il mio corpo stava producendo esattamente quello di cui avevo bisogno, ma ci voleva tempo. Era inutile voler accelerare il processo, dovevo lasciar fare al mio corpo. Era perfettamente vero Dottore. Iniziai così a parlare di me, senza fretta. Lei disse che avevamo tutto il tempo a disposizione, ma dopo pochi minuti avevo già toccato argomenti personali che mai avevo riferito ad estranei. Lei, Dottore, mi ispirò subito una viscerale simpatia e una totale fiducia. Parlavo con disinvoltura mentre Lei mi osservava compiaciuto. Il discorso scorreva bene, fin troppo bene, finché mi chiese se avessi subito mai un abbandono. Forse fu una casualità o forse fu merito di uno straordinario sesto senso: aveva colto ciò che ancora non riuscivo e non osavo dire. Mi spiegò che solo vivendolo senza attaccarmi al passato, quel momento difficile avrebbe aperto nuove possibilità per la mia mente. Disse che vivere una vita senza abbandoni è tecnicamente impossibile. La simpatia che nutrivo per Lei si era trasformata in profonda stima e riconoscenza per avermi capita e sollevata. Mi sentivo compresa anche se non spiegavo nulla di me; mi sentivo accettata. Probabilmente fu questo ad aver reso straordinari quei momenti passati insieme. I nostri incontri proseguirono sul tema della solitudine, ma a differenza delle altre volte, questa volta non mi veniva difficile parlarne. Non avendo avuto figli, la solitudine è qualcosa con la quale ho dovuto convivere dopo la perdita di mio marito. Purtroppo non ci sono consigli da dare a riguardo e un’assenza non si può sostituire, eppure, devo dire che in quei giorni di degenza presso il S.Anna Hospital ho sperimentato qualcosa che si è avvicinato molto alla pienezza che si prova quando qualcuno ti sta accanto e si occupa di te. Sarò un’inguaribile nostalgica. Aggiungo un solo particolare che mi piace raccontare, perché dà la misura di quanto Lei mi abbia dato, con assoluta professionalità e discrezione, molto più di quanto avessi potuto volere. Verso le 16:30 (orario di inizio visite) quando la Clinica si riempiva dei brusii dei parenti dei ricoverati, Lei passava a trovarmi, anche solo per quei dieci minuti, così preziosi per dimenticarmi di essere sola. Lo fece sistematicamente per tutto il tempo della mia permanenza. Nonostante il dolore e la fatica, mi sono sentita bene. Grazie. Un grande augurio per il Suo futuro Dr. Ruga.
17/03/10 - 17:47 - Fernando 
Molto serio e molto professionale. Sono uno studente di psicologia e ascolto con estremo interesse le Sue lezioni, che fanno appassionare l'utente curioso alla psicologia e quello un pò più esperto ai nuovi campi d'indagine che continuamente fioriscono in seno a questa vasta disciplina. I miei più sentiti complimenti.
16/03/10 - 17:25 - Una paziente "ripulita" 
Salve dottore, sono stata una Sua paziente al S.Anna Hospital di Catanzaro e vorrei raccontare in breve la mia esperienza. L’argomento centrale dei nostri discorsi è stato il potere paralizzante delle critiche e il giudicare me stessa. I miei genitori mi dicevano sempre che potevo fare di meglio. Anche oggi che non ci sono più, una voce mi dice che non mi impegno abbastanza. Lei mi disse che dovevo spegnere la facoltà di criticarmi da sola, riscoprendo il piacere di fare cose nuove, infischiandomene del risultato e considerando più benevolmente gli errori commessi. Dovevo eliminare gli automatismi e rompere i vecchi schemi troppo rigidi, ripulire la mente da abitudini superate. Disse che dovevo vedere l’invisibile. Poi, mi chiese di parlarle della mia spina nel fianco. Mi sorpresi della domanda, ma capii subito e le raccontai del cattivo rapporto con mio fratello, che non vedevo da anni. Non era venuto a trovarmi in clinica e temevo che non lo avrei mai più rivisto. Lei mi disse che il nemico numero uno del nostro rapporto era la coerenza, il fatto di voler essere e apparire tutta d’un pezzo. Dovevo divenire invece più flessibile, proprio come le mie arterie, altrimenti mi sarei lacerata. Si trattava di abbattere le mie incrostazioni mentali, così come l’intervento aveva ripulito quelle reali. Mi fece anche un esempio musicale, disse che mi ero abituata ad usare una sola tonalità e rifiutavo le note dissonanti. Da musicista dilettante capivo bene che dovevo arricchirmi di nuove possibilità e non uniformarmi ad un rigido stereotipo. Misi subito in pratica la lezione e fiduciosa, chiamai mio fratello al telefono. Piangemmo entrambi. Il giorno stesso inaspettatamente venne a trovarmi e ci abbracciammo. Non so cos’altro dire caro dottore. Solo …grazie.
16/03/10 - 10:00 - F. Molteni  
Le Sue parole e i Suoi gesti si avvicinano alle profondità dell’animo umano con singolare capacità analitica e affrontano il disagio psichico con indole temeraria, focalizzando e mettendo a nudo il problema e scardinando i falsi ideali. Con arte terapeutica solleva i veli delle menzogne che i pazienti si raccontano, inducendoli al cambiamento. Lei dispensa illuminanti lezioni, non solo a parole, ma soprattutto col Suo modo di essere, dando l’esempio in prima persona. Dagli struggenti racconti dei pazienti emerge una verità ritrovata e una serenità interiore mista a forza d’animo, che incantano il lettore perché offrono le loro continue vittorie su se stessi e sul proprio destino. Se si leggono tutti d’un fiato, si viene sottoposti ad uno tsunami dei sentimenti al quale è impossibile restare indifferenti. Complimenti per il Servizio d’eccellenza e buona fortuna.
15/03/10 - 17:18 - Il perfezionista 
Una cosa che ho imparato dalle nostre chiacchierate al S.Anna H. di CZ è che bisogna avere pazienza. Quello che Le scrivo, Dottore, è frutto di settimane di continua riflessione e rilettura del testo. Ogni parola è stata ponderata, così come mi ha insegnato Lei. Con Lei ho imparato soprattutto a stare zitto e ad aspettare. Il nostro rapporto, Dottore, non iniziò molto positivamente, anzi, io ero talmente sofferente e amareggiato per l’inattività che dovevo subire a causa della sosta forzata, che non sopportavo neanche la presenza di mia moglie. Lei entrò nella stanza in un brutto momento e, dopo qualche domanda, rifiutai di proseguire il colloquio. Lei si scusò educatamente e se ne andò. Tornò il giorno dopo con in mano una rivista e mi disse che la portava a me per passare il mio tempo in modo costruttivo. Mi meravigliai della Sua calma e di come il mio comportamento non avesse sortito alcun turbamento sul Suo atteggiamento nei miei riguardi. Accettai l’invito alla lettura. Il giorno seguente si ripresentò in camera e mi chiese della rivista. Avevo trovato molto interessante un articolo sull’ipertensione, che, come spiegava l’esperto, poteva essere conseguenza di un carattere pignolo e di uno stile di vita votato al controllo assoluto delle situazioni. Lei sorrise dicendo: “non Le è sfuggito, vero?” Sentii che era dalla mia parte e che mi poteva aiutare a stare meglio con me stesso. Aveva conquistato la mia fiducia e la mia simpatia. Mi disse che il voler essere perfetto, era la causa della mia infelicità e che dovevo liberarmi del ruolo di “capo” nel quale mi ero identificato. Vidi mia moglie letteralmente felice del Suo discorso e capii che diceva delle sacrosante verità. Mi resi conto che sarei stato solo uno sciocco, se non avessi seguito i Suoi consigli, Dottore. Qualche volta scivolo nel mio abituale perfezionismo, ma ho imparato cos’è la passività, una parola che Lei ripeteva spesso. Grazie Dottore e mi scusi ancora per la mia superficiale quanto maleducata accoglienza. Fortunatamente, non si è fatto intimorire. Grazie ancora.
15/03/10 - 16:27 - Paola (Verona) 
Complimenti per l'eleganza dell'esposizione e l'incisività del discorso, molto ben argomentato. Una disciplina emergente, ricca di prospettive e ancora poco accolta in Italia.
13/03/10 - 12:27 - Federica 
Nel leggere le esperienze dei Suoi pazienti ho pianto, ho tremato, infine ho provato gioia. Credo che tutto si possa sopportare quando si ha accanto la persona giusta. Questo è il mio augurio rivolto a tutti i Suoi futuri pazienti, ed è anche il mio personale complimento. Le lascio una poesia di Saffo, a me particolarmente cara. Simile a un dio mi sembra quell’uomo che siede davanti a te, e da vicino ti ascolta mentre tu parli con dolcezza e con incanto sorridi. E questo fa sobbalzare il mio cuore nel petto. Se appena ti vedo, subito non posso più parlare, la lingua si spezza, un fuoco leggero sotto la pelle mi corre, nulla vedo con gli occhi e le orecchie mi rombano, un sudore freddo mi pervade, un tremore tutta mi scuote, sono più verde dell’erba e poco lontana mi sento dall’essere morta. Ma tutto si può sopportare...
12/03/10 - 10:11 - Una paziente 
Buongiorno Dottore, la mia permanenza al S. Anna Hospital di Catanzaro è stata purtroppo più lunga del previsto. Presi molto male la notizia e inizialmente non riuscii ad accettarlo. Il Suo lavoro con me fu instancabile e continuo. Avevo ormai fatto l’abitudine ai nostri incontri, tanto che ad una certa ora La aspettavo quasi con ansia. Puntualmente Lei si presentava con il Suo fare cerimonioso e galante, facendomi sentire importante e prestandomi tutta l’attenzione di cui avevo bisogno. Mi è stato di grande aiuto. Ho letto i moltissimi commenti lasciati sul Suo sito, finché l’emozione mi ha assalito, travolgendomi interamente. E’ stato bello. La lettura di tutte queste esperienze diverse ma intimamente simili alla mia, mi dona un senso di solidarietà e partecipazione che non avevo mai sperimentato così intensamente. Mi sento in comunione con queste persone, verso le quali provo familiarità anche se sono a me sconosciute. Certamente un intervento al cuore è un’esperienza che non si augura a nessuno, però, devo ammettere che questa prova mi ha dato con il tempo, molto di più di ciò che potevo comprendere nel momento in cui la stavo vivendo. Durante i nostri incontri abbiamo parlato di un argomento simile a questo, ma solo adesso l’ho compreso pienamente. Le Sue parole a riguardo hanno costituito per me una guida preziosa e inedita. La saluto con tanto affetto, ringraziandola di tutto.
11/03/10 - 17:09 - Un paziente "precisino" 
E’ difficile rendere con le parole la bellezza di un colloquio e di un incontro tra una persona sofferente e un altro che cerca di aiutarla. In questo incontro c’è qualcosa di imponderabile, che sfugge, qualcosa di indefinibile e di magico. Potrei scrivere Dottore, dei miei sogni che Lei ha magistralmente interpretato; del modo discreto umile e riguardoso in cui ha saputo ascoltare; delle domande stimolanti con le quali è riuscito a mettere in crisi le mie superficiali affermazioni, spingendomi a ragionamenti più profondi. Potrei, ancora, parlare degli esercizi di rilassamento grazie ai quali sperimentavo sensazioni di benessere e di pace interiore, di forza e di energia. Potrei scrivere e raccontare tante altre situazioni, rischiando di annoiare, ma non riuscirei comunque a descrivere l’essenziale, perché esso sfugge. Non è un pensiero mio, è un pensiero Suo. Per descrivere l’essenziale degnamente, dovrei essere un poeta. Ma sono solo una persona razionale. Anzi, devo dire che Lei mi ha insegnato ad essere un po’ meno razionale, un po’ meno ossessionato dall’ordine, dalla precisione, da una proverbiale meticolosità nell’eseguire i miei compiti, dalla mia cronometrica puntualità; da sempre barricato nel mio metodico determinismo. Ecco, se c’è una cosa che posso dire riguardo ai nostri incontri, riguarda la Sua sottile capacità di mettere in crisi i presupposti sui quali fondavo la scelta di essere come sono sempre stato: una persona diligente tanto da essere severa con se stessa; controllato fino al rigore, un calcolatore, o, come mi disse bonariamente, un ossessivo, ma con l’inestimabile capacità di mettersi in discussione. Questa era un’idea nuova per me e anche se mi sembrava inverosimile, avevo deciso di crederle. Lei mi ha a lungo parlato dell’inconscio come di qualcosa di imponderabile, folle, emotivo, infantile assurdo, misterioso, passionale, puerile, impulsivo, irrazionale e irragionevole, contraddittorio quanto ermetico, dissennato quanto esaltato. Mi ha detto che sarei dovuto andare verso questa direzione, per completarmi come persona. Alcune letture che mi ha suggerito, mi stanno aiutando a superare vecchie abitudini. La ringrazio profondamente per l’entusiasmo, la partecipazione e la convinzione con la quale ha lavorato su di me. Credo che Lei abbia una vera e propria vocazione in questo, che va oltre la semplice attitudine o predisposizione. Lei mi disse che l’intervento doveva costituire per me una “chiamata” ad un nuovo inesorabile compito: cambiare me stesso. Spero di essere all’altezza di questa “missione” e di avere a disposizione un po’ della Sua vocazione e del Suo talento; quella fiamma chi mi possa illuminare e rivelare a me stesso. Grazie Dottore.
10/03/10 - 18:03 - Un paziente 
A volte dottore, le cose che accadono sono un pò come domande alle quali solo il tempo di una vita può rispondere. A me è accaduto di trovarmi improvvisamente e inaspettatamente su di un letto d'ospedale, immobile, costretto a capire cosa mi stava succedendo. Alla fine del nostro colloquio mi disse che la cosa più ovvia ed immediata è spesso la più difficile da cogliere, e che nel mezzo della difficoltà si cela l'opportunità. Finalmente ho iniziato a capire il senso delle Sue parole e dei Suoi discorsi. Ho iniziato, ma non ho finito. La ringrazio per le Sue profonde e illuminanti parole.
10/03/10 - 11:08 - Il paziente ottimista 
Carissimo Dr. Ruga, ci fa piacere esprimere le nostre impressioni sul Servizio di Psicologia, importantissimo per chi come mio marito ha subito un intervento al cuore. Prima del ricovero avevamo già sentito parlare molto bene di Lei da amici e avevamo visitato il Suo sito, così quando l’abbiamo incontrata per la prima volta in clinica, Lei era già per noi una figura quasi familiare. I nostri incontri sono stati determinanti per tirare su il morale e recuperare uno spirito positivo e ottimista, che ci ha aiutato ad affrontare nel migliore dei modi la situazione. Grazie e buon lavoro.
09/03/10 - 12:50 - Carlo De Luca 
Complimenti per il sito. Interessantissimi i video e gli argomenti trattati con uno stile efficace. Appassionanti i commenti dei pazienti e le loro storie, i cui risvolti psicologici accrescono interiormente il lettore. Auguri.
08/03/10 - 18:48 - Un paziente e il suo muro 
Caro Dr. Ruga, vorrei provare a raccontare uno dei Suoi tanti discorsi che mi ha colpito per l’accuratezza dell’analisi e l’originalità del pensiero; e di come questo discorso fosse inerente al mio caso. Mi pare che Lei sostenesse questo: il problema che sta alla base di tutti i problemi è la mente stessa. Da cui, la necessità di sapere che cosa sia la mente e di che materiale sia fatta, al fine di poter risolvere i suoi problemi. La mente è dunque il problema, e, a meno che non si conosca la sua vera natura, non si riuscirà mai a risolvere nessun problema della vita stessa. Infatti, pur risolvendo apparentemente un problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata. E’ proprio come potare i rami di un albero, sfrondandolo senza sradicarlo: presto nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, più di prima. Anche se si risolve un problema, altri dieci prenderanno il suo posto, così come la potatura aiuta l’albero a diventare più rigoglioso. Ecco, Dottore, questa era esattamente la condizione psicologica nella quale mi trovavo quando la incontrai nella mia stanza, al S. Anna Hospital di Catanzaro. Lei fu chiaro: mi disse che in quella lotta senza senso, stavo sprecando energia e tempo, mentre il metaforico albero che ben rappresentava i miei problemi, diventava sempre più forte, più fitto e più folto. Il messaggio mi sembrava fosse questo: non dovevo cercare di risolvere i singoli problemi separatamente, perché la mente in quanto tale è il vero problema. Il discorso mi affascinava molto, soprattutto quando sosteneva che la mente è nascosta sottoterra, come lo è una radice: non si vede, essa rimane invisibile. Ne deriva che non bisognerebbe mai lottare con ciò che è manifesto (il problema apparente), perché ci si troverà a lottare con delle ombre. Questo discorso lo sentivo pienamente aderente alla mia persona e al mio modo di essere. Partimmo da qui per arrivare alla “radice”. Fu di grande utilità un sogno, nel quale mi ero perso in una radura solitaria e con i piedi stavo sprofondando lentamente nelle sabbie mobili. Nonostante i miei sforzi non riuscivo a venirne fuori. Cercavo di gridare per chiedere aiuto, ma la voce non mi usciva e avevo l’impressione di soffocare. Lei analizzò il sogno e mi spiegò che quella situazione di paralisi, rappresentava simbolicamente il blocco delle emozioni: aggressività, rabbia, rancore, risentimento, tristezza, persino la gioia, non trovando alcuno sbocco e finivano per pietrificarsi dentro di me, creando danni. Il sogno stesso, mi disse, rappresentava un tentativo ossessivo e inutile di uscire dall’impasse. Più volevo risolverlo e più il problema persisteva, più mi dimenavo e più affondavo. Mi disse che dovevo cambiare tattica. Con un opportuno esercizio di rilassamento, mi fece immaginare qualcosa che potesse ben rappresentare il mio stesso intervento al cuore, facendomi concentrare in particolare sulla rimozione di un’ostruzione, che impediva al sangue di circolare liberamente. Il blocco non era ormai più concretamente presente nel mio corpo, e anche sul piano psicologico mi stavo liberando di un antico muro. Quel muro che mi fece visualizzare, rappresentava la radice dei miei problemi. Ad un certo punto, durante il nostro esercizio, come nel celeberrimo video “Another brick in the wall”, quel muro si ruppe. Mi disse che le ostruzioni che erano chirurgicamente state rimosse, venivano ora trattate anche psicologicamente. Quando ci salutammo mi suggerì dei libri da leggere e io da bravo e diligente allievo ho seguito il Suo consiglio. Non ho più rifatto quel sogno ricorrente e nemmeno altri simili, in cui la strada si restringeva e la velocità della mia auto aumentava all’impazzata. A proposito di quest’ultimo, Lei mi spiegò che il rapporto tra guidatore e strada richiama quello tra sangue e arterie: quando il vaso sanguigno si irrigidisce o si restringe, il sangue circola con difficoltà e la pressione aumenta pericolosamente. Come vede, caro Dottore, mi sto facendo una cultura psicologica anche io, mosso non solo da un genuino interesse culturale e una vivace curiosità intellettuale che ho sempre avuto, ma soprattutto, questa volta, dall’intento di salvarmi la vita. Le cure mediche mi hanno offerto una seconda opportunità e Lei mi ha mostrato che anche un muro di cemento armato ha il suo punto di rottura. Senza muri, divisioni e guerre, Dottore, si vive molto meglio. Laddove prima regnava odio e rancore, oggi c’è un principio di unione. Lei saprà bene quanto un figlio può goderne. Non dico che è una strada facile e spianata, ma adesso ci credo. E questo per me è un piccolo miracolo. Grazie.
06/03/10 - 12:40 - V. Biondo (Palermo) 
Sono delle storie bellissime e commoventi, raccontate con tanta dolcezza e piene di gratitudine. Tutte molto introspettive, vissute da animi sensibili e raffinati, con i quali è riuscito a mettersi in contatto profondo nel poco tempo a disposizione. Regalano foti emozioni e nel finale si avverte sempre un senso di gioia.
06/03/10 - 09:38 - Una paziente "in viaggio" 
Dei miei incontri con Lei, presso la Clinica S. Anna di CZ, ho un bellissimo ricordo. Sin dall’inizio mi è apparso come una persona disponibile, serena, sorridente, disposta ad ascoltare, a capire e occuparsi dei nostri problemi. Sapeva dare a ciascuno di noi ciò di cui avevamo bisogno, con discrezione, tatto e gentilezza. Per me Lei è stato una figura di riferimento negli inevitabili momenti di scoraggiamento, sempre pronto a offrire la parola giusta, ma al di là delle parole sapeva sostenerci salutandoci con affetto, anche solo con una strizzatina d’occhio. Mi ricordo che un giorno, durante il nostro secondo colloquio, non stava tanto bene, aveva gli occhi lucidi e si toccava la fronte come se avesse la febbre. Io parlavo di me, Lei sfogliava le Sue cartelle e si appuntava qualcosa su un taccuino. Non ero sicura che stesse seguendo il racconto del mio sogno: mi trovavo in una stanza buia e non riuscivo a vedere niente, se non la maniglia di una porta che mi consentiva l’accesso ad una strettoia che poi mi conduceva attraverso un corridoio ad una stanza più grande e luminosa la cui luce si diffondeva ovunque, rischiarando anche la prima stanza oscura. D’un tratto, Lei alzò lo sguardo e disse che era il classico sogno del tunnel, una metafora del passaggio da una condizione ad un’altra, una chiara allusione al cambiamento che stava avvenendo dentro di me e che mi avrebbe permesso di accedere ad una nuova fase della vita. Significava che stavo affrontando un grande cambiamento interiore. Mi chiese se nel sogno avvertissi paura o fatica. Sollevata dal fatto evidente che aveva seguito parola per parola il mio sogno, risposi di si, con un sorriso. Mi disse che dovevamo trasformare la paura e la fatica in tenacia e desiderio, per realizzare quel cambiamento. Ero contenta perché mi trovavo di fronte ad una nuova fase della vita. Da buona appassionata di psicologia, avevo letto qualcosa di Freud e di Jung, insieme a tante piccole altre letture e riuscivo a seguirla perfettamente, ma quando mi diede l’interpretazione del sogno seguente, mi commossi e mi sentii sotto scacco. In breve, nel sogno mi trovavo stesa in una sala di rianimazione, sapevo di essere in coma, tra la vita e la morte. Quando tutto sembrava perduto, ecco che appariva mio padre (che perdetti quando ero ancora piccola) mi tendeva una mano e mi sorrideva. Mi avvicino per parlargli ma il sogno svanisce. Lei disse che quella immagine cara mi avrebbe fatto da guida, era venuta ad alleviare le mie paure e a sostenermi in questo momento difficile, dandomi tutto il coraggio che mi occorreva. Dunque, disse che era il momento di uscire dallo stato depressivo che mi ero costruita per non vedere la realtà, era ora di tirare fuori da me quell’antico dolore mai espresso, accettando la perdita di una figura che avevo ormai interiorizzato. Scacco matto. Mi sentivo proprio con le spalle al muro, ma capivo (e Lei me lo spiegò perfettamente) che era il mio atteggiamento depressivo ad esserlo, non io. A questa Sua interpretazione seguì un pianto liberatorio che si fermò solo quando con voce calma mi chiese se vedessi il collegamento con l’altro sogno. Improvvisamente mi fu chiaro che non ero sola nel difficile compito di riprendermi la mia vita. Alcuni sogni seguenti, videro Lei, dottore, come protagonista, ma di questi non me la sento di parlare. Cito solo una scena in cui Lei mi donava un passaporto. Il Suo commento fu che ero pronta per compiere uno straordinario viaggio interiore, che mi avrebbe portato a scoprire la vera me stessa, la mia indipendenza e la mia autonomia. Sorridendo mi strinse la mano augurandomi “in bocca al lupo!”. “Crepi il lupo!”, risposi prontamente. Non ci incontrammo più, avevamo fatto tre colloqui, tre ore in tutto. Era riuscito in quel poco tempo a farmi parlare di me in modo molto naturale, sincero e intimo, senza timori. Senza il Suo aiuto sarei rimasta impantanata nei miei pensieri negativi e invece eccomi qua, dopo la strettoia di quel periodo, la mia vita ha ripreso a fluire con ottimismo. Dopo il periodo di riabilitazione mi sono dedicata alla lettura di alcuni libri di psicologia, ho visto e rivisto tutti i Suoi bellissimi video sul Suo sito e Le dico, caro dottore che nell’andare avanti, nell’esplorare e viaggiare tra le infinite pieghe della mente, tengo stretto il mio “passaporto”. Un grande, grandissimo e commosso grazie.
05/03/10 - 09:59 - Un paziente col paracadute 
Salve caro dottore, provo a raccontare qualcosa della ma esperienza, a partire dal momento dell’infarto, del quale ho un vago ricordo. Iniziò tutto con un forte dolore al petto che mi sorprese, poi mi accasciai perdendo i sensi. Quando poco dopo riaprii gli occhi, la mia vista era confusa e sentivo solo molte voci intorno a me, ma una pesantezza agli occhi mi costringeva a chiuderli. Li ho riaperti soltanto ad intervento avvenuto, incredulo che fosse successo proprio a me. Sono passate delle ore prima che potessi realizzare di essere in Clinica. Dopo due giorni mi hanno portato in reparto dove l’ho conosciuta. A seguito delle rituali battute iniziali, Lei si pose in ascolto chiedendomi come io e la mia famiglia avessimo affrontato l’intervento, ma avevo difficoltà a parlarne perché ero preoccupato del fatto di vedere degli strani animaletti in ogni parte della stanza e in più avevo fatto dei sogni orribili, ma mi vergognavo di dire tutto questo. Nell’incontro seguente decisi di parlarne e Lei mi spiegò che era piuttosto frequente fare quel tipo di sogni e avere leggere allucinazioni. Mi tranquillizzò molto dicendomi che presto sarebbero passate. E infatti fu così. Una volta in piedi potevamo chiacchierare liberamente. E’ stato molto istruttivo ed utile, anche se impegnativo. Le Sue parole riuscivano a rompere il lassismo nel quale ero caduto. Mi stavo indebolendo, anzi mi ero già debilitato nel fisico e di conseguenza nella mente. Senza il Suo aiuto, probabilmente sarei stato risucchiato dalla depressione. In un sogno compariva un cratere scuro. Lei mi disse che l’unico modo di superarlo era dispiegare le mie ali. Mi piacque moltissimo il concetto, mi aveva insegnato a leggere al di là dei termini e io iniziavo a seguirla nei suoi discorsi che ormai non erano più astratti a astrusi come all’inizio, anzi, mi sorprendevano piacevolmente esaltando la mia mente. I sogni che seguirono furono molto colorati (come Lei mi fece notare) e luminosi. Inoltre si svolgevano “per aria” a differenza dei primi nei quali le scene “sprofondavano”. Disse che era un chiaro segno di ripresa. Gli animaletti sulle pareti della stanza scomparvero del tutto e iniziai ad interessarmi a chi mi stava intorno: compagni di stanza, personale medico e paramedico. Un piccolo episodio va raccontato perché dà la misura di quanto le nostre conversazioni fossero incomprensibili a chi ci ascoltava per caso: il mio compagno di stanza, una brava persona, un contadino, mal sopportava quello stile “astratto”, e durante i nostri colloqui storceva il muso e si allontanava. Eppure, in seguito ebbe un buon rapporto anche con lui. Ce ne andammo lo stesso giorno. Oggi i miei sogni sono più normali. Tutto è più normale, ma in quel periodo particolare, ho vissuto momenti in cui avevo la netta sensazione di impazzire. Neanche le persone a me care riuscivano ad aiutarmi. Nei loro occhi leggevo una paura che non avevo mai visto. Fu Lei dottore a tranquillizzarli, riuscendo a farsi ascoltare e ad essere convincente. Nell’ultimo sogno che ho fatto prima di lasciare la clinica, un uomo in divisa dall’alto di un dirupo, mi offriva un paracadute. Posso affermare che il mio modo di vedere le cose è cambiato, con lo sguardo posso “abbracciare un orizzonte più ampio” che, al confronto, rende miope ogni precedente punto di vista. Grazie del paracadute, dottore. Grazie di tutto.
04/03/10 - 09:23 - Un paziente "brontolone" 
Carissimo Dottore, quante cose potrei raccontare, delle nostre conversazioni al S.Anna di Catanzaro! Ammetto di non esser stato un caso facile, so di essere a volte precipitoso e impulsivo, dicono tutti che ho un pessimo carattere. Il nostro primo colloquio si aprì all’insegna delle proteste. Ero arrabbiato con tutti, stavo male e in special modo mi lamentavo del letto (corto e scomodo) sul quale non riuscivo a chiudere occhio. Quando mi chiese “come va?” iniziai a vomitarle addosso tutto il mio nervosismo. Ero pronto a rincarare la dose, e - come mi dimostrò più tardi - non aspettavo altro che soddisfare la mia sete di rivincita contro un destino che sentivo come avverso e contro un corpo che mi aveva inaspettatamente voltato le spalle. Lei ascoltò in silenzio tutte le mie lamentele, e sembrava perfino che fosse d’accordo con me. La cosa mi colse un po’ di sorpresa, poi mi disse che la stanza in cui mi trovavo e quindi anche il letto, tempo addietro erano state occupate da importanti personalità della Calabria, di cui mi fece il nome e che non si erano affatto lamentati di quel letto o di quella stanza. Questo fu solo l’inizio per farmi capire in seguito come la rabbia che nutrivo, in realtà non aveva nulla a che fare con il luogo in cui mi trovavo, ma col sentimento di delusione verso il mio corpo che mi aveva “tradito” (disse così). Dovetti fare i conti con questo senso di impotenza, ma Lei mi dimostrò che dietro quella debolezza si celava la mia vera forza. Mi aiutò molto a ribaltare la mia posizione ed il mio atteggiamento. Sono passati alcuni mesi, dall’intervento e posso dire di essermi rimesso, tornando ad essere la persona attiva che ero, ma una cosa è radicalmente cambiata: ora, quando qualcuno (solo i familiari e pochi altri osano tanto) se la prende con me, mi trattengo nel reagire e col passare dei minuti sento che l’iniziale rabbia esplosiva scema, lasciando il posto a sentimenti più razionali. Quando questo mi succede, mi balena alla mente quel nostro primo colloquio, del quale conservo chiara la Sua immagine di persona paziente, calma, serena, che comprende e sa aspettare. Mi ha insegnato che trattenersi e restare ad ascoltare è la vera dimostrazione di forza e che chi reagisce è in realtà debole. Con Lei Dottore mi sono sentito ascoltato, confermato senza riserve nel mio essere la persona che sono. Le nostre conversazioni andavano oltre lo scambio di informazioni, erano un ascolto sincero e inaspettato. Ricordo una Sua frase: “vi sono parole che non dicono nulla e silenzi che svelano”. Quando mi disse queste parole, restai muto per qualche secondo, allora Lei mi chiese chi mi aspettasse a casa. Risposi che c’era tutto un mondo che mi aspettava. Non so il perché ma iniziai a piangere. Lei poi mi disse una parola che mi sollevò: mi disse che soffrivo perché pensavo di non meritare tutto ciò, e che quindi provavo rabbia e rancore. Era vero, era proprio così e mi sentii subito compreso. La conoscevo da pochi minuti e non era più un estraneo per me, il mio scetticismo era svanito e dentro di me si agitavano disarticolate emozioni che mi rendevano impaurito ed ansioso. Lei mi guardò e mi fece un cenno con la mano che voleva dire: piano… piano… piano, poi mi disse di respirare profondamente e che tutto andava bene. I Suoi modi sono stati molto rassicuranti. In quel preciso istante ho avuto chiara la sensazione di avvertire dentro di me nuove emozioni. Perentoria arrivò la Sua domanda: “le riconosce? Sono le Sue emozioni. Respiri tranquillamente”. Fu così che iniziai a raccontarle la mia storia, avendo la certezza di essere ascoltato. Sentivo che parlare mi faceva bene e avevo la sensazione di dire le cose per la prima volta, mettendo un po’ di ordine nei ricordi. Spesso Lei mi offriva delle parole più appropriate, mettendo costantemente in evidenza gli aspetti più positivi. Alla fine fui soddisfatto e mi accorsi che anche Lei lo era. Potrei continuare a dire tanti altri particolari sui nostri colloqui, Dottore, ma mi devo fermare. Sono contento di come siano andate le cose e di come sia riuscito insieme al Suo aiuto a rendere preziosa questa mia drammatica esperienza. Con animo sereno ringrazio tutto il personale della Clinica, per aver sopportato ogni mia lamentela e Lei Dottore per averle comprese, andando oltre le apparenze. I migliori saluti.
03/03/10 - 15:35 - Don Gino 
Carissimo Dottore, noi continuiamo sempre a seguirla con grande interesse per le sue azioni di inestimabile valore morale e dunque non solo professionale. Non saremmo qui a cantare le Sue lodi, se non avessimo visto in Lei qualcosa che va oltre la professionalità: una genuino desiderio di aiutare l’altro, non solo con tattiche tecniche, ma anche e soprattutto con gesti di profondo spirito cristiano che avvalorano ogni tecnicismo. Le auguriamo tutto il bene.
03/03/10 - 12:13 - Un paziente 
Salve Dr. Ruga, nel raccontare e commentare la mia esperienza al Sant’Anna Hospital di Catanzaro, colgo l’occasione per rivolgere il mio affettuoso saluto a tutto il personale infermieristico che mi ha assistito costantemente, con grande competenza e con altrettanto impegno. Pur preferendo la forma anonima, so che gli apprezzamenti e la stima giungono a buon fine ugualmente. Nel parlare di Lei Dr. Ruga, ho un certo pudore, legato al fatto che di psicologia ne so poco e dunque mi è impossibile entrare nel merito dei metodi da Lei adottati per aiutarmi. Posso dire però di essermi sentito molto aiutato a superare il difficile momento. Mi sono sentito appoggiato in qualcosa di importante che stavo facendo. Appoggiato significa per me non tanto essere confortato, piuttosto avere un alleato, un po’ come accade in politica. La nostra intesa, diciamo pure il nostro patto prevedeva oltretutto che io abbandonassi alcuni comportamenti poco salutari come il fumo e una scorretta alimentazione. Ma la cosa più difficile, Lei disse, riguardava il mio carattere autoritario e alquanto aggressivo che da sempre si esprime nella rivalità e nella competizione per superare gli altri. Su questo fece un interessante discorso alla fine del quale mi pose una curiosa domanda, chiedendomi se fossi stato allattato. Ricordo che parlai della mia infanzia e dei miei sogni, ai quali collegò molte cose emerse dal Suo discorso. Riusciva subito ad accorgersi quando non La seguivo ed allora mi faceva qualche esempio. Mi stavo cimentando con una materia nuova che mi costringeva ad associazioni mentali non proprio lineari. Mi sentivo un po’ come un ragazzo tra i banchi di scuola, io che le lezioni ero abituato a darle agli altri, alzando spesso la voce. Mi rimase molto impresso un esempio che mi fece sulla farfalla e il bozzolo dal quale viene. Mi disse di tenerlo a mente. Caro dottore, non credo di essere tanto cambiato rispetto al passato e nemmeno ho modificato troppo le mie discutibili abitudini, però per completezza d’informazione, Le riferisco ciò che la mia nipotina mi ha detto recentemente: che sono più buono di prima. Credo Dottore, che con il suo linguaggio di bambina abbia sintetizzato tutto il senso del Suo discorso. Perciò, se gli altri mi dicono che sono un po’ cambiato, qualcosa sarà accaduto nel mio carattere, durante le nostre gradevolissime chiacchierate. Le faccio i miei migliori auguri, ringraziandola sinceramente per la Sua insostituibile presenza.
02/03/10 - 19:44 - Francesca  
I Suoi filmati mi hanno commossa e curata. Ci sono tante persone che soffrono in silenzio e magari una semplice parola può aiutarle a curare ferite mai risanate. Per tutti quelli che restano confinate nell’ombra, esprimo un immenso grazie. Per un commento che Lei riceve, ce ne sono tanti che non sono stati inviati perché ritenuti non idonei, e tanti mai scritti ma solo pensati o immaginati. Sappia, caro Dottore, che siamo in tanti a stimarla e a crescere grazie alle Sue parole e al Suo esempio.
02/03/10 - 09:52 - Viviana Sibona 
Grandissimo sito, apre la mente. Si trova di tutto, spiegato in modo efficace, chiaro ma non semplice, anzi, gli argomenti richiedono molta attenzione, guai a mollare la concentrazione, si deve tornare indietro. Sono soddisfatta e trovo che siti come questo dovrebbero fiorire in tutte le discipline, invece spesso si assiste a siti che abbagliano soltanto, gettano fumo negli occhi e danno poco, se non vane promesse. Ho trovato questo sito molto concreto e nello stesso tempo teoricamente approfondito su argomenti molto diversi. Vi sono poi i commenti dei pazienti che completano le lezioni, dando un riscontro vissuto e ricco di sentimento. Essi mettono costantemente in luce il fatto che Lei, dr Ruga, sembra essere dotato di una passione per il Suo lavoro e di un entusiasmo tale, che definirei “furore psicologico”: qualcosa che hanno solo i grandi. Tanti complimenti e tanti auguri.
01/03/10 - 11:49 - M. Prencipe (Foggia) 
Sono capitata casualmente in questo sito e ho letto alcuni commenti. Mi hanno dato emozioni che solo le canzoni che amo di più sono in grado di suscitare in me. Gran bel lavoro: aiutare gli altri può dare senso alla vita. Complimenti per i video, Lei è molto chiaro e credibile.
27/02/10 - 09:29 - Una giovane paziente 
Sono onorata e contentissima di lasciare il mio personale contributo in questo curatissimo sito, che invita a condividere la propria esperienza. Sono stata anche io una Sua paziente nella Clinica S.Anna di Catanzaro. Quando mi ci hanno portata ero smarrita confusa e impaurita, ma poi ho incontrato delle brave persone, disposte a prendersi cura di me, con tanta professionalità. Lei dr. Ruga ha reso quel periodo particolarmente utile per la mia crescita come persona. Posso dire che quando sono stata dimessa, mi sentivo soddisfatta da ogni punto di vista, ma una volta fuori, più il tempo passava e più mi rendevo conto che quella soddisfazione si trasformava in vero e proprio entusiasmo. Nel mio caso, forse perché ancora abbastanza giovane, molte cose che Lei mi ha detto durante i nostri colloqui, erano rivolte al mio futuro. Così, partendo da quelle che sembravano solo buone idee ma poco realizzabili, passo dopo passo e insieme ad un recupero anche fisico, sono arrivata a realizzarne alcune. Una in particolare mi sta a cuore. Lei un giorno mi ha detto che cambiare è un po’ come rinascere una seconda volta. Anche se so che il cammino è ancora lungo, oggi mi sento un po’ così, rinata, perché ho toccato con mano che molte cose che prima non potevo nemmeno sperare accadessero, ora accadono senza che io faccia nulla. Quando un sogno si realizza, inizi a pensare che molti altri siano possibili. Le persone che conosco da tanto tempo notano che sono cambiata e chi prima non mi degnava di uno sguardo, adesso mi guarda con occhi diversi. Ricordo che durante un esercizio in cui Lei mi faceva immaginare ad occhi chiusi dei paesaggi meravigliosi, mi disse di concentrare tutta la mia attenzione sul bocciolo di una rosa, posta su una collinetta appartata di un giardino, in un luogo che nessuno aveva ancora scoperto. In vita mia mi sono sempre sentita come quel bocciolo, quasi una rifugiata, e quando nell’esercizio Lei mi disse che un caldo raggio di sole illuminava il bocciolo, ho avuto la sensazione che qualcosa di importante stava avvenendo nella mia mente e presto sarebbe avvenuta nel mio corpo. Posso finalmente dire dottore che quel bocciolo è diventato una rosa. Le auguro di ripetere con altri il meraviglioso lavoro che è stato capace di fare con me. Grazie.
26/02/10 - 08:20 - A. Carraro  
Salve Dottore, sono un insegnante di matematica, fino a qualche tempo fa consideravo la psicologia una brutta copia della filosofia: solo fantasiose chiacchiere per romantici. Devo ammettere, non senza difficoltà, che mi sono dovuto ricredere. Anni fa ho subito la perdita di una persona cara e solo grazie all’insistenza della mia compagna mi sono affidato ad un Suo collega, con il quale ho intrapreso una psicoterapia. Non ho avuto grandi risultati, ma mi è servito per avvicinarmi a questa disciplina che iniziava a fornire una spiegazione causale al mio stato interiore piuttosto confuso. Sono una persona razionale, pragmatica e analitica, e riconosco queste caratteristiche anche nel Suo modo di spiegare, ma credo oggi che se avessi continuato a guardare il mio malessere con le sole categorie della ragione, non ne sarei uscito. E’ stata la lettura dei commenti dei Suoi pazienti a darmi la misura del limite della ragione e anche un senso di condivisione di esperienze simili, che accomunano persone molto diverse. Io stesso mi sono potuto in parte identificare in più di un racconto. Galilei diceva che l’universo è scritto in un grandissimo libro che continuamente ci sta aperto dinanzi agli occhi, ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e a conoscerne i caratteri, nei quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto. Devo dire, mio caro Dottore, che nel corso degli ultimi tempi ho capito che la visione di Galilei, alla quale aderivo senza riserve, è piuttosto ristretta per poter spiegare e comprendere la mia esperienza interiore e il mio personale tunnel. La Sua psicologia mi ha dimostrato invece che questo è possibile e si può anche voltare pagina. Eppure, diceva sempre Galilei, che nell'arte, come nella poesia e nella musica, vale la potenza emotiva che si riesce a trasmettere, e questa prescinde dalla descrizione cruda della realtà. Credo che questo principio sia applicabile alla psicologia e di conseguenza io sono convinto che se Galilei fosse vissuto oggi, si sarebbe appassionato a questa sorprendente disciplina, della quale Lei è un formidabile interprete e rappresentante. Complimenti.
25/02/10 - 10:32 - Una paziente commossa 
Mio caro dottore, La rivedo con immenso piacere e colgo l’occasione per ringraziarla delle parole di sostegno e di incoraggiamento, per l’appoggio, l’assistenza, il conforto che mi ha dato quasi quotidianamente, durante la mia degenza al S. Anna H. di Catanzaro. Mi sono sentita seguita e protetta. La Sua presenza ha rappresentato per me un solido ed insostituibile aiuto. Sapeva sempre come rincuorarmi, tranquillizzarmi e spronarmi. Insomma, mi dava la carica. Con i Suoi modi gentili, mai intrusivi, ha saputo offrirmi preziosi spunti di riflessione sulla mia vita e sul mio modo di essere. Ma non solo. Soprattutto, mi ha fatto emozionare, avvolgendomi prima con le Sue parole, per dimostrarmi infine che potevo gioire e ritenermi fortunata. Un pensiero mi ha spesso accompagnato durante i nostri colloqui: perché questo dottore mi sta dando così tanto? Perché adesso? Perché qui? Non occorre caro dottore che io dia la risposta, poiché come Lei mi ha insegnato, non sono le risposte che contano, ma le domande. Un commosso grazie.
24/02/10 - 17:52 - Aldo (Na) 
Complimenti dottore, sono rimasto affascinato dalla sua lezione e dalla lettura dei commenti. Sono all'ultimo anno di psicologia ma ho ancora molto da imparare. Purtroppo la preparazione universitaria è alquanto approssimativa e prevalentemente teorica. Il suo sito offre risposte concrete e lezioni illuminanti. Complimenti.
23/02/10 - 09:11 - Una paziente 
Salve Dr. Ruga. Come può vedere mantengo sempre le mie promesse. Visitando questo Suo sito mi sono emozionata per via degli innumerevoli commenti lasciati dai miei compagni d’avventura di questa Clinica, che mi permetterà, credo, di veder crescere e seguire i miei amati nipotini. Ci sono cose che si fanno per gli altri, per non deluderli. Io ero restia verso l’intervento e Lei, con le Sue abili manovre psicologiche, mi ha fatto capire che il mio era un pensiero sbagliato. Se sono ancora viva, certamente lo devo alla tenacia dei miei figli e alla straordinaria bravura del cardiochirurgo che mi ha operata. Ma non è solo il momento dell’intervento ad essere importante, anche ciò che viene dopo. A parte le difficoltà legate alla ripresa fisica, mi sono trovata benissimo in questa Clinica che mi ha sorpreso per la professionalità e l’umanità di tutto il personale. Mi ha aiutato molto parlare con Lei ed esprimerle tutte le mie paure. Le Sue risposte dottore, sempre molto acute mi hanno sollevato e mi hanno fatto vedere le cose in un modo nuovo. Mi è molto piaciuto un esempio che mi ha fatto, per spiegarmi che dovevo vedere le cose dall’alto per abbracciare un orizzonte più vasto e capire le cose diversamente. Nei nostri incontri ero quasi sempre io che parlavo di me stessa. Lei è stato molto paziente ad ascoltarmi, e a darmi delle parole di conforto e di coraggio. Capiva subito con uno sguardo se ero triste e avvilita per qualche dolore e a volte riusciva persino a farmi dimenticare che mi trovavo in un ospedale, che per quanto accogliente è sempre un luogo lontano da casa. La ringrazio con tutto il cuore per tutto ciò che ha fatto.
20/02/10 - 11:07 - V. Molonato 
Il paradosso della conoscenza è che i mezzi della conoscenza devono essere impiegati per comprendere i fenomeni della conoscenza. La difficoltà è quella di conoscere se stessi attraverso se stessi. Ma questo è vero solo in teoria. Se, come dice Osho, la psicoterapia si dovesse limitare a potare i rami di un albero, essi ricrescerebbero ancora più rigogliosi. Solo estirpandolo alla radice il problema si dissolve. Ma i problemi si risolvono elevandosi al di sopra di essi. Non abbiamo bisogno di soluzioni, ma di consapevolezza. "Se affronti i problemi uno per uno non riuscirai mai a risolverli, sono infiniti: affronta l’uomo stesso! Cresci!". Credo che di questo si tratti nel Suo lavoro e credo che molti dei Suoi inusuali successi, si basino proprio su questo principio, realizzato nei modi e nei tempi che il Suo personale e creativo stile terapeutico produce. Davvero complimenti.
19/02/10 - 10:02 - Massimiliano (Na) 
Sito interessantissimo. Si impara molta psicologia e si riflette sulla precarietà dell’esistenza. Ma diventa una riflessione costruittiva, se si fa tesoro degli strumenti psicologici che Lei generosamente offre attraverso le Sue lezioni, e se si apre il cuore all'emozione che i racconti personali trasmettono. Complimenti.
17/02/10 - 10:53 - Una paziente rinata due volte 
Al Sant’Anna Hospital di Catanzaro sono rinata ben due volte. La prima, grazie ai bravissimi medici che hanno rimesso in sesto il mio cuore-muscolo, ormai fortemente compromesso e pronto a lasciarmi. La seconda volta, grazie a Lei Dr. Ruga, che si è occupato del mio cuore-anima, in un modo a me sconosciuto. Di cosa fosse la psicologia avevo quella vaga idea che ci si può fare guardando film e assistendo a talk show televisivi, ma quello che abbiamo fatto insieme è stato differente. A volte le Sue considerazioni, mi inducevano a pensare di aver sbagliato tutto sul mio conto e su quelle che pensavo fossero le mie reali possibilità. Sarà per questo che oggi mi sento così diversa. Non immaginavo che in un ospedale, certamente rinomato e unico in Calabria, avrei trovato tanto. La saluto con tutto il calore e l’affetto possibile.
16/02/10 - 10:01 - Una paziente del S. Anna (CZ) 
Salve dottore, sono una paziente della clinica S. Anna. Ho visto il Suo sito ed è bellissimo. Le testimonianze lasciate da chi come me ha dovuto affrontare un intervento di cardiochirurgia sono veramente toccanti. Anche io avrei la mia esperienza da raccontare, ma non vorrei cedere all’emozione adesso che invece mi sto riprendendo, giorno dopo giorno, lentamente. Momenti di debolezza me ne sono concessi tanti e insieme li abbiamo affrontati con fermezza. Per fortuna c’era Lei, pronto ad ascoltare e a consolare, a incitare e ad incoraggiare. Lei ha anche analizzato alcuni miei sogni che mi sono rimasti impressi perché erano mostruosi e catastrofici, eppure da quelle scene Lei riusciva sempre a trarre un insegnamento positivo e una morale preziosa per me. Parlare con Lei è stato molto importante per me, e mi ha aiutato a superare momenti durissimi. Le Sue parole erano sempre cariche di ottimismo e di fiducia, ma non di quell’incoraggiamento pietoso e falso che irrita la persona e la sminuisce, piuttosto erano parole che mi facevano sentire forte, capace e soprattutto fortunata. Non so come dire, ma ricordo la sensazione di leggerezza e di benessere che avevo dopo aver parlato con Lei. Per la prima volta in vita mia ho sentito dentro di me che non ero più la solita vittima sfortunata, ma che anzi potevo essere fiera di come stavo affrontando l’operazione e tutta la situazione. Queste cose Lei me le ripeteva spesso, ma non sono state solo le parole a convincermi, è stato il modo in cui mi guardava e mi sorrideva a farmi sentire serena e sicura di come stavo affrontando quel momento difficile. Ogni giorno dottore visito il Suo sito e leggo le testimonianze lasciate e penso che tutto questo è molto bello. Grazie infinite dottore.
15/02/10 - 10:41 - N. Repetto (Alessandria) 
Dai racconti di questi pazienti si possono capire tante cose che fanno riflettere. Concordo con quanti hanno sottolineato che chi entra nel sito e ha l’opportunità di leggere i commenti e di assistere ai video, ne esce trasformato e arricchito. E’ capitato anche a me, grazie soprattutto alle accurate descrizioni dei pazienti, che offrono a noi tutti la possibilità di capire cosa succede nella loro mente, in una situazione limite, come un intervento a cuore aperto può rappresentare. La sofferenza, il dolore e la drammaticità che trapela da ogni racconto è sempre accompagnata da un sentimento forte di fiducia e di speranza, che Lei ha saputo con ammirevole maestria, infondere nell’animo altrui, offrendo la straordinaria promessa di una vita migliore. Un’aspettativa puntualmente esaudita. Complimenti.
14/02/10 - 12:17 - G. Marino (CZ) 
Complimenti vivissimi!
13/02/10 - 11:18 - Anna Ruggiero 
Competente, esperto, padrone della materia.
11/02/10 - 17:53 - F. Ottolini ( Verona ) 
La cosa che mi piace di più di questo sito è il fatto che i pazienti possano esporre in generale la loro versione dei fatti, lasciando in particolare un racconto anche molto personale e intimo delle loro sedute psicologiche. La testimonianza diviene presto una sorta di affresco, una visione pur sempre filtrata dalla propria soggettività, ma in alcuni cruciali momenti capace di innalzarsi da racconto prosaico a canto lirico e dunque poetico, ricco cioè di un sentimento che non ne inficia la verità, ma che anzi rende il racconto bucolico, soave, elevato. Elemento basilare, punto cardine e chiave di ogni racconto è il carisma, la personalità, il fascino di uno psicologo camaleontico, poliedrico, eclettico, versatile, fertile di idee, ingegnoso nei metodi, dalle folgoranti intuizioni, dotato di uno sguardo magnetico. Lo standard molto elevato dei commenti è indice di una partecipazione emotiva molto forte, che coinvolge l’intera persona in un compito ritenuto vitale: onorare chi li ha resi migliori e fatti sentire speciali. Congratulazioni.
11/02/10 - 16:15 - Uno dei tanti pazienti 
Salve Dr. Ruga, felice di rivederLa. Immagino che farà piacere anche a Lei sapere di noi pazienti della Clinica Sant’Anna, che, a distanza del tempo necessario, stiamo bene. Mi sento fortunato ad averLa conosciuta, seppure in una circostanza particolarmente difficile. Ma con questo non voglio impaurire nessuno, anzi, voglio intanto ringraziare tutti i medici che si sono occupati di me, con grande efficienza e professionalità. Ho letto tutti i commenti presenti nel Suo sito e non ho potuto fare a meno di emozionarmi. In alcuni mi ci sono riconosciuto, con le stesse difficoltà e le stesse ansie. Per me la Sua presenza, Dottore, è stata determinante e di vitale importanza e mi è servita per affrontare dignitosamente una situazione dura che, conoscendomi, mi avrebbe reso depresso. Con il Suo aiuto invece mi sono riscoperto determinato e forte. La ringrazio per tutto ciò che ha fatto con grande attenzione, sensibilità, disponibilità e rispetto.
10/02/10 - 11:06 - Luca Gentile 
Devo innanzitutto complimentarmi per il sito che è qualcosa di spettacolare! Ci vuole molto tempo per visionare tutti i video, ma ne vale la pena. Altrettanto per i commenti, che sono quanto di più toccante e genuino si possa pretendere. Chi visita questo sito entra in una full immersion psicologica che è molto di più di un buon libro o di una buona lezione, poiché ti fa sentire coinvolto e ti trascina in un mondo vivo, vasto, nuovo, sorprendente e di una bellezza abbagliante, per scoprire infine che quel mondo ti appartiene come essere umano e che il dolore e le sofferenze narrate dalle persone, non sono poi così diverse dalle tue. La cosa straordinaria che accade qui, in questo luogo virtuale è che l’umana lotta per affermare un briciolo di benessere, di salute e di vita, alla fine sempre si realizza e trova appagamento. Questo dà un senso di soddisfazione al lettore attento, che legge sentendo e partecipando all’altrui esperienza. Infatti, solo una lettura meditata e senza fretta può garantire questo straordinario risultato. Complimenti!
09/02/10 - 08:59 - Davide Trevisan 
Tutte queste testimonianze sono letteralmente esaltanti, possono facilmente far girare la testa! Ci vuole molta consapevolezza e coscienza dei propri limiti per restare con i piedi per terra. In tutti i commenti Lei appare sempre lucido, razionale, consapevole, coerente, creativo ma allo stesso tempo rigoroso, analitico e sintetico, fatalmente ed inesorabilmente votato al successo, anche quando dispensa “legnate”. La Sua è una sicurezza posata che nasce dalla cultura, ma anche dall’intuito, dal coraggio e dalla passione per il Suo lavoro. Può apparire talune volte spavaldo, sfacciato, quasi spericolato e senza pudore, in realtà è audace e temerario soprattutto quando si tratta di mettere in pratica alcune geniali intuizioni, apparentemente prive di qualsivoglia riferimento realistico. L’iniziale avventatezza dei Suoi gesti, presto assume le forme di una razionale quanto acuta ed istantanea analisi della situazione. Solo alla fine, il miracolo accade e l’inimmaginabile diviene realtà concreta, ovvero testimonianza viva offerta in omaggio dal paziente stesso con accorate parole.
08/02/10 - 17:42 - Un paziente "indomabile" 
Sono un paziente della clinica S. Anna e vorrei raccontare brevemente la mia esperienza presso questa rinomata struttura. Come in ogni storia che si rispetti c’è sempre un colpo di scena, anche nella mia, la Sua inaspettata e gradita presenza ha costituito per me e per le mie abitudini, una svolta. Vado a spiegare, cercando di essere breve, le ragioni di un tale convincimento, senza entrare troppo nei dettagli poiché mi ritengo una persona riservata ed anche se ho un reverenziale rispetto per le nuove forme che la tecnologia oggi assume, riservo una innata cautela verso ogni forma di pubblicità delle mie personali vicende private, nonché un intimo radicato e forse immotivato sospetto verso codesti mezzi tecnologici. Arrivo al punto: il risveglio dopo l’intervento. La terapia intensiva non è un luogo in cui si possa riposare e solo con il senno del poi, ogni cosa trova una ragione. Ma nel momento del risveglio, la ragione ancora non è sorta, anzi è stata opportunamente eclissata. Dunque, al risveglio, mi dicono, ho iniziato a sragionare. Questa fase irrazionale, incoerente, diciamo pure “emotiva”, ma fondamentalmente assurda e fortemente impulsiva è durata nel mio caso per alcuni giorni. Approdato in reparto, ho incontrato Lei, disposto ad assorbire e farsi carico di tutte le mie lamentele, che in quel momento non parevano affatto assurde ai miei occhi. Solo alcuni giorni dopo mi sarei riavuto e reso conto di quanto fossero infondate. Esse erano lagnanze ad ampio spettro, riguardavano chiunque ed erano sostenute da un atteggiamento paranoico che Lei identificò subito e spiegò a me ed ai miei familiari. Di questo primo periodo ho un ricordo lontano, ma mi è rimasta chiara la sensazione della Sua presenza calma e rassicurante e come Le spiegai successivamente, il peso di un sottile senso di colpa per gli inappropriati atteggiamenti precedenti. In questo clima, il Suo ascolto è stato importantissimo. Lei era l’unica persona che sapeva tacere, senza reagire alle accuse che io lanciavo verso tutti. Ero pronto a denunciare qualunque presunta inosservanza. Eppure, Lei continuava a fissarmi e a stare zitto, solo quando parlò dicendomi che avevo ragione, iniziai a perdere la mia aggressività e la mia irruenza. In genere nessuno mi dà ragione, poiché sono io a prendermela. Lei poi aggiunse che c’era però qualcosa che non La convinceva nel mio discorso. Disse che ci avrebbe riflettuto attentamente e che sarebbe tornato l’indomani. Quella notte riposai profondamente e quello fu il primo giorno successivo all’intervento, in cui il sonno fu ristoratore. L’indomani puntualmente Lei si presentò e notò che avevo riposato bene e che sembravo un altro. Stavo in effetti già meglio e il mio atteggiamento era ormai mutato. Non so dire cosa esattamente mi abbia aiutato a superarlo, ma certamente il Suo ascolto calmo, disinteressato e accogliente, mi è servito a stemperare il mio temperamento sanguigno. Una lezione che era solo all’inizio, poiché nei colloqui successivi, come immagino ricorderà, fu Lei a pretendere da me l’esercizio del silenzio. Mi fermo qui, poiché il resto delle nostre amichevoli e chiarificanti conversazioni psicoanalitiche, non ritengo siano materia di divulgazione. Ci tengo a ringraziarla per avermi insegnato la difficile arte della pazienza, della tolleranza, della clemenza e dell’autocontrollo, alla base delle quali vi è sempre una profonda comprensione. La saluto dr. Ruga manifestandole ancora una volta la mia gratitudine.
07/02/10 - 18:32 - Un paziente "...illuminato" 
La rivedo con grandissimo piacere dr. Ruga. La mia vuole essere una semplice testimonianza di chi ha attraversato momenti di disperazione ma che come una parentesi si sono aperti e richiusi, lasciando solo una cicatrice, a tutti gli effetti. Questo Suo modo di considerare quel particolare momento della mia vita, mi colpì molto, insieme a tante altre verità che mi disse durante i nostri colloqui al S.Anna di Catanzaro. Un giorno ci incontrammo e mentre iniziai a parlare di me, notai che il Suo ascolto non era neutrale, indifferente, come in genere è quello di ogni medico, abituato a sentire quotidianamente certi discorsi. Il Suo viso sembrava commosso, profondamente partecipe dell’emozione che io stavo raccontando. La cosa mi colse di sorpresa, poiché raramente un professionista partecipa emotivamente ed umanamente, coinvolgendosi in ciò che gli viene narrato. Pensai che forse era alle prime armi o che la mia storia fosse particolarmente toccante. Ciò che mi disse poi però, escluse entrambe le ipotesi. Da quelle poche vicende raccontate, aveva tratto un quadro estremamente accurato della mia persona, del mio carattere e della mia infanzia, dei miei rapporti sia coi i figli, fratelli e genitori. Vedevo un volto dispiaciuto, ma sentivo nelle Sue parole una forza e un desiderio di riscatto incredibile. Abituato come sempre e per deformazione professionale a ragionare in maniera critica, avevo cercato di capire cosa era successo, ed ero arrivato alla conclusione che Lei avesse utilizzato quel dispiacere come un modo per entrare nella mia mente, per cercare una possibile risposta al mio dolore. Questa volta ero io ad essere intimamente commosso, poiché nessuno nella mia vita aveva potuto fare una cosa simile, se non mia madre. A quel punto, arrivarono spunti di riflessione, idee nuove e originali per affrontare vecchie situazioni irrisolte fatte di incomprensioni e rapporti gonfi di risentimento. Dalle Sue parole emergeva una chiarezza disarmante, che faceva presa sul mio stato sensibilizzato dall’emozione in corso. Con un’opportuna mimica rassicurante e una voce ferma e profonda, riusciva a sostenermi nel mio difficile compito di rivalutazione dei miei comportamenti improduttivi. Mi stava succedendo esattamente quello che da sempre avevo sperato accadesse agli altri, e Lei illustrava il concetto con inequivocabile padronanza, trasmettendomi gioia per ciò che stavo compiendo. Delle tante cose che mi disse, una la voglio citare perché non solo rappresenta uno dei massimi insegnamenti che una vita di letture mi ha trasmesso, ma racchiude anche, credo, un distillato del lavoro che Lei ha svolto dentro di me: “il vero nemico non è rappresentato dagli altri, ma siamo noi stessi”. Quando citò Sartre, uno dei miei autori preferiti, ebbi come un sussulto e mi fu chiaro quale dovesse essere il mio futuro impegno. Sartre diceva che “l’inferno sono gli altri”. Adesso però, Lei mi aveva dato una chiave di lettura e uno strumento di comprensione del mio mondo interno, che mi consentiva di poter intervenire per migliorare la situazione. Chiudo con una delle ultime cose che mi ha detto e che ha illuminato ulteriormente il Suo operato: “a volte, è proprio nei momenti di estrema difficoltà, quando tutto sembra irrimediabilmente perso, senza più speranza, che si incontra qualcuno che cambia per sempre il corso della nostra esistenza”. La saluto con tutto il calore possibile, ringraziandola.
06/02/10 - 10:25 - Un paziente "zoppo" 
Caro Dr. Ruga, come mi aveva suggerito di fare ho visitato il Suo sito e con piacere ho letto di tutti questi commenti. Ci tengo in particolar modo a lasciare il mio, perché ritengo che l’esperienza di ogni paziente possa essere utile a chi deve ancora affrontare l’operazione, con i suoi dubbi, le incertezze e le paure tipiche della fase iniziale. Non si può nascondere che non è un’esperienza facile, ma come Lei mi disse è necessaria. Infatti, me ne rendo conto adesso che le forze sono tornate e sto bene. Lei ripeteva spesso questo discorso e ci diceva che presto saremmo stati meglio, ci saremmo sentiti forti e avremmo potuto fare tante cose che prima non facevamo. Il discorso, naturalmente, valeva soprattutto sul piano psicologico. Delle tante cose che Lei mi ha suggerito di fare, sia nella mia famiglia che fuori, ne ho realizzate alcune, con ottimi risultati, come Lei aveva previsto. Il risultato più grande lo ho ottenuto con mio figlio che non mi rivolgeva la parola da anni. Grazie ai Suoi suggerimenti sono riuscito a fare breccia nel suo animo e a farmi ascoltare. Ma la reazione più sorprendente è venuta da lui stesso, dopo aver parlato con Lei. Dai commenti bellissimi e commoventi che ho letto, sembra che chiunque abbia a che fare con Lei, risolva i suoi problemi. Io ho sempre diffidato dei maghi, degli indovini e degli psicologi che per me erano quasi la stessa cosa, ma Lei mi ha fatto capire con calma, cosa potevo fare per migliorare la mia vita e i miei complicati rapporti. Durante le Sue spiegazioni non era facile seguirla, io però capivo bene gli esempi che faceva e così, con quelli in mente sono andato avanti e mi sono trovato bene, mi sono rimboccato le maniche rimettendomi in breve tempo e poi, una volta in forma, mi sono dedicato ai rapporti zoppicanti dentro alla mia famiglia. Come direbbe bene Lei, da zoppo che ero, ho imparato a correre. La ringrazio per tutto Dottore. In bocca al lupo.
05/02/10 - 12:18 - Don Diego 
Trovo che le Sue azioni e le Sue parole Dottore, aiutino a comprendere che la vita può essere meravigliosa, e che la verità risiede soltanto nell’intimo dell’uomo. Per spiegare questo pensiero molto profondo, Sant’Agostino diceva: “Deo coniungi potuit humana natura ut ex duabus substantiis fieret una persona”. La natura umana potè essere congiunta a Dio perché due sostanze divenissero una sola persona. Ne deriva che non ci è dato comprendere tutto quello che siamo. Fides quaerit, intellectus invenit. Et rursus intellectus Eum quem invenit adhuc quaerit. La fede cerca, la ragione trova. E ancora la ragione cerca Colui che ha trovato. In definitiva, il modo in cui lo spirito è unito al corpo non può essere compreso dall'uomo, e tuttavia in questa unione consiste l'uomo. Complimenti per il Suo lavoro Dottore, poiché riesce a fare dell’interiorità un valore spirituale e quindi assoluto, assimilabile allo stesso concetto di anima: l’essenza di un uomo. Le auguro ogni bene.
05/02/10 - 10:27 - R. Scarpa (Venezia) 
Serio, rigoroso, analitico ed essenziale, autorevole e sobrio. Sito imponente, direi giunonico. Le cose che fa sono molto ambiziose, ma il modo in cui le fa è naturale, semplice e modesto. Un grande esempio. Complimenti.
03/02/10 - 16:48 - Teresa (Roma) 
Ho trovato il sito molto interessante e ben fatto. I filmati spiegano cose che aprono la mente, i commenti dei pazienti aprono il cuore. L'immagine di psicologo che emerge dalle loro testimonianze è ben diversa da quella un pò impostata in giacca e cravatta nella foto. Le faccio i miei più sentiti complimenti Dottore per quello che fa con estrema professionalità, raggiungendo altissimi obbiettivi.
02/02/10 - 18:22 - Viviana (FI) 
Buonasera, sono una studentessa di psicologia e La ammiro tantissimo per come riesce a gestire i rapporti con i Suoi pazienti. Riesce sempre ad individuare il reale obiettivo da raggiungere, anche quando gli elementi a Sua disposizione sono molto scarsi, o addirittura assenti.
01/02/10 - 18:20 - Una paziente ex brava bambina 
Dottore caro, a Lei che è stato tanto gentile con me, voglio lasciare un mio breve commento sull’esperienza che ho vissuto in questa Clinica, dove lavorano persone serie e altamente qualificate. L’intervento al quale sono stata sottoposta, mi ha costretto a riflettere profondamente sulla vita e sul mio destino, cercando di capire la situazione di sofferenza che io e la mia famiglia stavamo attraversando. Purtroppo, la notizia dell’intervento ti coglie sempre di sorpresa e non sei mai sufficientemente preparata ad affrontare serenamente la situazione. Sono momenti in cui ci si sente persi e soli. Vedi i tuoi figli che cercano di consolarti, ma non ci sono parole che funzionino. Li vedi deboli, hai paura di non rivederli e questo pensiero si avvinghia alla mente e la tormenta senza mai lasciarla. Sai che ti devi affidare. E’ un’intera famiglia che si consegna nelle mani dei medici e soprattutto del Signore. Non ricordo il momento del risveglio, ma ricordo bene i rumori delle macchine in terapia intensiva e il soffitto. Poi, finalmente in reparto. Un passaggio che aveva tutta l’aria di una promozione. Col passare dei giorni il mio corpo veniva liberato da drenaggi e scatole, ma non poteva ancora essere quello di prima. Vedevo i volti dei miei cari, all’inizio molto provati, carichi di emozione e sentivo dentro di me una strana freddezza, come se quel mondo non mi appartenesse più. Lei mi spiegò che mi stavo proteggendo da emozioni troppo intense che ancora non potevo affrontare, né tollerare. Mi rassicurò dicendo che lentamente “il cuore” sarebbe tornato a scaldare il corpo e l’anima di emozioni. Così è stato caro Dottore. La Sua rassicurante e costante presenza mi ha accompagnata lungo tutto il mio percorso di ripresa. Io che ero abituata da sempre a sostenere gli altri, questa volta ne avevo assoluto bisogno. La Sua straordinaria sensibilità Le permise subito di cogliere la situazione che vivevo dentro di me. Mi chiese dei miei genitori e di quanto mi fosse pesato il fatto di essere dovuta prematuramente diventare una “bambina modello”, la brava bambina indipendente e forte che i miei assolutamente esigevano. Finalmente ora potevo piangere tutto il dolore represso e negato, di una persona con le sue debolezze e le sue vulnerabilità. Lei la definì una terapia del pianto. Proprio così, lacrima dopo lacrima, recuperavo la mia leggerezza e la mia libertà di sentire ancora dentro di me quella bambina. Lei mi disse che avevo raggiunto un risultato che spesso richiede anni di terapia. Ciò che una severa educazione aveva costruito nel corso del tempo, noi l’avevamo cancellato e sostituito con accettazione e perdono. Adesso potevo affermare di avere a tutti gli effetti un cuore nuovo. E’ una sensazione stupenda mio caro Dottore. La cosa che oggi mi diverte di più è insegnare ai miei nipotini come si fa una capriola. Grazie Dottore.
01/02/10 - 16:07 - Andrea (Bo) 
Un gran bel lavoro. Complimenti
30/01/10 - 19:03 - Antonella Pucci 
Guardo e riguardo estasiata questi video, così compatti, sintetici, densi di concetti che sono un distillato della moderna psicologia-psicoanalisi-psicoterapia. Sembra che Lei danzi da una nozione all’altra con la leggerezza del grande oratore, la sicurezza di chi ha elaborato personalmente ciò di cui parla e un pizzico di timida riservatezza, percepibile solo in alcuni video più personali e “umani”. La lettura dei commenti mi ha commossa. Trovo che siano gravidi dei grandi temi universali di vita e morte e soprattutto di quella personale e autentica risposta al dolore che ogni uomo dovrebbe cercare nella propria esistenza. Il “miracolo” – come più volte è stato fatto notare - è che quelle risposte arrivano. Grazie ai racconti dei “pazienti” si ha la possibilità di entrare nel vivo della tecnica psicologica, rielaborata e adattata alle esigenze di ogni particolare persona sofferente. Queste persone, lasciando qui un proprio commento, Le dimostrano una infinita gratitudine che va oltre le parole di elogio, poiché essa è rinvenibile nel loro desiderio di essere “presenti”, seppur in forma anonima (ma riconoscibile) in questo sito che ormai è un micro universo psicologico, dal quale se ne esce inevitabilmente arricchiti. Direi che chi legge di questi casi clinici e non si emoziona è già irrimediabilmente perso nella sua patologica rigidità. Eppure, Lei ha dimostrato che anche in questo caso il miracolo è possibile. Insomma, un sito che abbaglia, inonda di cultura, travolge emotivamente e infine, a volte, cura. Non c’è nient’altro da chiedere, nient’altro da desiderare se non incontrarla di persona.
30/01/10 - 09:51 - D. Zanatta (Treviso) 
Sembra di essere dentro una favola. Tutti questi suggestivi racconti hanno del miracolistico, sono ricchi di uno slancio ammirevole e tanto calore umano. E’ incredibile vedere come poche parole sapientemente scelte, un atteggiamento empatico misto all’immancabile fascino dello psicologo, riescano ad infiammare l’animo, trascinando la persona in una condizione esistenziale migliore. Va detto che certe brillanti trovate sono inimitabili, frutto di una sensibilità psicologica fuori dal comune. Tanti complimenti.
29/01/10 - 11:59 - Un paziente "consapevole" 
Vorrei innanzitutto esprimere la mia soddisfazione e una doverosa gratitudine verso i medici e gli infermieri del S.Anna Hospital di Catanzaro, che mi hanno amorevolmente accudito durante la mia permanenza in clinica. Non si è trattata di una semplice assistenza, di più, è stato un prendersi cura della persona. Mi sono sentito seguito, accompagnato e protetto lungo tutta la mia degenza in ospedale. In particolare il Suo supporto Dr. Ruga è stato determinante per affrontare serenamente la ripresa dopo l’intervento. Lei ha saputo trasformare la mia inquietudine in risolutezza e coscienziosità. Oggi sono deciso e determinato nel prendermi cura della mia salute. Il tempo dell’incoscienza, come Lei mi disse un giorno, è finito, ora viene il tempo della responsabilità. Posso dire con gioia che è vero e che è successo proprio a me. Grazie.
28/01/10 - 18:40 - Una paziente "viva!" 
Quando mi sono svegliata in terapia intensiva credevo di essere rimasta paralizzata, non riuscivo ancora a muovere neanche un muscolo. Avevo le vertigini e non ricordavo nemmeno il mio nome. Poi, mi è venuto in mente e me lo ripetevo per non dimenticarlo. Avevo paura ed ero anche delusa per non essere morta. Mi toccava vivere e sopportare il dolore, io che quell’intervento non lo volevo neanche fare. Dopo circa due giorni in questa angosciosa situazione mi hanno portata in reparto. Riuscivo a dormire al massimo per una mezz’ora. Durante uno di questi rari momenti, stavo sognando di precipitare da un burrone alla fine del quale vi era un lago biancastro e circolare che mi attirava. Decisa di lanciarmi nel vuoto avevo riempito i polmoni di aria e avevo la bocca spalancata. Sul punto di spiccare il volo sentii una voce che mi chiamava per nome. Pensai che non potevo andare senza prima vedere cosa volesse. Così, assillata da quella insistente voce, aprii gli occhi e fu allora che La vidi, dottore. Sulle prime mi risultò antipatico perché aveva interrotto il mio progetto di “volare via”. Mi girava la testa e La mandai via in malo modo. Lei mi chiese se stessi sognando e aggiunse che avremmo potuto concludere insieme il sogno. Non avevo capito, ma l’idea mi piacque e mi affidai a Lei, dapprima titubante, poi completamente. L’esercizio di fantasia che mi propose era del tutto simile al sogno, soltanto che si concludeva molto diversamente. Infatti stavo volando con le mie forze ed era una sensazione magnifica. Non ho mai capito se fosse un sogno provocato dalle Sue parole, o se fosse un’immagine volontaria… ero in dormiveglia, ma non lo giurerei. So solo che quando mi fece riaprire gli occhi ero contenta, sollevata, mi sentivo forte, ridevo e piangevo insieme. Ci siamo visti solo altre due volte, ma sono bastate a farmi capire che la vita è sacra e non si può buttar via, soprattutto dopo che qualcuno te l’ha salvata. Devo ringraziare per questo chi mi ha operato e ancor prima la Clinica stessa che mi ha fornito medici in gamba, capaci di far letteralmente rivivere il mio cuore. A Lei dottore ripeto ciò che le ho già chiesto di persona: come ha fatto a capire che in quel sogno stavo per lanciarmi nel vuoto? Allora mi rispose che aveva tirato ad indovinare. Credo che non mi risponderà neanche questa volta. Un grazie di cuore per avermi salvata da me stessa.
27/01/10 - 11:29 - U. Colombo (Varese) 
Sembra una gara a chi scrive il commento più bello, un campionato degli elogi, un torneo dei complimenti. Attenzione però a non lasciarsi prendere la mano dall’esaltazione e a non sconfinare in un delirio di onnipotenza, alla cui base vi è sempre il fanatismo di chi non distingue il vero dal verosimile. Personalmente trovo appropriati e veri la gran parte degli apprezzamenti mossi verso il Suo raffinato stile terapeutico, imbastito di intuizioni geniali e veri colpi da maestro. Tuttavia, devo ricordare che l’essenza dell’incontro tra paziente e psicoterapeuta è cosa privata, difficilmente spiegabile poiché rimanda alla peculiarità di un momento intimo, confidenziale, interiore, per sua natura inconfessabile, occulto, a volte segreto. Ogni incontro psicologico è in sostanza esclusivo. Lei ha molti fans e se li è giustamente meritati, su questo non ho dubbi e sono io il primo a riconoscere i Suoi innumerevoli talenti tra i quali spicca la naturalezza a risolvere istantaneamente situazioni complesse che richiederebbero anni di duro lavoro sul paziente, però, mi consenta illustre collega, di poter affermare con altrettanta certezza che in Italia esistono professionisti seri che amano il loro lavoro, alcuni dei quali lo fanno “silenziosamente”. Forse ciò sarà discutibile, in quanto anche io, come Lei penso che chi “sa” dovrebbe divulgare il proprio sapere e le proprie acquisizioni. Solo così la comunità progredisce. Tuttavia, bisogna tenere presente che è quasi impossibile raccontare nei dettagli un caso clinico, anche perché è coperto dal segreto professionale. Cosa diversa è se il paziente stesso si racconta, come in questi entusiasmanti casi da Lei brillantemente risolti. Le rinnovo ancora una volta i miei più sinceri aperti e leali complimenti e mi auguro un giorno di poterLa conoscere di persona.
26/01/10 - 19:23 - C. Venturini (Brescia) 
Sguardo angelico, spirito olimpico, mente geniale, intuito atomico, risultati mondiali. Neanche un sovrano sembra avere tanto potere sugli altri. Eppure il Suo è il potere di conferire "potere" agli altri. Il potere su se stessi e sulla propria vita. Il potere su se stessi è una forma di libertà, è l’autorità che abbiamo riguardo ai nostri ideali, è prerogativa e virtù. Lo specifico del Suo intervento psicologico sembra quello di rendere onorevole, dignitosa e decorosa una vita degradata dalla sofferenza. Una cosa che Le riesce particolarmente bene.
26/01/10 - 12:00 - Francesca 
In questo sito ho letto storie di vita di persone forti e coraggiose, che hanno combattuto con l’aiuto di persone altrettanto forti e determinate, riuscendo a vincere la malattia e ad andare avanti nonostante i molti ostacoli, supportati da uno psicologo straordinario, in una Regione spesso dimenticata. Personalmente, non ho mai vissuto la mia cardiopatia come una malattia e non mi sono mai sentita malata, eppure il momento dell’intervento è stato fortemente angosciante. Dopo però, tutto è cambiato. Ricordo la gioia immensa che ho provato quando mi sono risvegliata in rianimazione e mi hanno detto “è stato tutto perfetto, è andato tutto nel migliore dei modi”. Mi ricordo la commozione, quando l’infermiera mi ha fatta alzare la prima volta dal letto, in reparto e mi guardava con una contentezza incredibile. Mi ricordo la soddisfazione di tutti (compresa la mia emozione) quando al primo ecocardio, dopo l’operazione abbiamo sentito il battito regolare del mio cuore (pazzesco!!), non mi sembrava neanche il mio …e tanti altri ricordi che ormai fanno parte della mia vita. Una cosa però, dottore, mi è mancata tanto: la presenza di una figura come la Sua e in particolare proprio uno come Lei, per il quale non esistono ringraziamenti adeguati, perché sarebbe un po’ come ringraziare un genitore che ti ha dato la vita. Nessun figlio dice “grazie per avermi dato la vita”. Eppure è una frase che si dovrebbe dire. Io credo che proprio questo sia il senso di molti commenti lasciati dai Suoi pazienti, seppure nei differenti modi personali di ognuno. E’ difficile definire cosa sia la vita, ma oggi ho avuto una lezione che non dimenticherò mai, su cosa sia una vita degna. Francesca
26/01/10 - 09:40 - La paziente dei "bottoni" 
Anche io Dottore, posso dire di avere avuto il piacere di averLa conosciuta al S.Anna di Catanzaro, in un periodo purtroppo non bello della mia vita. Finora la mia vita non aveva subito grandi cambiamenti, come hanno raccontato alcuni dei Suoi pazienti, però una cosa la voglio dire. Ricordo che durante uno dei nostri incontri Lei interpretò un mio sogno in cui, fra l’altro, ero impegnata ad abbottonare una giacca, facendo molta fatica. Lei mi spiegò che con ogni probabilità avrei recuperato e riallacciato una relazione difficile e importante del mio passato. Recentemente è successo proprio questo e mi sono ricordata delle Sue parole Dottore. Per questa persona, prima ero oggetto di odio e rancore, mentre adesso sono diventata una preziosa confidente molto stimata. Aveva perfettamente ragione quando diceva che sogni di questo genere preannunciano sempre qualcosa, perché vuol dire che i tempi sono maturi affinché accada ciò che prima era solo in fase di preparazione. Lei diceva anche che l’intervento al cuore aveva trasformato un aspetto del mio carattere, facendomi diventare più disposta a perdonare. Solo oggi, Dottore, ho capito il senso delle Sue parole e finalmente posso dire di aver rivoluzionato anch’io la mia vita. Un immenso grazie di cuore e tante cose belle!
25/01/10 - 10:32 - M. Cossu (Sassari) 
Sito colossale, imponente per la quantità di video tutti curatissimi. Superlativi i commenti presenti. Una Clinica che ha tutta l’aria di essere un gioiellino solitario, con uno psicologo da sogno.
23/01/10 - 09:56 - La paziente dei "complimenti" 
Sono veramente felice di rivederla dr. Ruga. Dopo circa sei mesi dall’intervento mi sono ripresa perfettamente, grazie all’operato dei medici del S.Anna. Di me posso dire che ho visto la morte in faccia ed è stata un’esperienza terribile, perché in quei momenti non riesci neanche a pensare, ti si annebbia la mente e ti assale un senso di profonda tristezza perché avresti ancora tante cose da sistemare, che temi resteranno sospese. Poi ti risvegli e non ti rendi ancora conto cosa sei e dove sei. Solo dopo metti a fuoco e realizzi cosa ti è accaduto. Intanto il tempo sembra essersi arrestato. Ricordo bene le facce angosciose e provate dei familiari, quelle serie e attente dei medici, infine, finalmente, come una benedetta apparizione il Suo volto rassicurante e sereno, capace di accogliere la mia ansia febbrile e con essa ogni pungente interrogativo. “Complimenti signora”, fu la prima cosa che mi disse. In quell’istante mi balenò un pensiero: era una vita che qualcuno non si complimentava con me, cosa avevo fatto di così importante? Successivamente mi fu subito chiaro il senso delle Sue parole, ma per quel breve istante il mio animo aveva sussultato e la mia mente era tornata indietro nel tempo, nel momento in cui quelle stesse parole mi venivano dette da una persona molto cara, che di li a poco avrei perso. Sono convinta che certe cose non accadono per caso. Quelle parole mi avevano sconvolta, commossa e confusa al tempo stesso, ma mi sentivo anche toccata nel profondo. Una piccola rivoluzione era cominciata dentro di me a partire da quel lontano passato congelato e rimasto sospeso. Balbettai poche parole confuse e Lei cominciò un discorso che sembrava più un racconto e che corrispondeva perfettamente alla mia esperienza interiore. Le sue parole ristabilivano un equilibrio, mostrandomi come e perché ero diventata la donna che ero. I giorni seguenti parlammo a lungo e capii tante cose, rendendomi conto che c’era una spiegazione per tutto, compreso il mio colpo al cuore. Durante una delle nostre ultime conversazioni accompagnate da uno sguardo intenso mi disse queste parole: “il bello deve ancora venire”. Avevo capito perfettamente a cosa si riferiva. Oggi dottore, la mia vita è tornata ad essere significativa, pregna di azioni sentite, sostanziata dall’intento di riconsiderare ogni rapporto alla luce di un nuovo modo di essere che ho inaugurato insieme a Lei, su quel lettino del S.Anna Hospital di Catanzaro. Grazie.
22/01/10 - 19:33 - S. Beretta (MI) 
Adorabile. Mi mancano le parole, ma in compenso i Suoi video parlano da soli. Non sarebbero necessari commenti: è tutto così evidente. Solo un cieco non si accorgerebbe della straripante poetica dei Suoi interventi psicoterapeutici: intendo poetica in senso estetico, in riferimento a tutte le modalità di espressione artistica, inclusa la Sua inimitabile arte-psicoterapeutica. In fondo, la Sua è una poetica della Psiche, artisticamente applicata al singolo caso. Essa diviene una sorta di insieme strutturato degli intenti espressivo-contenutistici, che si esplica nei Suoi interventi, propugnati in seno ad un ambiente ostico, reso ostile dalla sofferenza fisica del malato. Irridente di tali titaniche difficoltà il successo arriva puntuale, inesorabile, apparentemente semplice come un sorriso. Adesso proprio non ci sono scuse neanche per gli “ottusi”, i miopi, i tardivi, poiché vengono servite loro, su di un piatto d’argento le vive emozioni anche di quelli che erano, un tempo, come loro. Questa constatazione mi fa godere e mi commuove, semplicemente perché io ero un po’ uno di quelli. Grazie. Un consiglio: impari meglio l’inglese e se ne vada dall’Italia.
22/01/10 - 09:36 - Don Attilio 
Carissimo ed illustrissimo Dottore, come sempre il nostro gruppo clericale La segue con infinita stima e ammirazione per lo straordinario lavoro prestato ai Suoi pazienti malati di cuore. Le Sue azioni, motivate professionalmente ma permeate anche da profondo senso cristiano, continuano a commuoverci per varie ragioni, che confluiscono sfociando in un senso di gioia e di serenità che si prova spontaneamente nel vedere la Sua generosità e la Sua determinazione. Siamo certi che codesti sentimenti Le appartengono perché Lei ama il Suo lavoro e ama dare agli altri. Le auguriamo di mantenere intatto il Suo entusiasmo, senza dubbio frutto di una vita consapevole e di uno spirito libero, capace di sondare gli abissi dell’animo umano, con la naturalezza di un fanciullo, la fermezza di un guerriero e la pazienza di un saggio.
21/01/10 - 14:44 - G. Russo 
Una volta ci si chiedeva a cosa servisse la psicologia e, con essa, la psicoterapia. Poi venne il periodo in cui noi psicologi cercavamo di dimostrare attraverso numerose ricerche, quanto la psicoterapia fosse efficace. Oggi, il dibattito è teso ad individuare quale trattamento è elettivo per un determinato disturbo. Lei sembra possa ben rappresentare la fase successiva, poiché i Suoi interventi vanno oltre una parcellizzazione sintomatica e un relativismo nosografico. Essi sembrano piuttosto protocolli su misura, personalizzati per quel determinato paziente, in quel momento particolare della sua vita. La chiamerei una psicologia a misura d’uomo, in cui ogni caso è unico e pertanto necessita di un originale trattamento, difficile da catalogare o definire. Lo sforzo che Lei fa nel divulgare lo “spirito” della Sua arte terapeutica è encomiabile, ma destinato in parte a fallire, poiché i Suoi successi implicano particolari doti che trascendono la professionalità, come ad esempio una elevatissima capacità intuitiva, ermeneutica e di sintesi delle informazioni/indizi che il paziente offre (consapevolmente e non) durante il colloquio. Se ai miei tempi (ormai lontani) avessi avuto un docente come Lei, chissà dove sarei arrivato! Sono felice e onorato di averla virtualmente conosciuta. Le faccio i miei complimenti per il Suo stile psicoterapeutico, difficilmente classificabile perché impossibile da imbrigliare secondo categorie prestabilite e Le auguro di trovare il modo di rendere la Sua arte un po’ più codificabile e trasmissibile.
20/01/10 - 18:00 - Valeria Costantini 
Copmplimenti per l'eccellenza che Lei rappresenta, in un campo nuovo e destinato ad evolversi rapidamente. Mi sarebbe tanto piaciuto conoscerla di persona. Auguri.
19/01/10 - 11:05 - T. Manicardi (RE) 
Il fatto che riesca a leggere dentro gli animi delle persone in così breve tempo e senza possibilità d’errore, desta sconcerto. Per fortuna Lei usa i potenti strumenti della psicologia a scopi benefici. Ha mai pensato di lavorare per conto di CISR-DIS-AISE-AISI, o altri servizi di sicurezza nazionali? Complimenti e auguri.
18/01/10 - 19:00 - A. Fiorucci (Perugia) 
Tanti complimenti per la preparazione, la competenza, e l’esercizio di una straordinaria e nobile arte. Non occorre che aggiunga altro alla lunghissima serie di elogi e lodi che riceve quotidianamente da ogni parte d’Italia, né che spenda parole di ammirazione personale, visto che non riuscirei a fare di meglio, rispetto agli smisurati commenti che leggo. Posso solo dire che nell’entrare in questo sito e nello scoprire tutto questo, mi è venuta l’allegria. Si, perché ho trovato qualcosa che stavo cercando da sempre. Ho trovato risposte a interrogativi fondamentali, ho trovato azioni coraggiose, spezzoni di vita vissuta e sofferta non invano, ho trovato finalmente un luogo reale in cui vince il Bene. Ho trovato giustizia, in questo mondo in cui spesso sembra andare tutto per il verso sbagliato e in cui trionfa quasi sempre il Male. So bene che si vince solo momentaneamente e che per tutti noi l’appuntamento con la fine è solo rimandato, ma se una sola parola serve a rendere questa vita migliore e più degna, allora quella parola è sacra ed essa risuona nell’eternità, divenendo immortale. Questa è la mia constatazione sul Suo operato, e al tempo stesso il mio sincero augurio Dottore.
18/01/10 - 11:12 - Monica (Ancona) 
Purtroppo dottore recentemente ho perso mia madre a causa di un infarto. I medici non l’hanno potuta salvare. Sono distrutta, mi è crollato il mondo addosso, ma so che devo andare avanti e occuparmi della mia famiglia. Il dolore che provo è più forte di me, mi sovrasta e mi schiaccia. Ho scoperto il Suo sito e volevo ringraziarla perché le Sue parole e le storie che vi sono raccontate, riescono anche se solo per brevi momenti, a farmi smettere di piangere. Nessuno mi capisce come sapeva fare mia madre e i Suoi colleghi della mia città mi propongono farmaci che mi fanno solo dormire. Sono disperata e vivo un lacerante senso di solitudine. La volevo ringraziare perché oggi, ascoltando le Sue parole, ho creduto per un istante di essere tornata presente a me stessa, con un pizzico di entusiasmo ancora. Per la prima volta dopo mesi, riesco ad interessarmi a qualcosa. Grazie e complimenti per tutto quello che fa, Lei è tanto bravo.
16/01/10 - 09:25 - O. Mandelli (Milano) 
Imponente e incantevole sito, di sicuro fuori dal comune, sorprende per l’interesse che suscita per i suggestivi e a volte singolari casi clinici, esposti quasi sempre con pregevole lessico ed affrontati con superlativa quanto ineffabile maestria. Stupefacenti i risultati. Rigorosi e accademici, quasi cattedratici alcuni video, inseriti in uno schema coerente, che non ne impedisce slanci creativi e feconde quanto personali digressioni di ampio respiro su contenuti resi accattivanti e fertili. Esclusivo e audace al tempo stesso, geniale e prolifico, a tratti estroso, riserva continue sorprese che La fanno apparire professionale, raffinato nello stile, impeccabile, dal portamento aristocratico.
15/01/10 - 16:25 - Daniela ( Roma ) 
Finalmente il sito che cercavo! Che bello quando si dicono le cose e si mette a disposizione di tutti il proprio sapere. Incredibili questi commenti, non ho parole, sono rimasta scioccata dalla potenza della psicologia e da come viene messa in pratica, dalla Sua capacità di leggere l’invisibile e dare ad ognuno la giusta occasione di riscatto. Ma mi chiedo come sia possibile che situazioni tanto diverse una dall’altra vengano contemplate e risolte nei libri, e mi chiedo se questi libri esistano, perché in quelli che ho letto fino ad ora, ci sono solo cose astratte, che non hanno niente di pratico (sarà la crisi del III anno?). Le Sue lezioni mi appassionano tanto e le Sue azioni terapeutiche contengono qualcosa di trascendente e magico, sono prodigiose e superbe, al limite del miracolistico, ma a ben vedere sono profondamente studiate e ispirate. Lei è una persona davvero amabile. Daniela
15/01/10 - 10:35 - Un paziente "fiducioso" 
La mia esperienza vissuta al S. Anna di Catanzaro mi ha insegnato che quando meno te lo aspetti devi ricrederti sulla tua invincibilità. In brevissimo tempo cambia tutto e passi dalla tua casa, dove governi e gestisci ogni cosa, ad una condizione di spaesamento, di disorientamento e persino di angoscia che ti cattura quando inspiegabilmente ti rendi conto che non sei forte come credevi e che ti devi affidare a qualcuno. Lei mi disse chiaramente che il mio era un problema di fiducia. Infatti sono stato costretto a fidarmi e riconosco che mi è andata bene. A distanza di mesi dall’intervento ho riacquistato la mia serenità. Qualche bella parola la voglio spendere nel ringraziare i medici e il personale del S. Anna, a mio parere tutti di altissimo livello professionale, ma capaci anche di un contatto umano necessario e indispensabile in certi casi. Lei Dr. Ruga è la persona alla quale ho parlato più approfonditamente di me stesso, in tutta la vita. Già questo, lo ritengo un fatto eccezionale, anche perché ho scoperto che non è impossibile o inutile come credevo. Prima di conoscerla avevo un’immagine distorta degli “strizzacervelli” e avevo anche un’immagine distorta della scala dei valori, al vertice dei quali posizionavo il lavoro. Le ho cambiate entrambe in parte grazie alle Sue parole, e ne sono fiero. Grazie.
13/01/10 - 19:15 - R. Favre 
Complimenti per tutto Dottore, per i filmati, per il sito, per gli interventi psicoterapeutici. Io credo molto alla psicologia e vederla applicata direttamente sul paziente, attraverso il racconto dello stesso, è meglio di qualsiasi libro letto. Lei non teme che qualcuno le possa rubare il mestiere e questo le fa onore, innalzandola al di sopra dell’invidia che certamente molti provano, spacciandola per ammirazione. Essere felici per gli altri, oggi sembra utopistico e forse lo è sempre stato. Io mi sono commosso nel leggere di tanti racconti sofferti, e nel chiedermi il perché, mi sono dato una risposta: io non so essere come lei, non sono capace di cambiare gli ideali, i valori, e il carattere degli altri, e io stesso non sono capace di cambiare, ma mi piacerebbe poterlo fare. Cambiare è un fatto che commuove perché riguarda tutti. Una persona che resta sempre la stessa è una tristezza. Lei è un maestro nel promuovere il cambiamento e questo è commovente, perché come diceva Rocky alla fine del celeberrimo film, se io posso cambiare, e il mio avversario può cambiare e voi pubblico lo potete fare, vuol dire che tutto il mondo può cambiare. Parole bellissime perché piene di speranza. Grazie Dottore.
12/01/10 - 10:03 - P. Guetta (Como) 
Insigne collega, a Lei i miei più vivi e sinceri complimenti per il Suo superlativo lavoro, che è anche un invito per tutti noi al miglioramento.
11/01/10 - 16:45 - A. Mair (Bolzano) 
Illustre Professore, le Sue lezioni sono impeccabili. Le esprimo la mia ammirazione e la mia stima per i Suoi eccelsi risultati raggiunti, nonostante l’obiettiva difficoltà di intervenire in un contesto ospedaliero e non nel proprio comodo studio.
11/01/10 - 09:59 - F. Biagini (Pistoia) 
Leggo commosso i commenti dei pazienti e ammiro le Sue azioni terapeutiche. Complimenti a Lei e a chi ha ideato il Servizio.
09/01/10 - 10:06 - V. Fabris (Vicenza) 
Raramente si riscontra un realismo così duro ma permeato di inesauribile speranza, rinvenibile nelle parole di queste persone, che fanno di tutto per comunicarci e farci capire la loro tragica esperienza. A volte l’inesprimibile si fa parola e rimbomba nel vuoto, fino ad incontrare animi sensibili. Ho trovato i racconti molto poetici, scritti da cuori appassionati. Complimenti per il Suo talento.
08/01/10 - 12:32 - Padre Luciano 
Sito monumentale, espressione di azioni da ammirare ed emulare. Il Bene fatto ad altri è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità. Oggi purtroppo si considera la vita come una speculazione in cui dominano parole come mercato, profitto, investimento, valore atteso; ma andrebbe piuttosto vista come un Sacramento, che ha come ideale l’amore, e come purificazione il sacrificio. Le Sue parole hanno la Grazia di chi conosce bene la Via Maestra. La conservi Dottore.
08/01/10 - 10:51 - Una paziente "entusiasta" 
Sono felice Dottore di poter dire che anche io ce l’ho fatta a superare la mia sfida e sono qui a raccontare la mia avventura, come paziente del S.Anna Hospital di Catanzaro. Devo dire che da subito mi sono trovata benissimo, per il calore umano di tutti i medici e gli infermieri che mi hanno accudito con tanta professionalità e gentilezza. Mi sentivo disorientata, spaesata, impaurita e al limite delle mie capacità di sopportazione, soprattutto al risveglio dopo l’intervento. Non vedevo bene e non riuscivo a parlare, pensavo di aver subito grossi danni fisici e mentali. Piangevo, anzi avrei voluto, ma neanche le lacrime mi uscivano. Pian piano ne sono venuta fuori e in reparto ho conosciuto Lei. Essendo un carattere schivo, mi sento un po’ imbarazzata a dirle quanto mi ha fatto bene parlare con Lei e mi commuovo pensando che una persona si è occupata di me come un genitore premuroso e attento. Quando mi ha chiesto chi mi aspettasse a casa, mi sono sciolta in un pianto liberatorio, dopo il quale mi sono sentita finalmente leggera. Lei si complimentava con me e io non ne capivo il motivo, finché parola dopo parola scoprivo di essere cresciuta. Non ero più la stessa, quell’esperienza mi aveva un po’ cambiata e dentro di me sentivo una forza incredibile. Gli esercizi che abbiamo fatto insieme hanno sviluppato in me l’entusiasmo che avevo ormai perso. Le scrivo grazie a questo entusiasmo che mi fa vedere il mondo con occhi nuovi. La mia profonda religiosità mi ha aiutato nei momenti più difficili, quando nel buio più cupo è necessario procedere comunque, fiduciosi che la luce arriverà. I sogni che facevo prima dell’intervento, come le ho raccontato erano tutti bui, mentre adesso hanno dentro una luce diffusa. Lei lo aveva previsto. Penso tanto alle Sue parole e a quanto questa esperienza mi stia dando, a distanza di tempo. La saluto con tutta la stima e l’affetto che si può provare verso una persona cara.
07/01/10 - 17:01 - M. Monaci (Siena) 
Mi complimento per la brillante iniziativa di pubblicare innumerevoli video che illustrano interessanti concetti psicologici, a disposizione di tutti, gratuitamente. Mi complimento anche per le Sue doti e i Suoi straordinari risultati, ottenuti con pazienti in condizioni difficili. Infine mi complimento per la lunga lista di apprezzamenti scritti con spirito critico e analitico, ma soprattutto con l’intento di gratificare un professionista che è fonte di gratificazione e di sostegno altrui.
06/01/10 - 19:09 - R. Cavallari (Ferrara) 
Sono scosso Dottore e mi sono profondamente emozionato leggendo queste storie di uomini e donne che hanno lottato tenacemente e hanno creduto e hanno sperato e pregato con convinzione. E alla fine hanno ottenuto un premio, hanno vinto la loro battaglia con la sorte. E’ commovente constatare che un senso di giustizia esiste, nonostante tutto. Questa enorme mole di commenti, che fanno quasi a gara per entrare nel Suo sito, attesta secondo me la vittoria del Bene: medici seri, impegnati a salvare vite umane; uno psicologo che sembra ispirato da Dio e non sbaglia una mossa anche quando ciò che fa appare incomprensibile nell’immediato. Fiumi di parole per esprimere tutto questo, inesauribili e toccanti, lasciate come dono da chi quell’esperienza l’ha vissuta sulla propria pelle. Una valanga di doni: storie, impressioni, stralci di vita vissuta, palpiti. Un fiume inarrestabile, fluente, travolgente. Mi chiedo perché. La risposta non è semplice, ma si trova dalle parti del desiderio tipicamente umano, di trasformare le tenebre del dolore in luce della conoscenza. Intravedo qui, un’opera di autoaffermazione della dignità di essere Uomini. Anche la persona più fredda e distaccata, non può fare a meno di essere toccata da tali testimonianze. Non ci si può sottrarre e non si può tacere il senso di soddisfazione e di gioia che esplode nel cuore, una volta tanto che il rapporto tra un essere umano ed un altro, si innalza al di sopra di ogni contingenza, assurgendo a Valore assoluto. Non esistono allora mezze misure: o dentro o fuori. Io sono “entrato” in questo mondo di storie e di magiche gesta curative e ne sono uscito arricchito. Auguro a chiunque la stessa sorte.
05/01/10 - 17:43 - Don Gregorio 
Scrivo perché voglio esprimerLe tutta la mia ammirazione per quello che fa con i Suoi pazienti. So che significa subire un intervento a cuore aperto e quanto devastante sia la sofferenza che si prova al risveglio. Per quanto i medici si prodighino a lenire tale sofferenza, essi non potranno mai curare e comprendere pienamente l’inumana e indicibile condizione psicologica, che si attraversa durante le ore post-intervento. Devo anche dire però che un tale stato critico, se supportato da un adeguato intervento psicologico, dischiude nella persona nuove insospettabili forze, che sprigionandosi, espandono la personalità. I Suoi interventi sono straordinari perché ricchi di slanci altruistici, sostenuti però non solo da un atteggiamento cristiano, ma da precise competenze psicologiche. Probabilmente è dall’unione e dall’interazione di queste due componenti, che nasce il gesto risolutore, la mossa curativa, la parola liberatrice. Le auguro di poter trasmettere il Suo prezioso sapere ad altri meritevoli di conoscerne i segreti. Complimenti dal profondo del cuore.
05/01/10 - 11:35 - F. Malagoli (BO) 
Col Suo sito e con il Suo impegno ha realizzato una grande opera che accompagna il visitatore all’interno del complesso e semisconosciuto mondo psicologico. Non solo, Lei permette alla persona sofferente qualcosa che difficilmente può sperimentare nel suo quotidiano vivere, cioè il fatto di poter condividere con altri il proprio dolore. Leggere e lasciare il proprio commento, si trasforma presto in un’opera di ricerca interiore che richiede una riflessione sulla vita e sul destino dell'uomo. Dai molti commenti lasciati, emergono risposte personali - indirette - a interrogativi esistenziali ineludibili. Dietro ad ogni Suo gesto terapeutico è possibile rinvenire un’esortazione alla riflessione personale, che fa della memoria dell’intervento e dell'esperienza della sofferenza, il centro di un percorso individuativo personale. E’ impossibile non esultare dinnanzi ad un tale trionfo del paziente e dello psicologo insieme, al cospetto dell’inderogabile appuntamento con la morte, fronteggiata con i raffinati strumenti della psicologia. Tanti complimenti e tanti auguri.
05/01/10 - 08:54 - C. Perrone (Novara) 
I Suoi puntuali interventi didattici e terapeutici aprono uno squarcio di luce sulle dinamiche più nascoste e sottili della psiche umana, spiegando come nascono emozioni, vissuti, e sentimenti profondi. Un’impresa ambiziosa, quella di scrutare nell’animo altrui, portata avanti con rara consapevolezza e assoluta maestria. Un percorso critico che risveglia le coscienze, aperto agli interrogativi posti da una disciplina soggetta a continue integrazioni, che riscatta il paziente dal nonsenso della sofferenza. Complimenti.
04/01/10 - 11:18 - G. Bertolino (TO) 
Un sito incredibilmente colmo di ogni attrattiva culturale elargita con efficacia e padronanza. Ho seguito le istruzioni e sperimentato gli esercizi di rilassamento ottenendo un benefico effetto. Mi sono anche commosso leggendo i commenti dei “pazienti” così intensi e ricchi di pathos. Il Suo modo di presentarsi suscita molta fiducia. Complimenti e auguri.
03/01/10 - 10:22 - S. Cenci (Roma) 
Magnifico!
31/12/09 - 16:27 - Nicola Marino 
Sono rimasto colpito dalla commozione imperante su tutti i commenti lasciati dai pazienti e dalle Sue incredibili doti terapeutiche.
31/12/09 - 11:32 - Auguri a tutti 
Desidero ringraziare tutti, dai medici agli infermieri, dagli ausiliari ai dirigenti della clinica S. Anna di Catanzaro. Un abbraccio grande a tutti voi che mi avete messo nelle condizioni di godermi queste magnifiche feste a casa mia tra le persone care. Un immenso e particolare grazie a Lei Dr. Ruga, che mi ha fatto capire come anche dopo i ’70, si possa cambiare. Auguri di buon anno ad ognuno di voi.
30/12/09 - 18:05 - T. Pellegrini (Roma) 
Complimenti vivissimi per il Suo eccellente impegno e per i Suoi incontrovertibili risultati. Dietro alle impressioni lasciate nel sito dai visitatori, ai loro encomi o alle aperte lodi, vi è il tentativo e insieme l’esigenza di restituirLe una quota della generosità e della magnanimità che Lei riserva a tutti noi con l’impressionante mole di informazioni presenti nei video, e ai pazienti stessi, i quali, a loro volta si impegnano a restituirLe tutta la ricchezza che sentono di aver ricevuto. Ne nasce un circuito che si autoalimenta, creando un sito in cui i sentimenti e la vera Cultura sono padroni assoluti. Infine, una personale nota di merito va fatta per la semplicità e la genuinità del Suo modo di porsi nei video, che La rendono una figura amichevole e familiare, capace di infondere nell’ascoltatore una profonda serenità. Qualità questa che pochi uomini hanno. Auguri a Lei Dr. Ruga di un sereno avvenire.
29/12/09 - 12:20 - L. Restivo (Venezia) 
Esimio dottor Ruga, desidero esprimerLe tutta la mia ammirazione per il Suo pregevole lavoro con i pazienti. La Sua è una grande prova di abilità, determinazione, umanità e di “stile”. Naturalmente non parlo della Sua evidente ed indiscussa professionalità poiché non sono del campo, ma mi riferisco a quel Suo personale ed esclusivo modo di fare, che in molti hanno sottolineato e che rappresenta a mio modo di vedere uno stile. Quando qualcuno sviluppa uno stile, si dice che diviene “riconoscibile”, fino a fare scuola. Ad una giovane età Lei ha già trovato un Suo stile e questa è una grande fortuna poiché alcuni lo ricercano affannosamente per tutta la vita, senza per giunta trovarlo. Del Suo stile sento di poter parlare, visto che è strettamente correlato alla sofferenza del paziente e alla sua esperienza del soffrire, vista come “non senso” o assurdità della stessa. Al cospetto di una sofferenza che rende muti e che “pietrifica”, Lei riesce nonostante tutto a porsi in ascolto, rintracciando il filo di un senso che si snoda nel discorso dell’altro. Essere in ascolto implica un incontro autentico, accettando e confermando l’altro senza riserve e ponendolo al centro della propria visione. Io credo che il vissuto esperenziale, emotivo ed intrapsichico che l’altro sperimenta, sia quello di essere riconosciuto nella sua unicità, laddove invece la malattia è assenza di un tale riconoscimento, vale a dire, ciò che la persona era prima, in un certo senso, non esiste più. L’aiuto che Lei offre è rinvenibile nella possibilità offerta all’altro di rinarrare la sua storia, dimostrandogli che essa è suscettibile di una diversa forma narrativa, data, in ultima analisi, dalla nuova prospettiva del narratore. Leggendo i resoconti dei pazienti si assiste a volte al racconto di una storia non ancora detta o mai detta, che in se stessa rappresenta un evento terapeutico, poiché contiene già una reinterpretazione di significato. La saluto cordialmente e Le auguro ogni bene.
29/12/09 - 10:57 - A. T. (imprenditore) 
Ho perso entrambi i genitori in giovane età. Sono abituato a lottare e a cavarmela da solo. Sono diventato un uomo forte e affermato. Mi perdoni ma non credo molto alla psicologia, sono un tipo che deve toccare le cose con mano prima di decidere, però Lei mi sta simpatico per il Suo modo di porsi e di aiutare gli altri. Non ho amici sinceri, ma solo utili conoscenze. So mentire e sono molto abile a persuadere gli altri. Direi che io e Lei siamo in larga parte opposti, tuttavia nutro molto rispetto per quello che fa e per come lo fa, con una tenacia che io conosco molto bene. Presto dovrò subire un intervento ad una valvola cardiaca. Non ho paura della morte e non sono emotivo. Supererò pure questa, come sempre. Se i medici faranno il loro dovere, io farò il resto. Non serve altro. A.T.
28/12/09 - 17:03 - Il racconto di un sopravvissuto 
Carissimo dottore, esprimo la mia gioia nel rivederla anche se solo virtualmente, attraverso il Suo sito ricchissimo di testimonianze che toccano il cuore. Per chi come me ha subito un infarto, l’emozione è amplificata, ma, anche se a volte si ha la sensazione di esserne sopraffatti, non ci si può sottrarre nel leggere attentamente ogni esperienza raccontata. Della mia, posso parlarne ormai con la relativa serenità di chi “è sopravvissuto” e felice di poterla raccontare. Eppure Lei me lo aveva detto chiaramente che un giorno ne avrei potuto parlare con serenità e anche con la fierezza di chi ha superato una fase critica della propria vita. Le Sue parole mi hanno dato tanto coraggio e ottimismo, a fronte di uno stato d’animo che era ben diverso: mi sentivo tradito letteralmente dal mio corpo, abbandonato. I giorni in terapia intensiva sono stati tremendi, all’inizio potevo vedere solo il soffitto, avevo paura che sarei rimasto invalido e mi sentivo impotente di fronte alla cattiva sorte, provavo un senso di vergogna e mi sentivo in colpa per essermi trascurato e aver causato le cattive condizioni di salute che mi hanno poi portato all’infarto. Ero pieno di paura e rabbia. La paura di morire non mi aveva abbandonato e il mio pensiero andava ai familiari, ancora bisognosi della mia guida. Pensavo a questo quando ci incontrammo per la prima volta e Lei mi disse: “vedrà che tornerà meglio di prima!”. Era una bella frase e volevo crederci. Lei mi è sembrato subito una brava persona, molto affidabile, sincero e professionale, sapeva cogliere al volo ogni mio stato d’animo e anche se a volte restava in silenzio di fronte al mio dolore, avvertivo che mi capiva perfettamente. Infatti non ci mise molto a vincere la mia naturale diffidenza verso le promesse e le false speranze. Nei nostri colloqui riuscivo via via ad essere sempre più naturale e spontaneo, interessato e perfino sorpreso di ciò che io stesso potevo dire. Quelle chiacchierate mi hanno aiutato molto a conoscermi e a tirar fuori quella matassa che gravava ormai da tempo su di me e sul mio povero cuore. Insieme, dottore, l’abbiamo spuntata sull’orgoglio, sulla chiusura e sull’ottusità che neanche riuscivo a vedere in me. Che dire, nessuno potrebbe augurare ciò che è successo a me, ma è anche vero, come Lei mi ha insegnato, che se oggi sono una persona migliore lo devo a questo “sgambetto” che la vita mi ha fatto, costringendomi a riflettere su me stesso. In questo difficilissimo compito Lei è stato un compagno fedele, accogliente all’inizio, sempre fiducioso, solido nei momenti bui, intransigente quando ormai stavo meglio e potevo comprendere la necessità di un cambiamento del mio stile di vita. Le sono molto grato per tutta la pazienza che ha dimostrato. I miei più calorosi auguri da parte mia e della mia famiglia.
27/12/09 - 19:44 - S. Bandini (Ravenna) 
Illustre psicologo, con piacere Le lascio il mio commento ragionato. A mio parere, il modo in cui si accosta al paziente richiede una particolare arte ermeneutica atta a scardinare le naturali chiusure di una persona estranea e sofferente, e che vada a ricercare significati profondi, oltre quelli “letterali” a tutti ben visibili, nel racconto del paziente. La Sua però non è solo un’analisi allegorica/simbolica della sofferenza, ma poiché è calata in un contesto critico psicologico, diviene momento di ispirata apertura, che sembra avere la caratteristica dell’infallibilità, andando oltre un relativismo soggettivistico. E’ altresì vero che la Sua può talvolta essere un’azione terapeutica “autoritaria”, fondata sull’intuito. Per tutte queste ragioni, la Sua arte terapeutica è inclassificabile, poliedrica, multifattoriale. Ad una approfondita disamina dei resoconti dei pazienti, ci si accorge presto che vi sono azioni terapeutiche che suscitano, modellano e guidano la risposta degli stessi, verso situazioni risolutive. In linea con il “Reader-response criticism”, il lettore-fruitore-paziente è un produttore e non tanto un consumatore dei significati. Essendo il soggetto un costruttore ipotetico di norme ed aspettative, che possono essere derivate, proiettate o estrapolate dall’opera-intervento terapeutico, si può ben dire che egli sia “inerente” all’opera terapeutica messa in atto. Proprio perché le sue aspettative possono essere violate o adempiute, soddisfatte o frustrate, e perché l’ascoltare è un processo temporale che implica memoria, percezione ed anticipazione, identificare la risposta del paziente è estremamente difficile e soggetto sempre a costruzione e ricostruzione, visione e revisione. Dunque, il paziente è colui che colma i vuoti del gesto terapeutico, e la sua strategia interpretativa “crea” l’ipertesto, non esistendo alcun “testo” se non quello che egli stesso interpreta o immagina. Per tutte queste ragioni e in linea con un approccio decostruzionistico, affermo che non si può mai veramente conoscere ciò che un “vissuto” significhi oggettivamente, o, che possa significare, di fatto, molte cose differenti. Posizione radicale, che ne relativizza il significato e si identifica soprattutto con l’opera di Jacques Derrida e Mark Taylor. Il testo-paziente non avrebbe un suo significato fisso e precostituito, ma sempre contestualizzato. Concludo dicendo che i Suoi raffinatissimi interventi, sono irriproducibili, inclassificabili, metodologicamente complessi. Tuttavia, ciò non Le impedisce un oggettivo quanto evidente successo terapeutico, raccontato sempre con enfasi e partecipazione. Complimenti.
24/12/09 - 09:43 - E. Casadei (Forlì) 
Sito incredibilmente ricco e di grande interesse sia per lo specialista e sia per il lettore appassionato di psicologia. I casi clinici rivelano, ad una seconda lettura più meditata e razionale, sorprendenti dettagli che svelano penetranti tecniche psicologiche, che tuttavia, per essere riprodotte e attuate, hanno bisogno di una particolare sensibilità da parte del professionista, cui viene richiesto di essere in grado di stabilire con l’altro un rapporto pieno, genuino, profondo, in un tempo minimo. Tutti i commenti dei pazienti mettono in luce come il risultato terapeutico ottenuto sia dipendente dalla personalità del terapeuta. Complimenti e auguri.
23/12/09 - 18:22 - V. Spaziani (Frosinone) 
Commenti che incendiano il cuore e fanno riflettere su una profonda verità: un uomo che aiuta un altro uomo esprime il più alto valore morale. Complimenti.
23/12/09 - 10:40 - C. Osti (Rovigo) 
Complimenti a Lei e agli ideatori di questo Servizio che risulta essere un’utilissima attività specialistica, volta a garantire non solo la tutela della salute psico-fisica come diritto fondamentale dell’individuo, ma una migliore qualità della vita stessa, ad interesse dell’intera collettività e nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Lei dimostra di raggiungere egregiamente obiettivi sofisticati e per questo può ben rappresentare il vanto di una nuova mentalità politico-sanitaria che si apre a paradigmi psicologici sempre più saldi e unanimemente riconosciuti.
22/12/09 - 09:48 - Un paziente "rigido" 
Dottor Ruga, è un grande piacere rivederla. Probabilmente Lei non si ricorderà di me ma io non potrò mai dimenticare Le nostre sedute al S.Anna, poiché hanno avuto un’importanza decisiva nel cambiamento del mio carattere. Nel momento più buio della mia esistenza, quando dopo l’intervento non capisci ancora cosa è successo, sei frastornato e disorientato, Lei è apparso come una visione e con le Sue parole, il Suo sguardo e il Suo sorriso ha saputo scardinare le mie chiusure e la mia diffidenza fino a raggiungere la mia rabbia, il dolore, la paura e infine, la disperazione. In pochi giorni ha saputo accedere al nucleo della mia fortezza superando con pazienza, garbo e gentilezza tutti i trabocchetti che la mia mente, per paura Le tendeva. Insieme Dottore, abbiamo evocato quella paura, l’abbiamo fatta emergere comprendendone le antiche ragioni. Posso dire con fierezza che Lei è stato l’unico negli ultimi trenta anni ad avermi visto piangere. Mi ha fatto capire che la mia apparente forza e la mia intransigenza erano solo rigidità, freddezza, assenza di sentimento o, come le chiama Lei difese che nascondono la paura. Il cardiochirurgo è entrato nel mio cuore, riparandolo. Lei Dr. Ruga gli ha donato le parole per urlare la sua profonda e inascoltata verità. Oggi, posso essere felice o triste a seconda delle circostanze, ma sono finalmente una persona spontanea e ricca di calore. Le auguro di poter ripetere con altri ciò che ha fatto con me e colgo l’occasione per farle i migliori auguri di Buone Feste.
21/12/09 - 10:52 - F. Castiglioni (Varese) 
Tanti complimenti Dr. Ruga, ho trovato in questo sito ciò che nessun libro mi ha dato: esperienze straordinarie, raccontate con sentimento e in grado di emozionare anche un medico come me, abituato a confrontarsi quotidianamente con l’indicibile sofferenza dei pazienti. Esercito da tanti anni e non ho mai visto un professionista elargire il suo sapere con tanto entusiasmo e voglia di trasmettere agli altri le proprie personali acquisizioni; se facessimo tutti così, il sistema ne gioverebbe molto. Io sono sempre stato un medico sensibile al fascino della psicologia e voglio lasciare in questo Suo sito il mio personale contributo culturale riguardo ai problemi che Lei tratta così sapientemente da un punto di vista psicologico. Da un punto di vista strettamente medico, lo stress mentale (SM) specie attraverso l’attivazione di una serie di meccanismi neuro-umorali, è in grado di risultare - come Lei ha sottolineato - causa predisponente, scatenante od aggravante dell’ischemia miocardia, fino all'infarto od alla morte improvvisa. Nei coronaropatici i fenomeni ischemici miocardici sono molto più frequenti durante SM. Conseguentemente, è certamente auspicabile che dal punto di vista della cura, della prevenzione e della riabilitazione di questi pazienti, sia previsto, accanto all’intervento del cardiologo, anche quello dello psicologo, visto che il corretto approccio psicologico contribuisce notevolmente a favorire la guarigione dalla malattia. Anche noi medici siamo convinti che lo SM sia uno scompenso conseguente all’incapacità di un soggetto di rispondere adeguatamente alle richieste esterne, percepite realmente troppo intense o prolungate (Lazarus, 1984); il soggetto accusa una sensazione di tensione, di malessere, di esaurimento, di incapacità di resistere, di assorbire, di affrontare e risolvere i problemi. In maniera più specifica, dal punto di vista fisiopatologico lo SM determina l’attivazione del sistema nervoso simpatico (SNS), del sistema renina-angiotensina-aldosterone (SRA-A), della corteccia surrenalica con conseguente aumento del rilascio di corticosteroidi, di catecolamine e di angiotensina II - aldosterone, che producono, a loro volta, incremento della frequenza cardiaca (FC), della pressione arteriosa (PA), della portata cardiaca e con vasocostrizione e vasospasmo coronarico (Yeung et al, 1991), con ipercolesterolemia (aumento delle LDL e riduzione delle HDL) ed ipertrigliceridemia, con facilitazione di aritmie, con disfunzione endoteliale (Yeung et al, 1991), con attivazione piastrinica ed effetto protrombotico (Muller et al, 1989); possono, inoltre, essere interessati anche vari neuropeptidi, il controllo vagale, accanto ad una suscettibilità genetica. L'insieme di questi meccanismi, con un peso relativo di ognuno di essi diverso nel singolo paziente, è in grado di risultare causa predisponente o scatenante dell’ischemia miocardica fino all’infarto od alla morte improvvisa. La disfunzione endoteliale, la lesione aterosclerotica iniziale, è conseguenza, oltre che dell’azione diretta delle catecolamine sulle coronarie, di quella meccanica sull’endotelio stesso esplicata dall’aumento della pressione arteriosa e della velocità del sangue, dall’iperaggregabilità ed iperadesività piastrinica, dall’aumento della colesterolemia, dalla mobilizzazione lipidica, dagli stress ossidativi (Eliot, in Schlant et al, 1995, pag. 2256). Fenomeni ischemici miocardici sono frequenti durante SM nei coronaropatici, specie in caso di paura, tristezza, collera, frustrazione (Gabbay et al, 1996; Gullette et al, 1997); più precisamente, lo SM è capace di determinare ischemia miocardica, anche se prevalentemente silente nel 40-70% dei coronaropatici (Blumenthal, 1995), di raddoppiare la possibilità di infarto miocardico acuto (IMA) nelle due ore seguenti ad un episodio di collera (Mittleman et al, 1995), di incrementare la mortalità cardiaca in genere (Leor et al, 1996). Entrando in un campo a Lei congeniale, e solo per completezza, aggiungiamo che l’improvvisa morte del coniuge può determinare un evento coronarico acuto (Brandspiegel et al, 1998), così come accadimenti drammatici, quali alluvioni, terremoti o guerra, sono in grado di produrre un aumento dell’incidenza di MI (Kark et al, 1995; Kloner et al, 1997). È stato chiaramente dimostrato che stress quali il saccheggio della propria casa, separazione, divorzio, perdita o cambiamento di lavoro oppure di abitazione producono un aumento del rischio di cardiopatia del 100-200% (Eliot, 1995, pag. 2257), anche se almeno come fattori scatenanti. L’esposizione ad uno stress acuto determina un aumento del rischio di eventi cardiovascolari di circa 2 volte negli uomini e di 3 volte nelle donne per circa un mese dopo l’episodio (Kaprio et al, 1997). È stata dimostrata, anche, una relazione direttamente proporzionale tra eventi cardiaci ed ansia e/o depressione (Dembroski, 1989; Kawachi et al, 1994) od isolamento sociale (Penninx et al, 1997). Infatti, vari studi hanno dimostrato l’aumento di frequenza nei pazienti con ischemia miocardica di ansia, di irritazione, con le preoccupazioni, di affettività negativa, cioè di prevalente tendenza ad avvertire in molte situazioni emozioni negative, quali tensione, preoccupazione, ansia, irritazione, tristezza, inibizione dell’espressione delle emozioni e dei comportamenti nei rapporti sociali, tendenza all’autoisolamento ed a parlare poco con gli altri (Kawachi et al, 1994; Kubzansky et al, 1997, Watson et al, 1984). Nell’infartuato l’ansia tende a permanere a lungo dopo l’evento acuto, verosimilmente perché i pazienti usualmente guardano alla propria morte come alla fase ultima di un processo graduale di decadimento fisico e quindi il pensiero della morte causata da un evento improvviso, quale l’infarto miocardico, provoca uno stato di ansietà o più correttamente paura, alla cui base c’è una radicata insicurezza, accanto alla depressione che può fungere da sostituta allo stato di ansia. Infatti, mentre nella popolazione sana la prevalenza stimata del distress psicologico (tristezza, nervosismo, irrequietezza, disperazione, senso di inutilità) è stimato essere 2.8%, quella dei pazienti con infarto miocardico acuto risulta 6.4%, 4.1% in quella con malattia coronarica cronica (Ferketich, 2005). Tutta una serie di studi ha chiaramente dimostrato l’incremento della incidenza e di prevalenza di quadri ansioso-depressivi nei pazienti affetti da cardiopatia ischemica. Il cardiopatico, in genere, si sente colpito anche nella sua sfera emozionale la cui sede secondo credenze ataviche è situata nel cuore, giustificando, ulteriormente, la serie di mutamenti che riguardano la sua vita interiore. Purtroppo, per il generale senso del rifiuto della malattia che appartiene agli esseri umani, il compito del cardiologo è non facile in quanto troverà spesso pazienti che tenderanno ad avere atteggiamenti apotropaici e quindi non funzionali ad un corretto programma di prevenzione, cura o riabilitazione; quando invece è presente nell'individuo grazie al lavoro psicoterapico una spinta motivazionale interiore, allora si potrà procedere senza problemi al trattamento del paziente. Più nello specifico, dal punto di vista del rapporto con il medico distinguiamo pazienti che mostrano una iperdipendenza dalla figura del medico, pazienti collaboranti e pazienti controdipendenti. I primi lasciano nelle mani del cardiologo la completa gestione del loro stato di salute; gli ultimi (tra i quali compaiono i pazienti che evidenziano un comportamento di tipo A) difficilmente sono disposti ad accettare consigli o prescrizioni, in quanto avallati dalla convinzione di potersi autogestire più che sufficientemente. Conseguentemente, accanto all’intervento medico è necessario assicurare anche che la salute mentale intaccata possa recuperare il perduto equilibrio tramite l’intervento dello psicologo, visto che il corretto approccio dal punto di vista psicologico contribuisce a favorire la guarigione delle malattie. E’ certamente auspicabile che dal punto di vista della cura, della prevenzione e della riabilitazione, nella corrente terapia di questo paziente vengano inserite tutte le procedure utili al miglior trattamento possibile e, conseguentemente, anche della componente psicologica grazie alla psicoterapia. Siamo ben consapevoli del fatto che la valutazione ed il trattamento dei disturbi psicologici rappresentino elementi fondamentali del percorso riabilitativo dopo un evento cardiaco. In questa fase, infatti, le ripercussioni psicologiche sono frequenti, esercitano un impatto estremamente negativo sulla qualità della vita, sull’aderenza alla terapia medica e riabilitativa; inoltre, il loro trattamento sembra contribuire al miglioramento della prognosi derivante dal programma riabilitativo. Come Lei ha evidenziato con particolare precisione e cognizione di causa, molti studi confermano che fattori comportamentali, psicologici e sociali, giocano un ruolo importante nella cardiopatia ischemica. Lei mi insegna che lo scopo di un intervento psicologico sarà dunque quello di incoraggiare il mutamento positivo dello stile di vita. A cominciare dall’abolizione del fumo, dalla correzione della dieta e delle abitudini di vita sedentarie, dal controllo dello stress. Inoltre, e mi rifaccio ancora al Suo esemplare discorso, da anni è dimostrata una relazione tra malattia coronarica e il profilo di personalità classificato di “tipo A”, caratterizzato da aggressività, ostilità e rabbia. Lo psicologo che vuole proporsi come sostegno ai pazienti cardiopatici deve educare sia il paziente e sia fornire ai familiari un supporto. Più di metà degli infartuati attribuisce, infatti, la malattia allo “stress” che spesso si rende “leggibile” proprio quando si manifesta la malattia. L’esordio improvviso e inatteso di queste malattie e l’ esperienza del ricovero generano, infatti, paura, ansia, mettendo in mostra turbe del comportamento in precedenza mascherate. Il sostegno psicologico va al di là della patologia e fa arrivare al paziente un messaggio che gli consente di superare il suo concetto di malattia e fa nascere la convinzione che ad essere “ammalata” era la qualità di vita precedente. L’ammalato riesce così a comprendere quanto la sua precedente qualità di vita abbia influito sul suo disturbo e quanto invece la scelta di vita sana, possa incidere positivamente sulla sua esistenza. Spero di aver impreziosito da un punto di vista medico i contenuti di questo straordinario ed ineguagliabile sito che offre a chiunque la possibilità di capire molte cose su di sé e sugli altri, e ai professionisti l’opportunità di aggiornarsi sulle più recenti e avanzate conoscenze psicologiche che Lei mette a disposizione di tutti, nei modi che tanti hanno sottolineato. Lei ha realizzato un’opera straordinaria e per questo mi sono sentito in dovere di offrirle tutta la mia personale esperienza di medico, che ha avuto sempre un debole per la psicologia, avendo anche a suo tempo condotto un percorso psicoterapeutico che mi ha aperto gli occhi. Complimenti ancora e i migliori Auguri. F. Castiglioni
19/12/09 - 12:57 - T. Fumagalli (MI) 
Il cuore come sede delle emozioni è un concetto che si perde nella storia. La cultura popolare, così come la tradizione filosofica e letteraria sono permeate da costanti riferimenti metaforici a questo rapporto. Nel 1937 Malzberg pubblicò sull'American Journal of Psychiatry alcune considerazioni sulla mortalità tra individui affetti da melanconia involutiva, osservando che i disturbi cardiologici rappresentavano il 40% di tutte le cause di morte nei pazienti depressi e che il tasso dei disturbi cardiaci era 8 volte superiore rispetto allo stesso nella popolazione generale. Tra il 1993 ed il 1995 il gruppo di Frasure-Smith valutò la possibilità che la diagnosi di depressione maggiore in pazienti ricoverati dopo IMA (ischemia miocardia acuta) potesse avere un impatto indipendente, aumentando sino a 4 volte la mortalità cardiaca nei 6 mesi successivi alle dimissioni. Questo lavoro suscitò l'interesse di altri autori come Friedman (1995) e Ziegelstein (1995) che evidenziarono rispettivamente l'implicazione del sistema dopaminergico e della serotonina nella correlazione tra depressione post-IMA e mortalità per sofferenza cardiovascolare. Viceversa nei pazienti cardiopatici (ischemici), vi è una elevata comorbilità con i disturbi psichiatrici, anche se nella maggioranza dei casi si tratta di disturbi dell'adattamento o di disturbi d'ansia. Ciò che colpisce è la scarsa consapevolezza della sofferenza psichica in questi pazienti (come ben evidenziato dal rapporto Hamilton/QSD), che tendono ad ingannare il personale sanitario e il cardiologo in particolare, in quanto l'espressione fenomenica della sofferenza tende ad essere coartata ed inibita attraverso meccanismi di negazione ed efficientismo che richiamano le caratteristiche della personalità di Tipo A, da Lei perfettamente descritta nel video. Ho trovato il Suo sito illuminante per una comprensione olistica della persona malata. Mi complimento per la serietà e la professionalità dei Suoi interventi e per la lodevole iniziativa di divulgare le Sue preziose esperienze acquisite.
18/12/09 - 10:59 - L. Cabello (Sondrio) 
Pagine piene di sentimento e di compassione, nozioni e concetti raccontati con la gioia di far sapere a tutti la sorprendente bellezza della psicologia, in uno stile seduttorio e accattivante, tra sorrisi abbozzati, sguardi ammaliatori e completa padronanza della materia. Come non lasciarsi trasportare dalle Sue dolci maniere, accompagnate da una voce cantilenante e rilassante. Gran bel sito e gran bel lavoro. Lo dico con tanta ammirazione, un pizzico di invidia e il dispiacere per la consapevolezza di non poterla conoscere di persona. La lettura dei commenti suscita profonde emozioni e svela un mondo genuino, bello, di una umanità che tocca il cuore e commuove: è il trionfo della bontà coniugata ad un sapere applicato con maestria e gioia. Raramente mi sono commossa come oggi. Grazie, buon lavoro e auguri di Buone Feste.
18/12/09 - 09:37 - G. Corazza 
Leggere di tutte queste testimonianze e ascoltare le Sue parole, rende migliori. Questo è un grande merito.
17/12/09 - 16:53 - V. Mancini (Roma) 
Un'eccellente e imponente opera di divulgazione, molto raffinata, esposta magistralmente e offerta gratuitamente. Un lavoro certosino, altamente professionale, che richiede tanto tempo e quindi tanta passione. Ammiro la Sua dedizione ed estendo i miei apprezzamenti all’intero gruppo con cui lavora. Buone cose.
16/12/09 - 11:10 - Salvatore Romeo (RC) 
Mi meraviglio di come in questo sito, a parte quelli dei pazienti, ci siano pochissimi commenti di persone del meridione. Forse sono tutti indaffarati a lavorare… o, peggio, ad ignorare l’avanzare inesorabile della tecnologia e, ogni tanto, di qualche eccellente professionista come Lei. Ho trovato in questo sorprendente sito, un’apoteosi culturale che ha una potenza vulcanica. Il visitatore ne viene presto travolto e innalzato con la forza di un abbraccio oceanico, e rapito fino a essere condotto presso lidi sconosciuti di scenari intellettuali inimmaginabili, dove, ormai stordito da un’overdose di nozioni e inghiottito da racconti mistici, desiste. Non esagero. E’ così. Complimenti e in bocca al lupo!
15/12/09 - 12:17 - Emilio Ricci 
Discorso molto serio, supportato da innumerevoli recenti ricerche e studi che hanno indagato la correlazione tra le emozioni negative, i dispiaceri, la sofferenza emotiva e le patologie coronariche cardiache fino a essere annoverati tra i fattori di rischio; così come è vero che il buonumore, l’ottimismo, un atteggiamento positivo o un generale benessere emotivo, la gratitudine e un comportamento altruistico, l’autocontrollo emotivo, la stabilità emotiva e la sicurezza in se stessi, hanno un effetto protettivo rispetto alle malattie del cuore e alla mortalità prematura in genere. Del resto, già nella antica Cina l’importanza della interconnessione inscindibile tra il corpo e la mente era ampiamente riconosciuta. Michael Frenneaux, professore di Medicina Cardiovascolare alla University of Birmingham sostiene che persino i traumi subiti durante l’infanzia sembrano avere un impatto significativo rilevante: in una recente ricerca su 17.000 adulti di San Diego, in California, Maxia Dong dei Centers for Disease Control and Prevention ha stimato che il rischio cardiaco sale dal 30 al 70 per cento in pazienti che riportano episodi infantili di abusi sessuali o psichici, o i cui genitori erano alcolizzati. Lo stress in età adulta (problemi lavorativi, economici, familiari) invece è stato valutato da uno studio pubblicato recentemente dal Lancet: “Insieme, tutti i fattori di stress in età adulta pesano per il 30 per cento sul rischio cardiaco totale”, scrive Salim Yusuf, professore di Medicina alla Canada’s McMaster University. Su un livello meramente intuitivo, gli stati emozionali influenzano il comportamento anche perché le persone depresse o aggressive si adattano malvolentieri a regimi dietetici, trascurano l’attività fisica, fumano di più e consumano in media 600 calorie in più al giorno degli altri. Ma il comportamento è solo l’inizio. Le emozioni negative inducono il rilascio di ormoni dello stress come cortisolo ed epinefrina, che mettono in modo meccanismi molecolari connessi a strategie evolutive di sopravvivenza che sul lungo periodo inducono alterazioni in grado di danneggiare in modo permanente i vasi sanguigni. “Le persone ostili o depresse rispondono al mondo in un modo chimico diverso”, spiega Edward Suarez. “Tendono ad interpretare un maggior numero di situazioni come stressanti, e di conseguenza rilasciano una più elevata quantità di ormoni dello stress. Il sistema immunitario reagisce scatenando uno stato infiammatorio, fattore di rischio cardiaco”. In futuro il modello di terapia dei pazienti cardiovascolari probabilmente consisterà in un approccio che integrerà cambiamenti di stile di vita e di attitudine psicologica. Questo modello avrà bisogno della collaborazione di cardiologi, nutrizionisti, psicologi, pazienti e famiglie. In Italia ci si sta muovendo in questa direzione, per fortuna anche attraverso un’opera non soltanto legislativa, quanto informativa e di sensibilizzazione. Certo, siamo ancora distanti dai modelli americani nei quali la psicocardiologia è pratica ormai consolidata. Caro ed illustre collega, ho trovato nel Suo sito moltissimo materiale di primissimo livello, davvero stimolante per ulteriori e successivi sviluppi in questa neonata disciplina che viene accolta con favore ed entusiasmo finalmente anche in Europa. Mi complimento per la Sua preparazione e per i Suoi successi psicoterapici.
14/12/09 - 17:44 - Un paziente "ex-fumatore" 
Egregio Dottor Ruga, Le scrivo con molto piacere e contento di essermi rimesso abbastanza bene a tre mesi dall’intervento presso la clinica di Catanzaro dove l’ho conosciuta. Mi sono trovato benissimo, a partire dal personale, gli infermieri e i medici, tutti giovani e in gamba. Davvero una bella squadra. Di questo devo fare i miei complimenti a tutti. I momenti più difficili per me sono stati i giorni precedenti all’intervento, poiché questo è stato più volte spostato per via delle urgenze e io ho fatto fatica ad abituarmi all’idea di dover aspettare ancora. Dei nostri incontri ho un ricordo fantastico. Lei è stato sempre molto disponibile e mi ha ascoltato con pazienza ed interesse, dandomi anche delle indicazioni sullo stile di vita che avrei dovuto seguire e convincendomi che avrei potuto smettere di fumare. Cosa che sono finalmente riuscito a fare. La ringrazio per tutto quello che ha fatto per me e Le auguro tanta fortuna.
14/12/09 - 10:32 - Daniela Lombardi 
Intanto devo dire che sono rimasta incantata dal Suo modo di spiegare, chiaro, sintetico ed esaustivo. Ho letto le testimonianze dei pazienti e mi sono commossa non tanto per le storie raccontate, quanto per la modalità con la quale Lei si accosta al malato, fornendogli proprio ciò di cui, in quel momento, ha essenzialmente bisogno. A mio avviso, un elemento sicuramente accomuna tutti i racconti: l’entusiasmo, la presenza di una viva emozione mista all’esaltazione e alla profonda commozione emotiva che determina una elevata intensità di sentimenti. Chi ha la fortuna di visitare e scoprire il Suo sito, ne esce migliorato dai contenuti scientifici e umani di notevole portata, nutrito nello spirito e nella mente, con la convinzione che anche se lo stress è ineliminabile dalla vita, si può certamente lavorare sul modo di percepire e di reagire alle situazioni avverse, mettendo in atto nuovi e più consoni comportamenti adattivi e preventivi. Complimenti per il Servizio d’eccellenza, in Italia ancora in fase di avvio, ma che è una pratica ormai consolidata nei Paesi più avanzati. Dott.ssa Daniela Lombardi
13/12/09 - 20:02 - Una paziente "consapevole" 
Caro Dr. Ruga, mi accingo anch’io a lasciare un commento in questo luogo virtuale in cui è bello ritrovarsi e partecipare con la propria esperienza di paziente e di donna. Sono stata ricoverata al S. Anna Hospital di Catanzaro nel periodo estivo. Da semplici accertamenti si è scoperto che avrei dovuto subire un intervento di una certa portata. Rassegnata mi sono sottoposta fiduciosa nelle mani di medici molto competenti che per quanto impegnati, si sono dedicati a me spiegandomi quello che avrebbero fatto. Sapevo di essere in una Struttura all’avanguardia che mi avrebbe offerto la migliore tecnica possibile. Infatti, così è stato e nel giro di un paio di settimane mi sono ritrovata a casa con una prospettiva di vita migliore. Grazie alle numerose sedute con Lei Dr. Ruga, sono tornata battagliera e consapevole delle mie qualità, ma anche dei miei punti deboli. Nei nostri colloqui abbiamo parlato di tantissime cose, di me e della mia famiglia. Da un discorso apparentemente casuale e libero, che comprendeva anche alcuni miei sogni, Lei trasse con straordinaria maestria degli elementi psicologici utili a descrivere con stucchevole perizia la mia personalità e mi diede anche un paio di suggerimenti che ho messo in pratica con sorprendenti risultati. Delle nostre chiacchierate, Dottore, conservo un gran bel ricordo e nel leggere tutti questi incredibili commenti mi soffermo su quelli dei pazienti e, immedesimandomi nel loro racconto, anche io non posso fare a meno di commuovermi. E’ una sensazione molto bella perché mi fa apprezzare appieno tutto il lavoro svolto su di me. Grazie infinite per le bellissime parole piene di speranza e di incoraggiamento, che mi hanno resa consapevole del mio valore.
12/12/09 - 22:23 - antonio De santis
Egreg,Dr Ruga,le malattie cardiovascolari sono indotte da diabete,ipertensione,colesteroloalto,trigliceridi alti,fumo,etc.etc.L'ansia e la depressione reattiva et quindi uno stress psicofisico incidono in maniera decisamente blanda,con tutto il rispetto per la sua professione.Dr.Antonio De santis specialista in medicina interna e cardiologia.
12/12/09 - 10:43 - Roberto Ruga 
Ci sono casi difficili ma non impossibili. E poi ci sono casi che sembrano impossibili. E ci sono anche gli errori. Gli errori che mi è capitato di commettere, quasi sempre erano dovuti ad un mio coinvolgimento emotivo che mi induceva a supporre di conoscere bene quel determinato paziente, spingendolo frettolosamente verso situazioni che non era ancora pronto ad affrontare. Ma è anche vero che i risultati più sconcertanti li ho ottenuti per la stessa ragione. Dunque, collega (perché immagino che Lei lo sia) nel caso in cui, a seguito di una sorta di “onnipotenza salvifica” (l’ardente desiderio-convinzione di poter salvare l’altro, che può condurre ad una inflazione psichica), si sente di aver esagerato, nell’aver fatto o detto qualcosa di inopportuno, ad esempio dando interpretazioni premature, si rallenta il passo e ci si pone in una condizione di supportiva attesa. A costo di aspettare una vita intera. Ma se non dovessimo avere tutta questa pazienza, allora non resta che affidarsi al proprio intuito, tenendo presente che ogni caso è unico e che non esistono risposte preconfezionate se non il fatto determinante che il paziente, che ha conosciuto lo sguardo nuovo dell’analista su di sé, si è sorpreso a guardarsi in modo diverso. Come sempre, ringrazio tutti per i magnifici commenti e le toccanti testimonianze.
12/12/09 - 09:49 - G. Borghesi (BO) 
Sembra che Lei sappia sempre fino a che punto spingersi, rischiando anche di “perdere” il paziente. Le Sue mosse si basano su piccoli segni, alla stessa stregua di un abile detective che instancabile ricerca la verità. Peccato che questo sapere non si possa tanto insegnare, poiché si basa sull’intuito personale e su di un modo unico di assemblare indizi e informazioni apparentemente secondarie. Ma anche “il più bravo” ha dei limiti. Credo che Lei conosca bene i Suoi. Tuttavia, arriva sempre prima o poi nella vita il momento in cui ci diamo intensamente agli altri, investendo molte energie, ma senza raccogliere alcun risultato. A volte può persino capitare di produrre un atteggiamento di chiusura, senza trovare una chiave d’accesso, perché nessuna chiave che in altri casi ha funzionato, funziona. Cosa si fa in questi casi? Cosa farebbe uno come Lei, al quale anche le porte più inaccessibili sembrano aprirsi con insospettata facilità? Non mi aspetto una risposta e so che una risposta in senso lato non c’è. Complimenti per il Suo sito e il lavoro che svolge con estrema passione.
11/12/09 - 10:33 - M. Vandelli (Modena) 
Racconti commoventi, azioni ispirate che sfondano la barriera dell’incomunicabilità, una psicologia applicata alla vita concreta che cambia le persone in meglio. Ho trascorso metà giornata immerso nella lettura di queste confessioni uscite dalla fabbrica dei sentimenti. Usare internet per far conoscere agli altri come siamo e “cosa” siamo, vale più di ogni aulico discorso filosofico ed è espressione massima del buon utilizzo di questo potente mezzo di comunicazione.
10/12/09 - 16:29 - Una paziente presa a "legnate" 
Ricordo con molto piacere le nostre istruttive e “rivoluzionarie” chiacchierate al Sant’Anna Hospital di Catanzaro. Io ero molto scettica nei confronti della psicologia e degli psicologi, ma non per ignoranza come invece spesso accade, solo perchè pensavo che la mia complessità di donna non potesse essere ridotta e spiegata attraverso le categorie prestabilite della psichiatria. Evidentemente mi sbagliavo. Delle nostre illuminanti conversazioni avute in camera, ricordo bene ogni dettaglio, ma riporterò qui di seguito soltanto alcune gustose e simpatiche situazioni che oscillano tra il comico, il grottesco e il melodrammatico. E poiché sono qui per lodarla, il lieto fine è assicurato. Ebbene, una volta finito il colloquio con la mia compagna di stanza, Lei si rivolse a me dicendomi che non avevamo molto tempo a disposizione, che ci saremmo visti per tre volte e che ogni incontro sarebbe durato all’incirca un’ora. Il mio compito sarebbe stato quello di dire ciò che mi veniva in mente, senza censurare alcunché. Iniziai, quasi con aria di sfida, e un po’ per curiosità, la mia esposizione dei fatti riguardanti la malattia, la mia famiglia e il mio passato in breve. Poi mi fermai e Lei prese la parola. Mi parlò di una deformazione professionale che aveva intaccato e deformato il mio modo di sentire gli altri, che a Suo dire, io tendevo a sottovalutare, giudicare e sminuire sistematicamente. Mentre mi spiegava questo concetto, avevo l’impressione che con una mano mi sorreggesse e con l’altra me ne desse di santa ragione. Eppure non riuscivo ad essere arrabbiata con Lei. Intervallato da pause di riflessione, da esempi di vita vissuta ed esplorazioni filosofiche, il nostro discorso spaziava su quasi tutta la mia vita privata e puntuale, dietro ad ogni Suo arguto intervento, come una mannaia inesorabile (e, col senno di poi, anche giusta!) arrivava una “legnata” sul mio modo di essere e di fare, soprattutto riferito ai figli. Tra me e me, pensavo di non aver mai ricevuto così tante botte (metaforiche s’intende), da un giovane e impertinente dottore, che con quelle parole mi stava strapazzando a dovere come nessuno si era permesso prima. Eppure ero serena. Questo, dottore, non sono riuscita a comprenderlo. Un senso di serenità e di calma mi pervadeva interamente. Poi c’è da dire, che mentre Lei diceva cose anche “violente” su di me, allo stesso tempo mi guardava sorridente, in un modo veramente tranquillizzante che aveva un grande effetto balsamico. Io restavo calma e mi rendevo conto che molte cose che Lei osava dire su di me, erano effettivamente vere. Di più, erano incredibilmente vere. Me ne rendevo conto con l’avanzare e l’incalzare del discorso. Alla fine dell’ora mi disse: “ecco Signora, Lei si comporta con gli altri proprio come io oggi mi sono comportato con Lei”. Improvvisamente capii che quelle poche parole, contenevano un concetto che era stato preparato meticolosamente, accuratamente e sapientemente fin dall’inizio del colloquio. Io ero stata la “protagonista” di quel concetto e Lei era stato un abilissimo e geniale regista. I miei figli (che Lei ha conosciuto durante le loro visite) insistono a dirmi che dopo l’intervento sono cambiata e ogni volta che mi fanno il verso o l’imitazione della mamma autoritaria, presuntuosa, aggressiva e dura, che sicuramente sono stata, io scoppio a ridere, ma non perché sono loro a farmi ridere, ma perché mi vengono in mente le sonore, salutari e provvidenziali “mazzate psicologiche” che ho preso da Lei, dottore. Questo, caro dottore, è stato il nostro primo colloquio, mentre degli altri non posso fare cenno poiché li custodisco nel profondo dei miei ricordi, in quel luogo intimo cui hanno accesso davvero poche persone. Nel salutarla Le auguro tutta la serenità di questo mondo e La ringrazio di cuore, ritenendomi una donna fortunata ad aver incontrato una persona come Lei, che mi ha aperto gli occhi della mente e del cuore.
10/12/09 - 12:34 - F. Lo Russo (Bari) 
Ex abundantia enim cordis os loquitur (La bocca parla per l’abbondanza del cuore). L’uomo buono cava fuori dal buon tesoro cose buone. Lo dico con gioia e lascio questo mio commento, onorato di affiancarlo a parole magnifiche, spese per una giusta causa, in onore di un uomo retto e giusto, sapiente e audace, temerario e saggio, arguto e compassionevole, dalla mente illuminata e dal cuore ispirato. Irriducibile, eroico, geniale. Non è questo uno smodato culto della persona, ma semplicemente constatare che un uomo seriamente impegnato nella direzione giusta, intimamente motivato e con le doti opportune, può fare cose straordinarie. Le cose che ha dimostrato di saper fare. Nessun miracolo. F. Lo Russo
09/12/09 - 16:09 - B. Taddia (Ferrara) 
Alcuni dei Suoi interventi psicoterapeutici hanno realmente caratteristiche geniali. In essi vi è fantasia, improvvisazione, velocità d’esecuzione e, come se non bastasse, si fondano su un intuito vivo, che come qualità irrazionale rende il Suo operare irriducibile secondo categorie logiche e metodologie prevedibili, procedure standardizzabili o codificabili. L’unica perplessità insita in un tale modo di operare è il “rischio di errore” connesso al fatto di inferire la realtà psicologica del paziente, basandosi su limitate premesse euristiche o minuti indizi che a molti sfuggirebbero e che invece Lei usa magistralmente come base per le Sue penetranti ipotesi. Finora, illustre collega, i risultati Le hanno dato sempre abbondantemente ragione. Nelle Sue abili mani la psicoanalisi diventa un bisturi fiammeggiante, in grado di insinuarsi nelle più recondite pieghe dell’animo umano, fino a stanare e risolvere annosi problemi, in un lampo di improvvisa genialità. Auguri per una radiosa carriera.
07/12/09 - 18:44 - Don Duilio (Bolzano) 
Caro Dr. Ruga, deve sapere che noi non La perdiamo mai di vista e siamo molto compiaciuti del lavoro che sta prestando nella Clinica S. Anna di Catanzaro. Il Suo è un modo di fare che condividiamo perfettamente e che auguriamo ad ogni professionista impegnato in una professione d’aiuto come la Sua. I Suoi modi sono intrisi di spirito caritatevole, supportato dalla straordinaria facoltà di comprendere con immediatezza ciò che si nasconde in una realtà spesso confusa e contraddittoria, della quale Lei sembra coglierne l’essenza con fermezza, sapienza, risolutezza. Siamo convinti che le Sue spiccate doti umane, guidate da un autentico spirito cristiano, La porteranno sempre nella giusta direzione, anche se questa è rappresentata dal sentiero meno battuto. Quando la ragione, la volontà e l’affettività si compiono secondo tutta l'ampiezza del loro desiderio di giustizia, di bontà e di felicità altrui, generano stupore e commozione. Le Sue parole scavano nei fatti e nei cuori con tutta l’energia della grande arte lasciando un segno indelebile, poiché aderiscono al dramma della vita in un modo personale e propulsivo, generando speranza e convinzione di riscatto. Con grande stima, Don Duilio.
07/12/09 - 10:51 - A. Cimaglia (Roma) 
Complimenti per lo stile personale e un modo di fare terapia che raggiunge il cuore del problema in pochi istanti. Peccato che ciò non dipenda da una tecnica codificabile e standardizzabile, piuttosto dalle Sue doti personali e da un intuito molto vivido. Lei ha un modo di fare in linea con la celebre massima “Memento audere sempre” (Ricordati di osare sempre) di Gabriele D'Annunzio, che La porta a cavalcare il rischio come un equilibrista, penetrando nel mondo psicologico dell’altro con irrisoria facilità ed evidente competenza. Mi sovviene una famosa frase di Seneca: “Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt” (Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, mentre i nostri ci stanno dietro). Credo che Lei riesca molto bene a far volgere lo sguardo del paziente non solo indietro a sé, ma soprattutto all’interno di sé. In ciò è inimitabile. Complimenti.
05/12/09 - 18:56 - Adriano  
Lascio un mio pensiero, felice di partecipare a questo caleidoscopio di gioiosi commenti in onore del Sapere e di un professionista in grado di emozionare, facendo il proprio mestiere in modo straordinario. La Cultura guarisce dall’odio e avvicina l’uomo a Dio.
05/12/09 - 12:48 - Nicoletta (PD) 
Che bello…! Ho trovato finalmente qualcosa di appassionante da leggere. Sono proprio contenta di aver scoperto questo sito pieno di storie emozionanti, di video che ti spiegano dettagliatamente cose che nessuno ti dice a scuola o all’Università. Il mio commento è che sono entusiasta. Dopo averla ascoltata per cinque minuti, ero già irrimediabilmente catturata da una materia che ha il pregio di cambiarti dentro. Tu ascolti, leggi, e lei ti cambia, facendoti sentire meglio perché sei più consapevole di te stessa. All’inizio è possibile provare un senso di fastidio perché certe cose non vorresti sentirtele dire. Poi, succede che, grazie all’ascolto, la tua inarrestabile crescita intellettuale coinvolge quella umana e il guscio che ti avvolgeva come una casa, non riesce più a contenerti e si rompe sotto la pressione di una tale intima espansione. Lui si rompe e tu nasci. Nascere implica dolore, ma sei felice di aprire gli occhi e di conquistare un nuovo territorio. Alcuni dei Suoi video sono veramente difficili, ma se si ha la pazienza di trascriverne certi ostici passaggi e di studiarli, riguardandoli più volte, si coglie un messaggio profondo. E li ti accorgi che quelle parole ti hanno già un po’ cambiata. Ti senti più buona, più positiva più fiduciosa in te stessa e senti una forza nascente che prima era solo latente. Questo è il vero miracolo. Lei ci mette una scintilla, il resto ce lo mettiamo noi Dottore! Nello scriverle mi commuovo perché Lei mi ha offerto un prezioso aiuto per uscire da una incresciosa situazione psicologica, che mi stava dissanguando a causa di una relazione sentimentale incongrua e non corrisposta. Mi piacerebbe tanto avere il Suo intuito e la Sua capacità di vedere oltre le apparenze, ma mi sento fortunata ad essermi imbattuta nel Suo sito. Leggendo i commenti dei “pazienti”, mi sono in parte riconosciuta in loro, soprattutto nei momenti in cui la loro situazione emotiva prende una svolta e vengono trasportati dalle Sue parole in un universo diverso, meno nevrotico e più sano. Mi sono venuti i brividi. Lei è molto fortunato perché svolge un lavoro che ama e questo lo si vede dietro ogni Suo gesto terapeutico, che per questo diviene naturale. Studio psicologia, sto per laurearmi, per il mio Relatore sono una tra le tante, ma quel giorno avrò una persona speciale al mio fianco. Avrò Lei accanto a me, con i Suoi impareggiabili insegnamenti. La saluto Dr. Ruga, felice di aver fatto la Sua conoscenza. Grazie. Nicoletta
05/12/09 - 09:14 - N. Poli (MI) 
Un sito che libera la mente dalle catene dell’ignoranza, dalla grettezza della mentalità limitata di chi non crede nella cultura e in particolare nella cultura psicologica. La Sua è una “voce” forte, dura, tutt’altro che morbida e gentile, per niente timida e flebile, anzi, al di là di questa apparenza le Sue parole sono come macigni, come fendenti assestati nei punti deboli della superficialità di chi non vuole accettare la luce di una nuova conoscenza, che squarcia un velo sulla parte oscura che alberga in ogni uomo. Le Sue parole attraversano letteralmente l’ascoltatore, costringendolo a riflettere e dunque recidono le corde con le quali egli stesso si auto-limita. Ci vuole convinzione, forza audacia e determinazione nel fare questo. Ci vuole consapevolezza del rischio e coscienza dei propri limiti. Poiché si gioca col fuoco sacro degli dei. Insieme a una naturale delicatezza insita nei Suoi acclamati modi eleganti, che inizialmente attirano e ammaliano l’altro, vi è molto altro. Ed è soprattutto questa parte meno evidente, che a mio avviso Le consente di raggiungere mete terapeutiche così ambite in così poco tempo. Complimenti collega, ha tutta la mia stima e la mia ammirazione.
04/12/09 - 18:21 - L. Scognamiglio (NA) 
Sito bellissimo, complimenti. Le sue “lezioni” sono piccole perle di cultura concentrata, devoluta in beneficenza, alla faccia di certi atteggiamenti da professorone, che detiene chissà quale verità, centellinata stiticamente, spesso per mascherare la propria pochezza. Bravo, veramente bravo! Generoso soprattutto. Umano. Ancora una volta bravo! Perché della Sua preparazione fa buon uso, la mette a disposizione degli altri, la offre gratuitamente e si vede che gode in questo. Di nuovo bravo! Non mi stanco di ripeterlo perché le persone come Lei vanno lodate, incoraggiate, promosse. A me personalmente una cosa piace in modo particolare: il Suo modo di trattare le persone che mal volentieri inizialmente si affidano a Lei. Mi sembra ci sia un solo caso tra i pazienti che ovviamente Lei trasforma in Suo “fan”, conquistandolo progressivamente con un fare calmo, posato, sicuro e risoluto. Bravo!
04/12/09 - 12:17 - C. Seletti (Parma) 
In questo sito ho trovato risposte che cercavo da anni, ho dissetato la mia sete di sapere, ho capito ciò che nessuno mi aveva mai detto, ho avvertito l’esigenza di pormi nuove inimmaginabili domande, ho sentito emozioni forti, ho immaginato storie commoventi dietro parole vere. In questo sito sono entrato che ero ancora ragazzo, ingenuo, irrequieto, sordo alle richieste d’aiuto, egoista, chiuso in un mondo che solo ieri sembrava vasto, ma che oggi mi appare una prigione. Sono entrato incuriosito e ne sono stato rapito. Allora mi ci sono immerso con entusiasmo cieco e ne sono riemerso rinnovato. Mi piace definire questa immersione un “bagno nel sangue” di chi con la sua sofferenza mi ha insegnato tanto. Soprattutto a sperare e a saper attendere che ogni accadimento trovasse la sua giusta collocazione all’interno di un disegno significativo. E’ proprio in questa tremenda attesa, che colloco il senso del Suo provvidenziale intervento psicologico, teso a rendere la permanenza del paziente, un momento “fortunato” e propulsivo, foriero di comprensione e maturazione. Crescere è sempre molto difficile, ma quando si ha una guida come Lei, diventa un’esperienza meravigliosa. Per me il Suo sito è come una strada che segna un percorso il cui punto d’arrivo, come alla fine di un lungo pellegrinaggio, non è altro che una meta interiore che si può contemplare solo per pochi intensi istanti e mai possedere definitivamente. Ma ciò che accade in codesti istanti, ha il dolce sapore dell’eternità. Le auguro di vivere con gioia.
04/12/09 - 11:27 - Un paziente soddisfatto 
Salve Dottore, ho avuto il piacere di conoscerla in Clinica e sono molto contento di ritrovarla su internet. Se dovessi raccontare tutto ciò che ci siamo detti durante la mia degenza al S.Anna di Catanzaro, ci vorrebbero delle ore. Vorrei solo ricordare una piccola cosa che mi ha molto colpito e che mi ha fatto riconsiderare e rivalutare la psicologia stessa. Quando Lei è entrato per la prima volta nella stanza, vigeva il massimo silenzio e si respirava un’aria pesante, io ero triste e impaurito come penso pure i miei compagni. Col passare del tempo, grazie alle Sue domande e alle Sue osservazioni, e al fatto che Lei cercasse di coinvolgere tutti nella conversazione, ognuno di noi parlando di sé, scopriva che la vita dell’altro aveva delle analogie con la propria. Presto ci siamo ritrovati a chiacchierare come fra amici e con gusto, dimenticandoci di essere in un ospedale. Passammo un'ora rilassante e piacevole insieme. Lei se ne andò dicendo che aveva attivato qualcosa e che dunque il Suo compito era momentaneamente finito. Ecco, Dottore, a distanza di mesi dal mio intervento, ho dei ricordi dolorosi che cerco di tenere lontano perché ancora oggi mi fanno del male, ma quando penso ad alcuni momenti passati insieme a Lei e agli altri due compagni di stanza con i quali abbiamo condiviso le nostre storie, le nostre ansie, i momenti di sconforto e le speranze, allora penso che questa esperienza mi ha insegnato qualcosa di grande. Peccato solo che il prezzo pagato, in termini di dolore è stato molto alto, ma se oggi posso ancora giocare con i miei nipotini, so che lo devo ai medici della Clinica, che hanno allungato la mia vita. Cercherò di fare tesoro di questa esperienza e di ciò che ho capito parlando con Lei Dottor Ruga. Il Suo aiuto è stato di grandissima importanza per me. Grazie.
03/12/09 - 19:02 - V. Occhipinti (Ragusa) 
Veramente un bel sito, non solo per i contenuti degli innumerevoli e deliziosi video, spiegati con chiarezza espositiva e una lucidità impeccabile, ma anche per la profondità psicologica dei commenti lasciati dai pazienti, che sono in grado di trasferire al lettore qualcosa di inafferrabile e indicibile, e cioè l’esperienza di un’anima sofferente che, nonostante tutto, trova una via di riscatto da un destino poco clemente. Lei Dottor Ruga svolge una nuova professione che nonostante una avanzatissima facciata teorica, suffragata dalle modernissime ricerche che Lei illustra sapientemente nel Suo video, sottende un elemento essenziale quanto antico come il mondo: il contatto umano, nel quale dominio, Lei dimostra eccellenti doti che La portano a risultati sbalorditivi. Ho letto con grande partecipazione tutti i commenti lasciati, alcuni dei quali mi hanno intimamente toccato il cuore. E’ impossibile restare distaccati di fronte una tale profusione di sentimenti genuini e sinceri. Una nota di merito va anche ai Dirigenti, che hanno reso possibile un Servizio che è all’avanguardia non solo in Italia.
03/12/09 - 17:28 - M. Ramonda (Imperia) 
Illustrissimo Dottor Ruga, Le faccio i miei più sentiti complimenti per aver creato un sito che raccoglie tante testimonianze commoventi. Nel leggere questi commenti, la Sua figura emerge poderosa e vola insieme al paziente verso risultati eccelsi di altissimo livello professionale, coadiuvati da un’enfasi religiosa che permea le Sue azioni di intenti nobili e umanitari. Le storie raccontate pur essendo tutte molto credibili, hanno dell’incredibile che rende quasi irreale e metafisica l’emozione condensata nel racconto. Da questo iato tra reale e irreale, tra la semplice parola detta con la forza della convinzione e l’impatto emotivo che essa produce, emerge chiaro il valore e il senso di un’esperienza vissuta, che a mio giudizio consiste nella straordinarietà di un gesto terapeutico semplice e risolutore: prendersi cura del malato con intelligenza, dedizione e grande sensibilità. Sono veramente soddisfatto e gratificato dall’apprendere che in questa Italia divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, ci sia ancora qualcosa che mette tutti d’accordo. Lo si avverte leggendo gli interminabili elogi che quotidianamente e giustamente riceve. Le auguro di non fermarsi mai, anche quando inevitabilmente Le si presenteranno difficoltà inspiegabili, solo apparentemente insormontabili, poiché nulla può sovrastare l’ingegno, la fede, l’ardore, la tenacia di un uomo creativo. La saluto con infinita stima, contento di essere entrato anche io in codesto circolo ermetico.
03/12/09 - 15:50 - Coralluzzo S. (Salerno) 
Sito imponente per quantità e qualità di informazioni. Un valido aiuto a chi vuole approfondire e crescere non solo culturalmente, ma anche umanamente.
02/12/09 - 18:03 - Un paziente riflessivo 
Salve Dottore, e ben ritrovato. Racconto brevemente la mia avventura al S.Anna Hospital di Catanzaro, perché pure io vorrei lasciare un ricordo di me e allo stesso tempo essere utile a chi deve ancora affrontare l’esperienza di un’operazione al cuore. Dopo l’intervento ho attraversato momenti durissimi. Io, abituato a governare la mia vita in tutto, mi sono dovuto affidare non ad una ma a molte persone. Da questo punto di vista non mi posso lamentare perché tutti quanti sono stati in gamba, sia i medici e sia gli infermieri. Con Lei, Dr. Ruga ci siamo visti al secondo piano. Io stavo pregando con in mano un’immagine di Padre Pio che mia moglie mi aveva portato il giorno prima. Stavo ripensando al momento in cui mi sono sentito male, durante una discussione con un mio dipendente che mi aveva già creato problemi. Dopo pochi minuti che parlavamo del più e del meno, Lei mi ha chiesto come andavano i rapporti sul lavoro e io mi sono fermato, così Lei mi ha chiesto se c’erano stati problemi. Io dissi di no, ma stavo pensando a quel disgraziato lestofante del mio dipendente. Quando poi le accennai il fatto, Lei mi disse che a volte ciò che sembra non è la verità e che bisogna sempre approfondire, per capire come stanno le cose. Poi abbiamo parlato della mia vita. Ne abbiamo parlato per un’ora e alla fine mi disse una cosa che mi fece pensare tutta la notte, mi disse di approfondire “quella questione” con calma, quando sarei uscito dalla clinica. Ebbene Dottore mio, l'ho fatto e ho scoperto che il mio dipendente faceva la cresta per una giusta causa che non sto qui a raccontare, e quando mi hanno detto di che si trattava, sono stato io a prestargli dei soldi per aiutarlo e lui si è scusato, dimostrandosi sinceramente pentito. Sarà vero che, come mi diceva Lei, l’intervento mi avrebbe reso più generoso e altruista. Posso dire che questo è vero, ma molte altre cose le ho capite parlando con Lei. Ora La saluto Dottore, ringraziandola per tutto il tempo che mi ha dedicato, anche dei preziosi e brevi momenti durante i quali, passeggiando per il corridoio mi diceva parole di incoraggiamento e allo stesso tempo di riflessione. Le auguro le cose più belle.
01/12/09 - 12:16 - E. Salvadori (Livorno) 
Leggo ammirato, dei Suoi prodigiosi interventi, maturando un pensiero: dove altri temono lei osa. In questo spirito temerario rinvengo la radice ultima dei Suoi successi terapeutici.
01/12/09 - 09:26 - Tringali Giuseppa 
Salve Dottore, ci tengo a lasciare nel Suo interessantissimo sito un mio commento. Per me il momento cruciale in cui ho fatto fatica a raccogliere le mie forze è stato poco prima di affrontare l’intervento, che credevo essere molto difficile, poiché pensavo all’eventualità di non poter tornare a casa e rivedere le mie figlie, le nipotine e mio marito. L’incontro casuale con l’amico anestesista, è stato molto importante e determinante per affrontare la mia più grossa "prova" e mi ha aiutato ad avere coraggio e fiducia. Quando mi sono svegliata, temevo di essere diventata muta. Invocavo una goccia d’acqua, ma ho ottenuto solo una mascherina. Mi sono sentita una miracolata quando, ad un certo punto, ho sentito la mia bocca piena d’acqua. Ringrazio tutta l’equipe medica, soprattutto il Prof. Cassese, che dal primo momento mi ha incoraggiata e consigliata ad affrontare con serenità l’intervento. Con sorpresa, dopo, sono venuta a conoscenza del fatto che avessi mantenuto le mie valvole riparate. Anche a me l’intervento ha cambiato un po’ il carattere, rendendolo più emotivo e fiducioso nella vita, ancor più vicino ai miei principi religiosi, che non mi hanno mai abbandonato. Ringrazio di cuore tutti coloro i quali si sono occupati di me, sia sul piano professionale che umano. Un grazie particolare a Lei Dr. Ruga, che mi ha dato la possibilità di liberarmi dai miei “pesi” e di trovare sollievo alle mie pressanti esigenze interiori. La Sua è una figura di notevole importanza in queste situazioni, per liberare l’animo dai suoi crucci. Tringali Giuseppa.
30/11/09 - 18:09 - Andrea (BO) 
Ho molto apprezzato i Suoi video che spaziano tra argomenti molto distanti e ho letto attentamente i commenti lasciati dai Suoi pazienti. L'idea che ne ho tratto è quella di una persona molto decisa, che abilmente entra nel mondo psicologico dell'altro e, a volte in punta di piedi, a volte con vigore, propone una nuova visione delle cose, il più delle volte istantaneamente accolta dall'interessato, altre volte "covata" dalla stessa, fino al momento del cambiamento vero e proprio. Vedere questo, attraverso il racconto dei pazienti è di estremo interesse psicologico. Complimenti vivissimi.
30/11/09 - 08:52 - Una paziente che ha cura di sè 
Caro Dottore è veramente un piacere unico ritrovarLa. Ho cercato il Suo sito, come mi aveva detto e ho letto tutti i commenti restando estasiata dalla tenerezza, dal calore e dal desiderio di lasciare una traccia della propria esperienza al S.Anna Hospital. Due parole le voglio spendere a favore di questo luogo in cui si lavora seriamente e con dedizione verso il malato. Una Struttura in cui ti senti tutelato e al sicuro, anche se, quando la sofferenza ti mette a dura prova, non hai il tempo di accorgerti del resto. Io ero come rapita, assente, e Lei mi ha riportato alla realtà caro Dottore. Sarebbero tante le cose che vorrei raccontare dei nostri incontri, ma mi rendo conto che il valore di ogni singolo gesto e di ogni parola, ha senso soprattutto all’interno del luogo e nel momento in cui è nato. Un momento di sofferenza e di smarrimento interiore, che non augurerei a nessuno, anche se a tutti augurerei di incontrare una persona speciale come Lei. Alcune delle cose che mi ha detto (ma sarebbe più opportuno dire rivelato), le sto comprendendo soltanto ora, a mente serena. Avrò cura di me. Questa volta, riuscirò a fare la cosa giusta e avrò cura di me. Con queste parole ci siamo salutati e le voglio ricordare perché per me hanno avuto un significato profondo e personale. La saluto con tanto affetto.
29/11/09 - 18:26 - Un paziente "riservato" 
Caro Dottore, le Sue straordinarie parole le tengo nel cuore e non me la sento ancora di condividerle, ma ciò che ho letto mi ha emozionato tanto. Un grande grazie.
27/11/09 - 18:51 - T. Costantini (Udine) 
Sono rimasto veramente soddisfatto da questo sito in cui si entra in una quarta dimensione: quella dello spirito. Qui si respira un'aria di commozione, perchè chi scrive è ispirato e colmo di sentimento. Anche io, Dottore, sento di doverLa omaggiare di un mio entusiasta commento, poichè quando si incontrano persone come Lei, si sente il dovere e l'obbligo morale di sottolinearne i meriti.
25/11/09 - 18:14 - Antonella (Ancona) 
Che bel sito! Sono rimasta letteralmente affascinata dai video e dal Suo modo chiaro di spiegare. I commenti dei Suoi pazienti mostrano un mondo psicologico molto interessante, palpabile e vivo. Sono tutti scritti col cuore in mano. Un chiaro segno di gratitudine. Complimenti davvero.
24/11/09 - 19:20 - A. Rota (Bergamo) 
Ci tengo in maniera particolare a lasciare un commento in questo Suo sito straordinario perché fuori dal comune sotto molteplici punti di vista: culturale, professionale, emotivo, umano. E’ la prima volta che mi capita di imbattermi in una persona come Lei, di indubbia generosità e preparazione. I commenti che Lei riceve, così intensi ed emozionanti, sono evidentemente il frutto di quello che ha seminato. La cosa che più ammiro in Lei è la totale mancanza di presunzione, tipica di chi crede di “sapere” e usa questo presunto sapere per schiacciare gli altri o esercitare su di loro il proprio potere. Lei, invece, paradossalmente offre a chi visita il Suo sito, degli strumenti utilissimi alla comprensione degli altri. Quindi Lei fa qualcosa per gli altri. Trovo questa dote degna di un santo. Anche quando alcuni commenti di cattivo gusto tendono ad essere provocatori, Lei risponde in maniera gentile, ma mai ingenua, infatti tra le righe c’è sempre un messaggio educativo che arriva all’interlocutore, depotenziando la sua aggressività e dandogli materiale su cui riflettere. Nei Suoi modi domina un equilibrio che è sicuramente frutto di un continuo lavoro interiore: pacato, serio e sorridente, ma allo stesso tempo penetrante, profondo e illuminante. Mi sento onorato di aver fatto la Sua conoscenza e La ringrazio profondamente per la preziosa opportunità che dà a noi tutti di imparare non solo utilissime nozioni, ma atteggiamenti e modi di essere esemplari. Sono rimasto sinceramente emozionato da alcune toccanti storie di pazienti che hanno goduto di un servizio che non solo è di per sé all’avanguardia nel mondo, ma che viene altresì realizzato da un così bravo professionista. Molti sarebbero pronti a suggerirle di rivolgersi alle più grandi Strutture Ospedaliere del Nord. Dalle risposte che Lei ha dato si evince un insegnamento che tutti noi dovremmo far nostro e che ha a che fare con Valori come l’umiltà, la nobiltà d’animo, l’umanità, il rispetto per il prossimo. Valori che come tali travalicano la mentalità ristretta dei confini regionali, mettendo in evidenza solo l’essenziale: la dignità di essere Uomo.
24/11/09 - 10:12 - Un paziente freddo 
Per quanto circondato da personale medico e paramedico, nel momento dell’intervento, un attimo prima di perdere coscienza, ci si sente irrimediabilmente soli. Una solitudine abissale, siderale, inconsolabile. E’ un momento di verità, a tu per tu con le paure più ancestrali. In quei momenti sai che non puoi neanche combattere e che devi cedere. Al risveglio ti ritrovi con quella stessa sensazione, come se fosse rimasta congelata e poi scongelata. Ti ritrovi solo, nonostante sia circondato da persone indaffarate anche per te. Non riesci più neanche ad emozionarti, non ti è rimasto quasi niente. Col passare dei giorni la situazione resta invariata. Mi sentivo così quando Lei è entrato nella mia stanza al S. Anna Hospital. Solo e indifferente ad ogni cosa. Avevo già vissuto questa condizione in passato, ma adesso era molto più forte. Lei, iniziò a farmi delle domande alle quali rispondevo educatamente e brevemente, poi credo di essermi addormentato durante un esercizio di rilassamento che Lei mi fece fare. Durante il sonno ho sognato un vasto territorio completamente ghiacciato che sotto ad un sole sempre più forte e caldo si scongelava progressivamente fino a mostrare una natura intatta e viva al di sotto dello strato di ghiaccio. Al culmine di questo processo mi sono svegliato e mi sono accorto che Lei era ancora lì con me, pronto a chiedermi come fosse andato l’esercizio. Dissi che il mio corpo era più caldo e Lei aggiunse che era la mia mente ad essersi riattivata. Restammo ancora qualche minuto a parlare dell’esercizio e poi mi disse che il Suo compito era finito perché ormai potevo continuare da solo la mia opera di disgelo. Rimasi per altri pochi giorni in Clinica e fui dimesso. Voglio dire soltanto che prima dell’intervento ero un tipo molto razionale, a detta di molti “freddo”. Oggi mi fa sempre caldo, anche il colore del mio viso è più roseo. Non ho ancora ripreso a lavorare, ma i miei dipendenti che mi vengono a fare visita, stranamente mi esortano a tornare presto. Forse perché anche loro hanno percepito che sono cambiato. La ringrazio Dottore per tutto l’aiuto, l’appoggio e la pazienza che ha dedicato a me, mostrandomi che anche la coltre più spessa di ghiaccio non è niente di fronte al calore degli affetti.
23/11/09 - 09:59 - L. Abrardi (Pavia) 
Eccellente sito, molto ben fatto. Impressionante la forza emotiva di questi commenti, testimonianza di una tenace lotta per affermare la propria personale vittoria sulle difficoltà della vita. Non ho mai visto persone ringraziare così intensamente qualcuno. Evidentemente il Suo operato Dr. Ruga lascia un segno indelebile. Complimenti anche per i video.
20/11/09 - 10:43 - Gianfranco 
Salve Dottore Ruga, sono un diacono cattolico in attesa di subire un delicato intervento al cuore presso il San Raffaele di Milano. Ho scoperto il Suo sito e ho letto tutti questi meravigliosi commenti, emozionandomi profondamente, perché riescono a raccontare in modo così vivido lo smarrimento iniziale, seguito sempre da una ritrovata fiducia. Ogni storia mi appare come una parabola che si conclude regalandoci un grande insegnamento, che per me è espressione di una fede sincera in alcuni casi, vissuta e riscoperta in altri. Mi trovo perfettamente d’accordo con quanti hanno apprezzato il Suo eccellente lavoro e i Suoi risolutori gesti terapeutici, che spesso hanno un sapore così familiare per la persona, da farle dimenticare di essere in un ospedale. Quando la nostra mente si proietta oltre il luogo in cui si trova, allora è già all’opera un atteggiamento di fede. Rinnovo i miei più sentiti complimenti per l’assoluta professionalità e la straordinaria capacità di essere accanto a chi soffre, sia umanamente che professionalmente.
19/11/09 - 16:32 - Daniele De Luca 
E' difficile non apprezzare il Suo gran bel lavoro, svolto con impegno, serietà e consapevolezza. Nelle professioni d'aiuto la cosa essenziale è star bene col malato. In questo Lei dimostra grande sensibilità e un autentico spirito missionario, che contraddistingue chi ama il proprio mestiere.
18/11/09 - 17:15 - Francesco (Ravenna) 
Ho trovato un sito completo, molto curato, che risponde concretamente all'esigenza di approfondimento e alla sete di conoscenza, che anima i più sensibili. Le testimonianze svelano una ricchezza umana di inestimabile valore e aprono all'ascolto dell'altro. Complimenti.
17/11/09 - 11:38 - Armando 
Salve dottore, sono malato con l'influenza. Ho fatto gli esercizi di rilassamento e sto meglio. Complimenti per il sito, è straordinario.
16/11/09 - 10:36 - Paura della paura 
Al Sant’Anna Hospital ho vissuto ore di angoscia, con il cuore sotto una pietra, tremavo per la paura, non volevo operarmi. I miei familiari cercavano di rassicurarmi, ma più si sforzavano di farlo e più mi veniva l’ansia. Quando Lei Dr. Ruga è entrato nella stanza, ha visto tutte quelle persone e ha detto “qui la situazione è seria!”. Mi sono subito meravigliato del fatto che non ha cercato di rassicurarmi, anzi, con aria serena mi spiegava quali difficoltà avrei avuto al risveglio (come il tubo in gola, o il non poter parlare). Ha detto che non sarebbe stata una passeggiata, come mi stavano dicendo i miei familiari e che invece avrei dovuto lottare con tutte le mie forze per rimettermi al più presto. Era serio e sembrava che mi volesse fare paura. Ma stranamente più ci provava e più la paura diventava ridicola. Sembrava che Lei facesse una caricatura dell’intera situazione e ad un certo punto mi ha detto che dovevo avere solo paura e non paura della paura. E’ stato proprio in quel momento che la paura mi è passata. Lei mi disse che ero pronto. Dopo l’operazione, Lei è venuto varie volte a farmi visita, dicendomi che adesso ero pronto anche per altri compiti più importanti, che mi attendevano fuori di lì: cose più grosse dell’intervento, che riguardavano i miei rapporti lavorativi e sociali. Capivo benissimo a cosa si stava riferendo perché me lo aveva spiegato. La paura della paura era una vera prigione per me. La paura invece è una cosa utile. Oggi sono diventato uno che combatte Dottore. Ringrazio tutti perché tutti siete stati comprensivi con me e la mia famiglia. E ringrazio Lei Dottore per avermi insegnato la differenza tra la fuga per la paura e combattere non senza paura.
14/11/09 - 09:47 - F. Giugliarelli (Perugia) 
Nel leggere sono presa da un turbinio di emozioni, che mi rapiscono, trascinandomi in un regno sconosciuto nel quale si incontrano le angosce primordiali, ma anche le risposte che glio uomini trovano e coraggiosamente sperimentano. Molti racconti sono travolgenti, commoventi, laceranti, ma soprattutto istruttivi. Chi legge e riflette leggendo, senza fretta alcuna, non può fare a meno di crescere sotto molti punti di vista. Dr. Ruga, Lei ha messo su un sito che offre molto di più di ciò che sembra ad una prima rapida occhiata. Se si ha tempo e modo di soffermarsi sui video e sui Suoi scritti, si ha l’opportunità di approfondire una illimitata varietà di argomenti fondamentali. Se ne esce con un senso di espansione, come se l’interiorità si fosse dilatata. Il Suo sito è cibo per l’anima. La ringrazio.
13/11/09 - 09:35 - Come un fratello 
Carissimo Dottore, nel Suo illuminante sito non può mancare il mio commento di un’esperienza vissuta al S. Anna Hospital di Catanzaro. Intanto, voglio ringraziare tutti i medici che si sono occupati di me e gli infermieri del terzo piano che sono stati di una gentilezza unica. Anche quelli del secondo non sono stati da meno. Io, momenti di particolare difficoltà non ne ho avuti. Diciamo che un po’ d’ansia l’ho avvertita quando mi sono disteso sul lettino operatorio, in una posizione alquanto scomoda per la testa che si trovava ad essere più bassa del corpo. Lì ho capito che era giunto il momento e poi mi sono addormentato. Dopo, non ho avuto dolori particolari e ho sopportato il transito nella terapia intensiva. Una volta in reparto, quando gentilmente Lei passava a salutarmi, soleva dirmi che io non avevo bisogno di una seduta e si occupava degli altri. Un giorno, quando ormai avevo recuperato quasi completamente le forze, mi accompagnò e mi presentò un paziente, dicendomi che avrei legato con lui. Era messo abbastanza male e così gli facevo spesso visita nella sua stanza. In breve è nata una vera amicizia, che abbiamo coltivato soprattutto fuori dall’ospedale, anche con le nostre famiglie. Dottore, è come se avessi ritrovato il fratello che purtroppo mi è mancato qualche anno fa e al quale ero molto legato. Ci tenevo a dirle questo. Non avrò mai parole sufficienti per ringraziarla di avermi fatto questo regalo enorme. Se penso a come certe cose accadono inaspettatamente al momento giusto, mi vengono i brividi. Buona fortuna Dottore
12/11/09 - 16:21 - Viviana Gallo 
Salve, ho fatto gli esercizi di rilassamento e mi sono rilassata parecchio. Ho trovato un sito bellissimo, Lei è veramente bravo. Queste storie toccano il cuore non solo delle persone sensibili e costringono a riflettere sul senso della vita. Grazie.
12/11/09 - 08:19 - Elena (To) 
Sono commossa da tanta sincerità e pathos.
10/11/09 - 09:15 - Un grande peso 
Dottore mio, vi scrivo con molto piacere, adesso che tutto è passato e che tutto è stato superato. Ma subito dopo l’intervento anche io, ho vissuto momenti di scoraggiamento e di disperazione. Pensate che non potevo assolutamente bere, così aspettavo con ansia che la condensa dell’ossigeno sulla mascherina formasse una gocciolina abbastanza grande da cadere giù. Io la raccoglievo e la spalmavo sulle labbra. Poi, tutte quelle luci e quei continui rumori dei monitor che non mi facevano dormire affatto. Sono arrivata anche a mettermi dei pezzettini di carta nelle orecchie, per non sentirli, senza grandi risultati. Ma la sofferenza più grande è stata quella psicologica che grazie a voi ho affrontato e superato. Io ho avuto tutto: allucinazioni, sogni di morte in cui io e la mia famiglia venivamo sterminati dai medici stessi, e naturalmente dolori atroci. Cercavo di comunicare con gli infermieri, ma col tubo in gola non potevo parlare e loro non mi capivano del tutto. Mi ricordo vagamente di voi in terapia intensiva e ho un’immagine sfuocata, ma ricordando perfettamente la vostra voce, quando poi in reparto vi ho sentito parlare ho capito che eravate voi. Ci siamo fatti delle lunghe chiacchierate alla fine delle quali stavo bene, senza capire perché. Voi mi facevate parlare parecchio senza interrompermi. Pensavo che finalmente qualcuno mi ascoltava ed era interessato a quello che dicevo. Questo è l’unico ricordo positivo che mi è rimasto di questa brutta esperienza. Per carità, tutti hanno fatto il proprio dovere lavorando bene, ma anche nella migliore delle ipotesi in un lettino d’ospedale si soffre, ci si sente soli e ci si deprime inevitabilmente. Nessuno questo lo vede o lo capisce, eccetto naturalmente voi Dottore che siete della materia. Ogni volta che entravate nella mia stanza mi prendeva un sussulto di entusiasmo perché sapevo che potevo dirvi tutto e che voi mi avreste ascoltato con interesse e compreso veramente. Vi ho raccontato tantissime cose di me come a nessuno prima. Un giorno decisi che vi avrei raccontato anche un fatto mio, un piccolo segreto che per anni mi ha dato il tormento facendomi sentire colpevole e “sporca”. Volevo sapere la vostra opinione e come mi avreste considerata. Vi ho atteso tanto quel giorno, pensando e ripensando a come vi avrei raccontato l’accaduto. E’ stato bellissimo quando mi avete detto che non era colpa mia e che io non c’entravo niente, ma che avevo fatto la cosa più sensata in quel momento. Perciò dovevo smetterla di auto punirmi per qualcosa che in realtà non avevo commesso con cattiveria. Dottore, sentirlo dire da voi è stato veramente salutare. E così mi sono liberata da un pesante macigno che per troppi anni ho portato silenziosamente. La Clinica S.Anna mi ha ridato un cuore più efficiente e voi lo avete alleggerito da un antico peso. Non pensavo che sarebbe andata così. Oggi, io e mio marito abbiamo ritrovato una nuova intesa e siamo molto più affiatati di prima. Mi dice spesso: ma che ti è successo? E io non posso fare a meno di pensare alla fortuna di aver incontrato voi e di avervi raccontato quel fatto. Ringrazio tutti i medici e il personale della Clinica che hanno lavorato con tanta professionalità e serietà. A voi Dottore mio, che vi devo dire… mi avete fatto rinascere. Vi auguro di realizzare tutti i vostri sogni.
09/11/09 - 09:56 - Padre Filippo 
Illustre Dr. Ruga, il Suo sito non finisce mai di stupire e soprattutto Lei è una continua sorpresa, con le Sue risposte focalizzate sempre sul mondo interiore dell’interlocutore, con la Sua capacità di intuire cosa si agiti in lui, come si senta in una data situazione e cosa realmente provi al di là di quello che esprime verbalmente. E’ una capacità di leggere fra le righe, di captare le spie emozionali, di cogliere anche (ove possibile) i segnali non verbali indicatori di uno stato d’animo e di intuire quale valore rivesta un evento, senza lasciarsi guidare dai propri schemi di attribuzione di significato. Se, da un lato, la comprensione intellettuale si concentra sui fatti, indaga come stiano realmente le cose e ricostruisce l’esatta dinamica dell’accaduto, la Sua è una comprensione che va oltre, è più sottile e complessa e richiede una sensibilità molto fine e rara per essere attuata. Per esperienza so bene che se l’interlocutore percepisce trasparenza, si apre con fiducia, altrimenti si chiude difensivamente. Lei va ben oltre la trasparenza, arrivando ad una sorta di accettazione incondizionata, che si basa su una astensione da valutazioni, da approvazioni o disapprovazioni: una sospensione dei giudizi morali sui sentimenti riferiti. Eppure, nonostante questo, Lei riesce ad indurre l’altro a rendersi conto di non aver affrontato una certa situazione con la dovuta maturità, e lo persuade senza imporre una direttiva, ma ponendolo nella condizione di esplorarsi da sé, per trovare la sua verità. Trovo questa dote magnifica. Padre Filippo
07/11/09 - 16:43 - Roberto Ruga 
La ringrazio caro collega, per le Sue parole di assoluta stima, dalle quali traspare una profonda conoscenza della materia e un animo gentile. La Sua particolareggiata, elegante e sontuosa descrizione del processo psicoterapeutico, diventa metafora di un peregrinare esistenziale e si tramuta in allegoria di un’anima che nel tormento del sapere si muove e si dibatte seguendo un anelito che spinge oltre l’apparenza. Ringrazio tutti dei generosissimi apprezzamenti, in modo particolare chi ho conosciuto di persona al Sant’Anna Hospital di Catanzaro, un luogo in cui la lotta per la vita viene sempre accompagnata - come è giusto che sia - da intense manifestazioni emotive, espressione di un variegato mondo interiore in cui regna il segreto che ogni essere umano reca con sé e che gelosamente custodisce agli occhi indiscreti della realtà esterna. Molto ancora ho da imparare da voi pazienti, che nonostante la difficoltà e il dolore, siete sempre stati disponibili se non entusiasti di lavorare e lottare insieme a me, per cogliere un significato ulteriore a tutto ciò che sembra capitare per caso, come un infarto. Il disagio psicologico costringe ad una sosta, che in realtà è invece una partenza per un viaggio misterioso e affascinante dentro di sé, del quale i vostri commenti sono una testimonianza diretta, che si contrappone al grido di una sofferenza inaspettata e apparentemente inspiegabile. Grazie a voi.
07/11/09 - 08:49 - D. Maggioni (MI) 
Uno stile terapeutico degno di nota. Alcuni passaggi richiamano molto la psicoterapia strategica, che viene però rivisitata sotto una luce cognitivista. Non mancano elementi puramente psicoanalitici, i cui presupposti epistemologici vengono riconfigurati attraverso uno stile costruttivista in cui l’interazionismo simbolico assurge a strumento di lavoro. Ma la cosa dominante, direi, che è lo stampo umanistico-relazionale: la priorità data alla comunicazione e alle sue capacità di influenzamento. Tutte queste Scuole-stili-approcci si miscelano armonicamente, dando vita ad un approccio terapeutico integrato, che funziona perfettamente, in particolare con l’utenza in questione, superando l’ottica nosografia ed eziologia della tipologia causale. Del resto, l’intelligenza è la capacità di sintetizzare le proprie vecchie conoscenze in un nuovo sapere, che si dimostra superiore al precedente. Il modello interazionista che Lei abilmente persegue, si dimostra polivalente, ma non varrebbe a nulla senza una spiccata intelligenza interpersonale, quella che riguarda la capacità di comprendere gli altri, le loro esigenze, le paure, i desideri nascosti. È una forma di intelligenza particolarmente presente in politici, leader, imprenditori di successo e dovremmo averla anche noi psicologi. Lei sembra particolarmente abile nel percepire e interpretare gli stati d’animo, le motivazioni, le intenzioni e i sentimenti altrui. Ciò include una elevata sensibilità verso le espressioni del viso, della voce, dei gesti e abilità nel rispondere agli altri efficacemente e in modo pragmatico. Dalle testimonianze scritte dei Suoi affezionati pazienti, Lei ha dimostrato senza dubbio di saper creare e mantenere la “sinergia”, attraverso un profondo ascolto e una intima ed empatica comprensione delle prospettive altrui. Sembra che in Lei si fondano le tre intelligenze fondamentali: quella analitica, quella pratica e quella creativa. Infatti, per ottenere i Suoi magnifici risultati, Lei deve prima scomporre, confrontare, esaminare, scendere nei dettagli, giudicare, valutare, chiedersi e spiegarsi il perché, fino a scoprire le cause di un comportamento. Ma ciò non basta, Lei deve anche saper usare strumenti e quindi saper organizzare e attuare progetti concreti. E questo non è ancora abbastanza, infatti, l’aspetto artistico del Suo modo di fare psicoterapia, consiste propriamente in una dimensione creativa, chiaramente caratterizzata dall’intuizione, dall’immaginazione, dall’inventiva, dall'abilità a produrre il nuovo, partendo da semplici ipotesi. Il Suo impegno è encomiabile e in risposta alla Sua dedizione, mi sembra giusto restituirLe almeno in parte, ciò che Lei ha così generosamente investito nel Suo sito, mettendo il Suo sapere e la Sua arte terapeutica a disposizione di tutti, senza timore di critiche, ma anzi invitando al confronto. Mi sento pertanto in dovere quantomeno di ringraziarLa e mi sembra anche appropriato il fatto che tali ringraziamenti provengano da lontano. Prova questa che la Cultura non ha confini. Mio caro collega, Le auguro tutto il meglio, estendendo i miei più sentiti complimenti ben al di là di un semplice piano professionale, che da solo non potrebbe giustificare interamente i Suoi evidenti successi.
06/11/09 - 10:36 - Quelle simpatiche formiche! 
Carissimo Dottor Ruga, mi fa molto piacere lasciare un mio commento sul Suo interessantissimo sito. E’ difficile raccontare tutto quello che ci siamo detti durante la mia degenza al S. Anna Hospital di Catanzaro, ma una cosa ci tengo a dirla perché ancora oggi, quando la racconto ai miei nipotini, ci facciamo tante risate. Quando Lei si è rivolto a me per la prima volta, mi avevano appena portato in camera e a dire il vero stavo male, avevo delle allucinazioni. Lei mi ha chiesto come andava e io ho risposto che vedevo formiche da tutte le parti. Mi aspettavo da Lei la solita reazione di incredulità e invece Lei disse: “…a si? E come sono… me le descriva un po’”. E da lì è cominciato tutto un discorso sulle formiche, che sono laboriose, forti, capaci di superare grossi ostacoli, con un’intelligenza sviluppata. Lei Dottore continuava a parlare di queste formiche con molta convinzione e diceva che esse riescono a districarsi facilmente in labirinti complessi, orientandosi in modo stupefacente. Mentre Lei parlava, mi rendevo conto che si stava riferendo a me, mi stava incoraggiando a essere forte e laborioso come loro. Mi diceva anche che la formica rappresenta l’altruismo, avendo un’organizzazione sociale in colonie molto efficiente. Insomma, per farla breve, alla fine del nostro colloquio le mie formiche mi erano diventate simpatiche. In breve tempo sono sparite, mi sono rimesso e sono tornato alla mia vita, ma la simpatia per le formiche mi è rimasta e quando passeggiando con i nipotini ne vedo alcune, mi soffermo a spiegare le loro straordinarie capacità, così come ha fatto Lei con me. Io Le sono molto grato Dottore, perché insieme abbiamo affrontato molti argomenti difficili e Lei mi ha aiutato a capire che con calma e ragionando sulle cose avrei potuto risolvere ogni questione. Oggi, Dottore, sono un uomo più sereno e anche i miei familiari apprezzano il grosso cambiamento di carattere che ho avuto dopo l’intervento. A volte i giovani come Lei hanno qualcosa da insegnare ai più attempati come me. La ringrazio, ricambiando tutto il calore e l’affetto che ha saputo trasmettermi, trasformando un sopravvissuto in un uomo. Grazie ancora e buone cose Dottore.
05/11/09 - 18:44 - Una paziente quasi nonna 
Caro dottore, anche io voglio dire la mia come paziente del S. Anna Hospital di Catanzaro, perché le cose belle che abbiamo al sud le dobbiamo valorizzare. Io me ne stavo tranquilla sul mio letto e c’era la mia compagna di stanza che mi parlava bene di lei, che le aveva fatto visita qualche giorno prima quando io ancora non c’ero. Così la cosa mi ha incuriosito e ho chiesto di incontrarla. Lei si è presentato dopo un’oretta e abbiamo fatto la nostra chiacchierata. Ad un certo punto lei mi ha chiesto se mia figlia era incinta e se io ero contraria. Questa cosa qui mi ha lasciato di stucco perché io non le avevo detto nulla di mia figlia e di quanto mi aveva fatto disperare. Io ho sofferto tanto per il suo rifiuto che non auguro a nessuna madre perché è una cosa tremenda. Lei mi ha spiegato tante cose su come si parla ad una figlia e così le ho telefonato come mi aveva detto lei dottore. Il giorno dopo lei è venuta a farmi visita e io non me l’aspettavo, così mi sono commossa ma mia figlia è stata dura con me. Io desideravo e pregavo perché lei dottore venisse ad aiutarmi in questo difficile compito, ma mia figlia non voleva sentire ragioni e si è allontanata. Io sono rimasta ferita, quasi paralizzata nel letto per un tempo che mi sembrava lunghissimo, stringendo il mio rosario. Dopo un po’ ho rivisto mia figlia e ho notato che aveva qualcosa di strano in viso, sembrava che aveva pianto, lei che davanti a me non si era mai mostrata debole. Mi ha detto che dovevo pensare a rimettermi e che dovevamo lasciare da parte i nostri vecchi rancori. Mi sembrava un miracolo questo cambiamento così forte e sono scoppiata a piangere ancora una volta e mia figlia allora mi ha preso la mano e mi ha detto che tutto si sarebbe sistemato e mi diceva anche parole dolci che non mi aveva mai detto. Quel giorno è stato un giorno meraviglioso per me. Il giorno dopo lei dottore è ritornato da me e mi ha detto che il giorno prima aveva parlato con mia figlia. Dottore mio, io ho capito tante cose in quel letto di ospedale. Ho capito che essere nonna è una cosa emozionante e dobbiamo ringraziare il Signore quando questo ci è concesso. Io ero destinata a morire se i medici dell’ospedale non mi salvavano la vita. Ma devo a lei dottore caro che io e mia figlia ci siamo riconciliati dopo tanto tempo di lotte massacranti. A pensarci bene non ci siamo mai trovati insieme noi tre (io lei e mia figlia) ma ogni volta che la vedo penso a lei perché è come se fosse insieme a noi. La ringraziamo tantissimo del suo aiuto a farci diventare una vera famiglia.
05/11/09 - 16:23 - M. Corazzesi (FI) 
Quando si incontrano persone come Lei viene voglia di seguirle e di imitarle, ma presto ci si rende conto che quello che di meglio esse possiedono, non lo si può insegnare. In definitiva, come dicevano gli antichi greci, è l’amore (in senso lato) che cura ogni cosa. E l'amore è fatto di reciproci sguardi e rende una piccola stanza un universo. Questo assioma Lei lo ha dimostrato. Si potrebbe definire la Sua peculiare forma di psicoterapia, una psicoterapia dell’ “attimo”, che a dispetto del suo essere sfuggente e caduco, viene fissato e si espande nella mente del paziente, creando benessere e gioia.
04/11/09 - 17:36 - S. Ferro (PD) 
Bravo, serio, esaustivo. Un sito in cui si apprende molto, ci si emoziona, ci si commuove. Da un punto di vista contenutistico colmo di informazioni, il sito è reso vivo dai numerosi commenti che a volte sconfinano in vere e proprie toccanti storie, nelle quali il patire del paziente, si affianca sempre ad un risolutore gesto terapeutico, che emerge prepotente dal racconto, lasciando trasparire un professionista abile, profondo conoscitore di tecniche terapeutiche, dotato di tempismo, empatia, intuito, intraprendenza, tatto e incisività al tempo stesso. Anche quando appare arduo se non impossibile stabilire un contatto con il paziente, ecco che come un abile prestigiatore, Lei tira fuori dal cilindro magico una carta risolutrice che pone l’altro in una condizione familiare propedeutica al dialogo. Una mimica altamente comunicativa, che è possibile apprezzare a tratti persino nei video, condisce il tutto, rendendo la terapia una sottile e complessa arte, davvero inspiegabile attraverso le sole categorie della razionalità. Soltanto analizzando accuratamente ogni video, si ha la possibilità di spiegare in parte l’origine dei Suoi evidenti successi terapeutici. La parte mancante, inspiegabile e imponderabile è da ascriversi interamente al Suo talento e quindi alla Sua personalità.
04/11/09 - 12:55 - G. Aspes (Varese) 
Il sito mi ha fatto un’ottima impressione. Anche i commenti mi sembrano ispirati e sinceri. A quanto pare il Suo lavoro e i Suoi risultati sono senza precedenti. Complimenti.
03/11/09 - 17:12 - Una paziente "difficile" 
Salute a Lei, dottore. Tra tanti commenti e testimonianze tutte veramente molto belle, aggiungo la mia, perché mi sembra giusto contribuire anche con la mia esperienza, non del tutto positiva, alla creazione di un’immagine più realistica e veritiera della Clinica S. Anna. Quando si rientra a casa, dopo l’intervento e si riprendono progressivamente le proprie abitudini, è facile dimenticarsi dei brutti ricordi e tenere presente solo le cose positive. Questo non rientra nel mio carattere, io ho sempre ricordato tutto bene e mantenuto le promesse, e se qualcosa non funzionava a dovere, l’ho sempre denunciata. Non voglio adesso entrare nel merito, perché non mi sembra questo il luogo adatto. Parlerò soltanto di ciò che attiene ai nostri incontri. Quando Lei è entrato nella mia stanza, ero molto arrabbiata per vari motivi, nei quali non mi addentro. In quel momento ero come una molla carica e tutto mi avrebbe infastidito. Lo riconosco, ero insofferente, delusa e irritata. Lei decise di dedicarsi prima alla mia compagna di stanza, e dopo averla ascoltata, iniziò a farle un esercizio di rilassamento. Mentre parlava alla signora, che aveva gli occhi chiusi, però guardava me. All’inizio la cosa era alquanto irritante, ma devo dire che con il passare del tempo, le Sue parole esercitavano su di me un effetto balsamico. L’immagine del mare in tempesta che Lei descriveva, corrispondeva esattamente al mio stato d’animo del momento. I particolari che aggiungeva, descrivevano la mia rabbia, la mia voglia di scagliarmi contro qualcuno, come in un’immagine da Lei suggerita, di un’onda che si abbatte rabbiosamente sugli scogli. Mentre parlava, continuava a fissarmi e io, quasi con un atteggiamento di sfida fissavo Lei. Era come una lotta all’ultimo sguardo, perché Lei per me in quel momento rappresentava il personale medico che aveva posto dei limiti alla mia libertà. Ad un tratto però, e devo dire che in questo è stato davvero bravo, Lei mi disse che da piccolo soleva giocare al gioco di “chi prima ride, perde”. Il gioco, antico e forse oggi un po’ fuori uso, consisteva nel fissarsi più a lungo possibile restando imperturbabili. Fu all’insegna di questo gioco che iniziò successivamente la nostra chiacchierata. La cosa mi piacque perché quel gioco lo conoscevo benissimo. In breve, finimmo per parlare della mia infanzia e di come certi giochi fossero scomparsi. Non saprei spiegare il come, ma devo dire che alla fine della chiacchierata, il mio risentimento si era dimezzato e Lei mi era diventato quasi simpatico. Tuttavia, restava sempre un senso di rabbia verso l’ospedale e tutto il personale. Nell’incontro successivo venne fuori tutta la rabbia che da una vita intera conservavo – come Lei disse - compressa e congelata in un angolo del mio povero cuore. Mi dispiace solo che la vomitai addosso a Lei, quella rabbia. Me la presi con tutti, indifferentemente, medici e non, compreso Lei che se ne stava zitto, immobile e impassibile a raccogliersi tutti quegli insulti, un po’ come un parafulmine che assorbe le scariche violente. Anzi, mi esortava a tirare fuori tutto, e a non lasciare il minimo residuo di quella rabbia dentro me. Quando arrivai al culmine, pensavo di averla distrutta irrimediabilmente con tutti quegli insulti, al limite del personale. Pensavo che se ne sarebbe andato, lasciandomi sola come avrebbe fatto chiunque. Ma Lei invece disse tranquillamente: “c’è dell’altro?”. Mi resi conto che non c’era più nessuna rabbia dentro di me. Attendevo e mi preparavo ad una Sua eventuale ritorsione, ma quello che invece ottenni fu un “brava!”. Nel silenzio assordante che seguì a questo Suo commento, sentivo salire le pulsazioni del mio cuore, ma con il Suo solito tempismo Lei aggiunse qualcosa del tipo: “non c’è motivo di agitarsi signora, dobbiamo invece festeggiare”. Quello è stato il momento in cui ho sorriso per la prima volta dopo tanto, tanto tempo. Oggi mi rendo conto che in quella Clinica di Catanzaro ho ritrovato qualcosa che ha cambiato un po’ il mio carattere, e anche se alcune piccole pecche restano, devo dire che ho avuto dal S. Anna Hospital più di quanto potessi mai desiderare. L’ho già ringraziata di persona e lo faccio nuovamente dottore, augurandole di fare con altri, il gran bel lavoro che ha fatto con me.
03/11/09 - 10:25 - D. Facchi (Cremona) 
Davvero bello questo sito. I video spaziano su argomenti di estremo interesse e Lei è molto bravo.
02/11/09 - 10:45 - Una paziente e la sua favola 
E’ difficile esprimere in poche parole la ricchezza e la straordinarietà di un incontro. Nel mio caso Dottore, si è trattata di un’ora soltanto, durante la quale, protagonista è stato un sogno, che non racconto per pudore e anche per un senso di riservatezza, che permea il mio carattere alquanto schivo. Ebbene, me ne stavo seduta sulla mia sedia, in attesa che Lei concludesse il colloquio con la mia compagna di stanza. Improvvisamente, ma delicatamente, Lei si rivolse a me e mi chiese quale fosse stato il mio sogno di quella notte. Sembrava che fosse sicuro del fatto che avessi sognato. Infatti era vero, quella notte avevo vissuto un sogno molto particolare, che Le raccontai nei minimi dettagli. Lei cambiò espressione, mi guardò e mi disse che si trattava di una vecchia storia ormai dimenticata, sepolta nel mio inconscio, ma che esercitava ancora la sua influenza negativa su di me, facendomi vivere - disse - come una bambina arrabbiata e ferita. Mi chiese di scegliere tra due strade, quella radicale e quella soft. Scelsi la seconda, così avvicinò la Sua sedia alla mia e iniziò a raccontarmi una storia, che sembrava una sorta di favola, con un personaggio principale che Lei chiamò Jasmine, intorno al quale ruotavano gli altri personaggi-membri della sua famiglia. Man mano che il racconto proseguiva, mi rendevo conto che Lei stava descrivendo, in maniera accurata, senza sapere nulla di me, proprio la mia esperienza di vita, attraverso quel racconto i cui personaggi sembravano incarnare perfettamente i problemi contro i quali avevo, da sempre, dovuto combattere. Dal tumulto dei sentimenti che mi assalivano durante il Suo racconto, iniziava a delinearsi un senso, all’inizio ancora oscuro, ma pian piano sempre più chiaro. Stavo trovando un significato alle mie terribili angosce, rappresentate da alcuni simboli del sogno, in cui emergeva netta la violenta pressione alla quale ero stata sottoposta. Avevo ormai individuato il dilemma della mia vita. Quel racconto però mi stava offrendo qualcosa di nuovo, che come Lei disse, era rappresentato dall’opportunità, questa volta, di riscrivere insieme il finale, attraverso l’immaginazione. Ma non si trattava solo di inventare un finale tramite la fantasia, bensì di partecipare emozionalmente ad una lotta coraggiosa, contro quelle che sembravano ai personaggi della storia, difficoltà insuperabili. A questo punto dovevo lottare e non potevo tirarmi indietro. La mia difficoltà, rappresentata nel racconto da una terribile prova, era stata ormai identificata. Mi rendevo conto che tutto, in quella storia che Lei aveva sapientemente tessuto, parlava di me. Fu in quel momento che mi disse: “dai tocca a te!”. Con la voce rotta dall’emozione, iniziai a proseguire a fatica quel racconto, accorgendomi anche che la mia fiducia nella riuscita dell’impresa era data dal fatto di avere uno strumento a disposizione per poter sormontare quelle enormi difficoltà. D’improvviso capii che quello strumento era un legame affettivo con il personaggio più giovane, che ricalcava perfettamente la Sua figura di terapeuta paziente, fiducioso, capace di placare le inquietudini ed esorcizzare paure irrazionali, e soprattutto capace di esortarmi e incitarmi ad essere protagonista del mio racconto e quindi della mia vita. Solo quando aprii gli occhi, mi accorsi che avevo pianto per tutto il tempo, ma ero soddisfatta per aver immaginato insieme a Lei un finale degno per quella storia. Lei mi sorrise dicendomi che avevo imparato ad accettare la mia responsabilità nell’affrontare la vita. Ricordo perfettamente il Suo sguardo, così fiero di me e della mia impresa. In seguito a quella seduta ci incontrammo solo sporadicamente, ma ormai mi bastava poco per rianimare e consolidare la mia conquistata libertà. P.S. Illustre Dottore, ci tengo a dire che l’intero testo di questo racconto è stato scritto insieme ad un mio caro amico più abile di me nello scrivere, colto e sensibile. La saluto con un’ultima parola, che non ha bisogno di suggerimenti: grazie infinite.
31/10/09 - 12:04 - Una paziente "avventuriera" 
Eccomi qua, caro dottore, a raccontare la mia “avventura” al Sant'Anna Hospital di Catanzaro, dove ho conosciuto medici capaci, infermieri che fanno con passione il proprio mestiere e uno psicologo che mi ha tirato fuori da quel torpore affettivo, che aveva ormai invaso e contaminato la mia vita, “incatenandola” ad una dipendenza mortifera. Cercherò di essere breve come altri prima di me, ma sono consapevole che queste poche righe, non rendono giustizia della complessità e della poesia di parole, discorsi e spiegazioni, di cui sono stata testimone e protagonista insieme a Lei. Ci siamo conosciuti in stanza, dove mio padre dopo l’intervento veniva assistito da una macchina per la respirazione. Ogni volta che si cercava di renderlo autonomo, compariva un violento attacco d’ansia. Così mandarono Lei, dottore. Appena entrò fece subito qualcosa che la rese simpatico: commentò un disegno fatto dalla mia bambina, che papà aveva voluto far sistemare davanti a lui sulla parete. Non si fermò a commentare quel disegno, ma lo interpretò dicendo che simbolicamente parlava dell’intera situazione, anche del problema “respiratorio” che stavamo attraversando e di una possibile soluzione. Era insomma una specie di mappa del tesoro, dove il suo ritrovamento coincide con la libertà di stare bene e di essere se stessi. Era incredibile ascoltare da Lei quante cose era capace di dedurre da un semplice disegno, fatto il giorno prima da mia figlia, la primogenita e la più coccolata da papà. Disse che per superare il problema, era necessario lavorare sulla capacità di essere indipendenti e autonomi, difficoltà che emergeva da alcuni simboli nel disegno. Questo, in effetti è stato sempre un problema della mia famiglia e Lei sottolineò che esso si ripercuoteva anche nella situazione attuale, la quale si traduceva in una difficoltà di “svezzamento” (come Lei disse) di mio padre. Iniziò così a fare un esercizio di rilassamento, che però non ebbe tanto successo, poiché mio padre faceva fatica a restare concentrato e soprattutto a tenere gli occhi chiusi. Allora Lei si rivolse a me e con tono pacato mi disse: “ho bisogno del Suo aiuto”. Naturalmente, Le diedi tutta la mia disponibilità, determinata com’ero a far guarire mio padre. Così, mi fece tre domande molto personali, che mi fecero arrossire e mi misero in uno stato di agitazione. Aveva capito tutto di me. Non sapevo se piangere o ribellarmi. Poi indicò un punto del disegno e disse: “siamo qui, vede?”. Mi spiegò che l’evoluzione della mia famiglia si era arrestata in quel punto, rappresentato da un simbolo (il problema) che però era collegato ad un altro (la soluzione). Intanto era ormai passata più di un’ora e con grande meraviglia ci siamo accorti che mio padre aveva respirato da solo, per la prima volta così a lungo. Il nostro primo incontro si concluse così, con questo importante successo iniziale che mi faceva ben sperare. Ero stanca, come se avessi corso per chilometri, provata e scossa per ciò che io stessa Le avevo detto di me. Ma mi sentivo sollevata come mai mi era capitato prima e molto fiduciosa. Mi promise che ci saremmo rivisti l’indomani e così fu. Per tutta l’ora lavorò su di me, mentre mio padre migliorava i suoi tempi di autonomia e seguiva incuriosito il nostro colloquio, annuendo a volte con la testa, come ad indicare che Lei aveva colto nel segno. Alla fine Le chiesi come avesse fatto a capire certe cose di me. Mi indicò ancora una volta il disegno, ma io dubito che quelle semplici figure abbiano potuto esprimere la complessità di un carattere, che sentivo aderire a me come un guanto. Alla fine del nostro terzo ed ultimo incontro Le feci io una domanda su di sé e sul Suo modo di essere. Mi disse che non si definiva né un uomo di scienza e né un pensatore, ma un conquistatore e un avventuriero. Le Sue parole mi avevano come al solito sorpresa. Soltanto più in là nel tempo mi sarei resa conto che Lei mi stava suggerendo la via. Mesi dopo, dottore, ho riaccompagnato mio padre per un controllo e l’ho intravista in una stanza, impegnato con un paziente. Ci siamo scambiati un rapido sguardo, salutandoci. In quel momento ho avvertito una certa fretta nel Suo modo di fare, che non rientrava certo nel Suo stile, ma poi mi sono ricordata i Suoi insegnamenti: era ormai ora che io mi staccassi dai miei attaccamenti (rappresentati dalle catene nel disegno) sia vecchi che nuovi e che esprimessi finalmente l’avventuriera che era nascosta in me. Quel saluto leggero e rapido è stato l’ultimo, ennesimo regalo, che abbia ricevuto da Lei, dottore. Con quel modo di fare, sicuro, semplice, naturale, mi ha insegnato che l’indipendenza dalle nostre figure di riferimento è una cosa dura, ma possibile. Ultimamente ho messo un po’ da parte i libri e gli articoli di psicologia, che prima leggevo freneticamente. Immagino perché oggi, al centro, ho messo me stessa. E’ ora di giocare la mia personale partita con l’avventura della vita. Un sentito ringraziamento per l'affetto e l'aiuto che avete saputo dimostrare nei nostri confronti.
30/10/09 - 14:06 - Anita (Bivona di Vibo Valentia) 
Carissimo Dott. Roberto Ruga, la Sua pacatezza, la sua umanità, la sua grandissima professionalità hanno riacceso il sorriso alla mia piccola principessa. Che Dio la benedica. Grazie di cuore. Anita
30/10/09 - 11:13 - Leonardo 
Illustre collega, La seguo da più di un anno ormai e ogni volta che apro il Suo sito, vi trovo qualche bel commento da leggere, ricamato a dovere su di un’immagine splendida del servizio di psicologia dell’ospedale in cui Lei lavora. Un rituale ormai per me irrinunciabile. Nel riflettere sul senso di un tale mio atteggiamento, sono giunto alla conclusione che l’attrattiva maggiore, che il Suo fare psicoterapeutico esercita è il fatto inconfutabile che l’intervento psicologico può cambiare l’altro. Cambiano i pazienti dell’ospedale che intrattengono colloqui con Lei, cambiano alcuni dei loro parenti e perfino sembrano cambiare anche quei visitatori distratti, che capitano casualmente nel Suo sito. Questo spazio, pertanto, lo definirei un luogo di cambiamento che assocerei ad una sorta di utero, nel quale una volta che si transita se ne esce rinnovati. Diciamo pure rinati. Come psicoterapeuta mi chiedo sempre quale sia la tecnica giusta per ogni paziente. Nel leggere questi commenti, ho appreso una piccola lezione: a provocare un sorriso è quasi sempre un altro sorriso. Bisogna però chiarire che un tale insegnamento non sminuisce affatto le enormi potenzialità della psicologia, ma innalza notevolmente quelle dell’essere umano. Le faccio i miei più grandi complimenti.
29/10/09 - 08:42 - Antonello Viola 
Un sito che sembra una reggia o un castello, tanti sono gli stimoli che circondano il visitatore, attratto e intimorito al tempo stesso da un luogo in cui l’emozione è palpabile, materializzatasi in commenti densi, dai quali trasuda un sentimento vivo, prorompente, liberatorio. L’aspetto curativo e catartico viene metaforicamente espresso nell’equazione clinica = sito, che rappresenta la cifra trasformativa dell’imprescindibile binomio corpo-psiche: laddove c’è un bravo medico che si occupa del corpo e un bravo psicologo della mente, si assiste a successi sbalorditivi, spontaneamente tradotti in commenti di straordinaria intensità emotiva, il cui comune denominatore è l’esigenza di dire grazie a chi quella stessa passione, quella stessa dedizione, quello stesso sentimento l’ha profuso nel proprio lavoro. Un immenso grazie che viene urlato e al cui urlo corrisponde il trionfo di un duplice riscatto: della materia (la psicologia) e del professionista (l’uomo). Un grande filosofo sosteneva che l’amore, il lavoro e la conoscenza sono le sorgenti della vita e dovrebbero governarla. Sembra che in Lei, Dottor Ruga, queste tre sorgenti coincidano. Antonello Viola
28/10/09 - 07:38 - M. Longoni 
Quando l’infarto mi ha sorpreso stavo al volante della mia macchina e rientravo dal lavoro, dopo aver preso la mia bambina dal doposcuola. Mi ricordo che improvvisamente ho sentito un dolore violento al petto; anche il collo, le braccia e la mandibola mi stringevano. Ho iniziato a sudare e non riuscivo a respirare, poi ho tamponato una macchina davanti a me. Sentivo che mi stava succedendo qualcosa di grave, così nonostante la bambina piangesse, sono sceso dall’auto per chiedere aiuto, ma devo essere svenuto. Quel giorno pioveva molto. Ho riaperto gli occhi giorni dopo, solo a intervento fatto, avvertendo una sensazione di paralisi, di sporco e di bagnato, come se la mia mente si fosse fermata al momento della caduta a terra. E’ stato un duro colpo Dottore, ma dopo un lungo periodo di sofferenza fisica e psicologica sono rientrato finalmente a casa. Mi ci sono voluti sei mesi per riprendermi. Oggi, a distanza di quasi un anno dall’intervento sto fisicamente abbastanza bene, ma ogni volta che piove mi assale un senso di soffocamento e di forte ansia. Inoltre sono diventato molto protettivo verso mia figlia. Da quando ho scoperto il Suo sito Dottore, ho imparato che ciò che è successo a me può essere successo a tanti altri e questo mi ha fatto stare meglio. Non mi sono mai interessato di psicologia, ma nel leggere tutti questi commenti, oggi provo un senso di calore al cuore che mi fa sentire proprio come un fratello di tutti quelli che hanno raccontato la loro esperienza. Anche se siamo di città e di regioni diametralmente opposte, mi sento molto vicino a questo gruppo di persone, che come me hanno avuto un’esperienza particolare, che lascia il segno per sempre. In vita mia non sono mai stato in Calabria, ma se dovessi metterci piede sarà per venire a conoscerLa e ringraziarLa di persona per l’aiuto che mi sta dando con il Suo sito. E’ strano, ma ultimamente ho anche recuperato un profondo senso religioso che avevo da bambino e che col tempo ho perso anche per via degli impegni lavorativi sempre più incalzanti. Capisco solo oggi che la vita che facevo era una cavolata. La mia bambina dice che da grande vuole fare la psicologa per essere come Lei Dottore. Ogni volta che me lo dice, mi emoziono senza una ragione apparente. Ma va bene così. Grazie.
27/10/09 - 10:07 - Padre Luciano 
Sono sbalordito dalla bellezza di queste testimonianze, dalla loro umanità e dalla loro verità. Il Suo sito sta diventando un luogo in cui ci si cura, si approfondisce, si patisce e si soffre, ma si trovano tante risposte che fanno capire fino in fondo chi siamo e come possiamo comprendere appieno le nostre esperienze di dolore. Questo è un luogo in cui si spiega e si vive il cambiamento interiore, confrontandosi con l’irrinunciabile umana domanda sul mistero dell’esistenza. Commosso Le faccio i miei complimenti.
26/10/09 - 09:30 - Io, il vecchio e l'abisso 
Carissimo Dottore, questa è la mia vicenda presso il S. Anna Hospital di Catanzaro. Arrivo subito al dunque, cioè dopo l’intervento. Quello è stato per me il momento più terribile. Non capivo ancora se ero sveglio, sognavo o ero morto. Solo successivamente ho capito che mi trovavo in terapia intensiva dove mi è successa una cosa unica. Lei, Dottore, poi mi ha spiegato che avevo avuto un sogno lucido, una specie di allucinazione talmente reale da sembrare vera. Mi trovavo sull’orlo di un abisso, sospeso in aria, vacillante, smarrito, urlavo (devo aver urlato veramente e infatti hanno chiamato Lei)… d’un tratto ho sentito qualcuno che mi chiamava per nome, mentre una mano mi toccava la spalla (poi ho realizzato che era la Sua Dottore). La voce diceva: scusi, c’è un signore che chiede di lei… è venuto da molto lontano, la sta aspettando e ha cose molto importanti da dirle. Intanto l’abisso esercitava su di me una profonda influenza. Io ne ero attratto, irresistibilmente attratto. Era terribile e bello al tempo stesso. Capivo che non sarei potuto tornare più indietro e che quella era una via a senso unico. Sarei morto, lo so. Ma la mano premeva sulla spalla e la voce non mi dava tregua. Ancora quelle parole: “scusi, c’è un signore che chiede insistentemente di lei”. Mi giro e vedo un vecchio, con la barba bianca e lunga, i capelli sciolti sulle spalle coperte da un mantello. Mi guarda, mi chiama per nome e mi dice “vieni con me, lascia stare quello che vedi lì, vieni con me, ti farò fare un viaggio bellissimo”. La sua mano mi tirava dal braccio. Poi mi sono affidato a quella voce rilassante (la Sua voce Dottore) che mi guidava in luoghi incantevoli. Ormai l’abisso era lontano. Quel mostro era superato. Quando qualche giorno dopo Lei è entrato in camera ha esordito con queste parole: “c’è un signore con un mantello che chiede di lei…”. Io ero meravigliato e lì ho capito che era stato Lei a condurmi in salvo, lontano dall’abisso. Così mi ha spiegato che aveva usato l’escamotage del “vecchio” per avere la mia attenzione e per persuadermi che la vita è molto più attraente dell’abisso. Il resto dei nostri colloqui li abbiamo passati ridendo dell’intera situazione e di come i colleghi l’avessero chiamata per via delle mie urla. Ancora oggi se penso a quella specie di sogno mi viene la pelle d’oca. Questa è in breve la mia vicenda presso il S. Anna Hospital. Per me un luogo magico. Devo ringraziare tutti i medici che mi hanno curato e in modo particolare Lei Dottor Ruga, che è riuscito ad entrare nella mia mente salvandomi da un desiderio autodistruttivo.
26/10/09 - 07:00 - Grazie 
Grazie Dottore, Lei è “un grande”. Farò tesoro della Sua interpretazione e delle Sue illuminanti parole. Grazie di cuore.
24/10/09 - 09:22 - Roberto Ruga 
Gentile “paziente” mi fa piacere sapere di Lei e dei Suoi progressi. Il Suo sogno è eloquente. Parla della Sua accresciuta capacità di “leggere” ciò che prima dell’intervento Le era assolutamente incomprensibile: il linguaggio dell’inconscio. Il mare, (raffigurato sulla copertina del libro) infatti rappresenta spesso nei sogni l’inconscio, che è qualcosa di molto distante e incomprensibile rispetto alla parte razionale e cosciente. Ma Lei ora ha un formidabile strumento a disposizione (il libro) per decodificare ciò che si trova scritto in fondo al “mare”; con l’ausilio anche della punteggiatura, che fornisce il corretto significato ai messaggi. E cosa non da poco, al Suo fianco un esperto di sogni! Non solo, vi è anche un atteggiamento religioso (rappresentato da Padre Pio) che affida a me (alla psicologia quindi) la chiave di un problema essenziale: quello di decifrare il linguaggio del “mare”, cioè il linguaggio del lato oscuro, profondo e alieno di se stessi. Ora, il cinese è una lingua completamente sconosciuta e distante rispetto alle lingue occidentali. Infatti, essa impiega i cosiddetti logogrammi, (ad esempio 漢字/汉字), dove ogni simbolo rappresenta un morfema o una parola, come una sorta di geroglifico. Siamo perciò di fronte ad un sistema di scrittura molto diverso dal nostro, che invece ha un sillabario e un alfabeto, in cui ogni simbolo-lettera rappresenta un suono. E’ ormai chiaro che nel nostro discorso, occidente e oriente sono un po’ come conscio e inconscio: due mondi agli antipodi che il sogno vuole mettere in relazione, con voci e immagini interiori degne di essere ascoltate e comprese. Vedrà che presto si troverà in “Cina”. La Cina “dentro”. Quella del “cuore”. E’ lì che troverà ciò che da sempre va cercando e questo potrà accadere grazie ad un atteggiamento di fede nella psicologia. Tanti e tanti auguri.
23/10/09 - 09:19 - Un paziente e il suo sogno 
Caro Dottore, nella mia vita ho sempre avvertito l'inquietante sensazione di una mancanza e ho cercato continuamente qualcosa che fosse veramente importante, senza riuscire mai a raggiungerla. Oggi, a distanza di quattro mesi dall’intervento al cuore presso il Sant’Anna, ho sognato Padre Pio che entrava nella mia stanza da letto (che nel sogno era del tutto simile alla stanza della clinica) e mi diceva con aria serena, di stare tranquillo perché lui sapeva tutto, controllava tutto e avrebbe risolto ogni problema. Poi si è rivolto a Lei Dottore, e si è raccomandato affinché si occupasse di me. Lei ha detto che lo avrebbe sicuramente fatto e mi ha dato un libro scritto in cinese, dicendomi che poiché avevo superato l’operazione, lo avrei potuto leggere nella sua lingua originale. Sulla copertina del libro vi era disegnato il mare e sotto, ad intervalli regolari, alcuni segni di punteggiatura allineati. Ho aperto il libro, e mi sono accorto che era scritto con dei simboli a me incomprensibili, ma mentre Lei mi indicava alcuni punti della pagina, i simboli si trasformavano in immagini a colori, che sembravano tridimensionali e vive. Io ero meravigliato dal loro animarsi ed ero anche incuriosito perché finalmente avvertivo forte la sensazione di possedere quel qualcosa che da sempre andavo cercando. Sono sicuro Dottore, che Le farà molto piacere sapere di questo mio sogno. A me piace viaggiare e sono stato in molte parti del mondo, ma non in Cina. Sarà il caso di andarci? La saluto Dottore, molto affettuosamente, in ricordo delle piacevolissime conversazioni, che mi hanno aiutato ad affrontare un periodo delicato della mia vita, cambiando il modo di considerare gli altri. Buona giornata e grazie di tutto.
22/10/09 - 10:03 - C. Vaccaro 
Fa piacere constatare che in Calabria ci sono luoghi in cui ci si sente tutelati e al sicuro. Io non sono un paziente della Clinica S. Anna, ma sapere che a Catanzaro c’è una Clinica così rinomata e prestigiosa, mi fa sentire tranquillo. Per esperienza so che quando si lavora in gruppo, basta che uno soltanto sia particolarmente bravo, e pian piano tutti migliorano e diventano bravi. Certamente un grande merito va riconosciuto ai dirigenti, che hanno ben investito in validi professionisti, ma ciò a volte non basta a creare un luogo che funziona perfettamente. Per fare ciò ci vuole un elemento difficile da programmare o creare artificialmente. Ci vuole lo spirito di gruppo, un affiatamento particolare che fa sentire ognuno come una indispensabile parte di un tutto che funziona. Questa, come Lei saprà è materia psicologica. I migliori gruppi che mi è capitato di coordinare non erano formati dai più bravi in assoluto, ma avevano uno spirito “assoluto” che permetteva ad ognuno di credere ciecamente nella loro “missione”. Erano gruppi in cui ognuno dava il meglio di sé. In tali circostanze c’è sempre un leader che trascina il gruppo, “qualcuno per cui ti svegli la mattina e vai a lavorare contento di rivederlo”. Uno che dà il buon esempio e incita tutti gli altri ad un successo che poi viene condiviso. Da quello che leggo nel Suo sito, Lei incarna un po’ questa figura di leader, laddove però il materiale umano su cui lavora, non è costituito dai “dipendenti” di una azienda, ma dai pazienti di un ospedale. Cosa cambia? Nulla. Complimenti e buon lavoro a tutti.
21/10/09 - 18:11 - I. Mosca 
Genio! E ho detto tutto, ma non mi basta. Vorrei aggiungere almeno due cosette. La prima è che la psicoanalisi da alcuni è stata definita roba d’elite, per gente raffinata, colta, che sappia cogliere le metafore e il linguaggio allusivo di certi discorsi; per persone sensibili e via dicendo. Niente di più falso e Lei lo ha dimostrato con risultati evidenti, che immagino avrà ottenuto, su quel che si dice un campione omogeneo, formato da persone appartenenti ad ogni ceto e ordine sociale. Certo, laddove non arriva con le parole, sembra arrivi con la mimica! In ogni caso, arriva. La seconda cosa che ci tengo a dire riguarda la forza persuasiva dell’intera struttura mediatica che Lei ha messo in piedi. Chi ha la fortuna di imbattersi nel Suo sito e, ovviamente ha un po’ di tempo a disposizione per vederne i contenuti, viene pian piano risucchiato in un universo culturale senza eguali. Se poi consideriamo che si può lasciare un commento personale, il piacere iniziale di fagocitare informazioni psicologiche, cede il posto a quello narcisisticamente accattivante di essere protagonisti diretti, lasciando appunto un proprio pensiero. La qual cosa impreziosisce ulteriormente il sito. In più, e non è cosa da poco, a volte si ha l’onore di ricevere una Sua diretta risposta, la quale è sempre di natura psicologica, quindi penetrante, stimolante e propedeutica ad un cambiamento interiore a volte segretamente custodito, a volte palese. Il tutto resta scritto, per sempre, in bella vista, a testimonianza che le persone serie piacciono e attirano a sé altre persone serie. Mi sembra che questo sia un modo di costruire assieme un futuro migliore, in un mondo migliore.
20/10/09 - 17:07 - V. Marchi 
Questi non sono commenti, sono molto di più. Lei riesce a far parlare le persone in un modo che è caratteristico dei poeti e degli scrittori, scatenando il loro desiderio di raccontarsi, di essere presenti e protagonisti del loro raccontarsi con convinzione, entusiasmo, fierezza e orgoglio per i risultati raggiunti. Quelle che qui vengono raccontate sono tutte storie che hanno come denominatore comune e protagonista indiscussa la nostalgia per un incontro magico perché trasformativo, il cui pregio è stato quello di risvegliare qualcosa che albergava da sempre nell’animo della persona e che ad un certo punto si rende vivo e manifesto. Lei permette al paziente di entrare in contatto con se stesso e sviluppare un più ampio senso di identità. Il punto è proprio questo, allargare gli orizzonti ristretti della visione che quella persona ha del suo problema. E’ un processo tipicamente psicologico, ma non tutti sappiamo tradurlo in parole, fatti e risultati. A Lei va questo grande merito di concretizzare ciò che altrimenti resterebbe mera teoria. Vorrei però aggiungere una caratteristica che contraddistingue il Suo approccio al paziente e quindi il Suo stile personale. E’ un approccio umanistico, che trasmette una totale fiducia nelle potenzialità presenti nell’altro, il quale si convince che può cambiare le cose e lo fa. Il complimento più grande che Le porgono i Suoi “pazienti” sta appunto nel loro entusiasmo, diciamo, nel loro essere così profondamente “ispirati”, nel momento in cui si accingono a raccontare la loro esperienza. Questa, a mio avviso è la più grande soddisfazione per uno psicologo. Capita raramente nella nostra professione che si raccolgano così tante gratificazioni in così poco tempo. Lei già annovera tra i Suoi personali successi terapeutici, una serie di casi brillantemente affrontati, per giunta in un arco di tempo relativamente breve. Non può essere un caso e neanche fortuna; si chiama talento. Tempo fa qualcuno sosteneva che dopo cento anni di psicoanalisi il mondo non fosse cambiato e che di conseguenza la psicoanalisi fosse in crisi. Io dico che in crisi sono sempre stati tutti quegli psicoanalisti che non sapevano fare il proprio mestiere. Vedo che Lei è stato allievo di uno dei più grandi psicoanalisti di questo secolo, Aldo Carotenuto, che ci ha regalato libri indimenticabili. Lei, Dr. Ruga ci regala “casi clinici” indimenticabili e non lo fa di persona, ma attraverso la voce degli stessi protagonisti. Trovo che questo sia straordinario. Intanto, sono in attesa del Suo libro, che ho provveduto ad ordinare. Sarà mia premura farle giungere un mio commento. Complimenti e auguri.
20/10/09 - 08:59 - Roberto Ruga 
Lei scrive molto bene, Signora. E dimostra anche di aver fatto Suo il senso di molte cose dette e non dette. Grazie per l’aggettivo “immenso”. Immensi sono i sentimenti. Immenso è un termine che non conosce confini, un po’ come la speranza. E’ un termine che contiene uno slancio vitale. Infatti il Suo è un commento pieno di ottimismo, scritto di getto, col cuore in mano, che delicatamente sa entrare nell’animo altrui, offrendo regali. Lei è una persona altruista e generosa, allo stesso tempo riservata e schiva. Belle doti. Eppure, per fortuna, qualcosa sta cambiando in Lei. Qualcosa che Le permetterà di dialogare con Suo padre su antiche questioni irrisolte. Lo farà proprio come ha fatto con me, con lo stesso slancio e dunque con successo. Un successo che sta scritto nel Suo commento. Auguri. Anzi, in bocca al lupo! Naturalmente sono auguri che estendo a tutti voi, cari visitatori, che mi colmate ogni volta di complimenti generosissimi e soprattutto raccontate il vostro vissuto e la vostra esperienza presso questa straordinaria Clinica, che per alcuni giorni si è trasformata, per ognuno di voi, in una seconda casa.
19/10/09 - 09:40 - La figlia di un paziente 
Un’esperienza che non si dimentica, quella presso la rinomata clinica S.Anna. Per varie ragioni. Intanto, la disponibilità del personale, l’efficienza e la tempestività con la quale ogni problema viene affrontato e risolto in fase nascente. Ordine, pulizia e professionalità ovunque e a tutti i livelli. Una pecca? Certo, quella c’è sempre. Si tratta del mangiare: senza sale e con il minimo indispensabile del condimento. Praticamente una purga. Ma forse, questo è l’ennesimo complimento, poiché si sa, i pazienti sono a dieta. Come dice Lei, Dottor Ruga, si tratta di una dieta che riguarda molti versanti, soprattutto psicologici. Il paziente deve sottoporsi ad una dieta di arrabbiature, preoccupazioni, tensioni, stress. E’ il prezzo da pagare per uscirne rinnovati, nel cuore e nella mente. Al primo ci pensano una schiera di validissimi professionisti, per la seconda c’è solo Lei Dottore, ma anche quando non è possibile un colloquio diretto, basta un fugace incontro e Le si può sempre porre una qualunque domanda. A volte la risposta è illuminante, altre volte induce ad una severa riflessione, in rari casi non si tratta di parole ma l’eloquenza del Suo sorriso fornisce il sostegno ideale per cercarla da sé quella risposta. Un ospedale? Non sembrerebbe. Piuttosto a me ricorda un centro benessere, in cui si entra semidistrutti e se ne esce con una prospettiva di vita di gran lunga migliore. Se poi si ha la fortuna di imbattersi in Lei Dottore, la prospettiva diventa più rosea in quanto si torna a casa con uno spirito nuovo. Insomma, l’infarto… un colpo di fortuna! Non lo dico io, se le ricorda Dottore? Sono parole Sue. Belle parole, cariche di ottimismo, di fiducia nelle proprie risorse e nel proprio valore. Certo, il dolore c’è, non si può negare. Sarà che io l’ho vissuto indirettamente, come figlia di un paziente che ha subito un “piccolo” intervento. Anche io però ho vissuto con ansia e paura alcuni attimi, sarei falsa se lo negassi. L’ansia l’abbiamo affrontata insieme Dottore e come Lei mi ha suggerito, me la sono fatta “amica”, anzi, “alleata”. Che altro aggiungere se non un grazie sentito, ripetuto, vibrante. Due parole ancora sul Suo sito Dottore: rispecchia perfettamente Lei stesso. Immenso. E’ giunta l’ora dei saluti e allora, un grandissimo in bocca al lupo (me lo diceva spesso, vero?) questa volta tutto per Lei Dottore, anzi, mi permetta, Roberto.
17/10/09 - 19:59 - Una paziente "piagnona" 
Caro Dottore, eccomi qua, abbastanza in forma, dopo alcuni mesi dall’intervento presso il S.A.H. Mi fa molto piacere rivederla, e ci tengo, come da consuetudine a lasciare un commento sulla mia esperienza di paziente. In effetti noi abbiamo fatto solo due colloqui in camera, ma in realtà ci incrociavamo spesso nel corridoio e ogni volta lei mi diceva qualcosa “al volo”, che mi dava la sensazione di essere in un certo qual modo, la prediletta. Ecco, Dottore, se dovessi dire, come molti altri pazienti hanno fatto lasciando il loro commento, quale è stata la cosa che mi ha fatto stare bene, dovrei dire che si è trattato proprio di questa sensazione che lei ha saputo trasmettermi: quella di farmi sentire speciale, con piccole attenzioni anche banali ma che in quel momento rappresentavano tanto per me. Inoltre, durante i nostri colloqui parlare di me stessa mi ha fatto molto bene. Non ero abituata a farlo e lei mi ha facilitato molto questo compito. Mi piace ricordare una piccola frase che lei mi disse mentre scriveva sulla sua cartella: “a lei non sfugge niente vero? E’ sempre così brava e attenta…”. Era un bel complimento per me, e mi faceva tanto piacere, forse perché i miei genitori sono sempre stati poco propensi a gratificarmi, per loro era tutto scontato e pretendevano anche l’inverosimile. Quel giorno ricevetti da lei alcuni apprezzamenti che feci entrare dentro di me fino a lasciarmi commuovere, anche se io non lo davo a vedere, abituata a resistere, a spingere tutto dentro, a comprimere le emozioni indesiderate. Finché lei, leggendomi dentro, si fermò, e restando in silenzio mi guardò. Iniziò a battermi forte il cuore e scoppiai a piangere. Fu in quel momento che ricevetti da lei un complimento che nessuno mi aveva mai fatto prima e riguardava il modo in cui piangevo: stavo piangendo bene, nel modo giusto! Era incredibile, anche nel momento in cui stavo buttando fuori quella che io credevo la mia parte peggiore, lei riusciva a complimentarsi con me per quello che facevo. Mentre continuavo a piangere mi chiese se non stessi anche ridendo, o piangendo dalla gioia. Tutto a un tratto il singhiozzo si sciolse e iniziai a ridere anche se le lacrime continuavano a rigarmi il viso, scivolando via. Che strano Dottore, sono entrata in clinica con l’animo duro che per me voleva dire forte, di una donna che sa affrontare ogni cosa con fermezza. Ma come lei mi ha fatto capire, quella non era altro che la mia debolezza, mentre il pianto e la tenerezza erano la mia vera forza. Oggi, Dottore, sono diventata un po’ una piagnona, mi commuovo facilmente, sono anche un po’ più disordinata e meno vigile sulle cose, meno ossessiva direbbe lei. Ecco, ricordo che mi diceva che anche un vigile, quando torna a casa si toglie la divisa e si comporta un po’ diversamente. Starei qui a scrivere per ore, Dottore caro, ma anche se lo facessi, non riuscirei a definire del tutto ciò che lei mi ha dato. Dico solo che ora mi sento viva, emozionata e non tornerei indietro neanche morta! Spero di rendere in queste poche righe, qualcosa di quello che ho avuto dal S.A.H che mi ha messo nelle condizioni di poter continuare la mia vita, e da lei Dottore, che mi ha mostrato “cosa” è vita. GRAZIE. E’ proprio vero, i medici, devo dire fantastici, mi hanno dato un cuore nuovo, e lei mi ha insegnato ad ascoltarlo. GRAZIE ancora a tutti.
17/10/09 - 08:01 - Ferruccio Lombardi 
A quanto pare Lei è l’anti dr. House per eccellenza. Al suo essere notoriamente scontroso, misantropo, burbero e insopportabile, Lei contrappone opposte doti di umanità, delle quali hanno parlato magnificamente i Suoi pazienti. C’è qualcosa, però, che vi accomuna: un certo atteggiamento “socratico” di apertura al malato, eccellenti capacità deduttive, l’abilità di districarvi in base a pochi indizi non sempre evidenti ed il fatto di essere coscienziosi e sensibili. La filosofia del dr. House si può racchiudere nella celebre frase: “everybody lies” (tutti mentono), che anche Lei Dr. Ruga potrebbe considerare veritiera, nella misura in cui il paziente mente a se stesso, riguardo se stesso. Da qui, la necessità di una maieutica psicoanalitica, della quale Lei è un formidabile interprete e magistrale realizzatore, raggiungendo risultati sorprendenti in tempi record, assolutamente anti-psicoanalitici. I miei complimenti giungono da molto lontano, ma io personalmente mi sento molto vicino alla Sua visione del mondo e di Lei ammiro la scelta di condividere con noi tutti, non solo il Suo straordinario bagaglio teorico-tecnico, spalmato sugli 88 illuminanti video, ma, in primis, la Sua esperienza umana scandita da un fertile e fruttuoso percorso interiore, la cui evidenza, sprigiona un irresistibile fascino agli occhi di ogni uomo che sia alla ricerca di sè.
16/10/09 - 09:22 - Andrea 
In questi giorni freddi e piovosi, tutto sembra più cupo, triste e svuotato di vita. Ma purtroppo non è il tempo. Ciò accade in particolar modo quando si è persa una persona cara. Era un grande amico. Quando lo sconforto attanaglia il cuore, non è facile liberarsene Dottore, Lei lo saprà. In questo Suo bellissimo sito, vorrei lasciare una poesia, che con il mio amico abbiamo cantato insieme in momenti di profonda condivisione, di gioia e di tenerezza. Lascio queste celeberrime parole affinché “risuonino” al di là dei limiti ristretti del piccolo e tragico mondo di ognuno di noi, sicuro del fatto che, se si osserva attentamente la realtà, ci si accorge sempre che c’è qualcuno disposto ad aiutarci, nonostante il nostro inesorabile lasciarci andare giù. La ringrazio Dottore per l’aiuto che ho ricevuto da Lei, pur non avendo avuto il privilegio di conoscerla di persona. E ora, lascio a tutti questi magnifici versi… Shine on you crazy diamond. Remember when you were young, you shone like the sun. Shine on you crazy diamond. Now there's a look in your eyes, like black holes in the sky. Shine on you crazy diamond. You were caught on the cross fire of childhood and stardom, blown on the steel breeze. Come on you target for faraway laughter, come on you stranger, you legend, you martyr, and shine! You reached for the secret too soon, you cried for the moon. Shine on you crazy diamond. Treatened by shadows at night, and exposed in the light. Shine on you crazy diamond. Well you wore out your welcome with random precision, rode on the steel breeze. Come on you raver, you seer of visions, come on you painter, you piper, you prisoner, and shine!
15/10/09 - 17:24 - Diego 
Davvero bello questo sito dottore, con tutti i suoi filmati, i documenti, le testimonianze lasciate dai pazienti e persino, ho scoperto, alcuni disegni interpretati psicologicamente. Colgo l’occasione per dire che io sono emiliano e non conosco il Sud d’Italia, non essendoci mai stato. Ammetto anche di avere qualche pregiudizio sulle “genti” del Sud, ma so riconoscere, essendo per natura imparziale (faccio l’arbitro di professione) un puro fuoriclasse come lei.
14/10/09 - 18:38 - S. Russo 
Esimio giovane "collega", il Suo impegno è pregevole e i Suoi risultati sono entusiasmanti. Anche io, come Lei mi trovo giornalmente a confrontarmi con una realtà che ci spinge costantemente al limite delle nostre risorse di uomini, ancor prima che di medici, impegnati nell’impari lotta tra l’ostinazione, la diseducazione, la resistenza del malato al cambiamento e quella che Lei chiama la Psicologia del Benessere e della Salute. Tutti gli studi enfatizzano il ruolo favorente delle cattive abitudini, verso la cardiopatia ischemica, (fumo, sedentarietà, minore compliance alle terapie cardiologiche, facilità a comportamenti autolesivi o stressanti o di abuso alimentare). Ma ciò che colpisce è la scarsa consapevolezza della sofferenza psichica in alcuni pazienti (come ben evidenziato dal rapporto Hamilton/QSD), che tende ad ingannare il personale sanitario e il cardiologo in particolare, in quanto l'espressione fenomenica della sofferenza tende ad essere coartata ed inibita attraverso meccanismi di negazione ed efficientismo, che richiamano le caratteristiche della personalità di Tipo A, che Lei descrive perfettamente nel Suo video, caratterizzata da aggressività, da rabbia, da ostilità, da atteggiamento cinico e diffidente verso gli altri, da eccessiva competitività ed ambizione, da esagerata ricerca del successo personale, da tendenza esasperata alla logica ed alla razionalità, da senso di urgenza del tempo, dall'impazienza, dal bisogno ossessivo di controllare gli eventi e se stessi, dall'inflessibilità e rigidità, dall'incapacità di stabilire rapporti interpersonali, di amare ed essere riamati, di godere delle piccole cose, di provare e di mostrare emozioni. È utile citare un singolare atteggiamento psicologico che connota il soggetto "A", ovvero la «reazione di Sisifo», che consiste nel cercare di raggiungere un obiettivo, che una volta raggiunto non provoca nel soggetto alcun tipo di soddisfazione. Purtroppo, per il generale senso del rifiuto della malattia, che appartiene agli esseri umani, il compito del cardiologo è non facile, in quanto troverà spesso pazienti che tenderanno ad avere atteggiamenti apotropaici e quindi non funzionali ad un corretto programma di prevenzione, cura o riabilitazione. Quando, invece, è presente nell'individuo grazie al lavoro psicoterapico, una spinta motivazionale interiore, allora si potrà procedere senza problemi al trattamento del paziente. Nella mia esperienza di cardiologo (appassionato di psicologia!) dal punto di vista del rapporto con il medico, distinguo pazienti che mostrano una iperdipendenza dalla figura del medico, pazienti collaboranti e pazienti controdipendenti. I primi lasciano nelle mani del cardiologo la completa gestione del loro stato di salute; gli ultimi (tra i quali compaiono i pazienti che evidenziano un comportamento di tipo A) difficilmente sono disposti ad accettare consigli o prescrizioni, in quanto avallati dalla convinzione di potersi autogestire più che sufficientemente. E’ certamente auspicabile che dal punto di vista della cura, della prevenzione e della riabilitazione, nella corrente terapia del cardiopatico vengano inserite tutte le procedure utili al miglior trattamento possibile e, conseguentemente, anche della componente psicologica grazie alla psicoterapia. Cosa che Lei, ha ampiamente e brillantemente dimostrato sia con le parole che con i fatti. La saluto e Le faccio i miei più sentiti complimenti anche a nome dei colleghi con cui lavoro.
14/10/09 - 11:39 - Una paziente "virtuale" 
Illustrissimo Professore, ho letto e riletto prima con freddezza, poi con interesse e infine con passione e commozione questi commenti. Io, veramente credevo di essere una brava moglie, una brava mamma, una brava figlia. Insomma una brava donna, una donna di roccia a cui potersi appoggiare, sempre disponibile e con il sorriso stampato sulle labbra. Una donna che non si è mai lasciata andare al pianto, che ha pochissime pretese, sempre pronta a dare. Ma da quello che leggo nel Suo sito e da quello che Lei spiega così bene in alcuni video, ho capito che in realtà io non sapevo entrare in contatto col mio dolore, con la rabbia e soprattutto con la mia paura di scoperchiare sensazioni torbide, che credevo invece di dover nascondere. Così, riflettendoci, mi sono resa conto che la mia vita è stata una vita senza gioco, trascorsa pensando solo al dovere, senza mai esprimere il dolore, neanche nel parto: non si urla, non ci si lamenta, si è bravi! Tutta la mia vita, me ne rendo conto leggendo in particolare questi straordinari commenti, è stata priva di rabbia, organizzata secondo regole e norme precise, senza mai perdere la testa. Ho imparato da Lei, Professore, che questa si chiama negazione. Poi, per la prima volta, dopo non so quanto tempo, leggendo uno di questi commenti, ho sentito che qualcosa dentro di me cedeva e mi sono emozionata. Quindi, con coraggio, mi sono fatta forza e ho tirato fuori tutte le lacrime che non avevo pianto per anni. Dopo, mi sono sentita sollevata. Devo dirLe Professore, che mi sembra di stare in terapia con Lei: Il Suo volto e la Sua voce sono ormai diventati familiari, ogni giorno infatti guardo e riguardo alcuni video e seguo i Suoi insegnamenti. Mi sento meglio e sono più tranquilla perché mi sto riappropriando della mia vita emozionale. Mi occupo finalmente dei miei sentimenti e li esprimo senza timore o angoscia. In particolare, oggi ho avuto una giusta intuizione: quella di scriverLe. Parlare a Lei di me stessa mi dà una sensazione di pace interiore. Sono commossa e finalmente felice di esserlo, perché ora me lo posso permettere. La ringrazio e La saluto stimatissimo Professore, augurandoLe tutta la serenità di questo mondo. Lorena
13/10/09 - 11:14 - F. C. (TO) 
Non ho mai visto tanti complimenti per una sola persona. Essendo un ingegnere e dunque un tipo molto razionale, mi sembrano un po’ eccessivi. Non voglio negare la Sua eloquente bravura, ma da qui a considerarla un mito… ce ne vuole! Comunque io ho apprezzato molto la Sua capacità di sintesi: ogni video è un distillato di informazioni valide e utili, esposte con rigore metodologico e precisione. In genere io non faccio complimenti a nessuno, ma per Lei ho voluto fare un’eccezione in virtù del fatto che il Suo atteggiamento non è affatto altero, anzi, direi che è piuttosto un atteggiamento ablativo, che si sostanzia di profondo altruismo. Credo che in questo, Lei sia un indiscusso leader.
12/10/09 - 16:48 - Una paziente "cassaforte". 
Caro Dottore, la rivedo con tanto piacere tramite il sito che lei mi ha scritto su un foglietto. Ho poche parole per definire il mio cambiamento interiore nel corso di questi ultimi mesi, a partire dai colloqui avuti con lei, presso la clinica. Finalmente, grazie a lei, ho imparato a parlare di me e a vedere meglio i miei problemi. Nella mia famiglia d’origine le regole erano di ferro e guai a chi le violava. Pochi baci, pochi abbracci. I miei genitori hanno soddisfatto i miei bisogni, ma non mi hanno dato la possibilità di portar fuori i miei sentimenti teneri. Da piccola io stessa non sopportavo le mie espressioni di tenerezza e quindi mi punivo per ricordarmi di non cedere. Mi costringevo a stare anche per un’ora su una gamba sola (allora studiavo ginnastica artistica), con la schiena dritta e a testa alta. Mi tranquillizzava. Poi, via via, si sono aggiunte alcune modalità alternative. Fare la somma delle targhe automobilistiche, sempre più velocemente; non camminare sulle fessure tra le mattonelle; attraversare le strisce pedonali passando solo sul bianco. Poi, dovevo lavarmi compulsivamente le mani; infine divenni severa circa il mio aspetto femminile. Sentivo di essere rigida e giudicante da non concedermi nessuna frivolezza, da non consentirmi di lasciar uscire la mia parte più seducente, senza provare vergogna o paura della punizione. Ricordo che durante un colloquio con lei, mentre raccontavo proprio di queste cose, lei mi iniziò a parlare di come anche i lucchetti più robusti, che tengono chiusa una cassaforte, si possono scardinare, e questa, una volta scardinata, mostra la sua parte più “morbida”. Io Dottore, capivo benissimo che quella parte morbida era la mia parte libera, gioiosa, piena e viva. La prima volta che l’ho sentita mia, è stato quando, sul punto di crollare, interruppi il mio racconto per prendere fiato e allora lei pronunciò il mio nome e mi disse una frase che ricordo perfettamente: “non è stata colpa tua”. La ripeté più volte, con un tono che sembrava un tuono che spazzava via tutti i miei lucchetti. Oggi, caro Dottore c’è più spazio per il sentire, e per me stessa. Questo è un progetto nuovo che spero mi impegnerà per tutto il resto della mia vita. La saluto con tanto affetto.
12/10/09 - 09:13 - C. Govoni (Ferrara) 
Un sito straordinario che aiuta le persone ad affrontare i problemi, ad approfondire la conoscenza di sé e a crescere umanamente. Le storie narrate hanno una tale carica emotiva, che rapisce subito il lettore. E’ come immergersi in un romanzo avvincente. La differenza è che si avverte un tragico senso di verità, ma anche il trionfo della vita, che nonostante tutto continua. Tantissimi complimenti a Lei Dottor Ruga per aver concepito e orchestrato questo sito, che davvero aiuta le persone sull’orlo di un abisso a ritrovarsi.
11/10/09 - 09:09 - Arduino 
Grande!
09/10/09 - 11:00 - Ignazio  
In un primo momento mi sono meravigliato del fatto che moltissimi di questi commenti sono scritti bene e raccontano esperienze così intense e coinvolgenti, tanto da suscitare nel lettore quasi sempre un’emozione forte. Poi, riflettendo, ho capito che chi è bravo, lavora bene ed ha una forte personalità, attira a sé quel genere di persone che lo apprezzano profondamente, perché sono fatte un po’ della stessa pasta. Io mi sento una di queste, Dottore, e infatti lascio il mio commento, confermando tutti gli apprezzamenti fatti e congratulandomi anche con le straordinarie persone, che hanno raccontato la loro commovente esperienza di vita. Questo è un sito che fa riflettere molto sulla precarietà della condizione umana, e lo fa stimolando la sfera dei sentimenti. Se ne esce arricchiti di qualcosa che non è facile trovare da nessuna parte e che costituisce un aspetto di estremo valore.
08/10/09 - 17:01 - Quel che resta di un uomo 
Salve Dottore, vorrei raccontare anche io, brevemente, la mia esperienza di figlia di un infartuato. Mio padre sì che era un grande uomo, sensibile, intelligente, attivo, un avvocato che si poteva permettere il lusso di scegliere i suoi clienti, aderendo ad un’etica che ormai è tramontata. Che dirle, Dottore, un uomo integerrimo, onesto, retto, giusto, colto e raffinato, che riusciva a dedicare quel poco tempo libero che aveva, ad una famiglia che lo adorava. Io di lui ho amato il suo sguardo, le sue carezze, le sue parole. Di colpo, inaspettata, la tragedia. Gli eventi precipitano e si rende necessario un intervento complesso presso l’Ospedale di Milano. Lo rivedo su di un letto, ancora incosciente. Quando apre gli occhi, mi fissa, ma ho la sensazione di essere trasparente. Il suo sguardo si è come svuotato. Non mi riconosce. Qualcuno mi dice che sono svenuta. Mi riprendo e mi accorgo che mia madre sta piangendo e uno dei miei fratelli non è più lì con noi. Mi avvicino ancora a mio padre, sono incredula e intontita, ma la realtà purtroppo è spietata con me. I medici parlano di ictus, ma dicono di non perdere le speranze. Ci vorranno mesi prima di far ritorno a casa, tutti insieme. Ma mio padre non si è ripreso, anzi si è definitivamente perso. Quella sua sensibilità, quella sua capacità di farmi felice con un gesto… persa per sempre. Entro in un periodo di depressione e con l’aiuto degli psicofarmaci, in sei mesi riesco a riprendermi. Nel frattempo ho preso 15 chili, ma non importa. Dopo alcuni anni divento anche io un bravo avvocato. Oggi, nel mio studio, sulla mia scrivania non può mancare una foto di famiglia in cui tutti sorridiamo. Dietro, sul retro, la data e una scritta: “quel che resta di un uomo”. Ecco, Dottore, ci tenevo a raccontarle la mia storia per regalarle il mio più intimo ricordo di qualcosa di eccezionale: l’amore tra una figlia e un padre. Ci sono volute settimane perché scrivessi queste righe, tra lacrime e momenti di coraggio, ma ora mi sento fiera e orgogliosa di me stessa. La ringrazio e la saluto facendole tutti i complimenti che si merita e augurandole tutto il meglio. Valeria
08/10/09 - 08:35 - Simone (Milano) 
Esempio di schiacciante supremazia. Chi visita questo sito ha la netta sensazione di entrare in una sorta di luogo sacro, in cui si è tutti d’accordo nel riconoscere l’onnipotente supremazia di uno al cospetto di molti che lo venerano. Ma, io mi chiedo, dove sono finiti i Suoi colleghi? Intendo quelli seri, che sanno parlare, che sono convincenti, preparati e simpatici come Lei. E’ possibile che pur cercandoli, i siti degli psicologi siano privi di quella attrattiva, di quella originalità, di quei contenuti culturali, che invece traboccano dal Suo sito? Peccato che Lei sia il solo a dimostrare in maniera evidente il Suo valore, perché io, purtroppo, data la distanza che ci separa, non potrò farmi curare da Lei, non essendo abbastanza ricco da usare settimanalmente l’aereo. Auguri.
07/10/09 - 11:40 - F. Lai (Nuoro) 
Ho letto e mi sono commossa, ho visto e mi sono emozionata, ho ascoltato e mi sono venuti i brividi. Questo mi succede solo quando c’è poesia. Bravo!
07/10/09 - 08:33 - C. Marchese (Palermo) 
Buongiorno Dottor Ruga, sotto ogni punto di vista Lei è il professionista più bravo che mi sia capitato di conoscere via internet. Mi meraviglio e mi indigno, però, perché tra i tanti commenti che Lei riceve da tutta Italia, ve ne sono veramente pochissimi che provengono dal Sud ed in particolare dai medici del Sud, e come tale Le dico che sono felice di scoprire che a Catanzaro esiste una Clinica riconosciuta e accreditata, che vanta i prestigiosi servizi che Lei mette in evidenza nel Suo sito e soprattutto con il Suo operato. Mi sento in dovere quantomeno di farle presente la mia gioia e la mia soddisfazione, perché “uno dei nostri”, si faccia conoscere e sia apprezzato ovunque per professionalità, serietà e rare doti umane. Tra queste, mi permetto di sottolineare il rispetto per l’altro, che Lei ha dimostrato nelle risposte date: una qualità che hanno le persone che pensano solo a fare il proprio dovere, come Lei, senza mai offendere e senza irritarsi, come molti al Suo posto avrebbero fatto (e mi riferisco a certi commenti provenienti dall’estremo Nord). Dimostrando pacatezza, equilibrio e comprensione, Lei rappresenta la “summa”, o per dirla differentemente, un mirabile compendio di qualità, doti e talenti, che ne fanno un uomo da emulare. Io mi limito a ringraziarla e a sostenerla con tutta la mia ammirazione di medico e di donna.
06/10/09 - 12:54 - Giorgio (Bologna) 
Dottore, io rientro perfettamente nella descrizione del quadro psicologico del cardiopatico che Lei ha tracciato: ostilità repressa, rabbia, forti emozioni negative, ambizione e anche una forte impazienza che spesso diventa ansia. In più sono iperteso, diabetico e in sovra peso. Rischio grosso dottore? Tutti mi dicono che tendo a sottovalutare molto i miei problemi di salute. Da oggi però ho deciso di sottopormi a degli esami di approfondimento, facendo contenti i miei familiari e anche il mio medico di base. Mia figlia, che mi ha letteralmente costretto a vedere il Suo video, dice che è merito Suo. Adesso che mi sono convinto Dottore, un po’ di paura mi è venuta. Grazie e buon lavoro Dottore.
05/10/09 - 19:19 - Loredana (V° Liceo Scientifico, PD) 
Anche io non voglio perdere l’occasione di figurare in questo bellissimo sito, cantando le lodi ad un Uomo che si adopera per migliorare la vita di tutti noi. Senza togliere nulla a nessuno e consapevole del fatto che esistono tanti validissimi professionisti, io scelgo Lei Dottor Ruga, come esempio ideale di Medico nel senso pieno del termine. Lei sembra uscito da un film, in cui il confine tra umano e sovrumano è labile e l’inverosimile diventa lecito, dove ciò che è straordinario diventa routine e l’Uomo si trasforma in Superuomo, o, per usare il Suo lessico, in Eroe. Anche se il mio carattere è incline all’invidia, sfogliando i Suoi video e gustandomeli fino in fondo, non ho potuto fare a meno di provare un senso di entusiasmo, misto a serenità e pace interiore. In linea con i commenti che precedono, canto anche io le Sue lodi e mi sorprendo a farlo con animo gioioso, scevro finalmente da una malsana e logorante invidia, che da sempre mi attanaglia impedendomi di essere serena. Complimentoni!
05/10/09 - 09:09 - E. Bagnoli (Pisa) 
Illustre Professore, pur volendo, non riesco proprio ad aggiungere niente a questa lista di commenti così esaustivi, che La scandagliano in ogni dimensione, da quella professionale a quella stilistica, da quella umana, a quella “religioso-spirituale”; se non il fatto che nessuno ancora ha detto una profonda verità su di Lei: che è un uomo affascinante, carismatico e dotato di grande personalità. Insomma, un seduttore (nel senso positivo e nobile del termine) capace di ammaliare, entrando nel mondo dell’altro con nonchalance, Cultura e classe. Tutto ciò, abbinato a impercettibili gesti, ad eleganti movenze e a connaturati atteggiamenti psicologici, conquista irrimediabilmente l’ascoltatore, che si affida a Lei come all'abbraccio di una madre accogliente. La sensazione che avverto è infatti quella di fiducia, familiarità, benessere. Ciò spiegherebbe, in buona parte, il perché molti sostengono che la sola visione dei video, suscita in loro un senso di benessere e di soddisfazione o, meglio, di appagamento. La saluto, illustre Professore, con infinita stima e totale ammirazione, sperando di restituirle una piccola parte della grande gioia che Lei infonde a noi.
04/10/09 - 08:47 - Il migliore 
Dimostrazione perfetta che chi è bravo non teme confronti. Chi crede che la Psicologia sia la “Cenerentola” delle discipline, potrà ricredersi dinnanzi a tanta evidenza di successi terapeutici. Io ero tra quelli, dottore, ho sempre snobbato la psicologia e gli psicologi, finché mi è capitato di conoscerne uno di persona: Lei, dottor Ruga, che mi ha fatto capire come tutta la mia vita era condizionata dall’assurda pretesa, inculcatami dai miei genitori, di dover essere a tutti i costi il migliore. Mio padre è stato quello che voi psicologi definite un genitore manipolativo e in sostanza un egoista. Lei mi ha spiegato che l’egoismo non consiste nel vivere come ci pare, ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi. Questo è stato l’inizio per capire tante cose che sarebbe impossibile raccontare e che oggi mi fanno essere diverso da come ero “ieri”. La saluto. A presto.
03/10/09 - 10:16 - Don Fulvio 
Un sito di grande interesse culturale, ricco di storie toccanti che è bello rileggere per emozionarsi di nuovo e per comprendere ogni volta, qualcosa in più. Esperienze che costringono a riflettere sul senso dell’esistenza e che non possono non coinvolgere il lettore attento. Non si può non ammirare la passione e la dedizione, che trasudano dai video. Non si può evitare di lasciarsi coinvolgere dalla bellezza e dalla verità di questa Psicologia, che emerge spontanea e libera, trovando varchi nell’animo altrui e sanandone le antiche ferite. Tra le Sue innumerevoli doti, Dottor Ruga, a me piace in particolare il Suo coraggio di esporsi a tal punto, da fare intravedere a tutti noi l’essenza salvifica dei Suoi gesti: l’Amore per l’altro.
03/10/09 - 08:50 - Una paziente che ringrazia 
Emozioni a go-go in questi commenti strappalacrime di persone che ce l’hanno fatta, superando una grande prova sia fisica che psicologica, grazie ad uno staff medico di altissimo livello e ad uno psicologo meraviglioso. Un bel gesto resta per sempre, mio caro Dottore.
02/10/09 - 11:01 - A. Costa (Roma) 
Mamma mia e che cos’è? Che bello! Non credo ai miei occhi, 88 mega “chicche” che allettano il visitatore presentandogli su di un piatto d’argento un’infinità di concetti che non solo informano ma che anche formano. Come insegnante, ho trovato il sito molto istruttivo anche se alcuni video, o alcune parti di loro, sono troppo specialistiche e nonostante Lei abbia un bel modo di parlare e di porgere i concetti, non tutto è comprensibile, almeno al primo ascolto. Molto interessanti anche questi commenti che creano un’interfaccia con l’utente utilissima, credo, da un punto di vista psicologico (mi permetto, dottore, per quel poco che so!) poiché permette una catarsi che si concretizza nel racconto di una profonda e anche traumatica esperienza, che viene così narrata ed elaborata ulteriormente. Veramente notevole!
02/10/09 - 09:55 - Monica (Bari) 
Come dire… sembra di entrare in un mondo a parte, dove tutto è meraviglioso e scintillante. Questo sito è un’oasi del benessere e della salute, nella quale gustare ogni sorta di leccornia culturale. Sembra un mondo ideale in cui sono tutti contenti e soddisfatti e dove tutto funziona a meraviglia. Sarebbe bello estenderlo nel più vasto e imperfetto mondo reale, in cui ogni piccola conquista si guadagna col sudore della fronte e col sacrificio. Sembra invece che a Lei, Dottore, venga tutto così naturale e facile! I miei più totali complimenti!
01/10/09 - 18:40 - Roberto Ruga 
Quello che dice, Sig. Osvaldo è vero, ma le cose che accadono fanno comunque riflettere. Io penso che esternare un proprio commento, a volte, sia un’esigenza e come tale, non può essere coartata, né inibita. Accade, punto. Ora, Osvaldo, in fondo anche Lei mi riempie di complimenti e lo fa alla fine, quasi spinto da un sottile “senso di colpa” per la prima parte (un po’ più ruvida) del Suo commento, che, ripeto, trovo giusto: chi fa bene il proprio lavoro, non ha motivo di essere elogiato, essendo già ricompensato (e colgo qui l’occasione per dire che la mia ricompensa non la chiamerei propriamente “lauta”). Eppure, Lei mi elogia utilizzando almeno due termini che “svettano” nella Sua favorevole seppur critica esposizione: “creativo e necessario”. Non nota anche Lei una contraddizione? Prima critica chi canta le lodi ai meritevoli e poi lancia le Sue. Le lascio un pensiero, Osvaldo, sul quale, se vorrà, potrà riflettere: quand’è che ci si sente in colpa? Risposta: quando non facciamo la cosa giusta. Nel ringraziarla, Le porgo i miei Auguri, estendendoli anche a tutti coloro i quali “inondano” giornalmente il mio sito con toccanti, gratificanti, autentici e sempre personali commenti, che costituiscono la nostra ricchezza. Roberto Ruga
30/09/09 - 13:04 - Osvaldo (Trieste) 
Gentile Dottore, il mio commento è questo: in Italia siamo abituati che se una cosa funziona bene, ce ne meravigliamo. Mi perdoni la schiettezza, ma non dovrebbe essere così e Lei non dovrebbe ricevere così tanti encomi, apprezzamenti, lodi e quant’altro, da ogni dove, soltanto perché fa egregiamente il Suo lavoro, per il quale immagino riceverà, pure, una lauta ricompensa. Questo è un fatto provinciale, che denota una mentalità ristretta. Detto questo, riconosco che la Sua opera è unica, pregevole e spiccatamente creativa, pertanto necessaria, in un mondo di mediocri che preferiscono le “chiacchiere” ai fatti. Saluti. Osvaldo.
30/09/09 - 09:02 - Silvia (To) 
Stasera ho veramente pianto per i commenti a questo video e ne sono stata sinceramente commossa perchè la cosa più importante a questo mondo è essere capaci di amare e dare senza sperare nulla in cambio. E' veramente grande quando si ha la possibilità di utilizzare il proprio talento e le proprie risorse per tutto questo. Questa è la psicologia cui anche io avrei voluto dedicarmi, quella che richiede sensibilità ed umanità oltre che... genio e doti intellettive notevoli! Complimenti grandi per tutto ciò che ha saputo fare e che, sicuramente, ancora farà. Silvia
29/09/09 - 17:13 - Luigi, Giuseppe, Mario, Giovanna, Carla, Bruno, Chiara, Patrizia, Laura, Cristina 
Salve Dottor Ruga, siamo un piccolo gruppo di specializzandi in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale e volevamo complimentarci con Lei per i Suoi ammirevoli risultati terapeutici. Lei ha un modo molto interessante di applicare il difficile e confuso concetto di ristrutturazione, partendo da semplici dettagli, per giungere – in poche mosse da maestro - a questioni esistenziali che riguardano l’intera persona. L’analisi simbolica del linguaggio del paziente, che Lei coglie con acuta capacità empatica, rende il Suo approccio al di sopra di ogni relativistica diatriba tra indirizzi, sconfinando in un dominio teorico-pratico che accomuna tutti i “grandi” della Psicoterapia. Siamo lieti di esserci imbattuti nel suo sito, che crediamo sia un punto di riferimento obbligatorio per chi voglia toccare con mano gli effetti di un trattamento psicoterapico.
29/09/09 - 10:55 - Adriano (Roma) 
Ho trovato il sito fantastico: un caleidoscopio di immagini, e parole concentrate che spingono il visitatore ad appassionarsi ancora di più alla psicologia. I commenti dei pazienti a questo video sono impressionanti, non ho potuto fare a meno di leggerli e di commuovermi. Pertanto, i miei complimenti li faccio certamente al professionista competente, capace di intuire con un semplice sguardo, il disagio della persona; e li faccio soprattutto all’uomo che emerge dai racconti e che assomiglia molto ad un padre spirituale accogliente e comprensivo, ma anche capace di scuotere e indicare nuove strade. Le due doti insieme (professionale ed umana) rappresentano un elemento vincente che porta a risultati brillanti.
28/09/09 - 08:35 - Una paziente che ora "respira" 
Dottore caro, mi dispiace non poter rendere con le parole ciò che è stata la mia esperienza al S. Anna di Catanzaro. Non riesco a raccontare l’indicibile peso al petto che mi opprimeva prima dell’intervento, o la surreale forza d’animo negli attimi prima di chiudere gli occhi, con davanti a me l’ignoto dell’intervento; oppure, lo stupore provato al risveglio per “avercela fatta”. Scrivo e riscrivo per l’ennesima volta queste righe, ma non sono mai soddisfatta perché il mio racconto è banale rispetto al mondo di emozioni, che ricordo e che resteranno indelebili. Anche Lei, Dottore caro, resterà indelebile nei miei ricordi. Continuo a chiedermi Dottore, cosa mi abbia colpito così tanto di Lei e non riesco a decifrarlo. E’ qualcosa che mi sfugge, non lo comprendo. Se dovessi dirle con precisione in cosa è consistito la grandezza del Suo operato su di me, non saprei. Perciò dirò semplicemente che Lei mi ha sorriso quando avevo ardentemente bisogno di vedere una speranza davanti a me; mi ha detto parole gentili quando nella mia testa urlavano voci di morte e di desolazione. Ma il Suo tocco straordinario l’ho avvertito dopo l’intervento, quando ha rimesso insieme i lembi della mia anima lacerata. Non sono parole mie, Dottore caro, e Lei sicuramente le riconoscerà, così come ha saputo leggere nel mio cuore straziato, nel mio passato anche senza ascoltarlo, e nelle mie future e segrete speranze anche se io stessa ne ero ancora inconsapevole. Prima di incontrarla pregavo Dottore caro, pregavo come tanti e mentre pregavo avevo il cuore in gola col respiro rotto dall’emozione. Lei passò di lì, davanti alla saletta del corridoio e guardandomi rallentò il Suo passo fino a fermarsi. Notai che stava fissando il mio petto, poi, con voce ferma disse: “signora, lei sta respirando male!”. Si avvicinò, si sedette accanto a me e mi spiegò che stavo respirando in modo parziale, senza far entrare bene l’aria nella mia “pancia”. Mi disse poi che l’aria mi avrebbe dato coraggio e forza, citando la Bibbia e il “soffio” di Dio che anima Adamo. Io ascoltavo e Lei mi parlava sussurrandomi parole che non sempre comprendevo perché andavano oltre la mia portata, ma mi rendevo via via conto che mi stavo rilassando e che la Sua voce era divenuta una piacevole cantilena, come una ninna nanna. Quella notte dormii profondamente e sognai tante cose, ma ciò che rimase più impresso nei miei ricordi fu il forte vento profumato che agitava i miei capelli. L’atmosfera era molto religiosa e avvertivo che da qualche parte doveva esserci Lei Dottore caro, anche se non La vedevo. Quando Le raccontai questo frammento di sogno Lei mi guardò e mi sorrise compiaciuto, dicendomi che ero pronta per “respirare” la mia vita in modo nuovo, creandomi degli spazi più vasti e uscendo quindi da una situazione per me “soffocante”, che mi faceva “mancare l’aria”, limitandomi nelle scelte. Io, prima di operarmi pensavo che la notizia dell’intervento mi aveva “tolto il respiro”, “soffocando” qualcosa dentro di me. Lei, Dottore caro, ha liberato quella mia voce, innanzitutto dandole ascolto e credendo fermamente prima nella sua esistenza e poi nella sua profonda verità. Questi sono gesti che non hanno prezzo. Mi fermo Dottore, anche se vorrei raccontarle della mia vita e di quante cose sono cambiate, ma io credo che Lei possa immaginare. Grazie dal profondo a nome di tutta la mia famiglia. Una paziente che ora “respira”.
27/09/09 - 18:56 - Don Vincenzo 
Salve Dottore, sono un suo grande ammiratore e lascio con piacere nel suo sito un mio pensiero. Alcuni di questi commenti (mi riferisco a quelli lasciati dai pazienti) sono degni di uno scrittore e sanno toccare il cuore, commuovendo. Ciò avviene perché la persona sente che è successo in lei qualcosa di straordinario e si predispone a narrare tale evento con grande coinvolgimento emotivo, perché esso è giudicato cruciale nel percorso evolutivo della sua esistenza. Questa è la psicologia vera, quella che cambia la vita delle persone. Succede raramente di conoscere qualcuno che riesce ad influire così profondamente nella vita di un uomo, generando a volte, cambiamenti collaterali, non solo nel paziente, ma anche in chi sta accanto a lui. Lei, Dottore, ha questo dono straordinario, che io credo faccia parte del suo modo di essere, al di là del fatto che sia un validissimo professionista. Le lascio il mio incoraggiamento a continuare senza titubanze su questa luminosa strada verso il Bene, mantenendo inalterata tale sua connaturata propensione. Con affetto, Don Vincenzo.
27/09/09 - 18:17 - Giulio (NA) 
Che Dio La benedica e La preservi dall’invidia degli incompetenti e degli ignoranti.
26/09/09 - 09:50 - Dr. Colombo (Varese) 
Nell’ultimo congresso nazionale di cardiologia tenutosi a Milano, un cardiologo mise in evidenza la necessità di una collaborazione sinergica tra cardiologia e psicologia, per raggiungere risultati d’eccellenza nella riabilitazione del paziente cardiopatico, auspicando una piattaforma generalizzabile secondo il modello medico-psicologico. Mi sembra Dr. Ruga, che il Suo video, con il Suo realistico e convincente programma, sia in perfetto accordo con le nuove linee guida internazionali e rappresenti una giusta ed anche ambiziosa risposta alle molte domande emerse durante il congresso, alcune delle quali restano aperte (riguardo ad alleanza terapeutica, comorbilità e disturbi misti, empowerment e coping, problem solving, follow-up e prevenzione, effetto burn-up, transfert e focus terapeutico, rapporti con i caregivers e collusione; c’è poi il problema del setting e di eventuali test da sottoporre…). Il Suo enciclopedico sito offre una miniera di strumenti e strategie terapeutiche integrate. Il rigoroso protocollo che Lei avanza è di estremo interesse clinico e si fonda su di un pluralismo metodologico che colma vecchie lacune ed abbatte steccati tra i diversi approcci, trovando una perfetta ed armonica sintesi sia di contenuto che di pensiero e quindi di azione. La saluto facendole i miei più sentiti complimenti per i Suoi esclusivi risultati lavorativi, augurandomi un giorno di stringerle la mano.
25/09/09 - 12:21 - M. Borghi (Bologna) 
Sito straordinariamente ricco di informazioni. Lei è un eccellente esempio di ciò che viene chiamato "Il nuovo sacro graal dell'era digitale" che Lei ha magistralmente colmato della sostanza più ricercata e preziosa da sempre: la Conoscenza. Ammirevole.
24/09/09 - 18:07 - Totò 
Rivederla dottore Ruga è un piacere grande. Io posso raccontare la mia esperienza al S.Anna che è stata dura, ma sono uscito soddisfatto e guarito. A me è successa una cosa strana che poi voi mi avete detto che era normale. Io pensavo che i medici mi volevano uccidere e come vedevo un dottore subito saltavo dal letto e mi veniva il batticuore perché per me lui mi voleva uccidere. Poi voi mi avete spiegato che era stato un sogno e che io mi confondevo e che quei sogni erano normali. E’ stata dura dottore, ma voi mi avete aiutato veramente e io vi ringrazio ancora perché vi siete dedicato a me con tanto impegno aiutandomi in quei momenti veramente difficili che uno si stravolge e va fuori di testa. Tutti quanti mi continuavano a ripetere che dovevo stare calmo e mi rimproveravano, invece voi mi avete fatto ragionare con parole giuste che mi hanno convinto. Io mi sono anche commosso dottore perché nessuno mi aveva parlato così con calma e serenità come avete fatto voi. Solo la buonanima di mia madre che è morta quando ero piccolo mi parlava in quel modo così gentile che io mi convincevo facilmente. Poi ho avuto una vita difficile e non sentivo nessuno tanto che subito mi innervosivo e perdevo il senno e diventavo manesco. Vi ringrazio dottore e vi auguro tanta serenità a voi e alla vostra famiglia. Totò
24/09/09 - 08:39 - Claudio (Ferrara) 
Non so se sentirmi più intimorito oppure più onorato di poter lasciare un mio commento a questo video straordinario, e a seguito di questi sbalorditivi e certamente meritati commenti. Ci provo, e come giovane cardiologo (appassionato di psicologia) riferisco la mia breve esperienza sul campo, che mi convince della assoluta necessità di un approccio interdisciplinare tra psicologia e cardiologia. Se ne discute da almeno un decennio, ma poche strutture in Italia hanno osato fare il passo decisivo, assumendo un professionista la cui formazione è ancora oggi oggetto di discussione. Quelle che lo hanno fatto, hanno raccolto i loro frutti. Vedo, però, che nel Suo caso i frutti sono d’oro. Ho potuto constatare che nel campo della psicologia i metodi, le tecniche e dunque i risultati, non sono univoci e assicurati, poiché essi dipendono in primo luogo dal “fattore umano”, una variabile che noi medici non abbiamo mai visto di buon occhio, poiché rende meno “scientifico” il nostro apporto alla cura. Illustre dr. Ruga, Le faccio i miei migliori auguri, e mi auguro un giorno di conoscerla di persona.
23/09/09 - 10:05 - Don Duilio 
Caro ed illustre Dottore, La seguiamo ormai da più di un anno, con tanta simpatia per le Sue gesta di altissimo valore professionale nonché umano. Molto è stato scritto su di Lei e sono parole spontanee che riempiono di gioia perché provengono dal profondo del cuore. E’ difficile non accorgersi della Sua vocazione e del Suo talento nel generare serenità in chi La ascolta. La naturalezza e la facilità con la quale persuade il prossimo, migliorandone la condizione esistenziale è indice di un nobile e sensibile animo, che certamente ha conosciuto il dolore ma che ne ha saputo trarre insegnamento, trasformandolo in dono e in strumento di comprensione dell’altrui disagio. Dai Suoi innumerevoli e pregiati video, non traspare nulla che faccia pensare alle Sue personali convinzioni religiose, ma certamente le Sue azioni, il Suo atteggiamento e la Sua disposizione è tipica dell’ Uomo illuminato che per natura segue la Via Maestra, con grazia e fermezza. Ancora una volta, tanti complimenti da parte nostra e un particolare augurio: quello di mantenersi così com’è.
22/09/09 - 17:09 - V. Gotti (Bergamo) 
Con tutti questi consensi provenienti da ogni parte d'Italia, dovrebbe darsi alla politica... Complimenti davvero, Dr. Ruga, i Suoi risultati sono eccellenti.
22/09/09 - 15:19 - Ci sono cose che bisogna fare da soli 
Salve Dottore, voglio parlare anche io della mia storia al s.Anna di Catanzaro. Quel giorno che l’ho vista Dottore, avevo litigato con mia moglie che era venuta a trovarmi in ospedale, ma ormai il rapporto tra noi andava male da un pezzo. L’ho mandata via perché non sopportavo la sua presenza li accanto a me. Volevo starmene in pace, da solo, niente telefonino, niente amici, niente di niente. Lei, Dottore, stava parlando con la signora del letto accanto al mio e non poteva sapere nulla di tutto questo, ma ad un certo punto mi ha guardato, mi si è avvicinato e mi ha detto di punto in bianco che ci sono cose che bisogna fare da soli e che nessuno ci può aiutare. Aveva uno sguardo molto serio e mi ha impressionato perché, ripeto, non poteva essere a conoscenza del fatto che io fossi veramente solo, in quel momento, per mia scelta. Poi ha fatto un discorso sulla coppia e su come andare d’accordo con la propria compagna. Io ho solo ascoltato, senza dare tanto peso alle sue parole perché mi sembrava che parlasse di un altro. Poi mi disse che quando avrei finito di fare questa cosa qui della convalescenza da solo, sarei potuto tornare da mia moglie con uno spirito nuovo. Ma io non ci credevo e non mi interessava. Lei mi disse che non dovevo pensarci subito perché adesso era il momento della solitudine. Le racconto tutto questo Dottore perché dopo che sono tornato a casa io e mia moglie ci siamo riappacificati e ora stiamo attraversando un periodo speciale di armonia familiare. Ripensando alle sue parole mi sono riconosciuto in quel personaggio scontroso di cui mi aveva parlato in ospedale, quello che non sembrava che fossi io e ho visto che sbagliavo e rischiavo di perdere tutto. Sono scoppiato a piangere tra le braccia di mia moglie e lei pure con me. E’ stato un momento bellissimo che dura ancora oggi, in un’armonia familiare che non avevamo mai provato prima. In ospedale lei mi diceva che la solitudine mi faceva bene e che li dovevo stare solo, ma ripensando a quelle sue parole Dottore mio, io mi sono accorto adesso che all’ospedale non sono stato affatto solo perché lei mi ha fatto molta compagnia. Ogni giorno passava a salutarmi e si preoccupava se avevo mangiato e se avevo dormito, mi sistemava l’altezza del letto e il cuscino. Io Dottore ringrazio i medici dell’ospedale che hanno fatto il loro dovere e sono stati bravi, ma lei è andato oltre ciò che le competeva, facendo di più. Mia moglie mi ha detto di aver parlato anche con lei, dopo i primi tempi quando è ritornata a farmi visita, ma non mi ha mai raccontato fino in fondo quello che vi siete detti. So che lei è molto religiosa e dice che lei Dottore è una persona buona e generosa come poche. Adesso abbiamo in programma di fare una gita da quel santo di pietralcina, dove mi vuole portare mia moglie e questa volta non posso dire di no. Un saluto affettuoso da parte nostra e grazie infinite.
21/09/09 - 11:49 - M. Scolari (Cremona) 
Il Suo originale modo di fare terapia, o almeno quello che se ne deduce dal racconto dei Suoi grati pazienti, mi fa venire in mente lo stile di Milton Erickson. Evidentemente, Lei possiede una straordinaria arte persuasiva che si manifesta in metafore e parallelismi che fanno di alcune apparentemente semplici frasi, dei potenti e raffinati strumenti terapeutici, tesi a stravolgere la visione che il paziente ha di sé e dei suoi limiti, incrementandone le possibilità di scelta. Il cambiamento terapeutico che ne risulta è spesso poderoso e a volte eclatante, come molte testimonianze attestano. Inoltre, ho notato che in molti commenti, c’è uno spiccato senso religioso legato all’incontro con Lei, che si personifica nella figura di Padre Pio. Ciò contribuisce a creare un senso miracolistico, che certamente giova alla terapia, poiché rende il processo più suggestivo, anche se, in definitiva, esula dalle competenze psicologiche. La Sua eloquente passione per il nostro mestiere avvince il visitatore ed esalta gli psicoterapeuti come me, che trovano un sito “vivo” e colmo di esperienze, testimonianze e illuminanti azioni terapeutiche. Cordiali saluti, M. Scolari
21/09/09 - 08:36 - F. Mercandino (Biella) 
Questo sito è la testimonianza di un trionfo, a partire dalla lunga serie di video, tutti di grandissimo pregio, per finire ai commenti, uno più bello dell’altro. Se ogni professionista offrisse ciò che offre Lei, vivremmo certamente in un mondo migliore. Complimenti
20/09/09 - 20:22 - Una paziente "mangiatrice di unghie" 
Ben ritrovato Dottore! Sono una sua grande estimatrice, nonché ex-paziente della Clinica S. Anna. Oramai sto bene e avendo visto finalmente il suo bellissimo sito, anche a me è venuta voglia di raccontare alcune cose delle nostre illuminanti chiacchierate. Io l’ho vista per la prima volta al secondo piano, lei è entrato sorridente in camera mentre io stavo rosicchiando come al solito le mie unghie. Vedendomi mi ha detto una cosa del tipo: “ma lei si accontenta di mangiare così poco? La prossima volta le porterò un’unghia intera!”. Mi ha fatto sorridere, poi abbiamo tranquillamente parlato di me e lei mi ha detto che ciò che facevo con le mie unghie, lo facevo anche in altre cose più importanti: insomma mi accontentavo. Abbiamo fatto un esercizio di rilassamento molto bello in cui tutto si “espandeva”, i fiori sbocciavano, e ogni cosa manifestava la sua vera natura. Lei mi diceva che la natura non si accontenta e quindi perché mai io mi sarei dovuta accontentare di rosicchiare le mie unghie, di avere solo le briciole, di non essere pienamente me stessa esprimendo quello che lei chiama il proprio “talento”. Mentre parlava io la ascoltavo incantata. Mi ci è voluto un po’ di tempo, ma ho messo a frutto le sue parole dottore e ho rivoluzionato letteralmente la mia vita cambiando lavoro, casa e alcune amicizie, anche il rapporto con i miei genitori e quello con mio marito hanno subito delle trasformazioni (in meglio). Non mi accontento più, adesso voglio il massimo per me e per la mia famiglia. Ormai non ce la facevo più, avevo raggiunto il limite dottore, ma senza trovare vie d’uscita. Adesso so che significa non accontentarsi e lottare con tutte le mie forze per affermare me stessa. Lei diceva che dovevo capire chi ero e solo poi avrei capito cosa volevo. Grazie dottore, senza di lei sarei ancora impantanata a rosicchiare le mie unghie e a piangermi addosso. Oggi invece sono fiera di come ho affrontato questo delicato intervento e sono fiera di come “mangio il mondo” (questa sua espressione mi colpì molto e disse anche che io in realtà mi stavo “mangiando le mani” per non fare la cosa giusta, cioè reagire). Finalmente ho reagito alla grande e credo che lei si debba prendere perlomeno qualche merito! C’è ancora una cosa che devo dirle dottore, durante il primo colloquio lei mi chiese se fossi religiosa e io dissi di no, ma andando via dalla clinica e passando davanti alla statuetta di Padre Pio, ho sentito il bisogno di fermarmi per un po’ li davanti a lui. Adesso sto anche leggendo un libro su questo santo la cui vita mi affascina. Forse questo è l’ennesimo segno di un cambiamento. Un profondo e sentito ringraziamento. Una ex-mangiatrice di unghie.
19/09/09 - 08:28 - Roberto Ruga 
Gentile Sig. Bosco, La ringrazio dei complimenti e dei generosi ed altisonanti epiteti, che però le confesso non mi si confanno. Io preferirei semplicemente il nome e il cognome. I titoli, a mio modo di vedere, servono solo a chi deve “compensare” una qualche mancanza o, peggio, un senso di inferiorità. Ci sono poi quelli che hanno la sindrome di Bonifacio VIII (espressione coniata da Aldo Carotenuto) tipica di chi ha usurpato un ruolo che, in fondo, sa di non meritare. La Sua domanda non è impertinente, ma lo sarebbe stato da parte mia, il fregiarmi di uno di quei termini che Lei ha suggerito, peccando di presunzione. Con simpatia, Roberto Ruga.